Maria Storni Trevisan

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Maria Luigia Storni Trevisan

Maria Luigia Storni Trevisan (Padova, 9 luglio 1865Roma, 5 febbraio 1919) è stata una scrittrice italiana.

Maria Storni Trevisan anno 1912

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Giovanni Battista Storni e di Augusta Polon, non conobbe mai la madre, morta circa quattro mesi dopo la sua nascita. A ventun anni sposò il conte Ettore Alessandro Trevisan e si trasferì con lui a Venezia[1] dove ebbe due figli: Augusta (1887-1952) e Giovanbattista (1889-1890).

L'arte della scrittura[modifica | modifica wikitesto]

Lasciata nel 1896 dal marito, che andò a vivere nella propria villa di Mason Vicentino[2] con Emma Acerboni, si dedicò all'educazione della figlia, a opere di beneficenza e all'arte della scrittura. Nel 1900, a seguito dell'assassinio del re d'Italia Umberto I per mano dell'anarchico Gaetano Bresci, pubblicò i versi

  • Umberto I. 29 luglio 1900, Venezia, Ferrari, 1900.[3]

Successivamente, nel dicembre del 1900, terminò di scrivere il breve saggio

  • Nel primo centenario di Domenico Cimarosa: 1801-1901, Venezia, successore Melchiorre Fontana, 1900 e 1901.

Questa ricerca, seppur carente nella parte critica, si basa sulle «migliori fonti» disponibili all'epoca[4] ed è una delle prime e più corrette sulla figura del celebre musicista Domenico Cimarosa; non a caso è tuttora utilizzata come fonte in diversi volumi di area musicologica e in varie ricerche sul compositore napoletano e sulla sua opera.[5]

Di una sua possibile attività giornalistica si conosce solo l'articolo

Maria Storni Trevisan - Foto anno 1912

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di aprile del 1918 si stabilì a Mogliano Veneto, si ritira in villa Rigamonti di Campocroce, all'epoca appartenente all'imprenditore Osvaldo Rigamonti dove rimane fino al novembre 1918.

Muore a Roma il 5 febbraio 1919 all'età di 54 anni, affetta da un morbo incurabile

Nel quotidiano "Gazzetta di Venezia", a seguito della sua morte, troviamo alcuni giorni più tardi le seguenti pubblicazioni:

Un Annuncio:

Colpita da morbo crudele il 5 corrente è mancata ai vivi a soli 53 anni la Contessa Maria Storni Trevisan – Dama della Croce Rossa – I parenti ne danno il triste annunzio. 20 Febbraio 1919

Un necrologio:

La Contessa Maria Storni Trevisan

È morta in Roma, colpita da terribile morbo, la Contessa Maria Storni Trevisan, donna d'alto intelletto e di grande bontà. È stata infermiera volontaria della Croce Rossa all'Ospedale Marco Foscarini (ospedale militare all'ex liceo classico più antico e più famoso di Venezia) e poi all'Albergo Danieli, dove lasciò Grato ricordo della nobiltà del suo animo e della sua capacità.

Ritiratasi, per ragioni di salute, nella villa Costantini in Campocroce, vi rimase anche dopo le tristi giornate di ottobre '17 fino al novembre scorso, infondendo coraggio e fede nella fortuna delle nostre armi a tutti gli agricoltori di quella borgata.

Creò un'ambulanza alla quale accorrevano militari e contadini del luogo, si prodigò in mille modi a favore degli umili che la circondavano di venerazione.

Lascia un largo rimpianto fra quanti ebbero la fortuna di conoscerla e di apprezzare le sue doti di mente e di cuore.

La sua salma è tumulata a Roma nel Cimitero del Verano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il matrimonio fu celebrato il 7 marzo 1886 nella chiesa di Santa Sofia a Padova, come documenta il registro anagrafico di Venezia per il 1860 su cui è annotato: «Immigrata da Padova per matrimonio ivi celebrato il 7/3/1886». Il nobile Ettore Alessandro Trevisan, seppur di ascendenza patavina (i cosiddetti "Trevisan di San Bernardino"), era tuttavia veneziano sia di nascita (vi era nato il 30 novembre 1860) che di residenza (abitava nella parrocchia di Santa Maria Formosa, dove continuò a dimorare anche dopo il matrimonio).
  2. ^ Cfr. la scheda relativa alla "Villa Angaran delle Stelle, Grimani, Trevisan, Seganfredo, Cattaneo" sul Catalogo Ville dell'Istituto Regionale Ville Venete.
  3. ^ Una copia della pubblicazione è conservata nella biblioteca di Casa Carducci, a Bologna; cfr. la scheda dell'opuscolo sull'OPAC SBN.
  4. ^ Cfr. la breve recensione (forse di Oscar Chilesotti) apparsa sulla trimestrale Rivista musicale italiana, Torino, Fratelli Bocca, 1901, vol. 8º, p. 215 (solo parzialmente consultabile su Google Libri; integrale, ma con numerosi errori di trascrizione digitale, su Internet Archive).
  5. ^ Fra le tante, si segnalano: Maria Tibaldi Chiesa, Cimarosa e il suo tempo, Milano, Garzanti, 1939, pp. 93-94 e 319 (solo parzialmente consultabile su Google Libri); Silvio D'Amico (a cura di), Enciclopedia dello Spettacolo, Roma, Le Maschere, 1962, p. 772 (solo parzialmente consultabile su Google Libri); Roberto Iovino, Domenico Cimarosa, operista napoletano, Milano, Camunia, 1992, p. 244, ISBN 88-7767-124-6 (solo parzialmente consultabile su Google Libri); (EN) Nick Rossi e Talmage Fauntleroy, Domenico Cimarosa. His life and his operas, Westport (CT), Greenwood Press, 1999, pp. VIII, 140-142, 163 e 209, ISBN 0-313-30112-3 (solo parzialmente consultabile su Google Libri); Ivano Cavallini (a cura di), Oscar Chilesotti: la musica antica e la musicologia storica, Venezia, Fondazione Levi, 2000, p. 242, ISBN 88-7552-023-2 (solo parzialmente consultabile su Google Libri); AA. VV., "Domenico Cimarosa, L'Olimpiade", supplemento al notiziario La Fenice, dicembre 2001, pp. 89-90 (consultabile on line).
  6. ^ Cfr. la rivista di scienze, lettere ed arti Ateneo Veneto, 1906, p. 192.