Marrana

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Con il termine marrana (o marana) vengono indicati, soprattutto nella Campagna romana, i fossi e i piccoli corsi d'acqua che attraversano le zone suburbane, o comunque i territori non montani.

Il termine sembra derivi da Ager maranus, zona nei pressi della via Appia dove scorreva (e in parte scorre tuttora) il fosso dell'Acqua Mariana. Per estensione la parola passò poi a indicare tutti i fossi romani.[senza fonte]

Le principali marrane romane sono:

Altre marrane minori, che prendono generalmente il nome dalle zone in cui sorgono sono: la marrana di Val Melaina, la marrana di Settecamini, la marrana dell'acqua vergine, la marrana di Lunghezza, la marrana di San Vittorino.

Il fosso delle tre Madonne fuori Porta San Giovanni nell'attuale via Sannio in una foto del 1868

Alcune marrane sono state interrate nel secolo scorso durante i lavori di sviluppo urbanistico che poco spazio hanno lasciato all'originaria idrografia della città (marrana di Centocelle, marrana di Bravetta, marrana di Casal de' Pazzi, la marrana del Mandrione, la marrana di Torre Angela)[1]; la maggior parte di tali corsi d'acqua versa in pessime condizioni ecologiche.[senza fonte]

Le marane del Tavoliere[modifica | modifica wikitesto]

Analogamente a quanto avviene nella Campagna romana, nel Tavoliere delle Puglie, per marana si intende un fosso o ruscello derivante dall'affioramento di una falda freatica locale (diversamente dai fiumi e torrenti, che invece discendono dall'Appennino campano o dalle sue propaggini, costituite dai Monti della Daunia).[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ academia.edu, https://www.academia.edu/4371384/L_acqua_Crabra_un_fiume_scomparso._Vicende_del_confine_naturale_tra_Roma_e_la_Civitas_Tusculana.
  2. ^ Giuliano Volpe, La Daunia nell'età della romanizzazione: paesaggio agrario, produzione, scambi, Edipuglia, 1990, p. 19, ISBN 9788872280614.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Rizzi, Roma cento anni fa, nelle foto della raccolta Parker, Edizioni Quasar Roma 1975
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