Mary Barra

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Mary Teresa Barra

Mary Teresa Barra (Waterford, 24 dicembre 1961) è un'imprenditrice statunitense, amministratrice delegata di General Motors dal 15 gennaio 2014.

Sostituendo nell'incarico Dan Akerson, Mary Barra (il cognome è del marito, il suo è Makela) è la prima donna ad occupare una tale posizione in una industria automobilistica a livello mondiale.[1][2] Per la rivista Fortune nel 2017 si riconferma la donna più potente del mondo.[3] Risulta anche il CEO più pagato al mondo nel settore automobilistico.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata a Royal Oak, nel Michigan, da genitori di origine finlandese. Il padre, Ray Makela, era operaio della Pontiac, vecchio marchio del gruppo GM. Studia alla Waterford Mott High School, a 18 anni inizia come apprendista alla catena di montaggio della General Motors per pagarsi gli studi universitari alla General Motors Institute (oggi Kettering University), si laurea in ingegneria elettrica, quindi consegue nel 1990 un master in business a Stanford.

Ritorna a lavorare alla General Motors diventando anche direttore di uno stabilimento. Nel 2008 è vicepresidente di Global Manufacturing Engineering, nel luglio 2009 vicepresidente del Global Human Resources, nel febbraio 2011 vicepresidente esecutivo con la responsabilità dello sviluppo del prodotto (Global Product Development). Il 10 dicembre 2013 Dan Akerson, chiamato a salvare la casa automobilistica nel suo momento più difficile, annuncia la promozione di Mary Barra come Ceo dell'azienda.[1][2]

La nomina è accolta con molto scetticismo, i critici la giudicano "un peso leggero, un'incognita, una lavagna bianca".[5] Ma già pochi mesi dopo il suo insediamento, la Barra decide di richiamare oltre due milioni e mezzo di veicoli a causa di un difetto ai blocchetti di accensione. Senza cercare scuse e assumendosi invece ogni responsabilità davanti al Congresso Usa.[6] Decide in seguito di tagliare le iniziative meno redditizie: nel marzo 2017 vende le attività europee (Opel e Vauxhall, 1,2 milioni di auto ma anche forti perdite) alla francese PSA;[7] rifiuta la proposta di integrazione avanzata da Sergio Marchionne per FCA, abbandona il mercato russo e quello sudafricano, ridimensiona la produzione in Australia e si concentra invece sui mercati più redditizi, Stati Uniti e Cina.

Punta sui motori tradizionali a benzina, lasciando perdere le berline di lusso che hanno fatto la storia di GM (dalla Cadillac alle Chevrolet Impala) e scommettendo invece sui Suv e sui pick-up. Si lancia nella sfida per l'auto elettrica con la sua Chevy Bolt, investe sulla tecnologia acquisendo per un miliardo di dollari Cruise Automation, una start up di San Francisco con un software originale per la guida di auto-robot, e per 600 milioni Lyft, una piattaforma digitale per servizi di autopubblica concorrente di Uber.

In quasi quattro anni Mary Barra, nominata nel 2016 anche chairman della società,[8] trasforma la Gm in un gruppo molto più piccolo con una vendita di circa 8 milioni di vetture ma più redditizio: nel 2017 il suo valore in Borsa è cresciuto del 25%.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposata con Anthony (Tony) Barra, conosciuto ai tempi dell'università. Due i figli. La famiglia vive a Northville, un sobborgo di Detroit.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Bill Vlasic, G.M. Names First Female Chief Executive, The New York Times, 10 dicembre 2013. URL consultato l'11 dicembre 2013.
  2. ^ a b (EN) Dan Akerson to Retire as GM CEO in January 2014 Mary Barra to Become Next CEO; Dan Ammann Named President, General Motors. URL consultato il 10 dicembre.
  3. ^ Mary Barra (GM) si riconferma donna più potente del mondo, su america24.com, 21 settembre 2017. URL consultato il 18 marzo 2018.
  4. ^ Mary Barra (GM) guarda tutti dall'alto, su repubblica.it, 5 aprile 2017. URL consultato il 18 marzo 2018.
  5. ^ (EN) How Mary Barra silenced critics who called her a "lightweight", su businessinsider.com, 11 gennaio 2018. URL consultato il 18 marzo 2018.
  6. ^ Richiamo GM, Mary Barra chiede scusa ai parenti delle vittime di fronte al Congresso Usa, su ilfattoquotidiano.it, 1º aprile 2014. URL consultato il 18 marzo 2018.
  7. ^ Peugeot acquista Opel/Vauxhall, ufficiale l'accordo da 1,3 miliardi con General Motors, su repubblica.it, 6 marzo 2017. URL consultato il 18 marzo 2018.
  8. ^ GM, Mary Barra raddoppia e diventa anche presidente, su motori.ilmessaggero.it, 5 gennaio 2016. URL consultato il 18 marzo 2018.

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