Mario Cavaliere

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Mario Cavaliere (Bojano, 1º gennaio 1936Bojano, 17 febbraio 1996) è stato uno scultore e pittore italiano.

Nasce a Bojano il 15 agosto 1936 da Giuseppe e Felicia Amatuzio. Presto mette in evidenza la sua personalità maturata da una moltitudine di esperienze, passione ed insofferenze, ma ciò che influenzerà la sua arte è il mondo vissuto a contatto con la natura. Amante della cultura classica, cultore delle tradizioni molisane, naturalista antesignano, amico della gente semplice ed intollerante ad ogni forma di perbenismo e formalismo per queste ovvie ragioni nella città lo definivano come un burbero.

Secondo di tre figli maschi, trascorre un'infanzia serena, mettendo in evidenza una forte personalità. Ben presto emergono in lui quelle caratteristiche che diventeranno sempre più prepotentemente il filo conduttore della sua vita: esperienze a trecentosessanta gradi, insofferenza e passione; una personalità tanto forte che lo porterà a vivere intensamente ogni momento della sua esistenza.

La giovinezza vissuta a contatto con la natura ne influenza il comportamento e lo spinge ad approfondire le tematiche relative ad un mondo che lui amerà sempre più profondamente. Permeato di cultura classica, cultore delle tradizioni molisane, naturalista antesignano, amico della gente semplice e critico talvolta spietato del mondo sofisticato e formalista, rifiuta ogni schematismo ed ogni forma di compromesso assumendo spesso posizioni di assoluta intransigenza. Conduce i primi studi con serietà e scrupolo, ma crescendo si allontana sempre più dall'impegno statico arrivando perfino ad abbandonare la scuola mentre frequenta il Liceo Classico Fascitelli di Isernia.

In questa fase della sua vita, l'arte è ancora in uno stadio embrionale; tra i suoi amori figura lo sport attivo che lo vede cimentarsi in varie discipline, soprattutto atletica leggera e calcio, in cui ottiene buoni risultati. Dopo il servizio militare, riprende gli studi conseguendo con ottimi voti la licenza liceale. Profondo conoscitore dell'arte moderna, comincia a frequentare con sempre maggiore continuità gli ambienti artistici di Napoli dove si iscrive alla facoltà di Architettura. Ma la sua crescente insoddisfazione lo spinge a scegliere come sede universitaria Firenze, città più consona al mondo che ambisce avvicinare, scelta che condizionerà in maniera definitiva la sua arte e la sua vita. Inizia la produzione dipingendo e mostrando subito una predilezione per Amedeo Modigliani e Umberto Boccioni.

Da quest'ultimo, Mario trae spunto per sviluppare quel dinamismo plastico fondato sull'impressionismo che "dà la sensazione dell'oggetto piuttosto che la rappresentazione dell'oggetto stesso" . È da ciò che nascerà quella peculiare impronta romantico simbolista che costituirà in seguito il motivo portante della sua produzione. Nella città gigliata si appassiona alla pittura, ma dedica attenzione anche alla scultura del legno. Conosce Susan, giovane americana che di lì a qualche mese diventerà sua moglie. Susan è per lui una persona speciale che lo affascina oltre che per la bellezza, per i modi raffinati e per la buona cultura.Susan è per lui una persona speciale che lo affascina oltre che per la bellezza, per i modi raffinati e per la buona cultura. Ella si rivela per l'artista una figura di grande importanza, fonte di ispirazione e di studio; numerosi i dipinti e le sculture che la rappresenteranno. Si sposano a Bojano nel 1967; l'unione fra i due appare quanto mai felice. Presto, però, il rapporto comincia ad incrinarsi poiché Mario vede la compagna troppo diversa da lui, con esperienze di vita delle quali è estremamente geloso. Susan, invece, apprezza la sua natura di artista, lo spirito caustico, il mondo in cui vive, la famiglia che ha alle spalle. I mesi che seguono al matrimonio sono pieni di problemi, di incomprensioni e di incertezze per il futuro. Susan deve terminare i suoi studi in America e i due pertanto decidono di stabilirsi negli Stati Uniti. Vivono alcuni anni a San Francisco e in altre località della costa occidentale.

In America Mario vive l'esperienza dura dell'emigrato, lavorando in una fonderia. Le lettere che scrive ai fratelli evidenziano in modo inquietante il disagio e la difficoltà di crearsi uno spazio in una terra che lui sente di non amare. Tornato finalmente in Italia, si stabilisce con la moglie a Bologna dove Susan, laureata in Patologia e Restauro del Libro, viene assunta presso la biblioteca americana. Mario invece si iscrive di nuovo alla facoltà di Architettura, intenzionato, questa volta, a portare a termine gli studi. Per mesi fa la spola fra Bologna e Firenze dove frequenta le lezioni, ma la vita stressante e disordinata logora sia il rapporto con la moglie sia il suo spirito. Alla fine di una lunga e sofferta crisi, i due decidono di lasciarsi.Susan torna in America, e nonostante un suo tentativo di riallacciare il legame, il rapporto si chiude definitivamente.

Mario però non riesce a dimenticare (e mai ci riuscirà) il suo grande amore e spesso cerca nell'alcool l'antidoto per alleviare la struggente malinconia che lo pervade. Inizia uno dei momenti più duri della sua vita; tronca con l'università e rientra a Boiano dove, tuttavia, stenta a trovare un equilibrio esistenziale. Ristabilisce un vecchio rapporto che aveva già avuto anni addietro con Maria Pia, una delle poche persone che, in quel periodo, riesce a comprenderne le frustrazioni. Ma la prematura morte della donna, dovuta ad un male incurabile, acuisce in Mario quel senso di tristezza e solitudine che lo assillerà ancora per lunghi mesi. Il dolore affiora e si manifesta in quasi tutte le opere realizzate in questo periodo. L'artista produce una serie di studi, molti dei quali raffiguranti la madre, scomparsa nel 1971. Questa ulteriore prova lo porta a sospendere quasi del tutto l'attività; entra in un profondo stato di depressione che riesce a superare, solo grazie agli amici e all'affetto dei familiari. Si avvicina ancor più alla natura e agli animali; trascorre intere giornate nei boschi del Matese dove il suo spirito riprende vigore e da questo travaglio viene fuori l'artista. Ricomincia a scolpire trovando nel lavoro il mezzo per accettare una realtà che diventa sempre meno soffocante e al tempo stesso fonte di ispirazione.

La fontana di San'Egidio durante una nevicata

Nel dicembre del 1972, dopo mesi di intenso lavoro, viene inaugurato a Boiano il portale laterale dell'antica chiesa di Sant'Erasmo. La porta era stata chiusa a causa dei danni subiti durante l'ultima guerra. I quattro pannelli decorativi scolpiti su noce raffigurano San Martino, Sant'Erasmo, Sant'Egidio e Santa Rita. L'opera, che dà all'autore grande soddisfazione, lo propone all'attenzione di pubblico e critici. Durante un soggiorno a Pescasseroli dove era stata allestita una mostra delle sue opere, nasce l'idea della raccolta "la Fauna Molisana": circa 120 pannelli in terracotta riproducenti gli animali dei boschi del Matese. La serie, di notevole pregio, è stata spesso utilizzata per mostre didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado. Nonostante le richieste, però, l'artista si rifiuta di vendere le formelle: le ritiene troppo importanti per smembrarne l'assieme.

Più in là nel tempo, consentirà la riproduzione in argento solo di alcuni pannelli. Nello stesso periodo, grazie all'influenza ed alla disponibilità di alcuni religiosi, come don Antonio Nuzzi, don Pasquale Pizzardi, don Giovanni Russo, e soprattutto padre Giannicola Jacobacci e padre Vittorio Scardera del Convento Santissima Trinità di Sepino, Mario si accosta gradualmente all'arte sacra. È, questa, la fase di maggiore creatività: realizza in legno ed in pietra lavori che tappezzano molte chiese del Molise. Il convento della Santissima Trinità di Sepino costituisce una vera mostra permanente delle sue opere. Vi si trovano, infatti, due confessionali in noce finemente cesellati e circa 30 tavole in legno dove sono scolpiti i Fioretti di San Francesco. Realizza alcuni interessanti lavori per la Chiesa Madre di Duronia. Di notevole pregio un basamento in legno riproducente da un lato la facciata della chiesa e dall'altro Gesù che sale al Calvario; restaura, inoltre, con molta cura, le statue di San Rocco e Santa Filomena. Successivamente si cimenta anche con il bronzo, e nascono due opere di ottima fattura, il San Francesco che arreda il chiostro del Convento di Sepino e la "Pacchiana" di Boiano. In questo periodo Mario lavora con una certa continuità e sembra aver raggiunto finalmente quell'equilibrio artistico cui ambiva da sempre. Organizza mostre, allaccia rapporti con gli emigranti e nel 1986 si reca a Montreal in Canada dove, per merito di Gianni Colacci, l'amico di sempre, stipula il contratto per la realizzazione di un monumento in bronzo intitolato all'Emigrante. Tornato a Boiano lavora senza tregua per la realizzazione dell'opera. Nonostante le difficoltà incontrate durante la fase di fusione, la statua viene portata a termine e installata nella zona vecchia di Larino nell'estate '87. Da più parti arrivano commissioni per altri monumenti. Fra quelli più significativi, tre lavori in pietra dalle dimensioni notevoli, uno per il Comune di Forchia (BN) alto circa tre metri e raffigurante l'episodio delle "forche caudine", un altro per il Comune di Spinete (CB) in ricordo dei caduti in guerra, un terzo per Campitello Matese - commissionatogli da Carlo Muccilli - in occasione della festa degli Alpini.

La ritrovata serenità gli permette di guardarsi intorno e dedicarsi allo studio dei centri storici di vari paesi molisani, che, secondo lui, con i tratturi, dovrebbero assumere un ruolo strategicamente importante nell'economia del Molise. Con l'amico Goffredo Del Pinto approfondisce anche gli studi sulla ricerca archeologica. Nel frattempo non abbandona la pittura e realizza diversi dipinti che regala o vende per poche manciate di lire così come è nel suo stile. Spesso si reca a Marina di Pietrasanta perché affascinato dagli splendidi marmi e perché un suo estimatore, responsabile di una cava, gli consente di studiarne a fondo le possibilità di lavorazione. Nel 1986 muore il padre, e l'artista rimane a vivere da solo nella casa di via Corte Vecchia. Nel piccolo e grazioso giardino cura il pergolato, accudisce i suoi cani e trascorre intere giornate a scolpire. Quando lavora non distingue la notte dal giorno; gli fanno compagnia il bicchiere di vino e la sigaretta sempre accesa.

Eppure Mario non è solo; mantiene i rapporti con il "vicinato" soprattutto con Sisetta, la persona che lo ha visto crescere e che, dopo la madre, gli è stata più cara. Sisetta lo segue con discrezione e lo "sorveglia" quasi quotidianamente con la scusa di portare il cibo ai cani. Già da tempo è nata in Mario la passione per la cucina e nel giardino di casa spesso si riuniscono amici e familiari per gustare i suoi piatti esotici e tradizionali. Mantiene contatti telefonici ed epistolari con diversi amici del periodo fiorentino, i quali di frequente lo chiamano o gli scrivono perché sentono in lui un vero amico, capace di forti sentimenti, e affetto disinteressato. Sul finire degli anni 80, realizza una notevole quantità di sculture in legno e in argilla che sono oggetto di varie mostre. Produce, inoltre, per la Clinica Villa Esther di Boiano, 14 formelle di terracotta raffiguranti la Via Crucis e scolpisce una bella crocifissione in legno. Agli inizi degli anni 90 Mario torna a lavorare la pietra. Nasce così, dopo un lungo e paziente impegno, la fontana di Sant'Egidio; la piccola vasca dove scende l'acqua è ricoperta da un blocco in pietra i cui manici raffigurano una biscia e una vipera finemente modellate. Nel 1993 realizza il "Monumento alla natura", un enorme masso da cui l'artista "tira fuori" sui vari lati una lontra, il profilo di un uomo (Francesco Iannetta detto Franco Zòò di Bojano) che si trovava lì seduto in posa, uno scoiattolo, e vi incide, sulla parte frontale, un verso del poeta boianese Fiore Velardo. L'originale monumento è esposto a Boiano presso la sorgente del Biferno, in località "Pietre Cadute".

L'anno seguente produce due fra le opere più raffinate e plastiche: un olio su tela che con un gioco ricercato di colori propone un rapace aggressivo e inquietante che si confonde con il cielo, e un basamento in legno riproducente sui lati e sulla parte superiore i suoi soggetti preferiti: gli animali. Il '95 rappresenta l'anno della sofferenza; mentre dedica attenzione a due lavori, una grossa scultura in mogano e un monumentale Padre Pio in bronzo per Benevento (commissionato da Dante D'Onofrio, persona legata a Mario da profondo affetto), avverte difficoltà fisiche che lo costringono ad interrompere l'attività.

Durante l'estate, una lieve ripresa; poi, a fine anno, gli eventi precipitano: il ricovero, l'intervento, ma il male lo stronca il 17 febbraio 1996. La sua scomparsa coglie di sorpresa il paese, lasciando sgomente le persone a lui più vicine e tutti quelli che, prima ancora dell'artista, sentono di aver perso un uomo schietto e leale. Con Mario se ne è andato un piccolo pezzo della storia di Boiano, una storia fatta di creatività e sregolatezza, di semplicità e passione. Lascia oltre seicento opere a testimonianza della sua poliedricità e della sua capacità di cimentarsi con i vari tipi di materiali: pietra, marmo, cemento, bronzo, argilla e legno nella scultura; colori ad olio, acquerello e tempera nella pittura. Nella sua carriera Mario Cavaliere ha esposto i suoi lavori in varie città italiane (Roma, Napoli, Firenze, Bologna, Padova, Milano, Marina di Pietrasanta, Campobasso, Pescasseroli, Benevento, Solopaca, Boiano) e in diverse nazioni europee ed extraeuropee (Canada, U.S.A., Germania, Francia, Svizzera, Belgio). Su molte riviste di settore sono stati scritti lusinghieri giudizi sulla sua arte, così come positivi apprezzamenti sono giunti dai critici che hanno visitato il suo studio e conosciuto le sue opere. Questa biografia viene proposta con l'essenzialità e la semplicità che erano nello stile di Mario pertanto non si dilunga su tanti particolari perché l'artista sosteneva che "non bisogna inquinare una scultura o un dipinto con troppe parole".

  • L'intera biografia è tratta dal libro dedicato all'artista dal nipote Maurizio Cavaliere (Editrice Lampo 1997)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Il legno[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 1972 realizza e consegna il portale laterale dell'antica chiesa di Sant'Erasmo e Martino, sul quale sono presentati quattro pannelli decorativi scolpiti su noce i quali raffigurano San Martino, Sant'Erasmo, Sant'Egidio e Santa Rita. Il convento della Santissima Trinità di Sepino ospita due confessionali in noce finemente cesellati e circa 30 tavole in legno dove sono scolpiti i Fioretti di San Francesco.

L'argilla[modifica | modifica wikitesto]

La fauna molisana è un'opera realizzata con 120 pannelli in terracotta sui quali sono raffigurati gli animali dei boschi del Matese.