Marco Formentini (politico)

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Marco Formentini
FORMENTINI Marco.jpg

Sindaco di Milano
Durata mandato 21 giugno 1993 –
12 maggio 1997
Predecessore Giampiero Borghini
Successore Gabriele Albertini

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 23 aprile 1992 –
14 settembre 1993
Legislature XI
Gruppo
parlamentare
Lega Nord
Circoscrizione Milano-Pavia
Incarichi parlamentari
Capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati (1992-93)
Sito istituzionale

Europarlamentare
Durata mandato 19 luglio 1994 –
20 luglio 2004
Legislature IV, V
Gruppo
parlamentare
ELDR
Circoscrizione Italia nord-occidentale

Dati generali
Partito politico PSI (1970-1991)
LN (1991-1999)
I Dem (1999-2002)
DL (2002-2007)
PD (2007-2008)
DCA (2008-2009)
PdL (2009-2013)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Università Libera Università di Bruxelles
Professione Dirigente d'azienda

Marco Formentini (La Spezia, 14 aprile 1930) è un politico, funzionario e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Marco è secondogenito di Savino, ragioniere capo del Comune della Spezia di idee socialiste; a 14 anni, nel 1944, partecipa alla Resistenza come vedetta partigiana[1].

Nel dopoguerra si trasferisce con la famiglia in Belgio, dove a contatto con l'emigrazione italiana matura le sue scelte politiche socialiste: "La mia scelta socialista è in relazione al mio trasferimento in Belgio e la mia conoscenza degli emigranti italiani. Per questo ancora oggi sono così sensibile ai problemi dell'emigrazione. Li mandano a lavare i vetri, sono degli stronzi questi che si mettono i soldi in tasca. Io stavo per Lombardi. (...) Lui aveva una visione europea del socialismo. Il socialismo italiano visto da Bruxelles era diverso."[1]

Laureatosi in Giurisprudenza nel 1952, nel 1956 inizia la carriera di funzionario europeo nelle sedi di Lussemburgo e Bruxelles e partecipa all'emanazione delle norme per l'organizzazione del Mercato Unico Europeo. Nel 1958 si trasferisce a Milano.

Attività di consulenza e riflessione politica negli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 abbandona la Regione, 10 mesi dopo le dimissioni polemiche di Bassetti: "Andai via perché tirava una gran brutta aria. Si vedeva arrivare all'orizzonte il polverone della classe politica corrotta. Lì anche a essere innocenti si finisce male"[1].

A 56 anni lascia la politica ed esercita la libera professione nel settore finanziario e organizzativo. Scrive il Saggio sulla questione italiana. Democrazia occidentale o Paese del terzo mondo?, autopubblicato nel 1987, in cui disilluso dalle forze politiche della Prima Repubblica prefigura la nascita di una "Unione Democratica Popolare". Nello stesso anno ricomincia a votare, per la Lega Nord, e il suo saggio viene notato dai dirigenti del partito, che decidono di presentarlo a Bossi[1].

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Ruolo nel PSI in Lombardia negli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Esponente del Partito Socialista Italiano, dal 1970 al 1975 è segretario della giunta della Lombardia. Su quel periodo dichiara: "Quello che stimavo di più a Milano era Luigi Vertemati. (...) Un altro che frequentavo, che mi piaceva, era il segretario cittadino Carlo Tognoli. (...) Craxi l'ho conosciuto poco, non riesco a giudicarlo, ma non mi è mai piaciuto"[1].

Dal PSI alla Lega Nord[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni novanta inizia di nuovo ad occuparsi seriamente di politica, aderendo alla Lega Nord. Con il partito del Carroccio viene eletto deputato al termine delle elezioni politiche del 1992 e parlamentare europeo nel 1994.

Sindaco di Milano (1993-97)[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 giugno del 1993 Formentini venne eletto sindaco di Milano, prevalendo al secondo turno su Nando dalla Chiesa, candidato del centro-sinistra, carica che esercita fino al 1997. La conquista della poltrona a sindaco di Milano fu per la Lega Nord il fiore all'occhiello di una fortunatissima tornata di elezioni amministrative. Formentini fu inoltre il primo sindaco di Milano a essere eletto con la nuova legge elettorale per le amministrative.

La notte degli exit poll il leader della Lega, Umberto Bossi si affacciò su un balcone in piazza Duomo assieme al neosindaco Formentini, per salutare i sostenitori, rivolgendo lo sguardo verso il civico 19, storica sede del PSI milanese: il gesto, chiaramente rivolto ai politici della Prima Repubblica, segnò la fine simbolica del periodo della Milano da bere.[senza fonte]

La moglie di Formentini, la signora Augusta, fu chiamata First Sciura dalla rivista satirica Cuore[2], parafrasando l'espressione anglosassone first lady. Nonostante la confortevole maggioranza ottenuta, la coalizione vincente si rivelerà litigiosa e nella fase finale del mandato, Formentini sarà costretto a imbarcare alcuni componenti dell'opposizione del PDS[3][4].

Durante il suo mandato, Formentini fu protagonista di accesi scontri con il centro sociale Leoncavallo, sul cui sgombero aveva basato la campagna elettorale, e che fece traslocare da via Leoncavallo a via Watteau. Nel 2003 ha dichiarato «Se fossi sindaco adesso lavorerei per aiutare il Leoncavallo», sostenendo che «lo sgombero forzato li ha aiutati a maturare e mi risulta che dove stanno ora sono una presenza molto meno fastidiosa e che si siano sforzati di passare dalla connotazione politica e ideologica a quella culturale e sociale», e incoraggiando Letizia Moratti a trovare una soluzione per la regolarizzazione del centro sociale[5].

Sotto la giunta di Formentini, fu deciso di fermare la realizzazione di altre linee metropolitane per sostituirle con le metrotramvie, ovvero linee tramviarie di superficie con alcuni tratti protetti. Benché considerato inadeguato[senza fonte], il progetto verrà poi realizzato dal successore Gabriele Albertini, anche per non perdere i fondi già stanziati[senza fonte]. Le elezioni del 1997 vedono la sconfitta del primo cittadino uscente, che non arriva nemmeno al ballottaggio[6].

Eurodeputato della Lega Nord e dei Democratici (1999-2004)[modifica | modifica wikitesto]

Appena rieletto al parlamento di Strasburgo in occasione delle elezioni europee del 1999[7], Formentini lasciò il partito, in polemica con l'indipendentismo padano e la rottura tra Lega e Berlusconi[8]; in sede europea, entrò a far parte del gruppo dei Non Iscritti[9]. Successivamente, grazie all'amicizia personale con Arturo Parisi, aderì ai Democratici[10], passando così al gruppo dell'ELDR.

Durante il mandato da europarlamentare, Formentini ha espresso forti critiche al suo successore Gabriele Albertini[11].

Successive esperienze politiche[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'esperienza da sindaco di Milano, Formentini è rimasto ai margini della vita politica italiana. Nel 2004 Formentini è apparso come candidato alle elezioni europee del 2004 nelle file dell'Ulivo, ma non è stato eletto. È stato membro dell'Assemblea Federale della Margherita nel 2005[12], e alle primarie del Partito Democratico del 2007 ha sostenuto Rosy Bindi[13].

Dal novembre del 2008 ha aderito alla Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi, poiché "adesso, il confronto politico avviene all'interno del centrodestra. La sinistra è ormai irrimediabilmente persa"[8]. Per la DCpA ha prefigurato lo sbocco nel Popolo della Libertà[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Elio Girompini, Il cuore socialista di Marco Formentini, Corriere della Sera, 29 novembre 1993
  2. ^ Un body l'unica trasgressione cinese di lady Augusta. Il viaggio in Cina del sindaco di Milano e signora, Corriere della Sera, 19 ottobre 1994
  3. ^ Ganapini assessore? Non lo vuole nessuno, Corriere della Sera, 12 luglio 1995
  4. ^ Formentini perde la stampella di Hutter, Corriere della Sera, 25 giugno 1996
  5. ^ Formentini: li ho combattuti ma adesso sono cambiati, Corriere della Sera, 19 aprile 2003
  6. ^ Milano boccia il sindaco Formentini, Corriere della Sera, 28 aprile 1997
  7. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: Archivio Storico delle Elezioni - Europee del 13 giugno 1999
  8. ^ a b «Nel '98 nasce la questione Padania e la svolta secessionista. Dissi chiaramente che la secessione era (e resta) un “disvalore”. (...) In quella Lega di allora che offendeva Berlusconi un giorno sì e l'altro pure non potevo essere di casa. Io sono e resto un moderato»«Ora sto con Rotondi ma mi riconosco nella Lega Però state tranquilli, non farò più politica attiva», Il Giornale, 1º dicembre 2008
  9. ^ Parlamento europeo, su europarl.europa.eu.
  10. ^ Formentini: scelgo i Democratici, Bossi si è arreso al Polo, Corriere della Sera, 8 gennaio 2000
  11. ^ [1], Corriere della Sera, 27 gennaio 2001
  12. ^ Assemblea Federale de La Margherita - Democrazia è Libertà, Radio Radicale, 28 ottobre 2005
  13. ^ Pd, le squadre dei tre candidati, la Repubblica Milano, 24 luglio 2007
  14. ^ PDL: Formentini, è l'unico sbocco possibile[collegamento interrotto], AGI, 30 novembre 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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