Mario Mieli

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« Spero che la lettura di questo libro favorisca la liberazione del desiderio gay presso coloro che lo reprimono e aiuti quegli omosessuali manifesti, che sono ancora schiavi del sentimento di colpevolezza indotto dalla persecuzione sociale, a liberarsi della falsa colpa »

(Elementi di critica omosessuale, 1977)
Mario Mieli

Mario Mieli (Milano, 21 maggio 1952Milano, 12 marzo 1983) è stato un attivista italiano, teorico degli studi di genere. È considerato uno dei fondatori del movimento omosessuale italiano, nonché uno tra i massimi teorici del pensiero nell'attivismo omosessuale italiano.[1] Legato al marxismo rivoluzionario, è noto soprattutto come eponimo del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e per il suo saggio Elementi di critica omosessuale pubblicato nella sua prima edizione da Einaudi nel 1977.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mario Mieli nacque nel 1952, penultimo dei sette figli di Walter Mieli e di Liderica Salina. Il padre, ebreo e originario di Alessandria d'Egitto, viveva a Milano dalla metà degli anni venti e aveva fondato con successo un'azienda di filati, divenuta in seguito una delle più importanti nella torcitura e nella lavorazione della seta. La madre, milanese, era insegnante di lingue.[2][3]

Sposati dal 1936, durante la seconda guerra mondiale i coniugi Mieli erano sfollati a Lora, frazione di Como. Mario crebbe in questa cittadina, pur mantenendo forti legami con Milano dove il padre continuava a lavorare e a risiedere.[3]

Il giovane Mario si stabilì definitivamente nel capoluogo lombardo quando si iscrisse al liceo classico Giuseppe Parini, raggiunto due anni dopo dalla sorella minore Paola, alla quale fu sempre molto legato. Già in questi anni diede dimostrazione della sua viva intelligenza e palesò le sue tendenze sessuali. Secondo quanto testimoniato dal compagno Milo De Angelis, nel 1969 fondò un circolo di poesia che divenne anche un luogo di incontro per omosessuali. Fu pienamente coinvolto nella contestazione ed evocò questo periodo nel suo romanzo autobiografico Il risveglio dei Faraoni.[3]

A causa della sua miopia fu esonerato dal servizio militare e nel 1971, alla fine del liceo, si trasferì a Londra per perfezionare l'inglese, come già avevano fatto altri suoi famigliari.[3] Qui frequentò il "Gay Liberation Front"[2] venendo a contatto con l'attivismo omosessuale nella sua fase più intensa, subito dopo i moti di Stonewall. Tornato in Italia nel 1971, a soli 19 anni risultò, insieme ad Angelo Pezzana, tra i soci fondatori del celebre Fuori! a Torino, prima associazione italiana del movimento di liberazione omosessuale italiano. Convinto assertore di una rivoluzione gay in chiave marxista,[4] nel 1974 si allontanò dal Fuori! insieme a tutta la cellula milanese dell'associazione, quando questa attuò una federazione con il Partito Radicale.

Nello stesso anno fondò a Milano i Collettivi Omosessuali Milanesi e nel 1976 i Collettivi parteciparono al Festival del proletariato giovanile di Parco Lambro, dove Mieli lanciò dal palco lo slogan Lotta dura, Contronatura!. Si laureò in filosofia morale con una tesi poi pubblicata, con modifiche, da Einaudi nel 1977 con il titolo di Elementi di critica omosessuale e che divenne un fondamento delle teorie di genere in Italia e, in misura minore, all'estero, venendo tradotto e pubblicato in inglese nel 1980 con il titolo Homosexuality and liberation: elements of a gay critique ed in spagnolo con il titolo Elementos de crítica homosexual nel 1979 dall'editrice Anagrama. Elementi fu uno dei testi base dei collettivi autonomi gay.[2]

Mario Mieli fu uno dei primi a contestare apertamente le categorie di genere vestendosi quasi sempre con abiti femminili. Nel frattempo si dedicava al teatro, destando scandalo nella mentalità dell'epoca con opere come lo spettacolo La Traviata Norma. Ovvero: Vaffanculo... ebbene sì! (1976). Dava volutamente scandalo anche per il modo in cui si presentava, utilizzò anche immagini e ruoli per portare avanti la propria battaglia dei diritti individuali inalienabili. Nel corso della sua esistenza, cercò di superare i limiti e si dette a pratiche sempre più estreme, inclusa la coprofagia.

Morì suicida nella sua abitazione di Milano nel 1983 all'età di soli 30 anni, dopo un lungo periodo di depressione. Tra i motivi del suo gesto estremo l'ostruzionismo che il padre, influente industriale milanese, aveva fatto per impedire la pubblicazione della sua ultima opera, Il risveglio dei faraoni.[5][6] A lui è intitolato il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli sorto a Roma nello stesso anno della morte.

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Il transessualismo universale[modifica | modifica wikitesto]

Il pensiero di Mario Mieli consiste nel ritenere che ogni persona è potenzialmente transessuale se non fosse condizionata, fin dall'infanzia, da un certo tipo di società che, attraverso quella che Mieli chiamava "educastrazione", costringe a considerare l'eterosessualità come "normalità" e tutto il resto come perversione. Per transessualità Mieli non intende quello che si intende oggi nella comune accezione del termine, ma l'innata tendenza polimorfa e "perversa" dell'uomo, caratterizzata da una pluralità delle tendenze dell'Eros e da l'ermafroditismo originario e profondo di ogni individuo.[7]

La liberazione omosessuale in chiave marxista[modifica | modifica wikitesto]

Mieli fu tra i primi studiosi ed attivisti del Movimento di Liberazione Omosessuale Italiano, accanto a Ferruccio Castellano, Massimo Consoli, Elio Modugno e Angelo Pezzana. Tutti partivano dalla certezza che la liberazione dall'ancestrale omofobia dovesse fondarsi sulla consapevolezza della propria identità, censurata fin dalla nascita dalla cultura dominante, da loro ritenuta antropologicamente sessuofoba e pervicacemente omofoba.

Da queste basi partivano per abbattere la discriminazione plurisecolare nei confronti di chi non si identificava nella sessualità assiomaticamente definita come naturale e normale. Mieli abbracciò immediatamente il marxismo, cercando di rimodularlo sulle istanze della lotta di liberazione ed emancipazione omosessuale e ritenendo la società capitalista intrinsecamente omofoba.

Rilettura della psicanalisi[modifica | modifica wikitesto]

Negli Elementi di critica omosessuale, Mieli volle rielaborare alcuni degli spunti teorici della teoria della sessualità di Freud, attraverso la lettura che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ne aveva fatto Herbert Marcuse. Marcuse, infatti, in opere come Eros e civiltà (1955) e L'uomo a una dimensione (1964), aveva voluto fondere marxismo e psicanalisi.[8] Fu proprio Freud, infatti, a sostenere che l'orientamento sessuale poteva prendere qualsiasi "direzione", riconducendo "eterosessualità" e "omosessualità" a semplici varianti della sessualità umana in senso lato. Una non escluderebbe l'altra, e anzi, in potenza, tutti saremmo pluri-sessuali, "polimorfi" o, più semplicemente, bi-sessuali.[8]

In base a questa riflessione, Mieli riteneva che si dovesse denunciare come assurda e inconsistente l'opposizione ideologica "eterosessuale" vs "omosessuale", essendo viziato il principio stesso di "mono-sessualità". A questa prospettiva unilaterale, che riteneva incapace di cogliere la natura ambivalente e dinamica della dimensione sessuale, Mieli ha preferito opporre un principio di eros libero, molteplice e polimorfo.[8] Per Mieli era tragicamente ridicola «la stragrande maggioranza delle persone, nelle loro divise mostruose da maschio o da "donna" [...]. Se il travestito appare ridicolo a chi lo incontra, tristemente ridicolissima è per il travestito la nudità di chi gli rida in faccia».

Tim Dean, psicoanalista dell'Università di Buffalo, che redasse l'appendice dell'edizione Feltrinelli di Elementi di critica omosessuale, affermava: «Nel processo politico di ristrutturazione della società (...) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia» e «ridefinisce drasticamente il comunismo descrivendolo come riscoperta dei corpi (...) In questa comunicazione alla Bataille di forme materiali, la corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple con tutti gli esseri della terra, inclusi "i bambini e i nuovi arrivati di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose" annullando "democraticamente" ogni differenza non solo tra gli esseri umani ma anche tra le specie».

A questa rivoluzione sociale sono di ostacolo determinati elementi, ritenuti da Mieli come «pregiudizi di certa canaglia reazionaria» che, trasmessi con l'educazione, hanno la colpa di «trasformare troppo precocemente il bambino in adulto eterosessuale».

Il tema della pedofilia[modifica | modifica wikitesto]

Facendo esplicitamente riferimento a Sigmund Freud,[senza fonte] Mieli affrontò anche il tema della sessualità infantile, per questo andando incontro a forti critiche. I bambini, secondo il pensiero di Mieli, possono "liberarsi" dai pregiudizi sociali e trovare la realizzazione della loro "perversità poliforme" grazie ad adulti consapevoli di quanto sopra asserito:

« Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l'Edipo, o il futuro Edipo, bensì l'essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica.. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una «vita» latente. La pederastia, invece, «è una freccia di libidine scagliata verso il feto» (Francesco Ascoli) »

(Elementi di critica omosessuale, pag. 62, 2002)

Nella nota 88 si legge:

«Per pederastia intendo il desiderio erotico degli adulti per i bambini (di entrambi i sessi) e i rapporti sessuali tra adulti e bambini. Pederastia (in senso proprio) e pedofilia vengono comunemente usati come sinonimi»
(Elementi di critica omosessuale, pag. 62, 2002)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Comune futura (con Francesco Santini), 1974 (pamphlet)
  • Elementi di critica omosessuale, Einaudi, Torino, 1977
  • Homosexuality and liberation: elements of a gay critique, Gay Men's Press, 1980
  • Towards a Gay Communism, pubblicazione pirata, Londra 1980 (pamphlet)
  • Il risveglio dei Faraoni preservato da Marc de' Pasquali e Umberto Pasti, Cooperativa Colibri, Milano 1994
  • Oro, eros e armonia (con Gianpaolo Silvestri e Antonio Veneziani), Edizioni Croce, 2002
  • Elementi di critica omosessuale (a cura di Gianni Rossi Barilli e Paola Mieli), Milano, Feltrinelli, 2002

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • La Traviata Norma. Ovvero: Vaffanculo... ebbene sì!, 1977

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tommaso Giartosio, Perché non possiamo non dirci: letteratura, omosessualità, mondo, Feltrinelli Editore, 2004, ISBN 9788807103681. URL consultato il 19 settembre 2017.
  2. ^ a b c Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli Editore, 1999, ISBN 9788807815591. URL consultato il 19 settembre 2017.
  3. ^ a b c d Laura Schettini, Mario Mieli, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2015. URL consultato il 23 dicembre 2017.
  4. ^ Mario Mieli, Ideologia. Progetto omosessuale rivoluzionario, in Elementi di critica omosessuale
  5. ^ http://www.francobuffoni.it/files/pdf/gp_leonardi_mieli.pdf
  6. ^ Mieli, artista contro la violenza, in La Stampa, 16 marzo 1983. URL consultato il 5 marzo 2012.
  7. ^ Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Einaudi, 1977
  8. ^ a b c Mario Mieli. Elementi di critica omosessuale. Milano, Einaudi, 1977.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Pezzana (a cura di). La politica del corpo. Roma, Savelli, 1976.
  • Elio Modugno. La mistificazione eterosessuale. Milano, Kaos.
  • Stefano Casi. L'omosessualità e il suo doppio: il teatro di Mario Mieli. Rivista di sessuologia (numero speciale L'omosessualità fra identità e desiderio, XVI, 2, aprile-giugno 1992.
  • Francesco Gnerre. L'eroe negato. Milano, Baldini e Castoldi, 2000.
  • Marco Philopat, Lumi di punk: la scena italiana raccontata dai protagonisti, Milano, Agenzia X, 2006.
  • Concetta D'Angeli, Teatro Talento Tenacia... Mario Mieli, in "Atti&Sipari" n. 3, ottobre 2008.

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