Mario Lanfranchi

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Mario Lanfranchi

Mario Lanfranchi (Parma, 30 giugno 1927) è un regista di cinema, teatro e televisione, sceneggiatore, produttore e collezionista d'arte[1] italiano.

Dopo il diploma all'Accademia dei Filodrammatici di Milano, nei primi anni cinquanta, fu chiamato da Sergio Pugliese alla Rai, agli albori della Tv italiana. Fu il primo a portare l'opera lirica sul piccolo schermo, nel 1956, con Madama Butterfly, di Giacomo Puccini, che rivelò al grande pubblico Anna Moffo, allora giovane sconosciuto soprano statunitense, che divenne l'anno seguente sua moglie e dalla quale divorziò nel 1974. Nel 1967 esordì come regista cinematografico, con il film western Sentenza di morte. Vive in una villa cinquecentesca nella frazione di Santa Maria del Piano del comune di Lesignano de' Bagni (Parma).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fin da bambino ha respirato in casa aria di teatro e di musica. Venne tenuto a battesimo da due famosi cantanti dell'epoca, il tenore Francesco Merli e il soprano Mercedes Capsir e, giovanissimo, frequentava celebri cantanti quali Maria Caniglia, Ebe Stignani, Beniamino Gigli e Gino Bechi.

Il padre Guido (1895-1957), appassionato di lirica, era stato presidente della commissione teatrale e poi Sovrintendente del Teatro Regio di Parma[2], successivamente direttore amministrativo de Il Tempo di Milano e di 24 ore, che si unirono poi nella testata Il Sole 24 Ore.

Il padre tentò di contrastare le aspirazioni teatrali del giovane Mario; alla fine il ragazzo si laureò in giurisprudenza, frequentando allo stesso tempo i corsi di recitazione e di regia presso l'Accademia dei Filodrammatici di Milano, dove la famiglia lo aveva trasferito presso amici già dal 1944.

Durante un saggio dell'Accademia fu notato da Gianni Santuccio, che gli propose la regia al Teatro Manzoni (Milano) del suo successivo spettacolo per la compagnia appena formata con Lilla Brignone. Andò molto bene e, a questa, seguirono diverse regie d'opera, essendo nel frattempo avvenuto anche il battesimo nella lirica al Teatro Morlacchi di Perugia per incarico dell'editore-impresario bolognese Carlo Alberto Cappelli.

Prima di affidargli una regia lirica teatrale, Cappelli lo aveva messo alla prova consegnandogli la cura e gli aspetti pratici di un importante progetto concordato coi due famosi impresari Eugene Iskoldoff e Peter Daubeny, cioè la tournée inglese (1952) di una compagnia d'opera italiana appositamente creata per l'occasione, con cantanti del Teatro alla Scala di Milano e grandi nomi come Tito Gobbi e Magda Olivero. "The National Italian Opera Company" debuttò allo Stoll Theatre di Londra, rimase in cartellone per due mesi e per altri due fu portata in giro nelle principali città inglesi.

Gli anni della televisione sperimentale[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1952 fu convocato da Sergio Pugliese, giornalista e drammaturgo, già dirigente EIAR e responsabile dal 1937 dei programmi di prosa, varietà e rivista della radio. Complice la convinzione di Pugliese che la televisione fosse una specie di "radio in movimento", dove tutto assumeva la forma di un cosmico teatro casalingo, con precisi doveri e finalità di promozione culturale e pedagogica[3], al giovane regista furono affidati non solo tutte quelle regie liriche per le quali è più spesso ricordato, ma molti dei più disparati e importanti primi eventi nella storia televisiva, da quelli sportivi a quelli canori o di puro spettacolo, dall'Eurovisione al secondo canale Rai (Rai 2), ai battesimi inaugurali dei nuovi studi televisivi di Torino e Napoli.

Forte dei suoi trascorsi sui palcoscenici, riuscì a convincere il direttore artistico della Rai, il musicologo Ferdinando Ballo, a inserire l'opera lirica nei programmi. Dopo una disastrosa ripresa del 1955 alla Scala (una Norma con Maria Callas: "non si vide quasi nulla, le luci erano insufficienti per le nostre telecamere, e per di più la Callas cantò male"), creò per la Rai il melodramma televisivo, con quella sua già peculiare cifra di regia mista, in questo caso teatrale e cinematografica insieme, che proponeva la musica seria con un linguaggio colto ma all'apparenza facile e alla portata di tutti[4].

Gli spettatori risposero con trasporto, alimentando una prima forma di divismo televisivo di massa, dove i cantanti e le cantanti liriche competevano ad armi pari con le "signorine buonasera", con gli idoli della musica leggera o con i grandi eroi dello sport. In poco più di un lustro diresse una quarantina di opere periodicamente riproposte ancora oggi per la gioia dei melomani.

È noto che proprio la prima delle sue regie liriche lanciò in Italia, e da qui nel mondo, un giovane soprano italo-americano che stava perfezionando gli studi di bel canto a Roma: Anna Moffo. Il debutto sul piccolo schermo nella Madama Butterfly del 1956 la rese celebre in poche ore, dalla sera alla mattina, e segnò l'inizio di un felice sodalizio artistico e matrimoniale durato molti anni.

Nuove esperienze professionali[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni trascorsi a Milano, prima di sposarsi con Anna Moffo, aveva avuto due stabili, importanti legami sentimentali con Renata Tebaldi e con Virginia Zeani, tra gli amici più frequentati c'erano Umberto Eco, Furio Colombo, Luciano Berio, Bruno Maderna, ma una solida amicizia personale lo legava anche a noti personaggi della musica leggera. Il nucleo stabile era formato da Johnny Dorelli, Gorni Kramer, Gigi Cichellero, Alberto Rabagliati e dal grande tenore Giuseppe Di Stefano.

La variegata e complessa matrice culturale di Lanfranchi, la sua sopra citata cifra mista per la quale il critico del Corriere della Sera Giuliano Gramigna coniò poi il termine di "realismo visionario", l'ha portato a esplorare e proporre per primo la formula miscellanea di generi musicali diversi tra loro, dalla lirica ai cantautori genovesi, dal jazz al beat, dai negro spirituals alla poesia, dalla prosa all'operetta, dai concerti misti alla musica leggera.

Per il Teatro La Fenice di Venezia nell'estate del 1955 cura la regia di La traviata, Rigoletto con Isidoro Antonioli ed Aldo Protti e di Madama Butterfly nel Campo Sant'Angelo.

Per il Teatro Verdi (Trieste) nel 1958 cura la regia Pagliacci (opera) e nel Castello di San Giusto di La duchessa di Chicago con Irene Callaway, Sergio Tedesco, Nuto Navarrini ed Anna Campori e di La casta Susanna di Jean Gilbert con Rosy Barsony, Edda Vincenzi, Navarrini ed Elvio Calderoni e nel 1959 La bohème.

Al Teatro La Fenice nel 1959 cura la regia di La bohème con la Moffo e Tullio Serafin e nel 1960 Turandot con Franco Corelli.

All'inizio degli anni '60, dopo aver abbandonato la Rai, si era trasferito a Roma, indubbiamente più comoda per i frequenti spostamenti in Italia e all'estero, suoi e della Moffo. Nel frattempo stava maturando nel regista una vera e propria crisi di rigetto per l'Opera. Al culmine di questa fase aveva da onorare tre contratti già firmati con la Scala, l'Opera di Roma e il Teatro Verdi di Trieste. Per evitare lunghe e penose trattative e potersi dedicare a più stimolanti progetti, si assoggettò persino all'esborso di una onerosa penale.

Altri spettacoli a grande effetto, a volte quasi dei kolossal teatrali, ne ha poi inventati e firmati tanti, basti ricordare Il corteo storico matildico (1955) o Lo sbarco di Garibaldi (1955), quel 1915-1918: la guerra e la vittoria col quale nel 1961 si inaugurò la Rete 2 della Rai, e l'apice della Festa italiana (1966) per il Madison Square Garden.

Nel 1961 gli era stato assegnato il Premio Internazionale Luigi Illica alla sua prima edizione[5].

Con la Rai continuò a collaborare per la realizzazione di numerosi progetti esterni, dei quali era ideatore e spesso anche produttore e regista. Grazie alle sue case di produzione poteva realizzare in maggiore autonomia i progetti che più gli stavano a cuore. Dapprima continuò la già iniziata serie di regie di prosa, con adattamenti televisivi di titoli italiani scelti fuori dal repertorio più frequentato, e un originale televisivo di Franco Enna, Ritorno dall'abisso (1963). Fu poi la volta degli stranieri, inediti in Italia.

Sue, fra altro, per ideazione e produzione, le serie TuttoTotò, riproposta sulle reti nazionali con cadenza quasi annuale, L'Opera in un'ora, una formula poi adottata in vari programmi didascalici della RAI, come pure l'Anna Moffo Show, in cui la cantante figurava come padrona di casa e mattatrice[6] già nel gennaio 1964, tipo di ruolo che l'anno dopo consacrò Mina regina di Studio Uno, e sue le memorabili regie televisive dei già citati grandi spettacoli trasmessi dalla televisione. Nel 1967 girò, a Cinecittà, la seconda serie di Anna Moffo Show. Nei titoli di testa compaiono come direttore della fotografia il poi regista Massimo Dallamano e, come operatore alla macchina, nientemeno che Vittorio Storaro, il futuro cinematografo, come preferiva autodefinirsi precisando che si scrive anche con la luce, pluripremiato con l'Oscar; tra gli ospiti della cantante celebrità internazionali come l'arpista Nicanor Zabaleta e Andrés Segovia, sommo chitarrista di tutti i tempi, Earl "Fatha" Hines, pianista jazz, il grande tenore e attore Ferruccio Tagliavini, e molti altri.

Con già alle spalle La serva padrona del 1958, si cimentò con la produzione e regia cinematografica di film-opera (La traviata, 1966, e alcuni anni più avanti Lucia di Lammermoor, 1971).

Caroselli e regista per la moda[modifica | modifica wikitesto]

Per la Rai esplorò anche il campo della pubblicità, ideando e producendo in società con Sandro Bolchi molti dei Caroselli più noti durante quel periodo. Con la B. L. Vision, dove B.L. sta per Bolchi-Lanfranchi, la Intervision e lo Studio 2D, Mario Lanfranchi ha ideato e prodotto molti dei Caroselli più noti trasmessi durante il decennio 1960-70; citandone solo alcuni tra i più famosi[7]: Ferrero ("Il volto amico”, poi modificato in “Il Gigante Amico” col perfido Jo Condor: "Gigante, pensaci tu!" - sempre per Ferrero la serie a minipuntate di "Cuore" dal romanzo di De Amicis per la regia di Sandro Bolchi), Cirio (“Il paese del sole”), Banca Commerciale Italiana (con Massimo Inardi, medico e musicologo, trionfatore nella finalissima dei campioni del “Rischiatutto” con l'esorbitante somma di 5 milioni e 900 000 lire, la più alta vincita mai realizzata fino ad allora nei quiz europei), Mobil (“I futuribili“: “Immaginare un mondo diverso. Pensare oggi alla realtà degli uomini di domani”, per una delle pochissime regie pubblicitarie di Mario Bava, riproposti persino da Enrico Ghezzi nel 2009).

“La nostra peculiarità stava nell'offrire tutto il pacchetto già pronto, dall'idea alla regia. Il cliente aveva tutto, faceva a meno anche dell'agenzia pubblicitaria. [...] Come regia credo [di averne fatti] soltanto uno o due, perché dirigerli non mi piaceva. [...] La mia regia mi pare di averla fatta con Franca Valeri. Inventavamo anche gli slogan pubblicitari, per conto nostro. Quella volta ne venne uno di successo:“Tempi duri per i troppo buoni!”, e i troppo buoni erano dei biscotti (N.d.R.: Colussi).”[8]

Se i Caroselli realizzati in una decina di anni dalla coppia Lanfranchi/Bolchi non si contano, il campo della moda è, al contrario, quello meno frequentato da Lanfranchi. Soltanto due le incursioni: la prima durante il periodo in Rai, nel 1958, quando gli affidarono la rubrica di costume Vetrine guidata da Elda Lanza.

Roma e il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il trasferimento a Roma a inizio anni sessanta era stato dettato non solo da ragioni logistiche di comodità ma pure dal desiderio del regista di lavorare nel cinema. Nel 1962 produsse l'esordio nel lungometraggio di Gian Vittorio Baldi: Madre ignota – Luciano, una vita bruciata, biografia autentica di un piccolo ladro romano, già soggetto di un precedente corto dello stesso regista (Luciano – via dei Cappellari, 1960). Mentre il fim Accattone (1961) di Pasolini, prodotto dal più potente Alfredo Bini, beneficiava intanto almeno della distribuzione all'estero, Luciano rimase intrappolato nelle maglie della censura religiosa per oltre cinque anni, così si concluse l'avventura del produttore cinematografico Lanfranchi. Fortunatamente quella del produttore televisivo, di Caroselli e altro, prosperava.

Negli studi romani si era nel frattempo affacciato il filone western all'italiana. Nel tentativo di sbloccare l'accesso per altra via, il regista aveva scritto quattro episodi di ambientazione western e, tra un Carosello e l'altro, aveva proposto alla Rai una produzione in appalto. Il progetto western, concepito in modo troppo crudo per una tv destinata alle famiglie, non passò ma subito dopo, nel 1966, la Rai firmò il contratto per la nuova idea dei brevi film di TuttoTotò, e l'anno successivo quello per la produzione e regia della seconda serie di Anna Moffo Show girata a Cinecittà.

Sempre con l'idea fissa del cinema, Lanfranchi aveva nel frattempo rielaborato i quattro episodi western e ne aveva tratto una sceneggiatura. Dopo oltre un lustro di attesa, finalmente riuscì a dirigere il primo film di cui era anche autore.

In realtà avrebbe voluto raccontare altre storie, ma i film di genere si rivelarono la strada più facile[8] per aprire quella porta che restava per lui costantemente chiusa e che non gli fu mai davvero spalancata. Realizzò solo quattro film, tutti col marchio dalla sua particolare ironia fortemente impegnata a raggirare i limiti imposti dai budget minimi. Nell'ordine: un western in odore wagneriano (Sentenza di morte, 1967); poi, in rapida sequenza dopo la separazione dalla moglie, un adattamento da Carolina Invernizio letta in morbosa chiave gotica (Il bacio, 1974); un poliziesco pensato come un western metropolitano (Genova a mano armata, 1976, titolo imposto dal distributore, all'estero è rimasto quello originale voluto dal regista, e cioè L'uomo senza pietà); e infine una storia d'amore borghese spesso ancora catalogata nel filone erotico (La padrona è servita, 1976).

Tutti sono diventati anni dopo dei veri e propri cult o addirittura stracult[9], rivalutati da una certa critica che, su spinta americana, ha ridato il giusto rilievo storico ai cosiddetti B-movie italiani di quel periodo.

Nel mezzo diresse altri due film-opera, La traviata (1968) e Lucia di Lammermoor (1971), entrambi con Anna Moffo, che tuttavia con lui non girò mai film d'altro genere: il regista riteneva che né i propri, né gli altri di cui era stata nel frattempo interprete, si addicessero alle sue reali potenzialità di attrice.

L'ultimo film, Venezia, carnevale, un amore (1981) con Nureyev, Peter Ustinov, Carla Fracci e Charles Aznavour, ha una storia a sé d'origine non strettamente cinematografica, travagliata e sofferta. All'inizio doveva essere un corto, poi un mediometraggio e infine diventò un film per insistenza della Fondazione Venezia Nostra nel quadro della campagna internazionale dell'UNESCO per la salvaguardia di Venezia.

Scrive lo storico Carlo Montanaro che compare nei titoli di testa come aiuto del regista: "La cosa veramente curiosa è che il film costituisce l'unico tentativo di musical fatto a Venezia, se si escludono 'Topette' [N.d.R.: "Top Hat" (Cappello a cilindro), refuso nel titolo nel libro citato], completamente inventato, e 'Tutti dicono I Love You', dove però non ci sono numeri di ballo a Venezia[10]". Il film in Italia è passato solo in Rai, ma è stato distribuito nei circuiti cinematografici di diversi paesi, tra cui America e Giappone, e il relativo ricavato fu devoluto per interventi conservativi. Per riproporlo nella rassegna cinematografica Venezia e le eroine post-romantiche ottocentesche – Venezia Città delle Donne - da Senso a Sissi curata da Gian Piero Brunetta nell'ambito delle manifestazioni per il Carnevale di Venezia 2011, non riuscendo a rintracciare né un positivo in buone condizioni né i negativi, spariti insieme alla vedova del produttore, è stato appositamente rimontato partendo da una copia di lavoro rimasta in mano al regista.

Ritorno al teatro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1955, all'inizio della sua collaborazione con la Rai, aveva curato la regia e la contemporanea ripresa televisiva del primo dei suoi più noti grandi spettacoli, quello del Corteo storico matildico a Quattro Castella, prima celebrazione dell'incoronazione di Matilde di Canossa. Come suo solito, non ne aveva curato solo la regia, l'aveva ideato di tutto punto, compresi i giochi sul campo (il gioco del ponte, la giostra dell'anello, ecc.). Il successo fu tale che la celebrazione è diventata subito un rituale, giunto quest'anno (2012) alla 47ª edizione. La Regina Matilde era impersonata da Maria Fiore; da allora fu tradizione, fino a poco tempo fa, che il mantello regale poggiasse ogni anno sulle diverse spalle delle più belle e note attrici italiane.

Nel 1959 fu la volta di Lo sbarco di Garibaldi a Sesto Calende, oltre 1000 comparse nelle divise dell'epoca impersonavano la battaglia tra i Cacciatori delle Alpi e le truppe austriache, quella che permise al Generale di entrare vittorioso in Lombardia.

Dopo essere fuggito dalla RAI nel 1960 e il trasferimento a Roma, concomitante la crisi di rigetto per l'opera lirica e affini, si ritemprò nel teatro curando per la televisione, da esterno, una serie di adattamenti e regie di prosa ed il primo ciclo di Anna Moffo Show. Purtroppo nelle teche Rai, a meno di altri fortuiti ritrovamenti, sono sopravvissuti soltanto due nastri delle registrazioni teatrali del regista, Arlecchinata e S'egli tornasse, nonché una manciata di secondi dello sceneggiato Ritorno dall'abisso.

Tuttavia già a metà degli anni sessanta si era disamorato. Così, mentre con una mano continuava a ideare e produrre Caroselli, con l'altra inventava quella Festa Italiana che batté nel 1966 il record degli incassi del Madison Square Garden. Sempre nel 1966 tornò al palcoscenico per produrre e dirigere spettacoli di autori di lingua inglese, alcuni testi in prima assoluta, con le compagnie Tieri-Lojodice (Uscirò dalla tua vita in taxi), quindi un nuovo allestimento di Vita col padre (1968) con Rina Morelli e Paolo Stoppa, già interpreti della stessa commedia per Luchino Visconti.

Fra questi due eventi, aveva trovato il tempo per realizzare la seconda serie di Anna Moffo Show (1967).

Nel 1973, quando già era passato da tempo alle regie cinematografiche, diresse Alberto Lionello e Valeria Valeri in L'anatra all'arancia.

In Italia, da ricordare anche l'esperienza a inizio anni '90 con una propria compagnia di giovani, la Compagnia Teatro Proposta di Mario Lanfranchi, con la quale mise in scena tre autori moderni di commedie ironiche o grottesche sul tema dell'eros: Esperienze erotiche a basso livello di Clare McIntyre, già attrice di teatro, cinema e tv, poi rivelatasi scrittrice di vaglia per il teatro; Perversioni sessuali a Chicago (Sexual Perversity in Chicago), un corrosivo testo del regista David Mamet preso come soggetto da Edward Zwick nel 1986 per il film A proposito della notte scorsa... con protagonisti Rob Lowe e Demi Moore; e, infine, due 'commedie nere' del prematuramente scomparso Joe Orton (1933-1967), Delizie funerarie (Funeral Games) e Un criminale alla porta. È una delle esperienze di teatro che il regista ricorda con maggior piacere, non solo per il successo riscosso, ma per l'entusiasmo che animava il lavoro della compagnia.

In quel periodo, tuttavia, già soggiornava a Londra (dal 1980), per creare e seguire le produzioni di grandi musical come Lust e Chitty Chitty Bang Bang o di testi teatrali come 900 Oneonta all'Old Vic di Londra e September Tide al Comedy Theatre con Susannah York, che hanno sbancato per anni consecutivi i botteghini del West End e di Broadway. Il solo Chitty Chitty Bang Bang ha tenuto il cartellone per ben sei anni a Londra e poi ancora a New York.

Rientrato definitivamente in Italia nel 2005, è andato a vivere nella sua villa a Lesignano de' Bagni, dove ha dato vita a un primo evento Villa Lanfranchi apre i cancelli, più appropriato sarebbe stato 'spalanca' i cancelli” visto che l'ingresso era gratuito, divenuto poi, per alcuni anni, una simpatica e affollata consuetudine col titolo Spettacoli in villa, spettacoli misti, come piacciono a lui, di teatro, musica, concerti jazz e rock, ai quali hanno preso parte tanti artisti amici. In queste occasioni, e per altre manifestazioni a scopo culturale, ha rispolverato occasionalmente anche il suo passato di attore o di autore.

Da anni è tornato regolarmente in tv, non più dietro la camera ma come ospite fisso di "Il salotto di Gianni", trasmissione settimanale di musica e intrattenimento su TeleReggio e Mantova TV (condotta da Gian Matteo Sidoli, fuori dai confini regionali più noto come ex tecnico di basket), come anche su altre reti per commemorare eventi di cui è stato protagonista o testimone. Per TV Parma ha registrato tre cicli di trasmissioni, uscite anche in DVD, in cui interpreta le fiabe moderne di Andreina Chiari Branchi. E occasionalmente ripropone al suo pubblico testi e poesie nell'amato dialetto parmigiano.

Regie di film-opera[modifica | modifica wikitesto]

Regie cinematografiche e sceneggiature[modifica | modifica wikitesto]

Spettacoli di prosa[modifica | modifica wikitesto]

Regie e adattamenti per la TV[modifica | modifica wikitesto]

(elenco parziale[12])

Regie e produzioni teatrali[modifica | modifica wikitesto]

(elenco parziale)

Esperienze erotiche a basso livello di Clare McIntyre – con Alessandra Costanzo, Francesca Rossiello, Rosa Genovese.
Perversioni sessuali a Chicago di David Mamet – con Gianni Williams, Stefano Onofri, Marina Marini e Simonetta Giurunda
Criminali dell'eros (Delizie funerarieUn criminale alla porta) di Joe Orton – con Toni Orlandi, Franca Stoppi, Stefano Onofri, Luigi Bonos

Regie di opere liriche e operette[modifica | modifica wikitesto]

Regie liriche[modifica | modifica wikitesto]

(elenco parziale)

Operette[modifica | modifica wikitesto]

(elenco parziale)

Varie e diverse[modifica | modifica wikitesto]

Grandi spettacoli, ideazione e regie[modifica | modifica wikitesto]

(elenco parziale)

  • 1955Corteo storico matildico a Quattro Castella, prima celebrazione dell'incoronazione di Matilde di Canossa, con ideazione di giochi sul campo matildico – ideazione, regia dello spettacolo e delle riprese televisive
  • 1959Lo sbarco di Garibaldi a Sesto Calende, parata celebrativa per il centenario dell'avvenimento – ideazione, regia dello spettacolo e delle riprese televisive
  • 19611915-1918: la guerra e la vittoria, spettacolo composito, prosa e musica, che inaugurò il Secondo canale (Rai2), realizzato al Palasport di Roma per la sua grandiosità – Prima Parte: Quel lungo treno… (concerto di apertura con brani di trincea) – Seconda parte: La trincea (racconto sceneggiato di Giuseppe Dessì) – Terza parte: Tutti quei soldati, documentario realizzato su testi di Pier Antonio Quarantotti Gambini – trasmesso il 4 novembre – ideazione, regia dello spettacolo e delle riprese televisive
  • 1966Festa italiana, spettacolo di folclore regionale italiano, organizzato per il Madison Square Garden di New York (7 ottobre) – ideazione, regia dello spettacolo e delle riprese televisive

Produzioni[modifica | modifica wikitesto]

(elenco parziale)

  • 1962 – Madre ignota (Luciano, una vita bruciata), debutto di Gian Vittorio Baldi nel lungometraggio[13]
  • 1964 – Anna Moffo Show, prima serie (3 puntate con frequenza settimanale) trasmessa dalla Rete Nazionale dal 18 gennaio all'8 febbraio 1964 – ideazione e regia[6]
  • 1966-67 – TuttoTotò, serie di dieci filmati prodotti per conto della Rai e basati sul repertorio teatrale del grande comico. Fu l'ultima fatica dell'attore, poiché morì poco prima che andassero in onda per la prima volta (dal 10 maggio al 6 luglio 1967). Titoli rimasti di questo progetto: Il latitante, Il tuttofare, Il grande maestro, Don Giovannino, La scommessa, Totò Ciak, Totò a Napoli, Totò Ye Ye e Premio Nobelproduzione
  • 1966-67 – Anna Moffo Show seconda serie (4 puntate con frequenza settimanale) trasmessa dalla Rete Nazionale – fu filmata a Cinecittà sia in b/n per la televisione sia a colori per la distribuzione all'estero e in doppio audio, in italiano e in inglese – ideazione, produzione e regia

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1961 – Premio Internazionale Luigi Illica per la lirica
  • 1971 – Premio Malatestiano per la migliore regia. Festival del Film Musicale, Rimini
  • 1972 – Premio per la regia. Festival Internazionale Cinematografico del Melodramma, Gardone Riviera. Teatro del Vittoriale
  • 1975 – Premio La Rosa d'Oro per la regia. Città di Venezia, Premio Internazionale di Cultura, Scienze e Industria
  • 2002 – Cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune di Lesignano de' Bagni, Parma
  • 2004 – S. Ilario d'Oro. Medaglia d'oro, massimo riconoscimento della Città di Parma quale eminente ed eclettica personalità della cultura e dello spettacolo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al regista M. Lanfranchi vengono spesso attribuite interpretazioni anche come attore cinematografico, trattasi però di un caso di omonimia, corretto poi anche su Imdb. L'unica sua apparizione sul grande schermo è un cameo (Il Dottore) nel suo film Genova a mano armata (1976), per evitare alla produzione i danni derivanti dall'improvvisa indisposizione dell'interprete prescelto. Smentita e asserzione del regista a questo proposito sulla lunga intervista di R. Venturelli in Cinema & Generi 2010, Le Mani, 2010, riportata nella bibliografia.
  2. ^ Gazzetta di Parma, 14 ottobre 1958, 4 - Mario Del Monaco. La mia vita e i miei successi. Milano: Rusconi, 1982, pp. 57 e segg.
  3. ^ A. Grasso, 1998, vol. 2, p. 220
  4. ^ Si ricordi che, in quegli anni, il tasso di analfabetismo era ancora alto, tanto che dal 1960 al 1968 andò in onda con frequenza quotidiana la trasmissione "Non è mai troppo tardi", un progetto originale RAI, vero fiore all'occhiello imitato da ben 72 paesi, per insegnare a leggere e scrivere a quanti avevano superato l'età scolare.
  5. ^ Un riconoscimento particolarmente prestigioso, riservato a un ventaglio ristretto di artisti che hanno reso servizi eccezionali al mondo dell'opera, e giunto quest'anno (2011) alla sua XXVII edizione.
  6. ^ a b Archivio Radiocorriere Anno 1964, n. 3 e segg.
  7. ^ Per approfondire: vedi M. Giusti, 1996, 2004, facendo riferimento alle case di produzione.
  8. ^ a b R. Venturelli, 2010.
  9. ^ M. Giusti (2044, 2007), M. Melanco (1970), M.T. Sulla (2003-2004), D.Trono (2004-2005)
  10. ^ Set in Venice, Mondadori Electa, 2009, pp. 76–77
  11. ^ M. Genesi, 2002, p. 340
  12. ^ Rif. Teche Rai per il teatro
  13. ^ Intervista di G.V. Baldi su www.cinecriticaweb.it


Bibliografia e documentari[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio storico del Radiocorriere TV sul sito delle Rai Teche, annate dal 1955 al 1995 per palinsesti e articoli specifici sulle trasmissioni
  • Ciak al Castello. 50 anni di cinema al Castello Odescalchi di Bracciano Catalogo della Mostra (21 giugno 2012 - 6 gennaio 2013), Allemandi & C. (TO), 2012
  • Dieci anni di Televisione in Italia, a cura di Geno Pampaloni, ERI, Edizioni Radiotelevisione Italiana, 1964
  • Dizionario dei Musicisti di Parma, a cura di Gaspare Nello Vetro, Comune di Parma, 2008
  • Io Mario Lanfranchi, testi di Maurizio Schiaretti, a cura del Comune di Lesignano de' Bagni, Parma 2002 - consegnato al regista come regalo-sorpresa in occasione della cerimonia con cui venne insignito della cittadinanza onoraria
  • "Venezia, Carnevale, un amore" in Set in Venice, a cura di Ludovica Damiani, prefazione di Paolo Mereghetti, con saggio di Paolo Montanaro, Mondadori Electa spa, Milano, 2009, pp. 76–77
  • Antonio Bruschini, Federico de Zigno, Western all'italiana. Book 2: The Wild, the Sadist and the Outsiders. Prefazioni di Giulio Questi e Gianni Garko, edizione bilingue italiano/inglese, Glittering Images edizioni d'essai, Firenze, 2001
  • Giovanni Buttafava, Aldo Grasso, La camera lirica. Storia e tendenza della diffusione dell'opera lirica attraverso la televisione, Amici della Scala, Milano, 1986
  • Vanni Buttasi, "Mario Lanfranchi tra gusto e voglia di sperimentare", Gazzetta di Parma, 16 luglio 2013, (In primo piano) p. 29
  • Giorgio Carbone, Leo Pasqua, Dizionario della Tv, SugarCo Edizioni, Carnago (VA), 1992
  • Giulio d'Amicone, Vamos! Il western italiano oltre Leone, Edizioni Falsopiano (AL), 2013, pp. 124–130
  • Mario Genesi, Anna Moffo. Una carriera italo-americana, Litografica Borgonovo V.T. (PC), 2002
  • Marco Giusti, Il grande libro di Carosello, Prima Edizione, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1995; Seconda Edizione, Frassinelli, Milano, 2004
  • Marco Giusti, Dizionario dei film italiani stracult, Frassinelli, Milano, 2004
  • Marco Giusti, Dizionario del western all'italiana, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2007, pp. 463–464, 637
  • Aldo Grasso, Storia della Televisione. La TV italiana dalle origini, Prima Edizione (2 volumi), Garzanti Editore, Milano, 1988
  • Eddy Lovaglio, "Un tè con Mario Lanfranchi", Dossier New Parma, n.6/genn-febbr. 2010, pp. 26–31
  • Matteo Mancini, Spaghetti Western. Volume 2: La proliferazione del genere (anno 1967), Edizioni Il Foglio, Piombino (LI), 2014, pp. 645–649
  • Mirco Melanco, "Venezia nel film di genere, dal 1970 a oggi", in Luci sulla città. Venezia e il Cinema, a cura di Alessandro Faccioli e Gian Piero Brunetta, Marsilio, 2010, pp. 107 & segg.
  • Daniela Muti, "È di scena il Savoir Vivre", Case & Country Class, n.132/sett.2004, pp. 38–47
  • Valeria Ottolenghi, "Tutto Lanfranchi su Wikipedia", Gazzetta di Parma, 19 novembre 2012, p. 5
  • Antonella Pina, "Multimediale e gentiluomo", FILM D.O.C., XVI/n.76/genn.febb. 2008, pp. 11
  • Roberta Reganati Ebnet, "Mario Lanfranchi un regista per tutte le stagioni", Edizioni Santa Croce, Parma, 2014
  • Vittorio Sgarbi, "Chi offre di più? Metto all'asta la mia vita", Europeo, XLI/n.50/14 dic. 1985, pp. 109–110
  • Vittorio Sgarbi, Dell'Italia. Uomini e luoghi, Bompiani, Milano, 2013, pp. 245–252
  • Maria Teresa Sulla, Il ruolo del romanzo d'Appendice nell'attuale sviluppo di nuovi linguaggi all'interno dei contesti massmediali - Da Carolina Invernizio a Mario Lanfranchi. Relatori Prof.ssa Annamaria Cavalli e prof. Roberto Campari, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Parma, Corso di laurea in Scienze della comunicazione scritta e ipertestuale, Anno accademico 2003-2004
  • Emilio Giuseppe Spedicato, Abbiamo amato Puccini, 108 incontri tra un matematico e il mondo della lirica, Aracne Editrice, Roma, 2013, pp. 315–318, 541, 553–558
  • Donatella Trono, Il Cinema Poliziesco 1973-1981, Strategìe di mercato e modelli di genere. Relatore prof. Francesco Pitasso, Tesi di Laurea, Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in D.A.M.S. - Cinema, Anno Accademico 2004-2005. Vasta indagine sul genere, dal punto di vista della produzione e della distribuzione, con un'ampia scheda dedicata a Genova a mano armata come modello atipico, soprattutto per soggetto e sceneggiatura, contiene, a conclusione della tesi, un'interessante intervista col regista.
  • Renato Venturelli, Eroi senza pietà. Intervista a Mario Lanfranchi, in Cinema & Generi 2010, a cura di Renato Venturelli, Le Mani–Microart's Edizioni, Recco (GE), 2010, pp. 112–122 leggibile nel web su
  • Francesco Barilli, Poltrone rosse. Parma e il cinema (2014) - Documentario sui film girati a Parma con interviste ai registi. Presentato alla Mostra di Venezia 2014.
  • Peter Dollinger, Hans-Jürgen Panitz, Denn sie kennen kein Erbarmen - Der Italowestern (2006), documentario. Prod.: Movieman Productions /ARTE in collaborazione con Norddeutscher Rundfunk (NDR) /Bayerischer Rundfunk (BR)/Goethe-Institut
  • Carlo Montanaro, Un ciak a Venezia (1981) - documentario sul backstage di Venezia, Carnevale, un amore, che ha accompagnato la visione del film durante il Carnevale di Venezia 2011 per il ciclo "Venezia e le eroine post-romantiche ottocentesche - Venezia Città delle Donne - da Senso a Sissi" curato da Gian Piero Brunetta

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