Marcia (storia romana)

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Marcia Aurelia Ceionia Demetria, meglio nota come Marcia (Anagni, 5 maggio 167Roma, 4 aprile 197), è stata la concubina dell'imperatore romano Commodo. Era figlia di Marcia Aurelia Sabiniana, una liberta (ex-schiava) di Lucio Vero, co-imperatore romano al fianco di Marco Aurelio. Potrebbe essere stata liberta egli stessa. Probabilmente era di fede cristiana, e convinse Commodo a vietare le persecuzioni ai danni dei correligionari. Prese parte alla cospirazione che portò all'assassinio dell'imperatore a cui somministrò il veleno che ne permise lo strangolamento per mano di Narcisso (31 dicembre 192). Commodo fu sostituito dal generale Pertinace, a sua volta ucciso dopo pochi mesi in un complotto di senatori. Marcia fu probabilmente uccisa sotto il breve regno di Didio Giuliano (193), ricchissimo senatore che aveva comprato il titolo di imperatore, o sotto il regno di Settimio Severo, nel 197, per ordine di uno dei due sovrani.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Simon Hornblower e Antony Spawforth, The Oxford Classical Dictionary, 3rd, Oxford, Oxford University Press, 1996, p. 922.