Mario Galesi

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Mario Galesi (Macerata, 23 agosto 1966Arezzo, 2 marzo 2003) è stato un terrorista italiano.

Fu un componente di primo piano dell'organizzazione armata di sinistra denominata Nuove Brigate Rosse e partecipò agli omicidi di Massimo D'Antona nel 1999 e di Marco Biagi, nel 2002.

I primi arresti[modifica | modifica wikitesto]

Vissuto perlopiù a Roma, verso la metà degli anni ottanta entra a far parte nel movimento dell'Autonomia capitolina e frequenta il centro sociale "Blitz" di Colli Aniene[1]. Il suo primo arresto risale al 1986 quando, con l'aiuto di quattro complici, stava tentando di aprirsi un varco con delle tronchesi nel recinto dello Stadio Flaminio, per assistere a un concerto di Ray Charles. Catturato dalla Digos di Roma, Galesi viene accusato di partecipazione a banda armata ma, solo due giorni dopo, viene scarcerato per assoluta mancanza di indizi, nonostante il rinvenimento, nell'appartamento di uno dei complici, di materiale esplosivo e armi da fuoco.

Il 16 gennaio del 1997 viene nuovamente arrestato e condannato a quattro anni di carcere per una rapina (le cui modalità fanno pensare all'autofinanziamento) a un ufficio postale di via Radicofani, a Roma, nel quartiere Montesacro dove, assieme ad altri due complici (tra cui Jerome Cruciani, uno dei cinque dello Stadio Flaminio) si fa consegnare la somma di 120 milioni di lire prima di essere catturato, dopo una breve fuga, dai carabinieri del Comando Montesacro.[2]

Con le Nuove BR[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio del 1998, ottenuti gli arresti domiciliari e con un residuo di pena di soli due mesi, Galesi decide misteriosamente (almeno per gli inquirenti di allora) di rendersi irreperibile. In realtà, dietro a quella fuga immotivata, si nasconde la scelta di un passaggio alla clandestinità che verrà alla luce solo in coincidenza con le successive indagini sulla nascita dell'organizzazione armata delle Nuove Br, di cui Galesi può essere considerato come uno degli artefici principali.

Riappare solo il 2 marzo 2003 quando, in un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine sul treno Roma-Firenze, viene gravemente ferito e, trasportato all'ospedale di Arezzo, muore dopo un lungo intervento chirurgico. La sparatoria scaturì a seguito di un'azione di normale controllo a bordo del treno che, in quel momento, era fermo in località Castiglion Fiorentino. Alla richiesta degli agenti della PolFer di mostrare i documenti, Galesi e l'altra brigatista Nadia Desdemona Lioce, temendo di essere scoperti, decidono di impugnare le armi e di aprire il fuoco colpendo a morte il sovrintendente Emanuele Petri[3] e ferendo gravemente il suo collega Bruno Fortunato. Fortunato riuscì a salvarsi, ma rimase molto turbato dall'accaduto, finendo col suicidarsi alcuni anni dopo.[4]

In seguito all'arresto della Lioce e, soprattutto, all'analisi del suo computer palmare gli inquirenti rintracciarono diversi documenti con possibili obiettivi da colpire, risoluzioni strategiche e diverse altre prove che collegavano i due terroristi con la sigla Nuove BR e, di conseguenza, con gli omicidi D'Antona e Biagi.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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