Marta Marzotto

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Marta Marzotto, nata Marta Vacondio (Scandiano, 24 febbraio 1931Milano, 29 luglio 2016), è stata una modella, stilista e socialite italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di un casellante delle ferrovie e di una mondina, visse i primi tre anni della sua vita affidata alle suore di Reggio Emilia in un brefotrofio. Registrata dalle religiose all'anagrafe come Carla Iarri, fu successivamente chiamata Marta Vacondio quando si ricongiunse con i genitori.[1] Trasferitasi a Mortara, in Lomellina, cominciò a lavorare giovanissima, dapprima come mondina, poi come apprendista sarta e in seguito come modella presso la sartoria delle sorelle Aguzzi, di Milano. Proprio nell'ambiente della moda, all'inizio degli anni cinquanta, conobbe il Conte Umberto Marzotto, vicentino di Valdagno, nato il 12 aprile 1926, comproprietario con altri fratelli dell'omonima industria tessile.

Dopo due anni di fidanzamento i due si sposarono il 18 dicembre 1954 e dalla loro unione nacquero cinque figli: Paola (nata nel 1955, madre di Beatrice e Carlo Borromeo, riconosciuti dal padre, Carlo Ferdinando Borromeo Arese Taverna[2]), Annalisa (nata nel 1957, malata di fibrosi cistica, venuta a mancare nel 1989), Vittorio Emanuele (nato nel 1960), Maria Diamante (nata nel 1963) e Matteo (nato nel 1966)[3]. Anche dopo il divorzio continuò a usare il cognome dell'ex marito.

Dalla fine degli anni sessanta fu la figura femminile dominante nella pittura e nella vita privata di Renato Guttuso. Quest'ultimo, dopo averla conosciuta nel salotto dei Marchi a Milano, la rappresentò in molte opere, ad esempio nella serie delle Cartoline, un insieme di 37 disegni e tecniche miste (pubblicate dalla casa editrice Archinto nel volume Le Cartoline di Renato Guttuso). Il rapporto tra i due cessò improvvisamente dopo circa venti anni. Nel 1976 conobbe Lucio Magri: avrà anche con lui una relazione importante, durata dieci anni[4].

Animatrice di salotti, stilista e disegnatrice di gioielli, il 21 marzo 2006 Marta Marzotto venne condannata in primo grado dal Tribunale di Varese a otto mesi di carcere col beneficio della condizionale e a 800 € di multa, perché responsabile di aver riprodotto nel 2000, senza averne titolo, alcune opere in suo possesso, tra cui diversi quadri che la ritraevano, oltre a 700 serigrafie del pittore Renato Guttuso[5], i cui diritti legalmente sarebbero spettati al figlio. Nel 2011 i giudici della Corte d'Appello di Milano, nel processo sulle 700 serigrafie, dettero poi ragione alla Marzotto e allo stampatore, Paolo Paoli, perché il fatto non costituiva reato.

Il 29 luglio 2016 dopo una breve malattia, muore a Milano presso la Casa di Cura "La Madonnina"[6]: a darne l'annuncio la nipote Beatrice Borromeo.

La cerimonia di commiato è stata celebrata da don Davide Banzato a Milano il 1º agosto 2016 presso la Chiesa dei francescani minori di Sant'Angelo. La salma di Marta Marzotto è tornata in Veneto nella tomba di famiglia. Presenti al funerale oltre alla famiglia e ai figli della Marzotto (Paolo, Diamante, Matteo e Carlo Alberto), il cognato Riccardo, Valeria Marini, la stilista Anna Molinari, la modella Afef e la regista Andree Ruth Shammah, Lele Mora, Emilio Fede e lo chef Gianfranco Vissani, Andrea Griminelli che ha animato la funzione liturgica[7].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il successo dell'eccesso. Esiste un vero dandy?, Milano, Bompiani, 1986.
  • Una finestra su Piazza di Spagna. La mia vita, Milano, Sugarco, 1990. ISBN 88-7198-018-2.
  • Smeraldi a colazione. Le mie sette vite, Milano, Cairo Publishing, 2016. ISBN 88-6052-635-3.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Resto del Carlino, ilrestodelcarlino.it.
  2. ^ Andrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 1, pag. 783-785.
  3. ^ AA.VV. Libro d'oro della nobiltà italiana, Roma 2010-2014, Edizione XXIV, vol.XXX, pag. 76-78.
  4. ^ [1]
  5. ^ Riproduzioni di Guttuso, 8 mesi a Marta Marzotto
  6. ^ Milano, è morta Marta Marzotto, Repubblica.it.
  7. ^ Il Giornale del 1º agosto 2016
  8. ^ Marta, Lady anticlan - la Repubblica.it
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