Mark Fisher (teorico)

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Mark Fisher (2011).

Mark Fisher, noto anche con lo pseudonimo di k-punk (11 luglio 196813 gennaio 2017), è stato un filosofo, sociologo, critico musicale, blogger, saggista ed accademico britannico.

Nei primi anni 2000 ha acquisito notorietà come blogger sotto lo pseudonimo di k-punk, per poi diventare famoso per i suoi scritti riguardanti politica, musica e cultura popolare. Ha pubblicato diversi libri, tra cui Realismo Capitalista (2009), che ha ottenuto un inaspettato successo, e ha scritto per diverse riviste, tra cui The Wire, Fact, New Statesman e Sight & Sound. È stato inoltre cofondatore di Zero Books e di Repeater Books. È morto nel gennaio 2017, poco dopo la pubblicazione del suo ultimo libro, The Weird and the Eerie (2017).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Educazione e primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni della giovinezza è stato particolarmente influenzato dalla stampa musicale sul post-punk di fine anni 70, in particolare da riviste come NME, le quali trattavano non solo di musica, ma anche degli aspetti interdisciplinari che collegano musica a politica, cinema e fiction[1]. Ha ottenuto un Bachelor of Arts in Letteratura inglese e Filosofia alla Università di Hull nel 1989, per poi finire il dottorato di ricerca alla Università di Warwick nel 1999, con una tesi dal titolo Flatline Constructs: Gothic Materialism and Cybernetic Theory-Fiction[2]. Durante questi anni, Fisher è stato fondatore del collettivo interdisciplinare conosciuto come Cybernetic Culture Research Unit, vicino alle teorie dell'accelerazionismo[1][3], diventando amico e influenzando Kode9 (nome d'arte di Steve Goodman), fondatore dell'etichetta Hyperdub[4]. Dopo un periodo in cui ha insegnato filosofia nelle scuole superiori[5], ha fondato nel 2003 il blog k-punk, che è stato considerato uno dei blog più di successo riguardanti gli studi culturali[6]. Il critico musicale Simon Reynolds l'ha descritto come "un one-man magazine migliore della maggior parte degli altri magazine britannici"[1] nonché come centro di una "costellazione di blog" nei quali cultura popolare, musica, cinema, politica e teoria critica venivano discusse parallelamente da giornalisti, filosofi, amici e colleghi[7]. Vice ha poi descritto il suo lavoro come "lucido e illuminante, capace di prendere letteratura, musica e cinema a noi familiari e di rivelarne senza sforzo i segreti più profondi[8]. Fisher ha anche cofondato il forum Dissensus assieme allo scrittore Matt Ingram[1].

Carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

In seguito Fisher ha insegnato teoria delle arti visive e uditive presso il Goldsmiths College, è stato redattore presso Zer0 books, membro del comitato editoriale di Interference: A Journal of Audio Culture e della serie "Realismo Speculativo" edita dalla Edinburgh University Press, nonché vicedirettore di The Wire[9]. Nel 2009 ha curato la raccolta di saggi The Resistible Demise of Michael Jackson, riguardanti la carriera e la morte di Michael Jackson, e ha pubblicato Realismo Capitalista, in cui analizza gli effetti del neoliberismo sulla cultura contemporanea. Nel 2014 ha pubblicato Ghosts of My Life: Writings on Depression, Hauntology and Lost Futures, una raccolta di saggi su temi analoghi, visti attraverso la lente di musica, film e hauntology. Nel 2017 ha curato assieme a Kodwo Eshun e Gavin Butt un'antologia critica sull'era del postpunk dal titolo Post-Punk Then and Now, pubblicata da Repeater Books[10].

È morto suicida[1][11] il 13 gennaio 2017 a 48 anni, poco dopo la pubblicazione del libro The Weird and the Eerie (2017)[12]. La sua lotta contro la depressione è stata trattata da Fisher stesso in vari articoli[13] e in Realismo Capitalista, dove afferma che "la pandemia di angoscia mentale che affligge il nostro tempo non può essere capita adeguatamente, né curata, finché viene vista come un problema personale di cui soffrono singoli individui malati".

Prima di morire, Fisher progettava di pubblicare un libro dal titolo Comunismo Acido[1], di cui alcuni estratti son stati inseriti nell'antologia k-punk: The Collected and Unpublished Writings of Mark Fisher (2004-2016), pubblicata da Repeater Books nel novembre del 2018[14][15].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (EN) "Mark Fisher’s K-punk blogs were required reading for a generation" di Simon Reynolds, The Guardian, 18 gennaio 2017
  2. ^ (EN) Mark Fisher, Flatline constructs : Gothic materialism and cybernetic theory-fiction, Università di Warwick, 1999. URL consultato il 30 novembre 2018 (archiviato dall'url originale il 24 dicembre 2010).
  3. ^ (EN) Nick Land: Mind Games, su dazeddigital.com, 1º giugno 2011.
  4. ^ (EN) Mark Fisher 1968–2017, su The Wire. URL consultato il 4 marzo 2018.
  5. ^ (EN) Mark Fisher e Jeremy Gilbert, 'Capitalist Realism and Neoliberal Hegemony: A Dialogue', New Formations, 80--81 (2013), 89--101 (a pag. 90); DOI10.3898/NEWF.80/81.05.2013.
  6. ^ (EN) Mark Fisher -- Zero Books -- Author Profile, su zero-books.net.
  7. ^ (EN) Frieze Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  8. ^ (EN) Yohann Koshy, The Revolution Will Be Weird and Eerie, su Vice Magazine. URL consultato il 28 febbraio 2018.
  9. ^ (EN) Fisher, Mark, Goldsmiths, University of London, gold.ac.uk. URL consultato il 1º agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2015).
  10. ^ (EN) "Post-Punk Then and Now: a review" di Guy Mankowski, 3:AM magazine, 22 dicembre 2016
  11. ^ (EN) "Mark Fisher, influential music writer and theorist known as K-Punk, has died ", Fact, 14 gennaio 2017
  12. ^ (EN) "Capitalist Realism Author Mark Fisher Dies", The Quietus, 14 gennaio 2017
  13. ^ Per esempio in "Why mental health is a political issue", The Guardian, 16 luglio 2012
  14. ^ (EN) The Quietus | News | Mark Fisher Anthology To Be Released, The Quietus. URL consultato il 18 ottobre 2017.
  15. ^ (EN) k-punk: The Collected and Unpublished Writings of Mark Fisher (2004-2016), su Repeater Books. URL consultato il 16 luglio 2018.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN107261862 · ISNI (EN0000 0003 5566 1474 · LCCN (ENno2011196846 · GND (DE14058143X · WorldCat Identities (ENno2011-196846
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