Mal di Ventre

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mal di Ventre
Malu Entu
L'isola di Mal di Ventre
L'isola di Mal di Ventre
Geografia fisica
Localizzazione Mare di Sardegna
Coordinate 39°59′24″N 8°18′33″E / 39.99°N 8.309167°E39.99; 8.309167Coordinate: 39°59′24″N 8°18′33″E / 39.99°N 8.309167°E39.99; 8.309167
Superficie 0,80[1] km²
Altitudine massima 18[2] m s.l.m.
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Sardegna Sardegna
Provincia Oristano Oristano
Comune Cabras-Stemma.png Cabras
Demografia
Abitanti 0
Cartografia
Mappa di localizzazione: Sardegna
Mal di Ventre

[senza fonte]

voci di isole d'Italia presenti su Wikipedia

Mal di Ventre (Isula de Malu Entu o Malu entu in sardo) è un'isola del Mare di Sardegna antistante la costa della penisola del Sinis, dalla quale dista circa 9,26 km (5 miglia marine)[1]. È inclusa nel perimetro dell'Area marina protetta Penisola del Sinis - Isola Mal di Ventre. Malu Entu in sardo significa "cattivo vento" per via dei mutevoli e repentini cambiamenti delle condizioni meteorologiche, influenzate tanto dal vento dominante di maestrale tanto dalle brezze termiche determinate dalla relativa vicinanza alla Sardegna.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Vista del mare dall'Isola.

L'isola di Mal di Ventre ha una superficie di 0,80 km²[1] e presenta un aspetto pianeggiante, con l'altitudine massima di appena 18 m s.l.m. È presente una pozza di acqua sorgiva che permette la sopravvivenza di alcune specie di piccoli mammiferi, rettili e di volatili. La sua origine geologica è molto antica e risale al tardo Carbonifero; le formazioni rocciose dell'isola sono infatti costituite da monzograniti equigranulari[3], relitto delle inclusioni plutoniche tardo-erciniche che si rinvengono in alcuni siti della Sardegna e della Corsica[4]. L'affioramento dell'isola fa parte di un complesso granitico, in gran parte sommerso, che si estende da sud a nord davanti alle coste della Penisola del Sinis e rappresenta l'unica formazione paleozoica della zona. Le formazioni geologiche del Sinis, infatti, hanno origine più recente, in quanto costituite dall'affioramento di depositi calcarei e lave andesitiche del Miocene e da lave basaltiche e depositi di arenarie calcaree del Pliocene[5].

La costa orientale che si rivolge alla Sardegna si presenta per lo più sabbiosa, con alcune piccole calette che facilitano l'approdo. La costa occidentale invece si presenta relativamente alta e rocciosa e non offre approdi sicuri essendo esposta al vento di maestrale, che in questa parte dell'isola soffia particolarmente intenso. I fondali del mare intorno all'isola si presentano rocciosi[1].

Flora[modifica | modifica wikitesto]

La vegetazione è rappresentata dalla macchia mediterranea bassa costituita da essenze quali il lentisco (Pistacia lentiscus), il cisto, il rosmarino (Rosmarinus officinalis) e la palma nana (Chamaerops humilis)[2] oltre che dalle erbe basse[1]. I cespugli vengono scolpiti e modellati dall'azione costante del vento di maestrale.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Le acque circostanti l'isola sono popolate da tartarughe marine della specie Caretta caretta e da cetacei. Secondo quanto riferito dall'esploratore Alberto La Marmora un tempo erano presenti anche le foche monache (Monachus monachus)[2]. Gli unici mammiferi presenti sull'isola sono i conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus). L'avifauna è invece rappresentata da diverse specie di uccelli marini tra i quali i cormorani (Phalacrocorax carbo), la berta maggiore (Calonectris diomedea), la berta minore (Puffinus puffinus), il gabbiano reale (Larus michahellis), il gabbiano corso (Ichthyaetus audouinii) ed il falco della regina (Falco eleonorae)[2]. I rettili comuni sull'isola sono le testuggini[1]. Sembra inoltre essere presente,la vedova nera mediterranea o malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus), uno dei pochi ragni presenti in Italia temibili per il morso.

La storia umana di questa antica isola risale al neolitico (6000/2700 a.C.) quando sull'isola, forse collegata alla penisola di Capo Mannu si praticava la caccia. Infatti sono stati ritrovati numerosi frammenti e pezzi di punta di freccia di ossidiana nonché frammenti di macine dell'epoca nuragica. Fra l'altro su questa isola, proprio a lato della cala dei pastori, vi è la presenza di un nuraghe bilobato, in parte franato in mare così.

La frequentazione umana si è consolidata prima in epoca fenico punica e successivamente in epoca romana, così come appare dalle numerose testimonianze abitative ritrovate sull'isola. In particolare si segnala la presenza di una villa romana assai estesa (forse sede di un nobile esiliato da Roma nel I o II secolo d. C.) nella quale vi erano anche delle colonne di calcare che nel corso di questi ultimi anni sono state rubate. Tale testimonianza è avvallata non solo dal Generale Alberto della Marmora ma anche dal Canonico Giovanni Spano che parlarono in diverse occasione dell'isola. Per la verità ancora oggi, proprio dietro la capanna chiamata dei pescatori, è possibile vedere tra gli arbusti di Lentischio e di Fillirea, centinaia di massi frammisti a pezzi di embrici e cocciame appartenenti a manufatti di varia epoca e funzione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'accampamento di indipendentisti sull'isola di Mal di Ventre.

Finì all'attenzione della cronaca durante il processo per il presunto "Complotto Separatista" svoltosi agli inizi degli anni ottanta del XX secolo, che avrebbe visto implicati diversi attivisti di movimenti indipendentisti sardi[6][7] e che, a detta di alcune ricostruzioni, fu una macchinazione dei servizi segreti italiani per screditare il vento sardista allora sorto[8]; l'isola sarebbe stata prescelta, secondo l'accusa, quale luogo dal quale gli insorti avrebbero comunicato al mondo mediante potenti apparati radioamatoriali la nascita della Repubblica Socialista di Sardegna.

Il quotidiano italiano La Repubblica ha riportato, nell'agosto del 2008, la notizia della singolare iniziativa di un indipendentista sardo che mira al riconoscimento internazionale dell'isola di Mal di Ventre, quale "Repubblica Indipendente di Malu Entu", rifacendosi ai principi di autodeterminazione dei popoli sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite[9]. Salvatore Meloni, protagonista di altre storiche battaglie per l'indipendenza della Sardegna, ha provveduto a inviare il progetto sia alle Nazioni Unite ed ai suoi membri che al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Salvatore Meloni, che da più di vent'anni trascorre gran parte delle sue giornate sull'isoletta assieme ad altri indipendentisti, avvierà una causa civile per l'usucapione dell'isola di Mal di Ventre che, dal 1972, appartiene alla società napoletana "Turistica Cabras srl". Da qualche mese, inoltre, il Meloni ha richiesto al Comune di Cabras la residenza anagrafica sull'isola per rafforzare la sua iniziativa. Meloni ha pure fatto stampare banconote con la sua faccia, i "Soddus Sardos".

Nel gennaio del 2009, dopo 5 mesi dalla data di autoproclamazione della Repubblica, un blitz del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e della Capitaneria di porto ha sgomberato gli indipendentisti. Questi ultimi sono stati accusati, tra le altre cose, di aver danneggiato l'ambiente e di aver smaltito illecitamente i rifiuti prodotti durante la loro permanenza sull'isola. In seguito, Salvatore Meloni, sebbene allontanato, è ritornato sull'isola[10], prima del suo incarceramento a seguito di una condanna per frode fiscale[11].

Geografia politica[modifica | modifica wikitesto]

Amministrativamente fa parte del territorio del comune di Cabras (in Provincia di Oristano), anche se è stata per diversi anni al centro di un contenzioso tra un lord inglese, che ne rivendicava la proprietà ed il diritto di poterla sfruttare turisticamente, e l'amministrazione comunale lagunare. È inoltre inclusa nel perimetro dell'Area Marina Protetta "Penisola del Sinis – Isola di Maldiventre" e per questo risulta riconosciuta quale area di notevole interesse naturalistico e di importanza ambientale[12]. Sull'isola non sono presenti costruzioni, fatta eccezione per un fanale automatico di supporto alla navigazione notturna. Sono visibili, lungo la costa orientale, i resti di un nuraghe, testimonianza della presenza umana sull'isola fin dall'età del bronzo. Numerosi relitti di navi di ogni epoca, recentemente rinvenuti, mostrano come il nome dell'isola confermi la natura traditrice dei suoi fondali marini.

L'isola è disabitata, anche se è frequentata dai turisti, soprattutto durante la stagione estiva, che la raggiungono mediante piccole imbarcazioni da diporto. Pur trattandosi di un terreno per lo più inospitale, un tempo è stata frequentata da pescatori di corallo e pastori[1] che, servendosi delle barche dei pescatori stessi, portavano le pecore in transumanza a pascolare sull'isola durante gli inverni, che su questo lembo di Sardegna sono particolarmente miti, e nella stagione primaverile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g L'isola di Mal di Ventre. URL consultato il 28 marzo 2010.
  2. ^ a b c d Dati sull'isola dal sito SardegnaTurismo. URL consultato il 27 marzo 2010.
  3. ^ L. Carmignani et al.. Carta Geologica della Sardegna. Comitato per il Coordinamento della Cartografia Geologica e Geotematica della Sardegna.
  4. ^ L. Carmignani et al.. Modello Strutturale del Basamento Ercinico della Sardegna. Consiglio Nazionale delle Ricerche, Progetto Finalizzato Geodinamica.
  5. ^ L'Area Marina Protetta "Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre (Oristano - Italy)" su http://www.geologia.com. URL consultato il 17 ottobre 2010.
  6. ^ Separatismo sardo, condannati i capi
  7. ^ Giovanni Maria Bellu, Agguati, guerriglia, sequestri. Ecco il Complotto Separatista Sardo in Repubblica, 12 luglio 1984, p. 12. URL consultato il 30 marzo 2010.
  8. ^ Melis e il complotto separatista: "macchinazione degli 007 italiani"
  9. ^ mercoledì in La Repubblica, 27 agosto 2008, p. 37. URL consultato il 30 agosto 2008.
  10. ^ Oristano, cade la "Repubblica di Malu Entu". Il giudice sequestra Mal di Ventre, la Repubblica.it, 1º febbraio 2009. URL consultato il 1º febbraio 2009.
  11. ^ Meloni in cella rifiuta cibo e acqua "Niente soldi a uno Stato invasore", L'Unione Sarda, 19 agosto 2012. URL consultato il 14 novembre 2012.
  12. ^ Il profilo dell'Area Marina Protetta. URL consultato il 27 marzo 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Copparoni, Mal di Ventre. l'Isola nell'isola, Cagliari, Artigianarte, 1993.
  • Folco Quilici, Luca Tamagnini, Penisola del Sinis, Isola di Mal di Ventre. Area marina protetta, Roma, Photoatlante, 2005, ISBN 978-88-86967-06-8.
  • Achille Tocco, Mal di Ventre: l'isola che galleggia. Vicissitudini di un naturalista, a cura di Roberto Copparoni, Cagliari, Artigianarte, 2003, ISBN 978-88-88918-06-8.
  • Roberto Copparoni, Alla scoperta dell'isola di Mal di Ventre, Cagliari, Artigianarte, 1998, ISBN 978-88-88918-20-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]