Maria Gabriella Sagheddu

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Beata Maria Gabriella Sagheddu

Trappista

Nascita 17 marzo 1914
Morte 23 aprile 1939
Venerata da Chiesa cattolica
Beatificazione 1983 da Papa Giovanni Paolo II

Maria Gabriella Sagheddu (Dorgali, 17 marzo 191423 aprile 1939) è stata una religiosa italiana, venerata come beata della Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La beata Maria Gabriella Sagheddu nacque da Marcantonio e Caterina Cucca, quinta di otto figli, e venne battezzata con il nome di "Maria", ma veniva chiamata Maù.

Il padre era un pastore di pecore alle dipendenze, morì insieme ad uno dei suoi otto figli a causa della spagnola a soli cinquant'anni nel 1919, due fratellini erano morti poco dopo la nascita. La madre, rimasta vedova con cinque bambini, con immensi sacrifici e con l'aiuto dei buoni vicini riuscì a superare il difficile momento poi i più grandicelli cominciarono a lavorare due pezzi di terreno lasciati dal babbo. Si distinse a scuola soprattutto per la matematica; le piaceva leggere ed aveva una gran sete di conoscenza, ma non poté andare oltre la sesta elementare allora esistente in paese. Amava qualsiasi tipo di onesto lavoro a casa o in campagna ed aveva un carattere forte, indipendente ed anche un po' ribelle. Le sue pratiche religiose erano limitate all'essenziale, la messa la domenica e qualche preghiera in famiglia. Quando la mamma le diceva di andare in chiesa alle funzioni serali, rispondeva: Andateci Voi. Non era iscritta ad alcun'associazione religiosa. Invitata più volte ad iscriversi all'Azione Cattolica, rispondeva: "Non ne ho voglia". Questa la sua adolescenza fino a 17 anni.

La giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Verso i diciotto anni cambiò completamente, si corresse di tutti i suoi difetti, dicono quelli che la conobbero e cominciò a darsi all'orazione. Un giorno si presentò spontaneamente alla presidente dell'Azione Cattolica e con sorpresa della stessa, visti i tanti rifiuti precedenti, le chiese di entrare a far parte dell'associazione. Da quel giorno si dedicò a tutte le attività dell'associazione, divenne catechista dei bambini in chiesa e la sua vita spirituale fu caratterizzata da Messa e Comunioni frequenti, visite al Santissimo Sacramento, rosario e devozioni alla Madonna, confessione settimanale.

Rifiutò diverse offerte di matrimonio, Maù probabilmente era già orientata ad una totale offerta di sé a Dio. Nel frattempo due sue compagne, Margherita Marras e Maddalena Fancello erano partite, a breve distanza di tempo, per la trappa di Grottaferrata, e Maù, su consiglio del suo confessore, le seguì a fine settembre del 1935. Maù di Dorgali, divenne suor Maria Gabriella. Partì dal suo paese con il proposito di morire al mondo, di darsi senza riserve a Dio, e trovò l'ambiente che aveva desiderato: penitenza, preghiera, lavoro. Si imbatté in due anime apostoliche: l'abadessa madre Maria Pia (Maria Teresa Gullini) di Roma, e la maestra delle novizie, madre Tecla (Ida Fontana), due donne con un forte spirito missionario ed apostolico.

Professione religiosa[modifica | modifica sorgente]

La professione religiosa di Maù di Dorgali fu pronunciata il 31 ottobre 1937, il rito si svolse in chiesa, era il giorno della festa di Cristo Re:

«O Gesù, io mi offro a Te in unione con il Tuo Sacrificio e, sebbene sia indegna e da nulla, spero fermamente che il divin Padre guardi con occhi di compiacenza la mia piccola offerta, perché io sono unita a Te».

Aggiunse rivolta a Gesù: «Ora fa tutto quello che vuoi», questa frase nascondeva il suo desiderio di offrirsi vittima per l'Unità della Chiesa. L'offerta avvenne nell'intimo del suo cuore, in un momento di totale solitudine. Poi dirà: «Mi sono offerta intieramente». Non conoscendo storicamente il problema delle separazioni della Chiesa, né dell'ecumenismo, alcuni pensano che questa vocazione ad offrirsi vittima per l'unità della Chiesa sia un'ispirazione celeste. Giovane di 23 anni, fino ad allora sanissima e piena di vita, da quel momento viene attaccata dal morbo dell'etisia che in quindici mesi la condurrà al sepolcro dopo tante sofferenze che lei chiama «il mio tesoro». «Mi sono offerta intieramente» usava dire e «non ritiro la parola. Oh com'è buono il Signore.....voglio amarlo per quelli che non l'amano.....Gesù ti supplico di offrirmi con te».

Morì il 23 aprile 1939, domenica del "Buon Pastore".

Il culto[modifica | modifica sorgente]

È stata beatificata da papa Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 nella basilica di San Paolo fuori le mura, a conclusione delle preghiere annuali per l'Unità dei Cristiani. Il suo corpo è custodito nel monastero delle trappiste a Vitorchiano, dove sono state trasferite da Grottaferrata nel 1957. Il 22 aprile 2001 è stata fondata a Vitorchiano la Fraternità Maria Gabriella, un movimento di preghiera di carattere internazionale a favore dell'unità della Chiesa.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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