Margrethe Vestager

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Margrethe Vestager
Vestager 520 2012-04-16.jpg

Commissario europeo per la concorrenza
In carica
Inizio mandato 1º novembre 2014
Presidente Jean-Claude Juncker
Predecessore Joaquín Almunia

Vice Primo Ministro della Danimarca
Durata mandato 3 ottobre 2011 –
2 settembre 2014
Capo del governo Helle Thorning-Schmidt
Predecessore Lars Barfoed
Successore Morten Østergaard

Ministro dell'Economia e dell'Interno
Durata mandato 3 ottobre 2011 –
2 settembre 2014
Capo del governo Helle Thorning-Schmidt
Predecessore Brian Mikkelsen (Economia)
Bertel Haarder (Interno)
Successore Morten Østergaard

Ministro dell'Educazione
Durata mandato 23 marzo 1998 –
27 novembre 2001
Capo del governo Poul Nyrup Rasmussen
Predecessore Ole Vig Jensen
Successore Ulla Tørnæs

Ministro degli Affari Ecclesiastici
Durata mandato 23 marzo 1998 –
21 dicembre 2000
Capo del governo Poul Nyrup Rasmussen
Predecessore Ole Vig Jensen
Successore Johannes Lebech

Presidente del Partito Social-Liberale
Durata mandato 1993 –
1997
Predecessore Grethe Erichsen
Successore Johannes Lebech

Leader del Partito Social-Liberale nel Folketing
Durata mandato 2007 –
2011
Predecessore Marianne Jelved
Successore Marianne Jelved

Leader del Partito Social-Liberale
Durata mandato 2007 –
2014
Predecessore Marianne Jelved
Successore Morten Østergaard

Dati generali
Partito politico Sinistra Radicale
Università Università di Copenaghen

Margrethe Vestager (Glostrup, 13 aprile 1968) è una politica danese della Sinistra Radicale, o Radikale Venstre, un partito social-liberale di centro, membro nel Parlamento Europeo del gruppo dei Liberaldemocratici (Alde). Dal 2014 è Commissario europeo per la concorrenza..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di ministri luterani, Hans Vestager e Bodil Hjo, e iscritta alla Vardervpper Secondary School nel 1992, ha studiato all'università di Copenaghen, laureandosi in economia nel 1997. Già all'età di 21 anni è in politica: entra nel consiglio centrale e nel comitato esecutivo del partito. Membro del Folketing dal 20 novembre 2001, il 15 giugno 2007 è eletta capogruppo del partito. Il 3 ottobre 2011 è nominata Vice Primo Ministro e Ministro dell'economia e dell'interno nel governo presieduto da Helle Thorning-Schmidt.

Il 31 agosto 2014, designata dal governo danese come commissario europeo della Danimarca, è nominata commissario per la concorrenza nella Commissione Juncker. Come il suo predecessore, Joaquín Almunia, da allora Vestager si è concentrata su casi di aiuti di Stato.[1]

Nel giro di pochi mesi muove con maggior decisione rispetto ai suoi predecessori accuse antitrust contro Google[1][2][3] (indagine già aperta nel 2010 da Almunia) decidendo una multa di 2,3 miliardi per abuso della propria forza di mercato e poi anche per come userebbe Android, il sistema operativo mobile, per tagliare fuori altri motori di ricerca. Avvia indagini sugli affari fiscali di Fiat, Starbucks, Amazon[2] (richiesta di versare in Lussemburgo tasse per 250 milioni), e Facebook (multa di 110 milioni per avere ingannato Bruxelles nell'acquisto di WhatsApp).[4] Nel 2014 avvia anche un procedimento nei confronti di Gazprom,[5] uno dei principali fornitori di gas in Europa, in merito alle accuse di violazione delle norme antitrust dell'UE creando ostacoli artificiali agli scambi con otto paesi europei: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Bulgaria.

Nel gennaio 2015 Vestager ha ordinato a Cyprus Airways di rimborsare oltre 65 milioni di euro di aiuti di Stato illegali ricevuti nel 2012 e 2013 come parte di un pacchetto di ristrutturazione; di conseguenza, Cipro ha sospeso le operazioni presso la sua compagnia di bandiera, causando perdite di 550 posti di lavoro. Il 29 agosto 2016, dopo un'indagine dell'UE durata due anni, Vestager ha annunciato che Apple Inc ha ricevuto indebiti benefici fiscali dall'Irlanda. La Commissione ha ordinato alla Apple di rimborsare 13 miliardi di euro, più gli interessi, in imposte non pagate all'Irlanda per il periodo 2004-2014. Dopo molta resistenza,[2] la Apple ha dichiarato che nel 2018 pagherà per chiudere il caso.

Nel marzo 2017 annuncia il no della Commissione europea alla fusione tra la Borsa di Francoforte (Deutsche Börse) e la Borsa di Londra (London Stock Exchange).[6] Nel luglio 2017 una multa di 2,7 miliardi di dollari contro Alphabet (precedentemente Google) è stata decisa sulla base della richiesta della Commissione Europea secondo cui Google avrebbe violato le norme antitrust. Questa multa è stata successivamente impugnata. Nell'ottobre 2017 Vestager ha ordinato ad Amazon di pagare € 250 milioni di tasse arretrate e, nel gennaio 2018, sotto la sua guida, la Commissione Europea ha multato Qualcomm per 997 milioni di euro per aver presumibilmente abusato della sua posizione dominante sul mercato dei chipset LTE.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposata con Thomas Jensen, un professore di matematica e filosofia che fa corsi di recupero per adulti, è madre di tre figlie. Ha ispirato il personaggio principale di Borgen, una serie televisiva danese in dieci puntate trasmessa per la prima volta nel 2010 e in cui la protagonista cerca di destreggiarsi tra la vita familiare e la politica.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Margrethe Vestager: "Dovere multare i giganti del web. La democrazia non sono i social", su it.euronews.com, 12 dicembre 2017. URL consultato il 30 marzo 2018.
  2. ^ a b c (EN) Margrethe Vestager: "We are doing this because people are angry about tax avoidance european competition, su theguardian.com, 17 settembre 2017. URL consultato il 30 marzo 2018.
  3. ^ a b (EN) Danny Hakim, The Danish Politician Who Accused Google of Antitrust Violations, New York Times, 15 aprile 2015. URL consultato il 1º aprile 2018.
  4. ^ Maximulta Ue a Facebook per aver collegato gli account di WhatsApp: 110 milioni, su repubblica.it. URL consultato il 30 marzo 2018.
  5. ^ (EN) CNBN interview with EU Competiin Commissioner Margrethe Vestager, su cnbc.com, 27 febbraio 2018. URL consultato il 30 marzo 2018.
  6. ^ L'Antitrust Ue blocca la fusione Londra Francoforte, su repubblica.it, 29 marzo 2017. URL consultato il 30 marzo 2018.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN307283086 · ISNI (EN0000 0004 2912 9094 · LCCN (ENn2016036857 · GND (DE1163021008