Martirio dei Diecimila

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Martirio dei Diecimila
Martirio dei Diecimila
Autore Albrecht Dürer
Data 1508
Tecnica olio su tavola trasferita su tela
Dimensioni 99 cm × 87 cm 
Ubicazione Kunsthistorisches Museum, Vienna
Dettaglio
La foresta

Il Martirio dei Diecimila è un dipinto a olio su tavola trasferita su tela (99x87 cm) di Albrecht Dürer, firmato e datato 1508, e conservato nel Kunsthistorisches Museum a Vienna. L'opera è firmata su un cartellino appeso a un bastone che tiene l'autoritratto dell'artista al centro: "Iste fatiebat Ano Domini 1508 Albertus Dürer Aleman".

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera venne commissionata da Federico il Saggio, fedele mecenate dell'artista fin dal 1496. Il soggetto venne scelto dallo stesso committente, appassionato collezionista di reliquie, tra cui alcuni del Diecimila martiri.

L'artista aveva già trattato questo soggetto in una xilografia di una decina d'anni prima, ma in questo lavoro eliminò alcuni particolari raccapriccianti, come il supplizio del vescovo Acazio a cui venivano cavati gli occhi con un trapano, sostituita dalla crocifissione sulla sinistra e dalla vaduta del vescovo incatenato poco dietro.

L'opera è ripetutamente menzionata nel carteggio dell'artista con Jakob Heller di Francoforte. Per i dipinto Dürer venne pagato 280 fiorini.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

Il dipinto mostra il leggendario martirio dei dicimila soldati cristiani avvenuto sul monte Ararat in Armenia, condotto dal re persiano Sapore I su ordine di Adriano e Antonino Pio o, secondo altre tradizioni, ai tempi di Diocleziano.

I carnefici indossano vistosi abiti alla ottomana, attualizzandoi la scena con le vicende politica dell'epoca.

In una boscaglia tra radura e rupi si svolgono numerose scene di martirio, con un brulicare di personaggi concitati in tutta la tavola: in primo piano si vedono scene di crocifissione, decapitazione, stritolamento con un martello, sotto il comando dei crudeli carnefici, tra cui il re persiano che si vede apparire a cavallo a destra, come sultano. Nello sfondo si vedono gruppi deportati fino al culmine di una rupe e gettati tra rocce e arbusti spinosi, scene di combattimento, di lapidazione, di percosse con grosse clave.

Al centro della concitata scena, vestiti di nero, si vedono due figure che sembrano passeggiare placidamente tra gli orrori: uno dei due è l'autoritratto del pittore che regge, a mo' di banderuola, la firma entro un'iscrizione attaccata a un bastone; l'altro è l'amico e umanista Konrad Celtis, morto pochi mesi prima.

Il generale senso di raccapriccio e i numerosi spunti grotteschi vengono attenuati dal colore vibrante e dalla ricchezza di dettagli che dà all'insieme l'aspetto di un'elegantissima miniatura, in cui la massa di personaggi si muove calibratamente come in un balletto. Solo soffermandosi sulle singole scene si può cogliere la drammaticità degli eventi, ma la presenza dell'artista e dell'amico al centro, così traquilli, nonché la placida descrizione della natura, non fanno che accrescere il senso di messa in scena, riuscendo a rendere piacevole un soggetto tanto macabro.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Costantino Porcu (a cura di), Dürer, Rizzoli, Milano 2004.

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