Marija Alëchina

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Marija Alëchina
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NazionalitàRussia Russia
GruppiPussy Riot
Sito ufficiale

Marija Vladimirovna Alëchina (in russo: Мари́я Влади́мировна Алёхина?, traslitterazione anglosassone Maria Alyokhina[1]; 6 giugno 1988) è una cantante e attivista russa, membro del gruppo punk femminista Pussy Riot.

Fondatrice (insieme a Nadežda Tolokonnikova) dell'organizzazione per la tutela dei diritti dei prigionieri Zona Prava e dei media di Internet Mediazona, nonché ex membro del gruppo Vojna.

La Alëchina ha ottenuto la fama mondiale a causa di un procedimento penale per aver inscenato una sorta di preghiera punk "Madre di Dio, manda via Putin!", il 21 febbraio 2012, nella Cattedrale di Cristo Salvatore. Per la sua partecipazione a quest'azione di protesta è stata arrestata e condannata ad una pena detentiva di 2 anni con l’accusa di "teppismo e istigazione all'odio religioso".[2]

Amnesty International, a causa della "gravità della reazione del governo russo", l'ha definita prigioniero di coscienza. Infatti, ha trascorso 1 anno e 9 mesi nella colonia penale. Dopo essere stata rilasciata, Alëchina si è dedicata all'attività per i diritti umani.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata il 6 giugno 1988 a Mosca, Marija è stata cresciuta da sua madre ed ha visto per la prima volta suo padre all'età di 21 anni.

Nel 2006 ha dato alla luce suo figlio Filipp.

Dal dicembre 2008, Alëchina ha avuto esperienze di attivismo ambientalista con Greenpeace Russia per salvare la riserva Bol'šoj Utriš, negli anni 2009-2010 per la protezione del lago Bajkal e della foresta di Chimki. È stata una volontaria attiva sia del movimento giovanile russo Danilovcy, incentrato sull'aiuto di bambini e adulti e sia all'ospedale psichiatrico per bambini a Mosca.

Marija Alëchina è anche una poetessa ed ha partecipato ai corsi di letteratura di Dmitrij Vedenjapin e Andrej Kubrick. Al momento dell'arresto era una studentessa del quarto anno dell'Istituto di giornalismo e di scrittura creativa a Mosca.

Il caso Pussy Riot ed il procedimento penale[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 febbraio 2012 nella cattedrale di Cristo Salvatore Alëchina, Nadežda Tolokonnikova, Ekaterina Samucevič ed altre due partecipanti anonime del gruppo Pussy Riot hanno tentato di eseguire una canzone denominata dal gruppo "Preghiera punk" "Madre di Dio, manda via Putin!". Le riprese dell'esibizione sono state poi usate per creare un videoclip della performance su YouTube. Contro di loro è stato avviato un procedimento penale con l'accusa di vandalismo, nell'agosto dello stesso anno Alëchina e Tolokonnikova sono state condannate a due anni in una colonia penale.

Nella sua ultima dichiarazione riguardo il caso Pussy Riot Alëchina ha detto:[3]

«Per me questo processo ha solo lo status di un "cosiddetto" processo. Io non ho paura di voi. Non ho paura delle bugie e della finzione, della frode sottilmente camuffata nel verdetto di questo cosiddetto tribunale. Perché voi potete privarmi solamente della mia libertà. E questo è esattamente ciò che succede ora in Russia. Ma nessuno può togliermi la mia libertà interiore.»

Nel dicembre 2012 Alëchina, che faceva parte dei membri condannati del gruppo Pussy Riot, è entrata nella lista delle persone più di successo dell'anno secondo il portale di notizie americano Business Insider, dove il gruppo si è classificato al 15º posto su 20. Il 23 dicembre 2013 Alëchina, così come Tolokonnikova, è stata rilasciata due mesi prima della scadenza del periodo iniziale di reclusione (marzo 2014).[4]

In futuro, Alëchina e Tolokonnikova intendono impegnarsi nella protezione dei diritti dei prigionieri. Dopo la loro liberazione, si sono incontrate per la prima volta a Krasnojarsk per discutere del progetto congiunto sui diritti umani Zona Prava, la cui essenza è stata poi raccontata in una conferenza stampa speciale a Mosca.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN305445266 · ISNI (EN0000 0004 2051 4164 · LCCN (ENn2013070302 · GND (DE1089933037 · WorldCat Identities (ENn2013-070302
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