Malo

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Malo
comune
Malo – Stemma
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto-Stemma.png Veneto
ProvinciaProvincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Amministrazione
SindacoPaola Lain (Lega Nord) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate45°40′N 11°25′E / 45.666667°N 11.416667°E45.666667; 11.416667 (Malo)Coordinate: 45°40′N 11°25′E / 45.666667°N 11.416667°E45.666667; 11.416667 (Malo)
Altitudine116 m s.l.m.
Superficie30,53 km²
Abitanti14 951[1] (31-12-2015)
Densità489,72 ab./km²
FrazioniMolina, San Tomio, Case di Malo
Comuni confinantiCastelgomberto, Cornedo Vicentino, Isola Vicentina, Marano Vicentino, Monte di Malo, San Vito di Leguzzano, Thiene, Villaverla
Altre informazioni
Cod. postale36034
Prefisso0445
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT024055
Cod. catastaleE864
TargaVI
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 378 GG[2]
Nome abitantimaladensi
PatronoNatività di Maria
Giorno festivo8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Malo
Malo
Malo – Mappa
Posizione del comune di Malo all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale

Malo (Mało in veneto) è un comune italiano di 14 951 abitanti[1] della provincia di Vicenza in Veneto.

« 

Di Malo pel verde silente
fra l'ombra de' platani tace
la sera: sussurra al torrente
l'invito al riposo, a la pace;
Discorre la mistica voce
di sogni ne l'anime assorte ...
e in alto, su i monti, feroce
discorre il cannone di morte!

 »
(Pier Paolo Fusco, tenente medico, 1915-1918[3])

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Val Leogra § Storia e Storia del territorio vicentino.

Toponimi[modifica | modifica wikitesto]

Epoca antica[modifica | modifica wikitesto]

Molto probabilmente, il territorio maladense - che fino al XIV secolo d.C. comprendeva anche quello dell'attuale comune di Monte di Malo - fu abitato dagli euganei fino all'VIII secolo a.C., quando furono spinti sui monti dall'arrivo dei veneti che avevano invaso la pianura e si insediarono fin sulle pendici collinari.

Si sono rinvenute tracce delle culture neolitica e dell'età del ferro - manufatti, cocci, selci (anche asce di selce, risalenti a 4000-3000 anni a.C., ritrovate nel centro storico) che comprovano la presenza umana - intorno a monte Oresco, sul colle della Sisilla, su monte Palazzo, vicino alla frazione di San Tomio, presso Priabona e il Buso della Rana. Probabilmente queste tracce riguardano insediamenti situati lungo la cosiddetta pista dei veneti, che collegava tutti gli sbocchi delle valli seguendo la linea pedemontana, a iniziare da Sovizzo e Creazzo per proseguire costeggiando le colline fino a Schio, e da qui verso Caltrano e fino a Marostica e oltre.

In epoca romana la zona di pianura dell'alto vicentino fu interessata a centuriazione, testimoniata dal tracciato di strade e carrarecce che si conformano all'andamento a scacchiera di cardini e decumani. Asse della centuriazione era il rettifilo tra Vicenza e Santorso, che corrispondeva, in territorio maladense, al Trozo Maran da San Pietro a Ca' Losca[4]. Nei pressi di San Tomio sono state ritrovate tombe e un mosaico pavimentale, appartenente ad una villa romana.

Alto Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente anche il territorio maladense venne interessato dalle invasioni e dall'insediamento di popoli barbari. Nelle vicinanze di Priabona esiste ancora oggi un'antica chiesa dedicata a San Giorgio, venerato dai Longobardi in quanto santo guerriero, da cui la supposizione che fosse la chiesa della fara che custodiva il passo[5]. In via Porto, nel centro storico, fu rinvenuta una spada longobarda, mentre presso la pieve di Santa Maria furono ritrovati mattoni di fattura longobarda.

Nel 910, per far fronte alle incursioni degli Ungari, l'imperatore Berengario I donò al vescovo di Vicenza Vitale tre curtes dell'Alto Vicentino, tra le quali la curtis di Malo (Maladum) che si estendeva sulla destra del torrente Leogra fino alle montagne di confine[6]; il vescovo fortificò il territorio facendo costruire tutta una serie di castelli a difesa dei villaggi e delle campagne. La donazione fu confermata con il privilegio dell'anno 1000, con il quale l'imperatore Ottone III esentava i castelli vescovili, tra cui quello di Malo[7], dalla prestazione della tassa del fodro dovuta agli ufficiali dell'impero; un'ulteriore conferma si ha nel 1026 da un atto dell'imperatore Corrado II il Salico, che fa riferimento ad un castello: et castellum in eodem loco de Malado.

Nel 983 i monaci di San Felice - che proseguivano nella loro opera di colonizzazione e bonifica dei terreni paludosi lungo la strada pedemontana - possedevano in Malado casali novem, come afferma il privilegio del vescovo vicentino Rodolfo. Stante il nome del santo titolare, l'attuale chiesa parrocchiale di Malo, dedicata a San Benedetto, è indubbiamente di origine benedettina[8].

Durante l'XI e il XII secolo forte fu la contrapposizione tra i vescovi di Vicenza e i conti Maltraversi, che da essi avevano ricevuto i feudi di Malo, Torrebelvicino e Santorso sulla destra del Leogra, ma che tentavano di usurparli. La contrapposizione portò all'uccisione, nel 1184, del vescovo di Vicenza Giovanni de Surdis Cacciafronte da parte di un sicario di Malo, di nome Pietro, ritenuto su mandato del conte Uguccione. Secondo gli storici il vescovo insorgeva con energia contro i ricchi, i nobili e i magnati di Malo, e non soltanto di Malo, che occupavano e distruggevano i beni dei contadini, oltre che della Chiesa[9]. Le dispute non cessarono con la sua morte e il successivo vescovo Pistore fu ucciso nel 1200 presso il castello di Pievebelvicino in uno scontro con il conte Uguccione che aveva occupato il feudo vescovile. Dopo questi fatti i Maltraversi furono privati dei feudi[10].

I pesanti debiti contratti dei vescovi di Vicenza presso gli usurai, li costrinsero ad alienare alcuni beni della chiesa; nel 1213 Nicolò Maltraversi - l'amministratore apostolico imposto da papa Innocenzo III - sospese le vendite e con una saggia amministrazione riuscì a ridurre il grosso debito, ma il successore vescovo Zilberto fu comunque costretto nel 1222 a vendere a un certo Savino i castelli di Malo e di Priabona (Petra mala) con il consenso dei legati pontifici Giordano, vescovo di Padova, e Giordano Forzatè, priore del monastero di San Benedetto di Padova[11][12].

Basso Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Si può far risalire l'origine del comune di Malo al XII secolo, quando dopo la nascita del comune di Vicenza, sorsero sul territorio molte comunità rurali che si dotarono di statuti.

Nel 1230 Savino del fu Giovanni da Faenza[13], presentato con esplicita raccomandazione ecclesiastica del papa Onorio III, fu nominato conte di Malo dall'imperatore Federico II. Sembra comunque che - come molti altri nuovi ricchi del tempo - fosse un usuraio; così si desume da atti del 1204, per un prestito ad usura ad un nobile milanese scolaro dello Studio di Vicenza, e da un prestito del 1225 alla contessa Adelasia, madre dei conti Guido e Alberto Maltraversi.

Il conte Savino aveva come vicecomes un certo Bartolomeo Pagani di Malo, anch'egli usuraio, che nel 1225 comperò dal comune di Malo, pesantemente indebitato a causa dei suoi stessi prestiti, beni situati in Leguzzano e altre località del monte[14].

Savino concluse anche alleanze matrimoniali: aveva due figlie, Ziborga e Anselice; la prima andò sposa a Guido Maltraversi, figlio di Emilia da Romano, mentre il fratello di Guido, Uguccione, sposò Anselice; ciononostante, le loro doti non furono sufficienti a sollevare i Maltraversi dalle disastrose condizioni economiche in cui versavano[15].

Sembra che il conte Savino, passato dalla parte ghibellina - e cioè dalla fedeltà a Federico II di Svevia e al suo vicario Ezzelino III da Romano - alla parte guelfa, sia morto nel 1241 a San Bonifacio in battaglia contro Ezzelino. Probabilmente il castello di Malo, insieme a quello di Priabona, fu distrutto in quegli anni - dal 1311 non se ne fa più menzione - dallo stesso Ezzelino o poco dopo dai padovani, che dal 1265 dominarono su Vicenza e sul contado in seguito al patto di custodia.

Morto Beroardo Maltraversi, figlio di Ziborga, come nobili possidenti in quel di Malo si fa menzione dapprima, nel 1298, di Enrico Scrovegni e poi di Vitaliano dei Lemici, entrambi provenienti da potenti famiglie di usurai padovani. Nel 1311 Vicenza e il territorio, anche a seguito di una congiura di nobili vicentini accordatisi con Enrico VII di Lussemburgo e Cangrande della Scala, si liberarono dal dominio padovano.

Dopo questi avvenimenti la vita pubblica, in mancanza di signori feudali, venne amministrata dal Comune, che si apprestò a definire i confini della circoscrizione comunale, confini che a quel tempo erano più estesi di quelli odierni e comprendevano anche il territorio dell'attuale comune di Monte di Malo. Erano invece in contestazione i confini con Leguzzano e queste diatribe fra comuni portarono a ripetuti interventi dei Signori della Scala.

Durante la signoria scaligera l'amministrazione civile fu organizzata in vicariati. Malo fu sede di uno tra gli 11 vicariati maggiori del territorio vicentino e la sua giurisdizione comprendeva le comunità rurali di Malo, Castelnovo, Isola di Malo, Ignago, Monte di Malo, Priabona e Torreselle[16].

Già nel XIV secolo si videro segni di frattura tra la zona di pianura e quella del monte per motivi essenzialmente etnici: il piano era abitato da genti latine mentre il monte da genti di lingua tedesca, che nel corso del secolo precedente si erano insediate in tutta la zona collinare e montana. Così nel 1322 Bailardino Nogarola, podestà di Vicenza per conto di Cangrande della Scala, concesse ai tedeschi che abitavano oltre il torrente Giara o Livergon una notevole autonomia e vari privilegi, fatti salvi gli oneri verso il comune di Vicenza[14].

La pieve di Malo[modifica | modifica wikitesto]

Il municipium romano di Vicenza era diviso anticamente in pagi, distretti, tra cui quello di Maladum. Affermatosi il cristianesimo nel V-VI secolo, l'organizzazione ecclesiastica si modellò su quella civile e la pieve di Santa Maria - la chiesa del Castello, oggi detta anche di Santa Libera - ebbe la funzione di chiesa madre del territorio circostante[17]. L'antico territorio pievano comprendeva anche gli attuali comuni di Marano Vicentino, Monte di Malo e Isola Vicentina.

Nel 1388 le genti e il sacerdote del monte chiesero al vescovo di Vicenza Pietro Filargo, e successivamente a Roma per conferma apostolica, di poter essere separati dalla pieve matrice e retti in parrocchia autonoma. La conferma apostolica di papa Innocenzo VII fu ricevuta ed eseguita dal vescovo Giovanni Castiglione; le motivazioni della separazione furono: l'uso della lingua tedesca, la distanza dalla pieve e l'amministrazione dei sacramenti riservata all'arciprete della pieve per cui molti morivano senza sacramenti. Comunque, almeno sotto l'aspetto formale, con sentenza del 1407 vennero confermati i diritti della pieve.

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1437 il piano e il monte facevano ancora parte dello stesso comune, ma è evidente dalle fonti una certa autonomia del monte che allora comprendeva le terre oltre il torrente: Santomio, Priabona, Campipiani, Faedo fino a dei mansi in Leguzzano.

Dai documenti è evidente che già era in atto la separazione del piano dal monte, di fatto in atto nel 1456; nel 1468 si decise la separazioni degli estimi comunali, mentre con atto del 1496, peraltro andato perduto, si sancì la definitiva separazione tra il comune di Malo e quello di Monte di Malo.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di Santa Libera

  • Chiesa di San Bernardino, (ora Sala Consigliare)
  • Chiesa di San Francesco in via Muzzana
  • Chiesa di San Nicola in via Porto
  • Chiesa di Santa Maria

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Incompiuta Villa di Giuseppe Da Porto
  • Barco Ghellini
  • Corte dei Loschi e Villa Checcozzi Dalle Rive
  • Villa Pisa e l'oratorio. Sull’origine del nome Pisa non si hanno certezze assolute. La più accreditata sembrerebbe essere sinonimo di rigagnolo con cascatelle in considerazione che, percorrendo la Via Proe di Pisa, a fianco del quale un tempo scorreva il torrente Proa, vi erano alcune cascatelle dell’alveo tuttora visibili. Della Pisa si iniziò a parlarne nel 1400 in concomitanza dell’arrivo a Malo dei nobili Muzani. Due di aristocratica numerosa famiglia, trasferitasi da Roma a Milano, e successivamente a Vicenza, acquistarono molte case e terreni. Antonino si stabilisce in contracta Capitis Villae, (l’attuale via Capovilla), mentre l’altro fratello, Giacomo, in contracta Callis Fangoxa (l’attuale via Muzzana). Nel 1541 Girolami Muzani, appartenente alla linea di via Capovilla (detta anche del “castello”), lascia in eredità ai sei figli tutti i suoi beni. Nella parte spettante al figlio Troilo il padre disponeva “…al figlio Troilo la mità della casa dominicale de Vicenza, le case della Pisa tutte con cortivi horti, colombara et maxime la fornaxa con campi 116…”. La particolare importanza che in questo testamento viene data alla fornace si può spiegare con il fatto che la lavorazione dell’argilla, assieme alla pastorizia, alla filatura della lana e all’agricoltura, sono state per secoli le attività più redditizie per l’economia del nostro paese. Nella prima metà del ‘600 a Malo esistevano almeno quattro fornaci. In epoca napoleonica ne sono state censite cinque, due delle quali appartenevano a Giovanni Battista e Luigi Muzani. Il 10 febbraio 1559 Troilo Muzani stipula con Giorgio di Simone da Campione il contratto per la costruzione della “Villa Pisa, su disegno dell’architetto palladiano Pietro da Nanto. La Villa viene costruita al centro di una vasta campagna, soggetta però a frequenti inondazioni causate dalle piene dei torrenti che la circondano. Troilo ritiene che i terreni alluvionati non devono essere sottoposti al pagamento delle decime e comunica tale irremovibile presa di posizione al Comune di Malo in data gennaio 1582 con questa lettera: “…il Ghebbo et aqua della Leogra discende da monti con velocità la quale, quando piove copiosamente, cresce in tanto di profondità et larghezza et rapacità che per spacio grandissimo si allarga inondando e devastando ciò che trova dove non le sia fatto resistenza, et alle volte conduce via anchora li ripari, tal che è necessario a li confinanti di detta aqua per la conservation deli beni suoi continuamente defendersi et ripararsi con spesa et fatica intolerabili, altrimenti il detto Ghebbo et aqua dilaterebbero in infinito con danno universale notabilissimo…ditto Troilo Muzano cavalier s’attrova haver una quantità de pradi in un pezzo di pertinentie di Malo, in Contrà della Pisa confinanti et sottoposti alla detta aqua della Levogra nel corpo delli quali vi sono li pradi contesntiosi arradi da novo acquistadi da suoi antecessori per via di compreda… li quali inanzi che siano stati bonificati et redenti in pradi bene novali solevan eser luochi sterili deserti et se non giare et di questo ne è comune opinion et s’ha detto dalli vecchi et dalle cose predette ne avevan cognition…che per ridur tali luochi sterili et giarosi in in pradi beni novali li anteccessori suoi et in specie il q. magnifico cavalier d. Girolamo suo padre per longhissimo spacio de anni et anni continuamente mentre che visse ha speso infiniti danari et postovi quantità grandissime di legname con assidua fatica et diligenza in far lavorare si per bonificar detti luoghi come per conservarli dalle rovine dll’aqua et etiam facendovi far rozze larghissime et larghe per condurvi le aque turbide et roste et ripari infiniti et altre operationi le quali se non havessero fatte fare sarebbero detti pardi si come era prima ritornati luochi sterili… La vertenza, a causa delle intemperanze dei Muzani, non si ricompose pacificamente e, in taluni frangenti, assunse nei confronti delle autorità comunali aspetti anche violenti. Il toponimo “ghebbo” o “ghebo”, che compare all’inizio di questa lettera, veniva usato a quel tempo per indicare il letto di un torrente o di un grande canale scolmatore. È quindi molto probabile che il luogo situato alla fine di via Muzzana, che da antica data i maladensi chiamano “ghebo”, abbia preso il proprio nome dal passaggio di questo canale, o torrente, che poi defluiva nel torrente Livergon. Stando al corretto significato dei toponimi ricordiamo che la “Proa”, nome proprio da noi dato allo stesso torrente, in realtà indica un pezzo di terra coltivato o da coltivare. Troilo Muzani ebbe una numerosa figliolanza, Da Cristoforo, uno dei suoi cinque figli, nascono i gemelli Alessandro e Brunoro, che il 24 aprile 1719 presentano al vescovo di Vicenza la richiesta di erigere un oratorio nella località della Pisa in onore di San Carlo: ”Li nobili Brunoro et Alessandro fratelli Muzani servi umilissimi di Vostra Signoria Illustrissima, non solo per particolare devozione ma anco per necessità che nasce dalli torrenti e strade che si rendono frequentemente impraticabili per le inondazioni desiderano erigere un oratorio pubblico sotto l’invocazione di San Carlo in proprio fondo, in contrà della Pisa, pertinenze di malo, sito a strada pubblica, fuori da ogni uso domestico e nel modo prescritto dalle sacre sinodali costituzioni e come si conviene alla casa di Dio”. Alla richiesta della curia sull’utilità dell’opera, don Antonio Filippi Farmar, parroco di Malo, risponde esprimendo parere favorevole. L’oratorio però, non si sa per quale motivo, non viene subito costruito. Il 28 aprile 1724 a Villa Pisa nasce Cristoforo Muzani, figlio di Alessandro e Novella Mazoco, che diventerà sacerdote nell’ordine dei Gesuiti e sarà una delle figure più rappresentative della storia ecclesiastica vicentina del ‘700. In questa stessa Villa, nell’anno 1773, egli troverà rifugio dopo la soppressione dell’ordine voluta dal Papa Clemente XIV. Il 15 gennaio 1757, trascorsi quasi quarant’anni, Carlo Muzani figlio di Alessandro, rinnova alla curia la richiesta per la costruzione dell’oratorio, ma non più dedicato a San Carlo come a suo tempo voleva il padre, bensì al SS. Redentore: “Desiderando io, Carlo Muzani, erigere una chiesa, ovvero oratorio pubblico, sovra fondo mio proprio, presso la mia casa di campagna, dentro i limiti della parrocchia di Malo di questa diocesi, in contrà della Pisa, affatto lontana dagli usi domestici, sotto la invocazione del Santissimo Sacramento. Redentore, per mia particolare devozione e per comodoancora de miei domestici, di cento e più coloni e d’altri abitanti, quali tutti sono frequentemente in pericolo di non poter aver accesso alla chiesa parrocchiale per la distanza di un miglio e mezzo, per la strada malagevole e circondata da aque e torrenti. Qual chiesa sarà fatta nel modo e forma che va prescritto dalle Sacre Apostoliche Costituzioni”. La curia, nell’accettare la domanda, raccomanda che:…”la Fabbrica sia fatta in forma decorosa, con una sola porta prospiciente sopra la pubblica strada, lontana e libera affatto dagli usi domestici e nel modo prescritto dalle sinolidali disposizioni, delegando Noi al molto Reverendo Don Giovanni Troncato Arciprete di malo la facoltà di benedire e ponere la prima Pietra…”. Il 20 settembre 1758, ad opera ultimata, Don Giuseppe Pieriboni, subentrato all’Arciprete Troncato nel frattempo defunto, assicura che:La chiesa è fabbricata molto nobilmente oltre il comune, è lontana totalmente dagli usi domestici et una sola porta respicente su la strada pubblica. Nel coro della stessa è stato edificato un altare maestoso e decente con la pietra santa nella mensa ed in luogo della pala vi è stato inserito un quadro di buona mano intitolato “Theatrum Passionis Christi…”. Il Vescovo di Vicenza, Antonio Marino Priuli, nel prendere atto della buona riuscita dell’opera, raccomanda siano rispettate queste condizioni: “che la messa nei giorni festivi non si possa celebrare se non dopo la messa Parrocchiale, o almeno senza suonare nessuna campanella…la santa messa può essere celebrata da qualunque sacerdote eccettuati però li giorni solenni di Pasqua di Resurrezione, Pentecoste, Natale ed Epifania, pena la Sospensione a Divinis ipso facto…”. Carlo Muzani alla sua morte nomina erede di tutti i suoi beni il figlio Licinio il quale, nell’anno 1798, affida all’architetto vicentino Antonio Fontana il compito di restaurare la “Villa” che ormai mostrava i segni del tempo. L’abate e storico Gaetano Maccà visitando questi luoghi nei primi anni dell’ottocento così annotava le sue impressioni “Merita menzione il luogo detto volgarmente la Pisa ove trovasi un palazzo di casa Muzani di ottima architettura con piccola chiesa, e altre adiacenze, con roccolo, cedraja, brolo e prateria, ove in tempo di autunno si prendono allodole e uccelli in quantità. Stando nelle stanze superiori di detto Palazzo si gode a tutte le parti una veduta molto deliziosa. Avanti la sua facciata v'è una spaziosa corte ai lati chiusa da muri in fine alla quale trovasi un maestoso cancello con rastello di ferro. A destra e a sinistra di detto cancello vi sono altri rastelli pur di ferro, ma più bassi del detto, i quali girano sino ai muri laterali, che chiudono la stessa corte. Fuori del medesimo cancello v'è un largo stradone spalleggiato da olmi lungo quasi mezzo miglio che arreca piacere a chi lo mira". Purtroppo la descrizione del Maccà si limita all'aspetto esteriore della "Villa" e non ci dice se all'interno vi fossero affreschi od opere d'arte di particolare valore. Il 22 giugno 1817 nel pubblico oratorio del SS. Redentore viene benedetta la via Crucis e concesso la pia devozione ai fedeli. Dall'elenco delle strade comunali del 1808 risulta che alla Pisa vi si arrivava percorrendo due strade:
    1. Casette o Pisa- Parte della strada Postale (quella che parte dai confini di Isola Vicentina e termina coi confini di San Vito di Leguzzano)., e finisce con Marano Vicentino. È lunga 940 pertiche vicentine e larga 8 piedi vicentini".
    2. Della Pisa "Parte dalla strada Delle Case (quella che parte dal ponte con Monte di Malo), mette nel Ghebbo-Proa, si volge a mattina indi a mezzodì, poscia ritorna nella Proa alli Prati della Pisa. Finisce incarreggiabile. È lunga 468 pertiche vicentine e larga 7 piedi vicentini". Purtroppo i cambiamenti avvenuti nel tempo sul territorio rendono di difficile individuazione l'originale tracciato di queste strade. Alcune vecchie foto possono solo darci l'idea di quanto fosse maestoso il lungo viale che conduceva alla "Villa". Dopo la metà del settecento inizia, per le famiglie Muzani di Malo, un lento ma inarrestabile declino. Tutti i beni posseduti saranno, ad uno ad uno, alienati. Il 25 marzo 1919, a causa dello scoppio della polveriera militare situata dietro all "Villa", la stessa fu rasa al suolo e non fu più ricostruita. Nel drammatico evento periranno un giovane soldato e una giovane mamma. 

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello gotico di Giovanni Da Porto

Società[modifica | modifica wikitesto]

Malo è il decimo comune della provincia di Vicenza come numero d'abitanti.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[18]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • 8 settembre: Festa patronale di Santa Maria Liberatrice
  • Carnevale di Malo: con maestosi carri allegorici che da più di 90 anni sfilano per le vie del centro storico per aggiudicarsi la "pessa". Da qualche anno se ne svolge una versione estiva, il Carnevale Estate..
  • AIM Energy Ultra Trail e AIM Energy Wild Trail: sono corse a piedi lungo i sentieri collinari/alpini di Malo; il primo percorso sarà di circa 50 km e 2100m di dislivello positivo, mentre il secondo coprirà una distanza di circa 16 km e 600m di dislivello positivo
  • Sagra Campestre dea Pisa: in memoria dello scoppio della polveriera di Villa Pisa del 25 marzo 1919.

Persone legate a Malo[modifica | modifica wikitesto]

  • San Gaetano Thiene (Vicenza 1480 - Napoli 1547), santo e religioso, nato nella nobile famiglia dei conti Thiene, fondò nel 1524 l'Ordine dei Teatini, fu arciprete di Malo dal 1508 al 1525.
  • Gaetano De Lai (Malo 30 luglio 1853 - Roma 25 ottobre 1928), cardinale.
  • Giuseppe Ciscato (Malo 19 febbraio 1860 - Padova dicembre 1908), astronomo e docente di Geodesia all'Università di Padova, primo Direttore dell'Osservatorio Astronomico di Carloforte in Sardegna, che fondò la scuola media di Malo.
  • Carlo Fanton (S.Tomio di Malo, 26 maggio 1910 - Vicenza, 26 marzo 1999), vescovo.
  • Luigi Lanaro (Malo 22 giugno 1911 - Malo 7 marzo 1977), musicista. Nel dopoguerra fu tra i protagonisti della diffusione della Fisarmonica in Italia, pubblicando vari metodi per l'apprendimento dello strumento. Il comune gli ha dedicato una piazza.
  • Gueri da Santomio (San Tomio di Malo 31 agosto 1915 - Vicenza 29 novembre 1991), al secolo Bortolo Guerrino Grendene. Pittore.
  • Luigi Meneghello (Malo 1922 - Thiene 2007), scrittore e fondatore dell'Istituto di Italianistica all'Università di Reading in Inghilterra.
  • Mario Lanaro, direttore di coro e compositore.
  • Piergiorgio Righele (Malo 1938 - 1997), maestro fondatore e direttore per trent'anni del coro polifonico I Cantori di Santomio, gruppo corale che si è affermato sulla scena internazionale, vincendo numerosi concorsi polifonici.
  • Silvio Lanaro (Schio 14 agosto 1942 - Padova 23 giugno 2013), storico italiano. Cresciuto a Malo, considerato fra i maggiori storici italiani dell'età contemporanea.
  • Isabella Dal Balcon (Malo 11 settembre 1977), olimpionica, ha partecipato alle olimpiadi invernali di Torino 2006 nella specialità Snowboard parallelo.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni e contrade[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Malo comprende le frazioni di Case, Molina e San Tomio, oltre alle contrade:

Borgo Redentore, Canova, Colombaretta, Fondo Muri, Lapi, Marchiori, Martinè, Pisa, Santa Maria Celeste, Tirondolo di Mezzo, Tirondolo di Sotto, Vallugana Alta, Vallugana Bassa, Vergan, Visan-Busati, Volpare.

Altre località:

  • Montècio, monte nei pressi del capoluogo, popolare per il fatto che le persone di ogni età qui fanno lunghe corse e passeggiate.
A proposito di questo monte esiste un'antica leggenda: si racconta che, quando Dio finì di creare il mondo, gli restò un pezzo di terra che non sapeva dove mettere; quindi lo mise in corrispondenza di quella zona e nel corso dei secoli diventò un piccolo monte.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto pubblico a Malo è garantito dalle autocorse svolte dalla Società Vicentina Trasporti (SVT).

Con il regio decreto n. 1818 del 7 luglio 1927 fu approvato il progetto di una linea tranviaria che avrebbe dovuto congiungere Vicenza con Malo[19] ma che, a causa delle difficoltà economiche del periodo, non fu realizzata.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1985 1990 Luciano Spillare DC Sindaco [20]
1990 1995 Maria Rosaria Migliorini DC Sindaco [21]
1995 1999 Pietro Ermenegildo Zaccaria Centrosinistra Sindaco [22]
1999 2004 Pietro Ermenegildo Zaccaria Centrosinistra Sindaco [22]
2004 2005 Antonio Antoniazzi Lega Nord Sindaco [23]
2005 2005 Sergio Porena Commissario prefettizio [24]
2005 2015 Antonio Antoniazzi Centrodestra Sindaco [23]
2015 in carica Paola Lain Lega Nord Sindaco [23]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Società sportive[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ A Malo, durante la prima guerra mondiale era in funzione un ospedale militare
  4. ^ Sito del Comune di Malo, su comune.malo.vi.it. URL consultato il 31 dicembre 2014.
  5. ^ Mantese, 1954,  p. 451
  6. ^ Come riportato nel Diploma di Corrado II del 1026
  7. ^ Mantese, 1954,  p. 9
  8. ^ Mantese, 1952, p. 154, n. 41
  9. ^ Mantese, 1954,  pp. 159, 161
  10. ^ Mantese, 1954,  p. 96
  11. ^ Mantese, 1952,  pp. 291-92
  12. ^ Mantese, 1954,  p. 224
  13. ^ Mantese, 1954,  p. 224, nota
  14. ^ a b Mantese, 1954,  p. 481
  15. ^ Mantese, 1954,  p. 272
  16. ^ Mantese, 1958,  pp. 435-36
  17. ^ La Chiesa adoperava il termine plebs, pieve, per indicare sia il popolo che il luogo delle assemblee religiose.
  18. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  19. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 219 del 22 settembre 1927
  20. ^ Ministero dell'interno
  21. ^ Ministero dell'interno
  22. ^ a b Ministero dell'interno
  23. ^ a b c Ministero dell'interno
  24. ^ Ministero dell'interno

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. Malo e il suo monte - Storia e vita di due comunità 1979, edito dalle Amministrazioni Comunali di Malo e Monte di Malo.
  • Antonio Canova, Giovanni Mantese I castelli medioevali del vicentino, 1979, Accademia Olimpica di Vicenza
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, I, Dalle origini al Mille, Vicenza, Accademia Olimpica, 1952 (ristampa 2002).
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, II, Dal Mille al Milletrecento, Vicenza, Accademia Olimpica, 1954 (ristampa 2002).
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/1, Il Trecento, Vicenza, Accademia Olimpica, 1958 (ristampa 2002).
  • Simeone Zordan, La Valle dell'Astico, Corte Longobarda, Cogollo del Cengio, Nuova Grafica, 1983

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