Mario Raciti

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Mario Raciti (Milano, 19 aprile 1934) è un pittore italiano. È considerato uno dei maestri del Simbolismo Astratto[1] della pittura del dopoguerra milanese[2][3], ha esposto alla Biennale di Venezia[4], in diverse Quadriennali di Roma, al PAC di Milano[5], al MART di Rovereto[6], alla Permanente di Milano[7] ed in altre importanti sedi istituzionali in Italia e all’estero[8]. È sposato con la pittrice Mariangela De Maria[9] ha un figlio, vive e lavora a Milano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo gli studi in giurisprudenza e due anni di pratica legale, spinto da “una necessità potente”[10], decide di intraprendere la strada della pittura nonostante le profonde perplessità del padre[11]. Sarà uno zio mercante di pittura figurativa a commissionargli i primi quadri ispirati a Filippo de Pisis e Angelo Del Bon. La lettura, la poesia, la scrittura che lui stesso pratica ma anche la musica classica (frequenta assiduamente il Teatro Alla Scala fin dai tempi di Maria Callas e Wilhelm Furtwängler) sono dei leitmotiv che guidano la formazione intellettuale dell’artista fin dall’adolescenza[12]. Comincia a farsi notare alle prime mostre già dal 1951[13]. Nei primi anni sessanta si interessa ai simbolisti astratti come Arshile Gorky e Osvaldo Licini, Alberto Giacometti e gli americani che orbitano al Salone Annunciata. Nel 1966 anche il giovane Giorgio Marconi, amico di studi[14] che inizia in quegli anni la sua avventura di mercante, lo presenta nella sua appena nata galleria “Studio Marconi” (oggi Studio Marconi ’64 - Fondazione Marconi), uno dei luoghi di riferimento dell’arte italiana in cui si svilupparono tra gli altri Enrico Baj, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini, Gianfranco Pardi[15], collaborazione in mostre collettive che continuerà anche nel 1976, nel 1988 e nel 2002[16]. Antonio Mazzotta, collezionista e ideatore dell’omonima Fondazione, rimane folgorato dalle opere di Raciti e stipula un contratto con l’artista[17]. Successivamente altri noti collezionisti lo includeranno tra le loro raccolte come Gianfranco Ferrè[18] e Carlo Jucker a Milano[19], come il Gruppo Euromobil- fratelli Lucchetta[20], come Domenico Talamoni[21] e Giuseppe Merlini[22].

Nel 1964 la Galleria Il Canale di Venezia allestisce la sua prima personale, qui conosce Giuseppe Marchiori[17], scopritore di Osvaldo Licini[23] e critico d’arte considerato con Lucio Fontana l’iniziatore del Movimento Spazialista nel 1946 e che fu a Venezia il fulcro aggregativo da cui poi si sviluppò il movimento con Giuseppe Capogrossi, Tancredi Parmeggiani, Virgilio Guidi, Gianni Dova, Emilio Vedova e altri[24]. A Milano Marco Valsecchi, storico critico d’arte si interessa fortemente al suo lavoro[17], come Roberto Sanesi e Alberico Sala. In quel periodo Mario Raciti frequenta i poeti e critici d’arte Renzo Modesti, Basilio Reale e Cesare Vivaldi[25]. Dal 1968 collabora con la Galleria Morone 6 di Enzo Spadon che organizza 8 personali dell’artista in tutta Italia.[26] In questi anni molto prolifici e di grande intensità collabora a Milano con importanti galleristi. Ricordiamo il Salone poi Centro d’Arte poi Spazio Annunciata, la Galleria Bergamini, la Galleria Solferino, la Galleria San Fedele, la Galleria San Carlo, la Galleria Falchi, l’Ars Gallery, la Galleria Manzoni, lo Spazio Elm a Roma la Galleria Contini, Editalia poi Edieuropa, lo Studio Reggiani e la Galleria Giulia, Il Bulino a Torino La Bussola, la galleria Weber e la Galleria Peola, a Genova la Galleria Rotta, la Galleria Rafanelli e la Galleria La Polena, a Favaro Veneto Le Gallerie Orler.[27] Nel 2008 diventa membro dell’Accademia Nazionale di San Luca in Roma (attuale presidente Carlo Lorenzetti), che comprende tra i soci i nomi più importanti dell’arte contemporanea italiana.[28] Socio Artista della Società per le Belle Arti e Esposizione Permanente di Milano[29]. Espone in tutta Italia e all’estero in sedi istituzionali e private. In questo elenco non si nominano le gallerie all’estero (Francoforte, Graz, Huston, Parigi, Auvernier, Monaco di Baviera, Anversa…) e in altre città italiane[30].

Le sue opere sono conservate nelle collezioni permanenti del MART Museo di Rovereto (Donazione Damiano e depositi del Museo)[31], al Museo della Permanente di Milano - Civiche Raccolte d’Arte di Milano[32], Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova,[33] Galleria d’Arte Moderna di Modena, CSAC di Parma, al Museo di Conegliano, al Museo Civico di Maccagno, al Museo Civico di Vicenza (Donazione Ghiotto)[34], al Museo del Novecento di Milano (Donazione Jucker)[35], alla Fondazione Banca Intesa Sanpaolo - Gallerie d’Italia di Milano[36], al MAGA di Gallarate[37], alla Galleria d’Arte Moderna di Arezzo[38], al MAMBO Museo di Arte Contemporanea di Bologna[39]. Ha esposto in circa 120 personali in sedi istituzionali e accademiche e private.

Cicli pittorici 1951-2017[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni cinquanta alla fine dei Sessanta. La pittura di Raciti si esprime attraverso un mondo favolistico composto di oggetti, di cose provenienti da “fuori” (e dunque da dentro, da una visione “immanente” che noi abbiamo della realtà[40]) ecco dunque antenne, fari, sonde, giostre, circuiti, teleferiche, tunnel. Dal 1967 al 1970 “Spiritelli”. Questa fase nasce dalla necessità di fuggire da un momento storico e culturale che Raciti sente profondamente e dolorosamente lontano dalle sue aspirazioni e dal suo sentire. Crea dunque un nuovo universo fatto di figure fantastiche e di giochi con figure para-umane, dispettose, “cattivelle”, un mondo che si ribella alle rigide regole di quegli anni, costituito da categorie, da norme inderogabili, da chiusure nettissime nei confronti dei non allineati, lo fa in favore di “uno spazio di libertà dove sia possibile accoppiare un carciofo con la luna”[41] Dal 1970 al 1982 “Presenze-Assenze”. Raciti sviluppa più compiutamente una pittura costituita da antinomie e contrasti, tra conscio e inconscio, tra interno ed esterno di noi stessi, al di qua e al di là del quadro, tra significato e significante. Una pittura di eventi che portano alle angosce dell’inesplorato, dell’Oltre, dell’Imprendibile. Finisce il “gioco” e si apre un viaggio attraverso dimensioni sconosciute, in cui chiari e scuri si delineano con più nettezza per sottolineare i contrasti tematici.[42] Dal 1982 al 1989 “Mitologia”. La complessità spaziale aumenta, Raciti si misura con l’evocazione frammentata e allusiva del Mito, rivisitando i racconti e i sogni ancestrali dell’uomo. Icaro, Prometeo, Giove, …sono usati per raccontare altro, per andare ad esplorare oltre le immagini.[43] Inoltre è presente l’aspetto dell’Eros come congiunzione impossibile tra due esseri, come immagine della inappagabilità.[44] Dal 1990 al 2006 “Misteri”. La visione della Teca di San Zeno a Verona illuminata nel buio durante una visita a porte chiuse lo colpisce fortemente.[45] L’esplorazione dell’artista diventa più “sotterranea” come se gli elementi non si muovessero più “sopra la tela” ma emergessero “dalla tela”, sussiste una logica di “affioramento” degli eventi attraverso la tecnica delle sovrapposizioni, la stesura di “faglie” che rendono il senso di “permeabilità” della composizione.[46] Dal 2007 al 2012 “WHY. I Fiori del profondo”. I Fiori del profondo sono una rivisitazione metaforica del mito di Persefone che portando i fiori sulla Terra torna a comunicare con la madre Demetra ma solo in primavera. La domanda “Why?” allude all’interrogativo “perché mi hai abbandonato?” che si pone Cristo in croce. Dunque un momento di indagine del Sacro non religiosa ma religante che non ha nulla di confessionale ma è un’immagine trasposta nel campo visionario della metafora che permette all’artista di interrogarsi sulla sofferenza fisica del corpo nella trascendenza della realtà, che rimane misteriosa, dolorosa, da svelare. Dunque il Dubbio come elemento cardine dell’indagine umana. Dipinti in cui gli spazi bianchi sono piuttosto estesi in un respiro compositivo generale frammentato e con colori vibratili e trasparenti.[47] 2015 “ Natura Oltre.Visioni sul Paesaggio dell’Alto Garda”. Ciclo di sessanta tecniche miste su carta eseguite per il MAG-Museo di Riva del Garda nate in seguito alla esplorazione del territorio dell’Alto Garda nel novembre 2014. Anche qui il concetto guida dell’Oltre, in questo caso “oltrepassare” l’immagine del paesaggio naturale per sconfinare nell’immaginazione suggerita dai sentimenti di smarrimento e stupore. Dal 2012 al 2016 “ Una o due figure”. Il ciclo pittorico più recente di Raciti è un viaggio funambolico attraverso le figure della memoria e del desiderio. Una specie di sintesi costruita da anagrammi (concettuali) che esprime visioni corporee. L’osservatore viene coinvolto in complessi percorsi in cui l’artista stesso come uomo si frammenta attraverso le immagini della sua mente. Un ciclo che più di altri pone Raciti di fronte a sé stesso, a tutto quello che ha creato in cinquant’anni di pittura e che ha provato in ottant’anni di vita. Forse il ciclo più “autobiografico” in cui si legge il suo sentire più intimo.

Raciti: < Tutto è relativo, tutto è vago, tutto va sfumando (…) E noi non ci guardiamo dentro… ma ci dobbiamo guardare un attimo dentro! Non siamo quello che appariamo, non siamo quello che vogliamo essere, siamo delle altre cose…Delle altre cose che nei miei quadri magari appaiono sotto la forma di una o due figure. Perché quell’una figura è doppia, col suo fantasma… Perché quell’una o due figure viste come due figure sono un amplesso, viste come una figura sono una scissione… e via di questo passo… Per cui ci siamo e non ci siamo, appaiamo e vogliamo essere quella definizione lì e non la vogliamo essere.E in questo sta per me la mia Verità. La Verità del Dubbio. >[48]

Elementi di analisi sulla pittura di Raciti[modifica | modifica wikitesto]

Mario Raciti è difficilmente inquadrabile in uno stile[49] (anche se possiamo avvicinarlo al Simbolismo Astratto) e soprattutto inscrivibile in un movimento artistico preciso[50] in quanto, come lui stesso afferma non ha mai voluto fare parte di un manifesto pittorico né di un gruppo né tantomeno ridurre il suo fare a delle regole fisse.[14] Si potrebbe seguire l’indicazione di Tommaso Trini e coniare per lui il termine di Surrealismo Visionario[51] o di Giancarlo Majorino usando quello di Astrattismo Lirico.[52]

Raciti ama definirsi “Pittore naturalista” intendendo per natura il Profondo, l’interiorità, poiché per lui questo è il mondo che contiene ogni cosa.[53] Dalla critica è stato storiograficamente posto nel gruppo con Claudio Olivieri, Valentino Vago e Riccardo Guarneri[54], anche se Raciti è sempre stato eterodosso rispetto alle pratiche degli altri pittori, allo stesso tempo però ha sempre dimostrato grande conoscenza e interesse per i suoi contemporanei.[55]

Per converso si sente senz’altro vicino ai simbolisti come Anton Füssli, Arnold Bocklin, Odillon Redon, Max Klinger[56] e trova nella musica (Mahler, Schubert, Ligeti) o nella letteratura (Friedrick Hölderlin, Fyodor Dostoevskji, Rayner Maria Rilke, Thomas Mann, Jorge Luis Borges) i riferimenti della sua ricerca, ha comunque difficoltà a riconoscersi in altre esperienze pittoriche.[57] Raciti non scrive testi come Novelli ma "disegna eventi", d'altronde egli stesso dichiara “la dissoluzione della corrispondenza tra linguaggio e Realtà”[58] egli dunque non documenta nella traccia dei segni l’attimo temporale del gesto, come Twombly o Pollock ma attraverso il segno descrive eventi di “altre” dimensioni temporali immaginate, non descrive storie di personaggi come Licini[59] o Roberto Matta bensì racconta il suo Io[60], senza alcun compiacimento autocelebrativo[61] dando forma alle proiezioni intellettuali e spirituali riferite alle sue istanze, al suo mondo fisico, intellettuale, onirico.[62] Quella di Raciti è fondamentalmente una pittura di eventi, non di figure.[63]

Raciti afferma che vuole mantenersi lontano dal “culto della forma” dunque ne elude le leggi, le tautologie e usa la pittura proprio perché “luogo” nel quale è possibile attraverso la metafora, trasfigurare il significato delle cose.[64] La pittura è il luogo ove è possibile andare oltre la realtà.[65] In questo egli esprime il primato e la necessità di fare pittura, nonostante le tendenze culturali degli ultimi anni atte a rinnegarla.[66] Mentre in Vago e Olivieri la ricerca dell’assoluto avviene attraverso gli strumenti “forma-luce-colore” in Raciti l’evento assume connotazioni ulteriori di tipo psicologico e nel quale fanno teatro pulsioni e sensazioni, mai rivelazioni definitive, mai evocazioni predefinite, mai risposte o soluzioni esauste nella semplice rappresentazione formale.[67] Nelle sue opere la coscienza che si richiama al Profondo assume una carica destrutturante nei confronti dell’Arte e delle sue forme attraverso una dinamica continua di antinomie. Ed è questa condizione di movimento che deforma l’evento, che rivela “qualcos’altro”, che rimodella lo spazio e dunque lo scorrere del tempo.[68]

D'altronde la “friabilità” oggettuale della pittura di Raciti appare evidente dall’uso di colori cangianti e trasfigurati, di ampi spazi vuoti di un bianco caolino o velati in monocromi cristallini, spesso di un particolare celeste-verde polveroso che è tipico dell’autore o ancora grumi di materia/colore che emergono e scompaiono. Emergono spesso cose, elementi vaganti e fluttuanti che sono forme, oggetti della memoria, del Sogno o del Mito e che si dipanano in contorni più o meno riconoscibili che si sfilacciano continuamente per annodare percorsi filamentosi o per scomparire, per trasformarsi in campiture di colore o al contrario ritracciarsi in pennellate potenti, nervose.[69]

A proposito di Raciti, troppo spesso e con troppa facilità si è parlato esclusivamente di “senso lirico” della narrazione pittorica, quasi che il sogno fosse un’illusoria scappatoia dalla realtà e che fosse la cifra risolutrice di una ricerca invece molto più complessa e multiforme.

La dimensione del Sogno è una presenza costante e in alcuni momenti è stata di una evidenza fortissima, per esempio tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei Settanta con il ciclo degli “Spiritelli”[69] eppure molte sue opere, specialmente quelle più recenti, parlano con l’impeto della carnalità, con tenori di sentimenti tutt’altro che delicati o rassicuranti, infatti spesso il tratto delicato si scuote e diventa impetuoso e il clima dell’opera, dalla pace del librarsi trasfigura in nervoso, turbolento come una tempesta improvvisa che esplode in un cielo limpido.[69] Lo stesso artista parla di “crudeltà della pittura” e di come essa lo ponga di fronte al dubbio perfino di riuscire alla fine a raggiungere l’obbiettivo che si era prefissato, sottolinenando il carattere di fatica e di imprevedibilità della composizione.[70] Ecco che allora possiamo leggere lo spettro di energie contrastanti e di climi differenti che continuano a cambiare nelle sue visioni.

L’esperienza del Sacro, fortemente sentita nelle più recenti serie pittoriche non viene trattata in modo confessionale ma è un punto di partenza per affrontare i misteri dell’esistenza. Dunque le sue opere esprimono la contemporaneità esistenziale dell’uomo sempre più immerso nel contrasto quotidiano tra la brutalità delle cose, incontrollabili, e la pulsione verso un mondo diverso, migliore perché immaginato, perché desiderato e non subìto. Questa energia “creatrice” che muove le composizioni di Raciti suggerisce una via di fuga dalla banalità, dall’asfissia della realtà di oggi. L’artista è interprete dei sentimenti che animano l’essere umano ma lo è attraverso se stesso, attraverso il suo sentire e la sua carne.[71]

Quella di Raciti dunque è una pittura che parla dell’uomo, oggi più che mai in contrasto con sé stesso e con ciò che lo circonda.[71] Il senso del Sacro della sua pittura si esprime proprio nel considerare che amore e dolore costituiscono le pulsazioni dell’esistenza.[72]

Pittura contro Anti-Pittura. Uomo contro Anti-uomo. Teoretica dell'opera di Raciti[modifica | modifica wikitesto]

Raciti presume di preservare i “cocci” dell’Arte.[73] Arte che ha sofferto una dissoluzione dei suoi presupposti fondanti soprattutto a causa della devastante polemica contro gli strumenti base della tradizione come la pittura, il disegno e la “forma segnata”. La rivoluzione culturale sfociata nell’Arte “Povera” e/o “Concettuale”, seppure utile a mettere in discussione e riassettare l’Arte ad un tempo contemporaneo tra il Dopoguerra e la fine dei Sessanta, ha continuato un’opera di disfacimento che è andata ben oltre il senso dei suoi teoremi iniziali per arrivare ad un “fare” arte sempre più lontano dai contenuti e anacronisticamente sempre più espressione di estetica fine a se stessa, contraddicendo perfino i postulati iniziali, che avevano spinto il mondo dell’arte a ricercare nuovi contenuti e significati.[74]

Raciti conosce molto bene la storia dell’Arte di quegli anni, l’ha vissuta in prima persona, ha conosciuto personalmente gran parte dei suoi protagonisti, ne ha compreso le tensioni e le teoretiche ma con gli anni ne ha anche ravvisato le profonde debolezze strutturali e la dipendenza da una estrinsecazione da sé, che gli ha restituito immediatamente un profondo senso di inutilità e di allontanamento della figura dell’artista dall’Uomo e dai suoi problemi.[75] Egli crede che l’Arte da sempre viva nel dubbio e da sempre si occupi di “cercare” un significato alla Vita, una Verità sempre sfuggente. Una ricerca rigidamente normativa come quella che il movimento Concettuale, con le sue diverse diramazioni fino alla Nuova Pittura ha istituito fin dall’inizio, ha allontanato sempre di più gli artisti dalla Pittura e ha precostituito false certezze e postulati semplicistici. Questo ha allontanato dall’opera d’arte la figura retorica del Dubbio e ha favorito un’azione di contrasto/denuncia generica, sempre più estetica, sempre più legata all’immagine e avvolta in sé stessa, consacrandosi al Nulla. Tutto ciò ha indotto alla privazione di qualsiasi significato e alla glorificazione ambigua del significante.[76]

“Il Niente consacrato a Niente è il serpente che si morde la coda” (Raciti). Il sistema di negazione ha destrutturato progressivamente i principi fondanti non solo dell’arte concettuale ma dell’Arte “in toto”. L’Arte vive nell’angoscia della vita contemporanea, e trova le sue motivazioni nel raccontare con i suoi linguaggi la complessità dell’Uomo, con la difficoltà enorme di darne una risposta esaustiva. Raciti ravvisa tutto quel mondo del sentire conscio e inconscio che costituisce l’Uomo e la sua vita, e non solo. Egli intuisce che riportare il “fare” arte al suo significato principale, e che indagare la vita dell’Uomo nei suoi significati fondanti si debba necessariamente ritornare ai gesti primevi, ai principi costitutivi di questa attività.[77]

Non si tratta di fare proprie le norme (della vecchia o della nuova accademia), bensì partire nuovamente dalla Pittura cioè dal gesto istintivo(mente-corpo-strumento-supporto) del dipingere. Questo atto fisico del segno sulla superficie è un gesto autenticamente umano non mediato/interpretato dalla macchina, dalla fabbrica, dalla tecnologia, da ciò che è “fuori” dall’Uomo. Ecco che Raciti si protegge e combatte la sua battaglia contro l’anti-pittura creando un mondo pittorico che “cerca forsennatamente di “indicare una via” attraverso lo svolgersi delle immagini del dubbio e dell’inconscio. La dialettica è frammentata perché la Pittura non può che esserlo oggi, come oggi è frammentaria la percezione della realtà e dei suoi valori, come oggi è frammentato l’Uomo. In questo è uno degli artisti più contemporanei della sua epoca, non tanto perché assuefatto alla “normalizzazione post-concettuale” bensì perché le sue opere sono l’immagine stessa del problema, della tensione dell’esprimersi rispetto alla distruzione, “ i cocci rimasti”, del mezzo espressivo artistico.[78] L’opera di Mario Raciti svolge una dinamica endogena dei suoi significati e attiene al tempo stesso, al principio di valutazione esogeno di sé in quanto per come viene sviluppata e per come egli la costruisce, è un “gesto teoretico” antagonista alla cultura attuale dell’anti-umanità nell’Arte.[79]

Tecniche di lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Raciti utilizza diversi mezzi pittorici; l’olio su tela soprattutto nei primi tempi poi la tecnica mista, le tempere, il carboncino, le matite colorate, le tempere su carta che ama particolarmente poiché gli permettono velature ed effetti più fluidi[80] e che diventa dalla fine Novanta un supporto fondamentale per la sua pittura. Anche i gessetti, dal 1998 lo avvicinano ad un nuovo modo di colorare le sue opere con effetti di riflessi luminosi e di tessiture evidenti.[81] A volte usa fisicamente le mani negli interventi a gessetti e carboncino.[82]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E. Crispolti, "La pittura italiana del '900" Electa, Milano 1995. SI VEDA ANCHE: "Disegno Italiano del Dopoguerra" a cura di F. Gualdoni, catalogo della mostra alla Gall. Civica di Modena 1995.
  2. ^ "Pittura a Milano. 1945-1990" a cura di G. Seveso, L. Somaini, Mazzotta 1992.
  3. ^ "Raciti. La Donazione Carlo Damiano al MART di Rovereto", catalogo a cura di D. Ferrari, pag. 102.
  4. ^ "Raciti. Una o due figure. Veline" a cura di S. Parmiggiani, Milano 2014, pag. 68
  5. ^ "Mario Raciti. Opere 1962-2012" a cura di P. Biscottini catalogo della Mostra, Milano 2012
  6. ^ "Raciti. La Donazione Carlo Damiano al MART di Rovereto", catalogo a cura di D. Ferrari
  7. ^ "Mario raciti. Opere 1962-2012" a cura di P. Biscottini catalogo della Mostra, Milano 2012, pag 51 e segg.
  8. ^ "Raciti. Una o due figure. Veline" a cura di S. Parmiggiani, Milano 2014
  9. ^ "Mariangela De Maria Mario Raciti", catalogo della mostra al Broletto di Pavia a cura di M. Di Giovanni, 2016.
  10. ^ Conversazione di M. Panizza e Mario Raciti da "Scritti" in "Mario Raciti. La pittura dell'ignoto" a cura di S. Parmeggiani, catalogo della mostra a Pal. Magnani, Skira 2010 pag. 62.
  11. ^ Intervista rilasciata ad Alberto Barranco di Valdivieso nel marzo 2017.
  12. ^ L. Caramel, M. Goldin, "Raciti. Opere 1950-1997" Marsilio, Milano 1997, pagg. 193-194.
  13. ^ L. Caramel, M. Goldin, "Raciti. Opere 1950-1997" Marsilio, Milano 1997, pagg. 203-205.
  14. ^ a b Intervista rilasciata ad Alberto Barranco di Valdivieso, Aprile 2017.
  15. ^ AA.VV., "Autobiografia di una galleria. Lo Studio Marconi 1965/1992", Milano 2004.
  16. ^ L. Caramel, M. Goldin, "Raciti. Opere 1950-1997" Marsilio, Milano 1997, pagg. 203-206
  17. ^ a b c L. Caramel, M. Goldin, "Raciti. Opere 1950-1997" Marsilio, Milano 1997, pagg.195.
  18. ^ Intervista rilasciata ad Alberto Barranco di Valdivieso il 7 Maggio 2017; Gianfranco Ferrè stilista e noto collezionista di arte contemporanea aveva acquistato diverse opere per il suo spazio di Via Postaccio e per l'abitazione di Corso Venezia.
  19. ^ "La Collezione Jucker" catalogo della mostra al Palazzo Reale di Milano a cura di C. Bertelli, G. Alberto Dell'Acqua, M.T. Fiori, Charta Milano 1992.
  20. ^ AA. VV., "Gruppo Euromobil. Un'impresa di design tra arte e sport", Skira 2009, pagg. 205-207.
  21. ^ "La raccolta Talamoni. Al centro dell'informale europeo" a cura di A. Tiddia, pag. 50.
  22. ^ "dalla figura alla figurazione nel '900 italiano" a cura di S. Cecchetto e M. Gnani, 2011, pagg. 90-91.
  23. ^ M. Patti "Osvaldo Licini e Giuseppe Marchiori. Storia di una amicizia e di un catalogo generale delle opere", Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe Lettere e Filosofia, Serie 5, Vol. 1, N. 1, "Lo spazio e la cultura" 2009, pagg.255-297, 336.
  24. ^ L. Caramel, M. Goldin, "Raciti. Opere 1950-1997" Marsilio, Milano 1997, pagg.197-201.
  25. ^ L. Caramel, M. Goldin, "Raciti. Opere 1950-1997" Marsilio, Milano 1997, pagg.195-196.
  26. ^ L. Caramel, M. Goldin, "Raciti. Opere 1950-1997" Marsilio, Milano 1997, pagg.195, 203-205.
  27. ^ L. Caramel, M. Goldin, "Raciti. Opere 1950-1997" Marsilio, Milano 1997, pagg.193-194.
  28. ^ http://www.accademiasanluca.eu/it/accademici/id/379/mario-raciti
  29. ^ http://www.lapermanente.it/socio/raciti-mario/
  30. ^ "Mario Raciti. Opere 1962-2012" a cura di P. Biscottini catalogo della Mostra, Milano 2012, pagg. 197-205.
  31. ^ vedi not. 7.
  32. ^ http://www.lapermanente.it
  33. ^ http://www.villacroce.org
  34. ^ "Il lascito di Alessandro Ghiotto a Palazzo Chiericati a Vicenza" catalogo della mostra a cura di G. Villa, S. Portinari, Vicenza 2015.
  35. ^ Vedi not. 23.
  36. ^ Sergio Mandelli, "Praline. Prelibatezze del mondo dell'arte. Mario Raciti" in http://milanoartexpo.com/2016/03/21/mario-raciti-lartista-e-le-opere-testo-di-sergio-mandelli/ Archiviato il 1º dicembre 2017 in Internet Archive.
  37. ^ http://www.museomaga.it
  38. ^ http://www.museistataliarezzo.it
  39. ^ http://www.mambo-bologna.org
  40. ^ Intervista di M. Panizza in "La pittura dell'Ignoto" 2009 pag. 64.
  41. ^ Intervista di M. Panizza in "La pittura dell'Ignoto" 2009, pag. 65. Vedi l'opera di Raciti "Un po' di libertà"
  42. ^ "Conversazione con Mario Raciti" di M. Gnani in "Mario Raciti. Opere 1962-2012" catalogo della mostra a cura di P. Biscottini, Milano 2012, pagg. 70-72
  43. ^ Intervista di M. Panizza in "la pittura dell'Ignoto" 2009, pag. 64-67
  44. ^ Intervista di M. panizza in "la pittura dell'Ignoto" 2009, pag. 68
  45. ^ "Conversazione con Mario Raciti" di M. Gnani in "Mario Raciti. Opere 1962-2012" catalogo della mostra a cura di P. Biscottini, Milano 2012, pagg. 72.
  46. ^ Intervista di M. Panizza in "la pittura dell'Ignoto" 2009, pag. 67.
  47. ^ C. Cerritelli, "I pensieri del profondo" in "WHY" catalogo della mostra al Progetto Elm a cura di C. Cerritelli, 2011 pag.11 e segg.
  48. ^ Introduzione alla mostra "Raciti. Una o due figure" alla Gall. Cottafame di Bernareggio (MB) 12 Maggio 2017. Trascrizione a cura di Alberto Barranco di Valdivieso.
  49. ^ M. Corradino "Rivelazioni ed Epifanie. La poetica di Mario Raciti" in "Aperture: dal secondo Dopoguerra al Terzo Millennio" Sassoferrato 2004.
  50. ^ E. Pontiggia "La visione e l'invisibile. Opere su carta 1963-1988" catalogo della mostra personale al PAC di Milano, Mazzotta, Milano 1988.
  51. ^ T. Trini "La Pittura dell'Ignoto" catalogo della mostra personale, Pal. Magnani Reggio Emilia 2009 pag. 80.
  52. ^ G. Majorino "Lampi Oscuri" in "Mario Raciti. Mani mine misteri" catalogo della mostra personale, Piacenza 2005.
  53. ^ Intervista di M. Gnani in "Arte in Italia 1968-2008. Dieci pittori" a cura di M. Goldin, Silvana Editoriale, 2008
  54. ^ M. Venturosi, "Univoco nell'incertezza" in Corriere dell'Arte - Corriere della Sera 18 Giugno 1976.
  55. ^ Intervista di Marco Panizza in "La Pittura dell'Ignoto" 2009, pag. 63.
  56. ^ "Mario Raciti. Opere 1962-2012" catalogo della mostra a cura di P. Biscottini Milano 2012 pagg. 11-12.
  57. ^ Intervista di M. Panizza in "La Pittura dell'Ignoto" 2009, pag. 63.
  58. ^ S. Crespi sugli scritti di Raciti in " Una immoralità grandiosa e infinitamente delicata" catalogo della mostra personale Gall. La Colomba, Lugano 1991.
  59. ^ M. Raciti in "Sulle tracce di Licini" Ascoli Piceno 2008.
  60. ^ P.G. Castagnoli, presentazione del catalogo della mostra personale alla Gall. la Bussola 1976.
  61. ^ R. Sanesi, presentazione del catalogo della mostra personale allo Studio d'Arte Annunciata, Milano 1981.
  62. ^ G. Marchiori "Il bianco di Raciti" in catalogo della mostra personale alla Gall. Annunciata Milano 1971.
  63. ^ T. Trini in "La Pittura dell' Ignoto" catalogo della mostra personale Pal. Magnani Reggio Emilia, 2009 pag. 80.
  64. ^ Intervista di M. Panizza in "La Pittura dell'Ignoto" 2009 pag. 64.
  65. ^ M. Raciti "Pittura, Pittore" in "Anteprima" a cura di S. Pamiggiani, Pal. Magnani Reggio Emilia 1998.
  66. ^ Intervista di M. Panizza in "La Pittura dell'Ignoto" 2009, pag. 62.
  67. ^ P.G. Castagnoli presentazione del catalogo della mostra personale Gall. La Bussola 1976.
  68. ^ S. Crespi "Una immoralità grandiosa e infinitamente delicata" in catalogo della mostra personale Gall. La Colomba Lugano 1991.
  69. ^ a b c A. Barranco di Valdivieso, Appunti sulla pittura di Mario Raciti, Milano 2017.
  70. ^ Intervista di M. Panizza in "La Pittura dell'Ignoto" 2009, pag. 68.
  71. ^ a b Alberto Barranco di Valdivieso, Appunti sulla pittura di Mario Raciti, Milano 2017.
  72. ^ "Mario Raciti. Opere 1962-2012" catalogo della mostra a cura di P. Biscottini, Milano 2012 pag.10.
  73. ^ A. Barranco di Valdivieso, "La Felicità dell'Oltre. Mario Raciti e il primato della pittura.", Milano 2017, pag. 20
  74. ^ A. Barranco di Valdivieso, "La Felicità dell'Oltre. Mario Raciti e il primato della pittura.", Milano 2017 pagg. 42-48
  75. ^ A. Barranco di Valdivieso, "La Felicità dell'Oltre. Mario Raciti e il primato della pittura.", Milano 2017 pag. 78
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  80. ^ Intervista di M. Gnani in "Arte in Italia 1968-2008. Dieci pittori" a cura di M. Goldin, Silvana Editoriale 2008.
  81. ^ Conversazione tra M. Raciti e G. Strazza in "Mario Raciti. Opere 1962-2012" catalogo della mostra a cura di P. Biscottini, Milano 2012 pagg. 68-69.
  82. ^ Intervista rilasciata a A. Barranco di Valdivieso Maggio 2017.
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