Manuel Zelaya Rosales

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Manuel Zelaya Rosales
Manuel Zelaya (Brasília, 03 April 2006).jpeg

Presidente dell'Honduras
Durata mandato 27 gennaio 2006 –
28 giugno 2009
Predecessore Ricardo Maduro
Successore Roberto Micheletti

Dati generali
Partito politico Partito Liberale dell'Honduras
(fino al 2011)
Libertà e Rifondazione
(dal 2011)

Manuel Zelaya Rosales (Catacamas, 20 settembre 1952) è un politico honduregno.

Nel 1970 è entrato a far parte del Partito Liberale dell'Honduras (PLH), divenendo deputato nel 1985 e conservando la carica fino al 1998. È stato inoltre Ministro degli Investimenti e Presidente del "Fondo Honduregno per la spesa sociale". Durante il governo di Carlos Roberto Flores, Zelaya ha promosso un programma di decentramento, restituendo molti poteri decisionali alle comunità locali.

La vittoria alle presidenziali[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 novembre 2005 ha sconfitto alle elezioni presidenziali lo sfidante Porfirio Lobo Sosa diventando così il nuovo Presidente della Repubblica subentrando a Ricardo Maduro. Ha assunto la carica presidenziale il 27 gennaio 2006 ed è tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale[1][2][3] come l'unico Presidente legittimo della Repubblica honduregna a seguito del colpo di Stato del 28 giugno 2009 attuato dalle forze armate.

Il colpo di Stato militare[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 giugno 2009, dopo aver proposto un referendum che, attraverso una modifica della Costituzione, avrebbe dovuto rendere possibile un'estensione del mandato quadriennale e una sua rielezione (nonostante il parere contrario della Corte Suprema in merito ad una simile modifica costituzionale), Zelaya viene arrestato dall'esercito honduregno ed espatriato in Costa Rica. L'ordine di arresto era giunto dalla Corte Suprema stessa, essendo essa il supremo organo difensore della Costituzione.[4] Nel pomeriggio il Congresso Nazionale dell'Honduras avvia una procedura di impeachment e delibera all'unanimità la rimozione di Zelaya dalla carica di Presidente dell'Honduras. Essendosi il vice-presidente Elvin Santos dimessosi diversi mesi prima, subentra nella presidenziale il presidente del Congresso, Roberto Micheletti, che decreta immediatamente un coprifuoco di 48 ore, subito violato da migliaia di persone che hanno sfilato per le strade di Tegucigalpa per protestare contro la destituzione del Presidente Zelaya, mentre in altre zone della capitale si svolgevano invece manifestazioni a favore dell'impeachment.[5]

In effetti, la Costituzione dell'Honduras fissa in quattro anni la durata della carica presidenziale (Art. 237), attribuisce esclusivamente al Parlamento, in sessione ordinaria, il potere di apportare modifiche costituzionali (Art. 373) e vieta espressamente di modificare la durata dell'incarico presidenziale e di abrogare la proibizione ad un secondo mandato (Art. 374)[6]. Zelaya ha chiesto agli Usa di chiarire se abbiano avuto o meno un ruolo nel golpe. Il presidente Barack Obama, da Washington, ha espresso preoccupazione per quanto sta avvenendo nel povero Paese centroamericano, respingendo qualunque tipo di coinvolgimento nell'accaduto. Anche l'Ue si è detta molto preoccupata. Zelaya ha invitato i suoi connazionali a una "resistenza pacifica" e al dialogo con gli "aggressori" della democrazia, ma ha detto di essere ancora il presidente dell'Honduras ammonendo di non riconoscere "il governo usurpatore". Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha condannato l'arresto illegittimo di Zelaya e chiesto che il Presidente sia al più presto ristabilito nelle sue funzioni.[7]

La crisi costituzionale si conclude con le elezioni generali del 2009, che vedono la vittoria del candidato del Partito Nazionale dell'Honduras Porfirio Lobo Sosa.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran croce con Stella d'Oro dell'Ordine di Francisco Morazán (Honduras) - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce con Stella d'Oro dell'Ordine di Francisco Morazán (Honduras)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN106920048 · ISNI (EN0000 0000 7484 2199 · LCCN (ENno2010013927 · GND (DE1172427534 · WorldCat Identities (ENno2010-013927
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