Martha McSally

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Martha McSally
Sen. Martha McSally official Senate headshot 116th congress.jpg

Senatrice degli Stati Uniti per l'Arizona
In carica
Inizio mandato 3 gennaio 2019
Predecessore Jon Kyl

Membro della Camera dei Rappresentanti - Arizona, distretto n.2
Durata mandato 3 gennaio 2015 –
3 gennaio 2019
Predecessore Ron Barber
Successore Ann Kirkpatrick

Dati generali
Partito politico Repubblicano
Università Università di Harvard
Firma Firma di Martha McSally
Martha McSally
NascitaWarwick, 22 marzo 1966
Dati militari
Paese servitoStati Uniti Stati Uniti
Forza armataFlag of the United States Air Force.svg United States Air Force
Anni di servizio1988-2010
GradoColonnello
GuerreOperazione Southern Watch
Operazione Allied Force
Operazione Enduring Freedom
Studi militariUnited States Air Force Academy
Altre caricheSenatrice per l'Arizona
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Martha Elizabeth McSally (Warwick, 22 marzo 1966) è una politica ed ex militare statunitense (la prima donna americana a volare in combattimento e la prima a comandare uno squadrone di caccia), senatrice per lo stato dell'Arizona dal 2019 e in precedenza membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato dell'Arizona.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

McSally con un A-10 Thunderbolt II

Nata nel Rhode Island, dopo gli studi la McSally si arruolò nell'Air Force. Per molti anni fu impegnata nel pilotaggio di T-37 e A-10 e negli anni novanta fu inviata in Kuwait e Iraq, prendendo parte anche all'Operazione Southern Watch[1]. Nel 1999 prese parte all'Operazione Allied Force e nel 2004 venne spedita in Afghanistan per partecipare all'Operazione Enduring Freedom.

Nel 2001 intentò un'azione legale contro il Dipartimento della Difesa mentre si trovava in Arabia Saudita, sostenendo che le soldatesse venivano discriminate poiché costrette ad indossare l'abaya fuori dalle basi militari[2]. La McSally riuscì a vincere la causa e il Congresso approvò una legge che vietava alle forze armate di imporre l'abaya alle donne[3].

Nel 2010 la McSally terminò il suo servizio militare attivo dopo ventidue anni e venne congedata con il grado di colonnello.

Entrata in politica con il Partito Repubblicano, nel febbraio del 2012 si candidò alle elezioni speciali per assegnare il seggio della Camera dei Rappresentanti lasciato da Gabrielle Giffords; nelle primarie venne sconfitta da Jesse Kelly, che poi perse le elezioni generali contro il democratico Ron Barber. Nel novembre dello stesso anno la McSally si candidò nuovamente e questa volta ottenne la nomination repubblicana, ma la competizione fu molto combattuta e alla fine venne sconfitta di misura da Barber[4].

Due anni dopo la McSally annunciò per la terza volta la propria candidatura per il seggio e sfidò nuovamente Barber; questa volta la competizione fu ancora più serrata e necessitò di un riconteggio delle schede, al termine del quale la McSally venne dichiarata vincitrice con un margine di appena 167 voti[5][6]. Martha McSally divenne così la prima donna repubblicana eletta deputata per lo stato dell'Arizona[7].

Rieletta per un secondo mandato da deputata nel 2016[8], si candidò al Senato per il seggio lasciato da Jeff Flake nelle elezioni del 2018, dove sfidò la collega democratica Kyrsten Sinema[9]. La campagna elettorale, che avrebbe determinato la prima donna senatrice dello stato[10], fu molto accesa e combattuta[11] e il conteggio dei voti si protrasse per circa una settimana, al termine della quale la McSally ammise la sconfitta contro la Sinema[12].

Poche settimane dopo, tuttavia, il senatore Jon Kyl, che era stato nominato come successore di John McCain dopo la sua morte, rassegnò le sue dimissioni. Il governatore dell'Arizona Doug Ducey, incaricato di nominare un nuovo successore per occupare il seggio fino a nuove elezioni nel 2020, scelse per il posto proprio Martha McSally[13]. La Sinema e la McSally si ritrovarono così a prestare giuramento come senatrici lo stesso giorno, ma alla Sinema, legittimata dal voto popolare, venne riconosciuta la maggiore anzianità[14][15].

Il 6 marzo 2019 durante un'audizione della commissione del Senato sulle forze armate dedicata alle violenze sessuali fra militari, denuncia di essere stata stuprata da un suo superiore, quando era militare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) First female pilot in combat reflects on career, DoD. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  2. ^ (EN) Female Pilot Sues Over Muslim Garb, CBS News. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  3. ^ (EN) Should our Servicewomen in Afghanistan Have to Wear Headscarves?, The Moderate Voice. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  4. ^ (EN) Ron Barber defeats Martha McSally in race for Giffords’s former seat, The Washington Post. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  5. ^ (EN) Republican Martha McSally wins last House race of 2014, Politico. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  6. ^ (EN) McSally Wins Congressional Seat, Ousting Barber, Arizona Public Media. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  7. ^ (EN) That Congressional District 2 Seat Belongs to the People, Real Estate Daily News. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  8. ^ (EN) GOP's McSally Wins Re-Election in Arizona's 2nd District, Roll Call. URL consultato il 12 gennaio 2019.
  9. ^ Midterm Usa: McSally, la top gun repubblicana che si è convertita a Trump, Corriere della Sera. URL consultato il 12 gennaio 2019.
  10. ^ (EN) Kyrsten Sinema: Democrat wins race to become Arizona's first female senator, beating Republican rival Martha McSally, The Independent. URL consultato il 12 gennaio 2019.
  11. ^ Arizona, dem in Senato dopo 24 anni, ANSA. URL consultato il 12 gennaio 2019.
  12. ^ Mid-term, la democratica Kyrsten Sinema è la prima donna eletta al Senato in Arizona, La Repubblica. URL consultato il 12 gennaio 2019.
  13. ^ Usa: seggio in Senato di McCain a McSally, deputata ed ex militare, Yahoo!. URL consultato il 12 gennaio 2019.
  14. ^ (EN) Democrat Kyrsten Sinema will be Arizona's senior U.S. senator, Gov. Doug Ducey says, AZCentral. URL consultato il 12 gennaio 2019.
  15. ^ (EN) Kyrsten Sinema, Martha McSally make history, face familiar problems, AZCentral. URL consultato il 12 gennaio 2019.

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Controllo di autoritàVIAF (EN305857084 · ISNI (EN0000 0004 2337 7708 · LCCN (ENno2013126436 · GND (DE1190390892 · WorldCat Identities (ENlccn-no2013126436