Marie-Joseph Chénier

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Immagine dall'opera Histoire des journaux et des journalistes de la révolution française di Léonard Gallois, Parigi, 1846

Marie-Joseph Blaise de Chénier (Costantinopoli, 28 agosto 1764Parigi, 10 gennaio 1811) è stato un poeta, drammaturgo e politico francese.

Era fratello minore di André Chénier. Compose il testo dell'inno rivoluzionario Le chant du départ. Fu membro della Convenzione, del Consiglio dei Cinquecento e del Tribunato.

Vita e opere[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Costantinopoli, fu il quarto figlio di Louis Chénier, console francese presso la città turca e di Elisabeth Santi-Lomaca[1]. si trasferì e crebbe a Carcassonne. Intraprese gli studi a Parigi presso il Collège de Navarre. Entrato nell'esercito come cadetto a soli diciassette anni, trascorse due anni presso il reggimento dei dragoni di Lescure nella guarnigione di Niort. A diciannove anni decise di voler intraprendere la carriera letteraria e scrisse il suo primo dramma in due atti dal titolo Azémire, che venne rappresentato nel 1786, prima al Théâtre-Français e poi presso il teatro di corte a Fontainebleau. L'opera non ebbe successo così come la successiva commedia Edgar, ou le page supposé, che andò in scena nel 1785.
La sua notorietà giunse con la terza opera, la tragedia Charles IX, ou la Saint-Barthélemy, successivamente intitolata Charles IX, ou l'école des rois, prodotta nel 1789 ma censurata dalla censura per i suoi contenuti dalla valenza fortemente politica. Per difendere quest'opera l'autore scrisse alcuni pamphlets, tra i quali Dénonciation des inquisiteurs de la pensée e De la Liberté du Théâtre en France, scritti e pubblicati entrambi nel 1789 e grazie ai quali ottenne il permesso di rappresentare il suo dramma.
Grazie anche all'enorme aspettativa suscitata nel pubblico, la prima del Charles IX, che venne rappresentata il 4 novembre 1789, fu un successo clamoroso, anche grazie alla magistrale interpretazione di François-Joseph Talma nel ruolo di Carlo IX di Francia. Secondo la testimonianza diretta del politico e letterato Charles-Élie de Ferrières, il pubblico abbandonò il teatro ivre de vengeance et du tourment d'un soir de sang (ebbro di spirito di vendetta e di tormento per una serata piena di sangue). Come conseguenza del successo della rappresentazione e del suo effetto sul pubblico di quest'opera, la celebre compagnia teatrale della Comédie-Française si divise in due ed il gruppo des patriotes ovvero anti-realisti, guidato da François-Joseph Talma, si trasferì in rue de Richelieu dove fondò un nuovo teatro presso il Palais-Royal con il nome di Théâtre Français de la rue de Richelieu.
Nel 1791 la compagnia di Talma rappresentò la nuova opera teatrale di Chénier, dal titolo Henri VIII, generalmente riconosciuto come il capolavoro dell'autore, quest'opera, come la successiva tragedia in cinque atti, dal titolo Jean Calas, ou l'école des juges e rappresentata nello stesso anno, furono salutati dal pubblico con entusiasmo. L'anno successivo fu la volta della tragedia Caius Graccus, che, nonostante inneggiasse con toni molto accessi alla Rivoluzione Francese, fu sottoposto a censura per volere del deputato montagnardo Antoine Louis Albitte, il quale aveva ravvisato nella frase del dramma - "Des lois et non du sang" (le leggi e non il sangue) - un chiaro ed indubbio riferimento critico contro il nuovo regime rivoluzionario. Esito ancor peggiore ebbe il dramma rappresentato l'anno successivo, Fenelon, il quale, dopo poche repliche, venne fatto interrompere. Stessa sorte, infine, per il dramma Timoléon del 1793, nonostante la collaborazione musicale di Étienne Nicolas Méhul, il quale fu osteggiato dal regime rivoluzionario dal momento che sembrava criticare aspramente la persona di Robespierre nel personaggio di Timofane, spregiudicato ed ambizioso, che viene incoronato dai suoi amici nel bel mezzo di un'assemblea popolare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.napoleon.org/en/history-of-the-two-empires/biographies/chenier-marie-joseph-blaise-de/

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Predecessore Seggio 19 dell'Académie française Successore
Jean-Jacques Barthélemy 1803 - 1811 François-René de Chateaubriand
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