Mario Astorri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mario Astorri
Mario Astorri.jpg
Astorri all'Atalanta a fine anni 1940
Nazionalità bandiera Italia
Altezza 178 cm
Peso 73 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex attaccante)
Ritirato 1957
Carriera
Squadre di club1
1939-1941 Mestre 26 (15)
1941-1942 Schio 26 (10)
1942-1943 Ferrara 21 (20)
1943-1944 Venezia 12 (10)
1945-1946 SPAL 19 (11)
1946-1947 Juventus 23 (17)
1947-1949 Atalanta 53 (13)
1949-1953 Napoli 88 (30)
1953-1954 Monza 19 (7)
1955-1957 Cenisia 38 (13)[1]
Carriera da allenatore
1957-1958 Meda
1958-1959 Falck & Arcore
1962 non conosciuta Horsholm
1965-1966 Køge BK
1967 AB
1968 Danimarca Danimarca
1969 Hvidovre
1970 Holbæk
1974 KB
1978 Hellerup
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Mario Astorri (Cadeo, 7 agosto 1920[2]Copenaghen, 3 dicembre 1989[2]) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo attaccante.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Astorri (accosciato, terzo da sinistra) alla SPAL nella stagione 1945-1946

Piacentino di nascita, Astorri cresce calcisticamente a Mestre, dove la famiglia si era trasferita per motivi di lavoro[2]. Esordisce nella Mestrina in Serie C, debuttando nel 1939 nella vittoria per 2-1 contro il Lanerossi Vicenza e segnando un gol. Disputa da titolare la stagione successiva fino a quando chiede di essere ceduto dopo essere stato fischiato dai tifosi per una prestazione deludente[3].

Passa allora allo Schio, sempre in Serie C[3][4] e quindi all'A.C. Ferrara, squadra che aveva da qualche anno sostituito la gloriosa SPAL, segnando 20 reti nel 1943[5] e vincendo la classifica dei marcatori di quel torneo di serie C. È al Venezia nel Campionato di guerra del 1944: nelle fasi iniziali del torneo mette a segno ben nove reti in una sola partita, contro il Rovigo[2], e gioca anche le due partite del girone finale per l'assegnazione dell'effimero scudetto di quell'anno. Rientra a Ferrara nel 1945 e nella squadra estense, che nel frattempo ha ripreso la tradizionale denominazione di SPAL, realizza 11 reti nel campionato di Serie B-C Alta Italia 1945-1946[6].

Juventus[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1946 è alla Juventus, ceduto da Paolo Mazza, che lo aveva acquistato dallo Schio per poche migliaia di lire, per la cifra record di 2 milioni[6][7].

Astorri alla Juventus nella stagione 1946-1947

Con i bianconeri gioca da centravanti, relegando Silvio Piola al ruolo di mezzala[2], e segna 17 reti: sesto miglior cannoniere della stagione, è protagonista delle prime due giornate del campionato in cui la sua squadra vince entrambe le volte per 3-1 con una sua doppietta, il 22 settembre 1946 nel successo esterno contro l'Atalanta e il 29 settembre 1946 nella vittoria casalinga contro l'Alessandria. Mette anche a segno una quaterna alla 17sima giornata, il 19 gennaio 1947 nella vittoria casalinga contro il Venezia per 7-3[8].

Atalanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1947 lascia la Juventus, in contrasto con l'allenatore Renato Cesarini che lo vuole spostare nel ruolo di ala[2]. Passa quindi all'Atalanta con cui inizia il campionato segnando alla prima giornata (il 14 settembre 1947) nella vittoria casalinga contro il Bari per 3-1: il primo gol, all'undicesimo, era stato segnato da Július Korostelev, appena ceduto anch'egli ai bergamaschi. A fine stagione si contano 9 reti, frutto tra l'altro di due doppiette, nella vittoria casalinga contro il Livorno per 3-1 (19sima giornata, disputata il 25 gennaio 1948) e nella vittoria casalinga contro la Lazio per 5-0 (32sima giornata, disputata il 2 maggio 1948)[9]. L'anno successivo segna solo 4 reti, tra cui una doppietta nella vittoria casalinga contro il Novara per 3-1, alla ventesima giornata, disputata il 9 gennaio 1949[10].

Napoli e ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1949 viene ceduto al Napoli, allora in serie B, e contribuisce alla vittoria del campionato e quindi alla promozione segnando 8 reti[11]. Nel campionato successivo (1950-1951) i gol sono 8, tra cui uno nella sconfitta in trasferta contro la Juventus per 3-2 (nona giornata, disputata il 5 novembre 1950)[12], che contribuiscono a dare agli azzurri il sesto posto nella classifica finale della serie A.

Va meglio la stagione successiva, sesto posto finale per la squadra e dodicesimo posto nella classifica cannonieri con 13 reti per lui, frutto anche di una doppietta nella vittoria in trasferta contro il Como per 4-2 (14sima giornata, disputata il 23 dicembre 1951), di un altro gol alla Juventus nella sconfitta in trasferta per 2-1 (nella gara del 30 dicembre 1951, 15sima giornata di campionato), di un'altra doppietta nella vittoria casalinga contro il Torino per 4-0 (28sima giornata, disputata il 6 aprile 1952) e di una terza doppietta nella vittoria casalinga contro il Como per 7-1, alla 33sima giornata, disputata l'11 maggio 1952, in cui segna i due gol nei primi tre minuti di gioco[13].

L'anno successivo perde il posto da titolare, in seguito all'acquisto di Hasse Jeppson, e in tutta la stagione segna solo un gol, tra l'altro inutile, nella sconfitta per 3-2 contro il Novara. Chiude con il calcio professionistico giocando nel Monza in Serie B, dove segna 7 gol in 19 partite[14], e quindi milita per due stagioni nella formazione piemontese del Cenisia, terminando la carriera all'età di 37 anni[2].

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Terminata la carriera di calciatore intraprende immediatamente quella di allenatore. Dopo aver guidato Meda e Falck Arcore[2], nel 1959 si trasferisce in Danimarca, su consiglio del suo ex allenatore Eraldo Monzeglio[2]. Qui pubblica su un quotidiano di Copenaghen un annuncio con cui si offre come allenatore[15], ed esordisce su una panchina danese nel 1962[16] con l'Hørsholm, con cui ottiene la promozione in terza divisione[15]. Nel 1965 passa sulla panchina del Køge BK, con cui ottiene la promozione nella massima serie[16], e vi rimane anche nel successivo campionato. Nel 1967 allena l'Akademisk Boldklub, con cui vince il campionato[15][16].

Nel 1968 guida brevemente la nazionale danese[15], prima di tornare ad allenare i club. Siede sulla panchina dell'Hvidovre IF, con cui, pur disponendo di una formazione rimaneggiata, ottiene il quarto posto nel campionato 1969[16], e in seguito passa all'Holbæk B&I (in seconda divisione)[16] e al Kjøbenhavns Boldklub, con il quale vince il campionato danese 1974[17]. L'ultimo club che allena in Danimarca è l'Hellerup IK, al quale arriva nel 1978, quando la squadra militava nella seconda divisione danese, sostituendo Tom Søndergaard[18].

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Rimasto in Danimarca, collabora con una ditta danese di prodotti sportivi occupandosi della distribuzione italiana[2]. All'inizio degli anni 1980, inoltre, segnala al suo ex compagno di squadra Giampiero Boniperti il giovane talento danese Michael Laudrup[2].

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Napoli: 1949-1950

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

AB: 1967
KB: 1974

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Statistiche Carrierecalciatori.it
  2. ^ a b c d e f g h i j k È morto Astorri, giramondo del calcio, Libertà, 5 dicembre 1989, pag.20
  3. ^ a b ArchivioMestre (JPG), archivioacmestre.altervista.org. URL consultato il 9 luglio 2010.
  4. ^ Agendina del calcio Barlassina 1941-1942, pag. 122
  5. ^ Fontanelli, Negri, pp.109-110
  6. ^ a b Fontanelli, Negri, p.113
  7. ^ Nostalgicacalcio, nostalgicacalcio.it. URL consultato l'8 luglio 2010.
  8. ^ Tabellini rsssf.com
  9. ^ Tabellini rsssf.com
  10. ^ Tabellini rsssf.com
  11. ^ Areanapoli, areanapoli.it. URL consultato l'8 luglio 2010.
  12. ^ Tabellini rsssf.com
  13. ^ Tabellini rsssf.com
  14. ^ "Almanacco illustrato del calcio", Edizioni del Calcio Illustrato/Rizzoli Milano 1947 e 1992
  15. ^ a b c d P.Gentilotti, G.Rubini, Dal Farnese a Barriera Genova, ed.Libertà, vol.3, pag.125
  16. ^ a b c d e Astorri, mago del calcio in Danimarca, La Stampa, 5 dicembre 1969, pag.21
  17. ^ Tabellini rsssf.com
  18. ^ (DA) HIK Historie 1950-2000 www.hik.dk

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vladimiro Caminiti, Juventus Juventus. Dizionario storico romantico dei bianconeri, Milano, Edizioni Elle, 1977, p. 37.
  • Carlo Fontanelli, Paolo Negri, Il calcio a Ferrara, GEO Edizioni, 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Dario Marchetti (a cura di), Mario Astorri, su Enciclopediadelcalcio.it, 2011.