Marchesato del Monferrato

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Marchesato del Monferrato
Marchesato del Monferrato – BandieraMarchesato del Monferrato - Stemma
Marchesato del Monferrato nel 1454.png
Il Marchesato nel 1454
Dati amministrativi
Nome completoMarchesato del Monferrato
Lingue ufficialiLatino
Lingue parlatePiemontese, Ligure
CapitaleCasale Monferrato
(dal 1434)
Altre capitaliMoncalvo, Chivasso, Trino, Occimiano, Pontestura
Dipendente daBanner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Sacro Romano Impero
Mantua Flag 1328-1575 (new).svg Ducato di Mantova
(1533 - 1574)[1]
Politica
Forma di governomonarchia (marchesato)
Marchesi
NascitaXI secolo
CausaDivisione della marca aleramica tra i discendenti di Aleramo
Fine1574 con Guglielmo Gonzaga
CausaElevazione al Ducato di Monferrato
Territorio e popolazione
Territorio originaleMonferrato
Economia
ValutaCavallotto, ducato, testone (Paleologi)[2]
Commerci conContea di Asti, Ducato di Savoia, Ducato di Milano, Repubblica di Genova, Marchesato di Saluzzo
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religione di StatoCattolicesimo
Religioni minoritarieEbraismo
Italy 1494 shepherd detail.jpg
Il Marchesato nel 1494
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of Montferrat.svg Marca Aleramica
Succeduto daFlag of Montferrat.svg Ducato del Monferrato

Il marchesato del Monferrato fu un antico Stato italiano preunitario, sorto nell'XI secolo quando la Marca Aleramica, gestita sino allora consortilmente fra tutti i discendenti di Aleramo, venne ripartita fra i marchesi del Monferrato e i marchesi del Vasto. Fu governato dalle dinastie Aleramici di Monferrato, Paleologi e Gonzaga. Terminò nel 1574 quando, incorporato ai domini gonzagheschi, fu elevato a ducato.

La sua geografia territoriale del tutto irregolare, e la mancanza sia di una grande capitale urbana sia di una corrispondente circoscrizione ecclesiastica che ne corroborasse l’identità, testimoniano come questo Stato ebbe origine dalle logiche feudali dell’Alto Medioevo, pur sopravvivendo per tutta l'età comunale e arrivando a convivere con le famose signorie italiane rinascimentali.

Per la maggior parte della sua esistenza, il marchesato fu suddiviso in due grandi aree separate: quella settentrionale, compresa tra le attuali province di Vercelli, Alessandria, Torino e Pavia, e quella meridionale, compresa tra quelle di Alessandria, Savona, Asti e Cuneo.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo Monteferrato viene menzionato per la prima volta in un atto del 909 di Berengario del Friuli, ma il suo significato è ignoto: secondo varie ipotesi potrebbe significare "Territorio del farro", "Territorio del ferro" o "Territorio dei Frati"; di fronte all'improbabilità di queste possibilità, il professor Geo Pistarino presenta due ipotesi contrapposte: Monferrato potrebbe sia indicare un territorio degradato e incolto (ipotizzando l'esistenza della voce medio-latina feratus, derivante da feralis), sia un territorio precedentemente incolto, ma rimesso a frutto (considerando ferratus come participio di ferre, con il significato di produrre)[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La marca d'Ivrea e le tre nuove marche istituite da Berengario II

Il marchesato del Monferrato ebbe origine dalla dissoluzione della Marca aleramica, concessa nel 958 dal re d'Italia Berengario II al cavaliere Aleramo, le cui origini misteriose sono forse da ricercare nel casato di Troyes[4]. La marca venne gestita in modo consortile fino alla fine del XI secolo, quando gli aleramici Bonifacio e Ranieri stabilirono una precisa ripartizione del territorio, con il primo che diventò marchese del Vasto, il territorio meridionale comprendente Savona, e il secondo marchese del Monferrato[5], il territorio settentrionale.

Gli Aleramici[modifica | modifica wikitesto]

Il marchese Guglielmo V, figlio di Ranieri, governò durante l'età comunale e tentò di accrescere il prestigio del suo casato schierandosi in favore del Sacro Romano Impero. In seguito alla distruzione di Milano da parte di Federico Barbarossa, i comuni del nord Italia formarono la Lega Lombarda e fondarono la città di Alessandria, collocandola proprio nei territori del Monferrato per indebolire il maggior alleato italiano dell'Impero. Successivamente al fallimento del Barbarossa nell'assedio di Alessandria, tuttavia, il marchese si convinse che l'unica via per portare gloria alla dinastia erano le Terre d'Oltremare, e si impegnò perché i suoi figli ne diventassero importanti esponenti, ma i quattro non vi trovarono grande fortuna:

Ritratto del re e marchese Corrado degli Aleramici, François-Édouard Picot

In seguito a queste sventurate vicende i discendenti di Bonifacio furono costretti ad abbandonare i sogni di gloria in Oriente. Lo scenario politico italiano del XIII secolo fu caratterizzato dal conflitto tra guelfi e ghibellini, e i marchesi di Monferrato si distinsero per la sfrontata capacità di allearsi con una parte o con l'altra in caso di problemi di politica estera o per semplice tornaconto. I marchesi Guglielmo VI e Bonifacio II si concentrarono principalmente a contrastare i comuni di Asti e Alessandria, che accrescevano continuamente la loro potenza ai danni del marchesato; nel 1253, pochi giorni prima della sua morte, Bonifacio II fu insignito da Corrado IV di Svevia del dominio sul potente comune di Casale. Fu suo figlio Guglielmo VII a riconquistare per il Monferrato un ruolo centrale nella geopolitica italiana: cominciò il suo governo alleato con la parte guelfa, conquistò rapidamente Nizza della Paglia e rivolse le sue mire espansionistiche verso Ivrea e il Canavese; tuttavia, l'enorme accentramento di potere che stava convergendo nelle mani del conte di Provenza Carlo I d'Angiò, il quale in pochi anni sottomise numerosi comuni del Piemonte meridionale e conquistò il Regno di Sicilia, convinse Guglielmo ad allearsi con i ghibellini, sposando Beatrice, figlia di Alfonso X, re di Castiglia e pretendente al trono imperiale. Quando anche Ivrea, nel 1271, fece atto di dedizione a Carlo d'Angiò, il marchese si convinse alla guerra e, alleato dei comuni di Asti, Genova e Pavia, ottenne una decisiva vittoria presso Roccavione, estromettendo gli Angioini dal Piemonte[6]. Gran parte dei comuni precedentemente sottomessi a Carlo d'Angiò si rivolse allora a Guglielmo VII: negli anni successivi il marchese fu nominato signore e capitano di Alessandria, Asti, Genova, Milano, Pavia, Torino, Vercelli e molti altri comuni, diventando il principale esponente italiano della parte ghibellina.

La sua egemonia militare, però, non era destinata a durare: i nobili astigiani furono i primi a ribellarsi, seguiti da Tommaso III di Savoia, che, considerandosi il legittimo sovrano di Torino, se ne riappropriò imprigionando Guglielmo mentre attraversava le Alpi per recarsi dal suocero Alfonso di Castiglia; fu poi il turno dei Visconti, che lo estromisero dalla signoria di Milano. La precipitosa rovina del suo potere sembrò rallentare con la conquista di Alba e il matrimonio di sua figlia Violante con l'imperatore bizantino Andronico II Paleologo, ma anche Alessandria, corrotta dagli astigiani con l'enorme somma di 85.000 fiorini d'oro, si rivoltò. Nel 1292 Guglielmo si spinse in armi fino alla città ottenendo la capitolazione degli alessandrini, ma questi lo imprigionarono disonorevolmente durante le trattative di resa e lo lasciarono morire di fame rinchiuso in una gabbia di ferro. La morte improvvisa del principale comandante militare del nord Italia lasciò un gran numero di comuni indifesi; alcuni di questi si rivolsero ai Savoia (rappresentati in Italia dal ramo cadetto degli Acaja), ma la maggior parte fu sottomessa da Matteo I Visconti.

Giovanni I del Monferrato, figlio di Guglielmo VII, stringendo alleanza con Manfredo IV di Saluzzo e Carlo II d'Angiò, continuò la guerra del padre contro Alessandria, contribuì all'estromissione da Milano dei Visconti in favore dei Della Torre e, soprattutto, conquistò Asti, dove si stabilì. Nel 1305, solamente due anni dopo la sottomissione di Asti, Giovanni si ammalò gravemente e morì, senza aver generato eredi. L'estinzione della linea ottoniana della dinastia aleramica lasciò la successione del marchesato nell'incertezza: Manfredo IV di Saluzzo, giustificato dagli accordi presi da Bonifacio II con il suo antenato Manfredo III, e Carlo d'Angiò strinsero un patto di spartizione delle terre monferrine, istituendo i parlamenti cittadini per assicurarsi la fedeltà dei nuovi sudditi.

I Paleologi[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni I, tuttavia, nel suo testamento aveva fatto ricorso alla legge semisalica, tramite la quale designava suo erede il principe bizantino Teodoro Paleologo, figlio di sua sorella Violante. Teodoro Paleologo sbarcò a Genova nel 1306 e si assicurò l'alleanza della Superba sposando Argentina, figlia del capitano del Popolo Opizzino Spinola. Riottenuta la fedeltà di parte del Monferrato, tra cui Casale, nel 1310 Teodoro ottenne ufficialmente l'investitura a marchese da parte dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, ma l'Alto Monferrato rimase occupato dalle truppe angioine; queste furono infine estromesse dal Piemonte nel 1345 da Giovanni II con la battaglia di Gamenario, che comportò anche la conquista monferrina di Alba e Acqui Terme.

Moneta coniata da Teodoro II del Monferrato

Le mire espansionistiche dei marchesi di Monferrato, però, nei decenni successivi si scontrarono con i Savoia e, soprattutto, con i sempre più potenti Visconti, che conquistarono Casale, nel 1370, e riunirono i loro possedimenti nel ducato di Milano, nel 1395. Il XV secolo fu caratterizzato da una serie di guerre, nella prima parte delle quali il marchese Teodoro II riprese Casale e, alleato del condottiero Facino Cane, occupò Milano e Genova. Nel 1427 il marchese Giovanni Giacomo si schierò con Venezia contro Filippo Maria Visconti, nell'ambito delle guerre di Lombardia, ma la situazione volse presto in suo sfavore: in poco tempo Casale fu occupata dalla compagnia di Francesco Sforza; rifugiatosi a Chivasso, il marchese ricevette la dichiarazione di guerra anche da parte di Amedeo VIII di Savoia. Attaccato su ogni fronte, Giovanni Giacomo fu costretto a cedere alle sue pretese: Chivasso sarebbe stata annessa al ducato di Savoia, mentre il resto del Monferrato sarebbe entrato sotto la sua protezione, diventandone una sorta di vassallo. Riottenuta a caro prezzo la pace, nel 1434 il marchese istituì Casale come capitale ufficiale del Monferrato.

Nel 1447, la morte senza eredi di Filippo Maria Visconti e la conseguente proclamazione della Repubblica Ambrosiana da parte dei cittadini milanesi segnarono la ripresa delle ostilità, in quanto sul ducato vantavano diritti sia Carlo di Valois-Orléans che Ludovico di Savoia. Il marchese Giovanni IV, in cambio di Alessandria, si schierò in difesa dell'indipendenza del comune milanese, che aveva anche assoldato Francesco Sforza. Gli alessandrini fecero atto di dedizione a Giovanni IV nel 1449, ma l'anno successivo lo Sforza, che nel frattempo si era fatto nominare duca di Milano, fece catturare il marchese; dopo circa un anno Giovanni rinunciò ad Alessandria, e venne quindi liberato. Nel 1453, la caduta di Costantinopoli costrinse Venezia a interrompere gli scontri in Italia per concentrarsi a difendere i suoi possedimenti nel Mediterraneo; la conseguente pace di Lodi, però, fu sfavorevole verso il Monferrato, comportando solamente la restituzione dei piccoli borghi di Felizzano e Cassine. La disastrosa situazione economica e politica del marchesato, inoltre, lasciò quasi indifferente la corte monferrina rispetto alla destituzione dei Paleologi di Costantinopoli.

Nei decenni successivi i marchesi furono costretti a seguire una strenua politica di sopravvivenza; nel 1464, l'imperatore Federico III d'Asburgo decretò l'indipendenza del marchesato, interrompendo il rapporto di vassallaggio verso il ducato di Savoia, ma l'influenza sabauda sulla politica monferrina rimase importante. Nel 1513, durante la guerra della Lega di Cambrai, l'avvicinamento del marchese Guglielmo IX alla Francia spinse il duca Carlo II di Savoia a complottare per portare sul trono del Monferrato l'aleramico Oddone d'Incisa; scoperto l'intrigo Guglielmo IX marciò sul piccolo Marchesato di Incisa, annettendolo e condannando a morte Oddone; accusato di lesa maestà, Guglielmo venne scagionato dall'oratore monferrino Urbano da Serralunga. Nel 1533, mentre l'influenza francese sul Monferrato si accresceva sempre di più, la linea maschile dei Paleologi si estinse, con la morte di Giovanni Giorgio Paleologo. La crisi dinastica fu risolta dall'imperatore Carlo V d'Asburgo, che concesse il marchesato a Margherita Paleologa, sposata dal duca di Mantova Federico II Gonzaga proprio per assicurarsi il Monferrato.

I Gonzaga[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni di governo sul Monferrato da parte dei Gonzaga non furono semplici, a causa delle continue guerre sul suolo italiano tra il regno di Francia e gli Asburgo: nel 1555, durante l'ultima fase di queste guerre, Casale fu occupata da truppe francesi, ma il trattato di Cateau-Cambrésis la restituì a Guglielmo Gonzaga. Uno dei primi atti del nuovo marchese fu l'abolizione dei parlamenti cittadini istituiti da Manfredo IV di Saluzzo e mantenuti dai Paleologi, ma ciò creò grande discontento, soprattutto a Casale. Dapprima Guglielmo cercò di sbarazzarsi del problema proponendo il Monferrato a Filippo II di Spagna in cambio di Cremona, ricevendo un secco rifiuto. Quindi nominò governatore del Monferrato Flaminio Paleologo, figlio illegittimo di Giovanni Giorgio Paleologo, sperando che il suo legame con la precedente dinastia potesse placare il discontento, ma ciò volse decisamente in suo sfavore quando lo stesso Flaminio fu coinvolto dalle principali famiglie di Casale in una congiura che avrebbe dovuto portare all'assassinio del marchese durante l'insediamento del vescovo Ambrogio Aldegati. Il complotto venne sventato per tempo e Flaminio fu arrestato e avvelenato, mentre tutti i rivoltosi furono cacciati da Casale. Gli esiliati trovarono rifugio presso Emanuele Filiberto di Savoia, le cui mire espansionistiche erano state attirate dalla situazione molto tesa. Nel 1573, per limitare le ambizioni del duca di Savoia sul marchesato, Guglielmo chiese a Massimiliano II d'Asburgo che i suoi domini fossero trasformati nel Granducato di Mantova e del Monferrato, ma l'imperatore, non volendo concedergli troppo potere, acconsentì solamente ad elevare il suo rango marchionale: nacque così il ducato del Monferrato. Ciò risultò assai inutile, considerando che i Savoia invasero il nuovo ducato una prima volta nel 1613, successivamente nel 1628 e lo conquistarono definitivamente durante la guerra di successione spagnola.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Lista dei marchesi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sovrani del Monferrato.

Marchesi del Monferrato - Aleramici (fino al 1305)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aleramici.
Nome Periodo Note
Ranieri I 1100 - 1137
Guglielmo V il Vecchio 1137 - 1191
Corrado 1191 - 1192 Re di Gerusalemme jure uxoris dal 1190, fu assassinato prima dell'incoronazione
Bonifacio I 1192 - 1207 Figlio di Guglielmo V; Re di Tessalonica dal 1204
Guglielmo VI 1207 - 1226
Bonifacio II il Gigante 1226 - 1253 Re titolare di Tessalonica
Guglielmo VII il Gran Marchese 1253 - 1292 Re titolare di Tessalonica; morì prigioniero di Alessandria
Giovanni I 1292 - 1305 Privo di eredi, gli succedette il nipote Teodoro Paleologo, figlio di sua sorella Violante

Marchesi del Monferrato - Paleologi (1306-1533)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Paleologi.
Nome Periodo Note
Teodoro I 1306 - 1338 Figlio di Violante del Monferrato, sorella di Giovanni I, e dell'imperatore bizantino Andronico II Paleologo
Giovanni II 1338 - 1372
Ottone III 1372 - 1378
Giovanni III 1378 - 1381 Figlio di Giovanni II
Teodoro II 1381 - 1418 Figlio di Giovanni II
Gian Giacomo 1418 - 1445
Giovanni IV 1445 - 1464
Guglielmo VIII 1464 - 1483 Figlio di Giovanni Giacomo
Bonifacio III 1483 - 1494 Figlio di Giovanni Giacomo
Guglielmo IX 1494 - 1518
Bonifacio IV 1518 - 1530
Giovanni Giorgio 1530 - 1533 Figlio di Bonifacio III; privo di eredi, gli succedette il cognato Federico II Gonzaga, consorte della sorella Margerita
Margherita 1533 - 1540 Governò insieme al consorte Federico II Gonzaga, duca di Mantova

Marchesi del Monferrato - Gonzaga (1533-1574)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gonzaga (dinastia).
Nome Periodo Note
Federico II 1533 - 1540 Duca di Mantova; governò insieme alla moglie Margherita Paleologa
Francesco III 1540 - 1550 Duca di Mantova
Guglielmo 1550 - 1574 Duca di Mantova; figlio di Federico II; governò dal 1574 al 1587 come duca di Monferrato

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il marchesato del Monferrato era situato tra il Piemonte sud-orientale e la riviera ligure. Quest'area, che prese il nome di Monferrato, si estende verso sud a partire dalla destra idrografica del Po inoltrandosi A sud nell’Appenino ligure fino a giungere sullo spartiacque tra versante adriatico e versante tirrenico a monte della costa ligure di Genova e Savona. L'indipendenza ottenuta dalle città di Asti e Alessandria durante l'età comunale divise il territorio in due zone, una meridionale, denominata Alto Monferrato, e una settentrionale, denominata Basso Monferrato. I confini del marchesato mutarono continuamente durante la sua storia: sotto il marchese Guglielmo VII arrivò a comprendere il territorio situato tra Torino e Brescia, ma varie sconfitte militari lo ridimensionarono fino a perdere anche la città di Chivasso, una delle più importanti.

Strada Franca[modifica | modifica wikitesto]

La strada franca del Monferrato.

Nei primi anni del XV secolo, quando il territorio del marchesato si ritrovò suddiviso in due zone distinte e separate, il collegamento tra di loro fu ottenuto istituendo, attraverso il ducato di Milano, una cosiddetta "strada franca", vale a dire una strada su cui le persone e le merci potevano transitare senza essere assoggettate a dazi o gabelle. Il tracciato della strada, ancora al giorno d'oggi indicato da pannelli di segnalazione, andava dal comune di Bergamasco, attraversava il comune di Masio e il fiume Tanaro, poi quello di Felizzano, infine raggiungeva nuovamente il territorio del marchesato a Fubine[7].

Principali città[modifica | modifica wikitesto]

  • Casale Monferrato (capitale dal 1434), monferrina dal 1253
  • Chivasso (sede marchionale prima del 1434), monferrina dal X secolo al 1432
  • Moncalvo (sede marchionale prima del 1434), monferrina dal X secolo
  • Pontestura (sede marchionale prima del 1434), monferrina dal X secolo
  • Trino (sede marchionale prima del 1434), monferrina dal X secolo
  • Acqui Terme, monferrina dal 1345
  • Alba, monferrina dal 1345
  • Nizza Monferrato, monferrina dal 1264

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ducato di Savoia (vassallaggio 1432 - 1464)
  2. ^ Ravegnani Morosini, p. 33
  3. ^ Geo Pistarino, Il Monferrato: toponimo e territorio, in Il Monferrato: crocevia politico, economico e culturale tra Mediterraneo e Europa, 2000
  4. ^ http://www.marchesimonferrato.it/2017/01/31/guglielmo-i/
  5. ^ Come testimoniato da una bolla lateranense del 1140 di papa Innocenzo II.
  6. ^ Carlo Merkel, Un quarto di secolo di vita comunale e le origini della dominaz. angioina in Piemonte, Torino, 1890
  7. ^ http://www.marchesimonferrato.it/archivio/cartografia/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Maestri, Il Marchesato di Monferrato, in La Marca Aleramica. Storia di una regione mancata, a cura di Raoul Molinari, Umberto Soletti Editore, Baldissero d'Alba, 2008.
  • Gigliola Soldi Rondinini, Il Monferrato: crocevia politico, economico e culturale tra Mediterraneo e Europa: Atti del Convegno Internazionale di Ponzone, 9-12 giugno 1998
  • Carlo Ferraris - Roberto Maestri, Storia del Monferrato. Le origini, il Marchesato, il Ducato, Editore Circolo Culturale I Marchesi del Monferrato, Alessandria 2016, ISBN 978-88-97103-01-1
  • Beatrice Del Bo, Uomini e strutture di uno stato feudale. Il marchesato di Monferrato (1418-1483), LED Edizioni Universitarie, Milano, 2009, ISBN 978-88-7916-440-5
  • Mario Gallina, Fra Occidente e Oriente: la crociata aleramica per Tessalonica, in Conflitti e coesistenza nel Mediterraneo medievale, 2003
  • Mario Ravegnani Morosini, Signorie e Principati, III, Maggioli, Dogana (RSM) 1984.
  • G. Aldo di Ricaldone, Monferrato tra Po e Tanaro, Gribaudo-Lorenzo Fornaca editore Asti 1999
  • G. Aldo di Ricaldone, Annali del Monferrato, Vol I e II L.Fornaca editore, Asti
  • D. Testa, Storia del Monferrato, Gribaudo-Lorenzo Fornaca editore Asti 1996
Approfondimenti

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]