Mangazine

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Mangazine
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Genererivista
Fondazione1989
Chiusura1995
EditoreGranata Press
 

Mangazine è stata una rivista italiana di manga e anime, edita dalla Granata Press.

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Mangazine nacque come una fanzine pubblicata a Bologna per cinque numeri, dalla fine del 1989 al settembre del 1990, fondata dai Kappa boys e pubblicata da un negozio di libri e fumetti di Imola, Hobby Fumetto. Fregiandosi del titolo di "prima rivista di fumetto, animazione e cultura giapponese" italiana, pubblicò articoli e dossier su autori, case editrici e fumetti giapponesi, tra cui la prima traduzione in italiano di un episodio del manga Ranma ½. Tra i redattori e collaboratori ci furono Luigi Bernardi (proprietario della Granata Press), Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni, Barbara Rossi (divenuti, in seguito, i Kappa boys) e Tiziano Capelli[1], quest'ultimo gestore della Hobby Fumetto stessa e futuro curatore (assieme alla moglie giapponese) delle traduzioni delle prime edizioni italiane di manga famosi che verranno poi pubblicati come Maison Ikkoku, Ranma ½ e Dragon Ball.

Nel 1991 la testata venne acquisita dalla Granata Press che, a partire dall'aprile 1991, prese a stamparla come mensile per 47 numeri[2], pubblicando tra l'altro manga come Lamù di Rumiko Takahashi, la cui protagonista comparve sulla copertina del primo numero, Ranma ½, di Rumiko Takahashi, Patlabor, di Masami Yūki, Mai, di Kazuya Kudo e Ryōichi Ikegami, e Kamui di Sanpei Shirato.

Nel 2000 i Kappa boys realizzano un numero speciale commemorativo della rivista intitolato Mangazine 100, pubblicato da Kappa Edizioni e con grafica e stile identici a quelli della versione di Granata Press. Al suo interno sono pubblicati articoli e fumetti metanarrativi che mettono in primo piano le idiosincrasie del mondo degli anime e dei manga, dai produttori agli editori, dagli autori ai lettori. I fumetti sono Tetsu Kamen il paladino dello spazio, che propone un ipotetico episodio finale alla mancata conclusione di Tekkaman; Alias Helix Robot Goldrant, che facendo il verso a UFO Robot Goldrake indaga sui retroscena delle guerre fra imperi spaziali e robot giganti difensori della Terra; e Otakuman, nuovo virtuale capitolo delle Time Bokan in cui i personaggi prendono coscienza di vivere da decenni in un loop editoriale[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Davide Castellazzi, A-Z manga. Guida al fumetto giapponese, Coniglio Editore, 2004, p. 109, ISBN 88-88833-08-0.
  2. ^ a b Mangazine, su flashfumetto.it. URL consultato il 13 marzo 2021.