Marchesato di Busca

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Marchesato di Busca
Marchesato di Busca - Stemma
Italia 1494-it.svg
Dati amministrativi
CapitaleBusca
Politica
Nascitadopo il 1130 con Guglielmo del Vasto
Fine1281 con Enrico del Vasto
Territorio e popolazione
Bacino geograficocuneese
Economia
Commerci constati italiani preunitari
Religione e società
Religione di StatoCattolicesimo

Il Marchesato di Busca fu un antico stato italiano, che comprendeva territori piemontesi posti fra Cuneo e Saluzzo. Il nome di Busca e i primi confini del marchesato compaiono per la prima volta in un documento del 6 marzo 1123, che stabilisce il dominio di Busca sulla valle Maira, Villafalletto e parte del Saluzzese.

La prima dinastia aleramica[modifica | modifica wikitesto]

Il Marchesato di Busca trae origine dalla divisione dei domini di Bonifacio del Vasto fra i suoi figli, avvenuta in data imprecisata dopo il 1142[1]. Esso, quindi, fu retto da una stirpe aleramica, benché situato in territorio arduinico. Come tutti gli aleramici, anche i figli di Bonifacio gestirono a lungo in modo consortile i propri possedimenti. Col tempo, tuttavia, il territorio di Busca divenne di competenza dei discendenti di Guglielmo, secondo figlio di Bonifacio e di Agnese di Vermandois. I marchesi di Busca stabilirono la propria sede sulla collina, dove precedentemente sembra fosse collocato un "castrum" romano, costruendovi un castello. Ne restano solo i ruderi, il cosiddetto "Castellaccio". Anche la costruzione dell'attuale chiesa di Santo Stefano fu promossa dai marchesi. Il blasone, che fu adottato dai marchesi di Busca è palato d'oro e di rosso.

Benché Guglielmo sia morto prima del 1140 e quindi prima della presunta divisione formale dell'eredità di Bonifacio[2], egli viene considerato il primo dei marchesi aleramici di Busca. In realtà, però, il primo vero marchese di Busca sembra essere stato Berengario (1158-1211), figlio di Guglielmo, al quale succedette il figlio Guglielmo II (1211-1231) e infine l'ultimo marchese, Enrico (1231-1284).

Da un fratello di Guglielmo II, di nome Oddone, discesero i signori di Rossana (vicino a Busca) e di Cavallerleone e Polonghera (nei pressi di Racconigi, ben oltre Saluzzo, benché ancora lungo il corso del Maira). Da un altro fratello, inoltre, di nome Raimondo, traggono origine i signori di Cossano Belbo, Rocchetta Belbo e Castino, nei pressi di Cortemilia. Questi ultimi feudi costituivano probabilmente la quota spettante ai marchesi di Busca dell'eredità di Bonifacio, marchese e vescovo di Cortemilia, uno dei fratelli del primo marchese di Busca, Guglielmo. Questi esempi spiegano l'indebolimento dei marchesi di Busca, come quello di altre dinastie aleramiche: non praticando il maggiorasco i domini feudali si spezzettarono fra gli eredi fino a diventare politicamente insignificanti.

Nella seconda metà del XIII secolo il marchesato di Busca si trovò compresso fra l'affermarsi della nuova città di Cuneo (fondata nel 1198 e alleata degli angioini dal 1259) e la maggior potenza militare dei marchesi di Saluzzo, discendenti da un altro figlio di Bonifacio, Manfredo del Vasto, fratello maggiore di Guglielmo. Dal 1266, poi, l'equilibrio politico piemontese fu destabilizzato dall'ingresso in Italia di Carlo I d'Angiò (1226-1285), che aveva acquisito il regno di Provenza nel 1246 tramite il matrimonio con Beatrice, ultima discendente dei re di Provenza ed era poi diventato anche re di Napoli. In pochi anni Carlo acquisì il controllo su larga parte del Piemonte, sconfiggendo anche il comune di Asti (1270) e prendendo il titolo di conte del Piemonte. Il marchesato di Busca, perciò, diventò oggetto di contesa fra i Saluzzo e gli Angiò.

Ai Saluzzo, agli Angiò e infine ai Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1281, mentre l'ultimo marchese, Enrico, era ancora in vita, il marchesato di Busca fu conquistato da Tommaso I di Saluzzo e rimase sotto la signoria degli aleramici Saluzzo sino al 1305. Cadde poi per una quarantina d'anni sotto il dominio di Carlo II d'Angiò, al quale si era sottomessa anche Cuneo, per ritornare a un marchese di Saluzzo, Federico II del Vasto, dal 1347 al 1358.

Nel 1359 gli Angioini strapparono Busca ai Saluzzo per l'ultima volta. Riconoscendo, però, di non poterne mantenere a lungo il possesso, Giovanna d'Angiò lasciò presto libera la città di assoggettarsi ad Amedeo VI di Savoia, come avvenne a partire dal 7 aprile 1361: in virtù dell'accordo con i procuratori del Comune, il casato aggiunse ai propri titoli quello di Marchesi di Busca.

Il territorio di Busca, però, era nell'area di pertinenza dei principi di Acaia, un ramo Savoia cadetto. Il 5 marzo 1418 diventò signore di Busca, Antonio detto "di Morea", un figlio illegittimo di Giacomo di Savoia-Acaia; i suoi discendenti restarono signori di Busca per circa due secoli.[3]

I Busca/Lancia nell'Astigiano e in Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a Berengario, il primo marchese di Busca ebbe altri due figli: Manfredo I e Corrado, che militarono nell'esercito di Federico Barbarossa e che sono all'origine del ramo siciliano detto Lancia o Lanza. Manfredo e, forse, Corrado ebbero terre nell'astigiano, parte dell'antico comitato di Loreto, nei pressi di Costigliole d'Asti. Anche queste terre provenivano da Bonifacio del Vasto, ma tramite il figlio Oddone Boverio (zio quindi di Manfredo e Corrado), rimasto senza discendenti[4].

Corrado acquisì nel 1168 la signoria del castello di Fondi. Manfredo è noto soprattutto per aver acquisito ai suoi discendenti il soprannome, poi cognome, Lancia, a causa del suo ruolo di lancifero nell'esercito svevo. Il nome è attestato nel 1204, quando suo figlio, Manfredo II, è qualificato come dominus Maynfredus marchio de Busca, qui Lancea dicitur[5]. La qualifica di marchese di Busca è dovuta al fatto che fra gli aleramici il titolo feudale non spettava solo ai primogeniti, ma era utilizzato da tutti gli esponenti del consortile.

Manfredi II sarebbe il padre di Bianca Lancia (amante e forse moglie in articulo mortis, di Federico II di Svevia), oltre che di Manfredi III, vicario imperiale in Italia settentrionale dal 1238 fino al 1248, quando fu ucciso ad Asti, e di Galvano, vicario imperiale in Toscana, decapitato a Napoli con Corradino di Svevia il 29 ottobre 1268. Altri genealogisti, invece, ritengono che Bianca e Galvano fossero figli di Bonifacio d'Agliano, il quale a sua volta sarebbe figlio di Corrado di Busca. Le incertezze nascono dal fatto che i cronisti contemporanei ai fatti (per esempio Nicolò Jamsilla, Saba Malaspina, Iacopo d'Acqui, Salimbene de Adam oltre agli Annales Ianuenses) danno informazioni contraddittorie sugli intrecci parentali di Bianca e hanno perciò dato adito a un grande numero di ipotesi genealogiche.

Si osservi che il piccolo feudo di Agliano si trovava anch'esso nell'Astigiano, nei pressi di Loreto, ma non risulta esser mai appartenuto ai Lancia. I signori di Agliano, tuttavia, sembrano appartenere alla clientela vassallatica dei Lancia e compaiono come testi anche in documenti relativi ai marchesi di Monferrato e di Saluzzo. Secondo una delle diverse ipotesi genealogiche Bonifacio d'Agliano avrebbe sposato la vedova di Manfredi II Lancia, diventando il patrigno di Bianca e dei suoi fratelli. Ciò renderebbe compatibili le notizie sulla paternità di Manfredi Lancia con quelle sulla doppia cognominazione ("Lancia d'Agliano") da loro talvolta utilizzata. Dopo il legame fra Bianca e Federico, quando Bianca era solo quindicenne, Bonifacio e il resto della famiglia avrebbero seguito Bianca in Sicilia, dove Bonifacio diventò conte di Mineo, signore di Paternò e marchese di Buscavisse. Ultimi Busca di cui si ha traccia sono Giuseppe marchese Busca e sua figlia tale Maddalena Busca (1873-1941) che nel 1899 sposa tale Luigi Maria Ramelli di Celle (Registro dei matrimoni, nati e morti della chiesa d'Asti anno 1899).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'autenticità dell'atto di divisione riportato dal Moriondo è contestata.
  2. ^ Giovanni Nuti, Del Carretto, Enrico, Marchese di Savona, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, Vol. 36, 1988.
  3. ^ fr. http://fmg.ac/Projects/MedLands/SAVOY.htm#AntonioBuscaafter1422B
  4. ^ Oddone alienò in parte le sue terre al Comune di Asti e in parte furono ereditate dai nipoti del Vasto, ripartite in sedicesimi (si veda in proposito l'opera di Quintino Sella citata in bibliografia)
  5. ^ Si osservi l'analogia di situazione e di tempi con i cugini Carretto, che proprio allora adottarono un nome ("Carretto" o "Del Carretto"), che risalirebbe al padre Enrico del Vasto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Secondo Occelli, Busca nei tempi antichi e moderni, prima edizione Arti grafiche Marchisio, Torino 1930, ristampa a cura del Comune di Busca, Saste, Cuneo 1979;
  • Francesco Fino, Busca. Il cammino di una comunità dal primo millennio a.C. al secolo VII d.C., Ghibaudo Editore, Cuneo 1992.
  • Giorgio Beltrutti, Storia di Busca dalle origini al Cinquecento, Edito dal Comune di Busca, Busca 1981, ristampa 2002.
  • Francesco Fino, La vita di Busca nel ‘700, Lcl, Busca 1982;
  • Francesco Fino e Mirella Lovisolo, Busca, guida storico-artistica, a cura del Comune di Busca, tipolitografia Ghibaudo, Cuneo 1998.

Sui Lancia marchesi di Busca:

  • C. Merkel, Manfredi I e Manfredi II Lancia. Contributo alla storia politica e letteraria italiana nell'epoca sveva, Torino 1886;

Sulla divisione della contea di Loreto:

  • Memoria... di Quintino Sella, pp. 83–87, in Codex Astensis, qui de Malabayla communiter nuncupatur, a cura di Quintino Sella, Roma 1880.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]