Martello d'arme

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Martello d'arme
Indo-Persian war hammer.jpg
Martello d'armi indo-persiano
TipoArma immanicata, Arma inastata
OrigineEuropa
Impiego
Utilizzatoricavalleria pesante e fanteria
Produzione
Entrata in servizioSeconda metà del basso medioevo
Varianticzekan
Descrizione
Peso0,7-3 Kg
Lunghezza50-150 cm
Tipo di puntaIl brocco si presentava con una sezione romboidale/circolare e fatto di ferro o preferibilmente d'acciaio
Tipo di manicoLigneo(rinforzato) e più tardi metallico
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Il martello d'arme, anche noto come martello da guerra e martello da battaglia, era un'antica arma bianca da botta. Fu perlopiù utilizzato dalla cavalleria, permettendole di spaccare gli elmi degli avversari appiedati durante le cariche.

Anche la fanteria usò quest'arma ma era preferita una versione più lunga che nel corso del tempo ha dato origine al mazzapicchio e al martello di Lucerna. Al culmine della sua evoluzione (XV secolo), l'arma aveva manico lungo e rinforzato, spesso interamente in metallo come la mazza d'arme. Il polo superiore di un martello da un lato aveva la "penna" a becco di corvo dall'altro lato c'era la testa, che poteva essere munita di piccole estensioni appuntite al fine di incrementare la pressione che il colpo esercitava sul bersaglio. Il martello era spesso sormontato da una cuspide, talvolta chiamata brocco, usata come ago per forare le cotte di maglia o colpire le fessure dei cavalieri in completa armatura

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Come diverse altre armi bianche apparse in Europa intorno all'Anno Mille, il martello d'armi si costituisce quale adattamento per le forze di cavalleria di un'arma precedentemente in uso alla fanteria: il martello da guerra.

Il martello d'armi raggiunse il suo pieno sviluppo soltanto alla fine del XV secolo. In un contesto bellico dominato dalla figura del cavaliere coperto da piastre d'acciaio, la spada perse il suo primato di arma per eccellenza del guerriero a cavallo. Armi capaci di scaricare una forza notevole su di un bersaglio ristretto, una giuntura o un punto preciso della corazza, si rivelarono più efficaci nella mischia, dopo la carica con la lancia. Tanto quanto la mazza d'arme e la scure d'arcione, il martello d'armi divenne arma da mischia risolutiva per il cavaliere.

Soprattutto grazie a fonti iconografiche, sappiamo che, in Europa Occidentale, il martello d'armi era ancora in uso alle forze di cavalleria pesante nella seconda metà del XVI secolo:

Con l'aprirsi del XVII secolo ed il definitivo affermarsi delle armi da fuoco portatili (pistola a ruota e petrinale) come armi distintive della nuova cavalleria pesante (Corazzieri e Reiter) il martello d'armi sparì dai campi di battaglia occidentali. In Europa Orientale, il martello d'armi restò invece in uso alle forze di cavalleria fino al XVIII secolo. Cadde definitivamente in disuso, tanto quanto la scure d'arcione e la mazza d'arme, a partire dalle Guerre napoleoniche, quando divenne imperante il modello del cavaliere armato unicamente di sciabola e pistola.

Il martello d'arme e da guerra nell'epoca contemporanea vengono confusi, a causa della cultura fantasy, col mazzuolo: usato anticamente per piantare i picchetti delle tende degli accampamenti

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il martello d'armi si compone di:

  • astile in legno rinforzato da stanghe di metallo con impugnatura ad una mano. Nei modelli tardi, l'astile poteva essere interamente in metallo, più sottile rispetto a quello ligneo, con guardia e pomolo a disco per meglio assicurare la presa sull'impugnatura all'utente calzante un guanto d'arme;
  • testa di martello con una "penna" metallica posteriore, a volte a sezione quadrangolare a volte a "becco di corvo". La sommità della testa poteva essere sormontata da una cuspide a sezione quadrangolare o tonda.

Rispetto alla mazza ed alla scure d'arcione, il martello d'armi originò diverse varianti che, ad oggi, rendono piuttosto difficile discriminarne la forma archetipica. L'arma presenta infatti enormi similitudini con il picco d'armi, solo in alcune sue varianti regionali ben distinguibile dal martello d'armi (es. il nazdiak polacco), spesso chiamato martello d'armi a becco di corvo. Elemento discriminante è la forma della testa di martello. Arma atta a ferire per ammaccatura, il martello d'armi propriamente detto aveva spesso testa dentata e massiccia. Le forme ibride (es. czekan polacco), simili al picco d'armi, presentano invece una testa di martello ridotta ad un mero contrappeso per la lunga "penna" metallica che si protende sull'altro lato della testa, destinata a bucare la corazza o l'elmo dell'avversario. Altre armi, vere e proprie vie di mezzo tra il martello ed il picco, presentano testa di martello lunga e curva che pare proseguire la curvatura del becco posteriore.

Ulteriore confusione deriva dalla presenza di teste di martello in alcune tipologie di arma inastata sviluppatesi in Europa nel medesimo periodo. Il mazzapicchio in uso alle forze di fanteria costituisce, sia nella foggia che nella modalità d'uso, una variante più lunga del martello d'armi. La bardola, variante dell'alabarda in cui la penna metallica posteriore viene sostituita da una testa di martello, rammenta invece una sorta di ibrido tra la scure d'arcione ed il martello d'armi montato su di un lungo manico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Riviste[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Mieczyslaw Paszkiewicz, Polish War Hammers. Czekan, Nadziak, Obuch, in Journal of the Arms & Armour Society, VIII, n. 3, Londra, 1975, pp. 225-228.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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