Mahavira

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Mahāvīra, il 24° Tīrthaṃkara. Pietra gialla (diaspro ?), 1470, Gujarat, India. Royal Museums of Art and History (MRAH), Jubilee Park, Brussels, Belgio.

Vardhamāna Mahāvīra (वर्धमान महावीर); Vaishali, 12 aprile 599 a.C.Pawapur, 527 a.C. (secondo alcuni studiosi 549 a.C.-477 a.C.) è stato un filosofo e asceta indiano 24º e ultimo Tīrthaṃkara, fondatore del giainismo.

Mahavira, noto anche come Vardhamāna, era il ventiquattresimo tirthankara (ford-maker) che rivitalizzava il jainismo. Espose gli insegnamenti spirituali, filosofici ed etici dei precedenti tirthankaras dall'era remota del pre-vedico. Nella tradizione Jain, si ritiene che Mahavira sia nato nella prima parte del VI secolo aC in una famiglia reale di Kshatriya nell'attuale Bihar, in India. Abbandonò tutti i beni terreni all'età di 30 anni e lasciò la casa alla ricerca del risveglio spirituale, diventando un asceta. Mahavira praticò intensa meditazione e severe austerità per 12 anni, dopo di che si è creduto di aver raggiunto Kevala Jnana (onniscienza). Predicava per 30 anni e si crede che i Jain abbiano raggiunto la moksha nel VI secolo aC, anche se l'anno varia a seconda della setta. Studiosi come Karl Potter considerano la sua biografia incerta; alcuni suggeriscono che visse nel V secolo aC, contemporaneamente al Buddha. Mahavira raggiunse il nirvana all'età di 72 anni e il suo corpo fu cremato.

Dopo aver raggiunto il Kevala Jnana, Mahavira ha insegnato che l'osservanza dei voti di ahimsa (non violenza), satya (verità), asteya (non rubare), brahmacharya (castità) e aparigraha (non attaccamento) è necessaria per la liberazione spirituale. Ha insegnato i principi di Anekantavada (realtà a molti lati): syadvada e nayavada. Gli insegnamenti di Mahavira furono compilati da [Indrabhuti Gautama (il suo principale discepolo) come Jain Agamas. Si ritiene che i testi, trasmessi oralmente dai monaci Jain, siano stati in gran parte persi intorno al 1 ° secolo (quando furono scritti per la prima volta). Le versioni sopravvissute degli Agama insegnate da Mahavira sono alcuni dei testi di base del Giainismo.

Mahavira è solitamente raffigurato in una posizione meditativa seduta o in piedi, con il simbolo di un leone sotto di lui. La sua prima iconografia proviene da siti archeologici nella città nordica di Mathura, ed è datata dal I secolo aC al II secolo d.C. La sua nascita è celebrata come Mahavir Jayanti, e il suo nirvana è osservato da Jains come Diwali.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È uno dei più grandi maestri spirituali indiani, figlio di Siddhārtha, re di Kuṇḍapura (Baskund) nei pressi di Vaiśālī (Besāṛh) nello Stato del Bihar, e della sua consorte Triśalā: l'embrione del futuro maestro fu però per opera divina trasferito dal grembo di Devānandā, donna di casta brahmanica, affinché si realizzasse quanto riportato da Kalpasūtra, Jinacaritra 17-18 secondo cui il futuro Tīrthaṃkara doveva nascere in famiglia regale e nobile. Il suo concepimento e la sua nascita sono accompagnati da segni premonitori e messaggi augurali dal significato simbolico.[1]

Non è chiaro quando intraprese la via dell’ascesi ma i suoi genitori erano seguaci del saggio Pārśva che i giainisti intendono come il ventitreesimo Tīrthaṃkara. Secondo una tradizione prima di diventare asceta visse in pieno una vita da capofamiglia ed ebbe anche una figlia: solo dopo la morte dei genitori intraprese la via ascetica. Questa leggenda sembra però tratteggiare la vita di Jina un po’ sul modello della biografia del Buddha e un po’ in linea con la tradizione brahmanica dei quattro stadi della vita.

All’incirca a trent’anni dunque scelse di intraprendere un duro cammino spirituale fatto di rinuncia e di ascesi. Si espose nudo alle intemperie e alle fiere, vagò per le foreste e le lande desolate mortificando il proprio corpo e i propri desideri poi, verso i quarant’anni ottenne la conoscenza assoluta, l’onniscienza diventando un kevalin (onnisciente) e guadagnandosi il titolo di jina, il “vincitore delle passioni”. Viaggiò quindi di villaggio in villaggio predicando la propria dottrina e all’età di settantadue anni passò nello stato di nirvaṇa, secondo alcune tradizioni lasciandosi morire di inedia secondo la pratica del saṃlekhana, ancora in tempi recenti praticata dai giainisti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Della Casa, Il Giainismo, Torino, Bollati Boringhieri, 1993, p. 22.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN154353656 · ISNI (EN0000 0001 1958 1042 · LCCN (ENn50059509 · GND (DE118781251 · CERL cnp00588587
Religioni Portale Religioni: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di religioni