Organi della pubblica amministrazione di Milano in età spagnola

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Gli organi della pubblica amministrazione di Milano in età spagnola comprendevano l'insieme delle strutture dell'amministrazione pubblica del Ducato di Milano create ex novo dalla corona di Spagna o potenziate a partire da preesistenti edifici giuridici ereditati dagli ordinamenti della Signoria. La problematicità di questo complesso era rappresentata dalla forte disomogeneità degli organi, con sovrapposizioni di competenze e conflittualità di giurisdizione (tipiche peraltro degli istituti ad esso contemporanei sottratti al controllo di un sistema legislativo unitario).

In linea di massima gli organi erano ripartiti su due livelli: quello statale e quello comunale. L'intero apparato era costituito da un numero di addetti che si aggirava sulle cento unità: tale ridotto numero è facilmente comprensibile se si tiene conto che erano inesistenti tutti i sistemi assistenziali tipici degli stati moderni (o quantomeno erano sottratti al controllo diretto dello Stato). Le cariche erano assegnate a membri della nobiltà cittadina (salvo rare eccezioni), composta da 235 famiglie. A sua volta, il patriziato esprimeva una cerchia ancora più ristretta di componenti, detentori del reale potere, sotto forma dei casati Aliprandi, Archinto, Arcimboldi, Arconati, Arese, Barbiano di Belgiojoso, Borromeo, Brivio, Castiglione, Corio, Fagnani, Gallarati, Maggi, Marliani, Melzi, Pecchio, Pusterla, Rainaldi, Schiaffinati, Taverna, Trivulzio, Visconti.

Gli organi statali[modifica | modifica wikitesto]

Governatore (1535-1706)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governatore di Milano.

Il Governatore di Milano veniva nominato dal Re, rimanendo in carica per tre anni. I suoi poteri di fatto replicavano quelli del Duca in materia amministrativa e di indirizzo politico (sia interno che estero), esplicandosi con l'ausilio di una sorta di Consiglio Privato noto come Cancelleria Segreta. A ciò si affiancava la presidenza del Consiglio generale dei 60 decurioni. Egli tuttavia non aveva di regola il controllo delle forze armate, funzione questa spettante al Castellano: solo in alcuni casi particolari questa funzione venne attribuita anche in capo al Governatore. Il Castellano o, alternativamente il Presidente del Senato subentravano nelle sue funzioni come supplenti in caso di assenza o in caso scadenza del mandato in attesa del rinnovo. In seguito questa funzione di transizione tra i governi venne affidata al Consiglio Segreto. Il governatore era dotato di ampi poteri legislativi, esercitati attraverso le ordinanze; inoltre erano di sua pertinenza la nomina delle cariche di durata biennale legate all'amministrazione. In ambito giuridico aveva potere di grazia. Il governatore appena nominato acquistava pieno possesso delle sue funzioni ricevendo il giuramento della città e dei membri dell'aristocrazia. I suoi atti erano insindacabili, laddove egli era chiamato a rispondere del suo operato solo dinanzi al Re.

Gran Cancelliere (1535-1753)[modifica | modifica wikitesto]

Il Gran cancelliere era la seconda carica più alta dopo quella del Governatore. Doveva godere della fiducia assoluta del governo centrale, venendo scelto tra i membri della nobiltà sia spagnola sia lombarda. La sua carica aveva durata vitalizia. I suoi compiti erano essenzialmente legati al controllo dell'amministrazione e della giustizia, con delega a dirimere conflitti di potere tra i vari organi. Cumulava la presidenza del Consiglio segreto e, in maniera transitoria, quella della Giunta interinale. Le sue funzioni rimasero inalterate durante tutto il periodo spagnolo, subendo tuttavia un sostanziale ridimensionamento sotto gli Asburgo d'Austria, che ridistribuirono le sue mansioni tra le nuove cariche Ministro plenipotenziario e Consultore di governo.

Consiglio segreto (XVI secolo-1747)[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio segreto era un organo consultivo che assisteva il Governatore nell'esercizio delle sue funzioni. Il suo potere si estendeva anche in ambito giuridico, laddove ad esso era possibile appellarsi circa le sentenze emesse dalle magistrature in materia fiscale. In caso di vacanza della carica di Governatore il Consiglio esercitava una funzione di supplenza dello stesso. Era composto inizialmente da personaggi scelti discrezionalmente dal Governatore, salvo poi essere limitato a personalità che avevano occupato già determinati incarichi, oltre che a soggetti politicamente rilevanti. Il Consiglio segreto venne svuotato delle sue funzioni in seguito alle riforme attuate dagli Asburgo d'Austria, i suoi poteri venendo assunti da due Giunte di nuova creazione.

Senato (1499-1786)[modifica | modifica wikitesto]

La facciata del Palazzo del Senato a Milano
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Senato di Milano.

Istituito da Luigi XII di Francia per concedere al governo del ducato milanese una maggiore autonomia cittadina come richiesto dai suoi notabili all'indomani dell'invasione francese di Milano, fu uno degli organi governativi più importanti dello Stato di Milano per quasi tre secoli, investito di funzioni giurisdizionali e legislative.

Castellano (XVI secolo-1754)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castellano del Castello Sforzesco di Milano.

Il castellano era il comandante militare della città oltre che il massimo responsabile della difesa nel Ducato, affiancando il governatore nelle decisioni belliche. Assolveva anche incarichi di natura politica sostituendo il governatore nelle situazioni di vacanza della carica. Era inoltre membro del Consiglio segreto. La sua scelta avveniva ad opera del sovrano, venendo scelto prevalentemente tra la nobiltà spagnola.

Magistrato ordinario (1541-1749)[modifica | modifica wikitesto]

Il Magistrato ordinario, noto anche come Magistrato delle entrate ordinarie, era un organo amministrativo risalente al periodo della Signoria, scaturente dalla ripartizione delle entrate tra ordinarie e straordinarie, ricalcata nel periodo spagnolo, nonostante un iniziale tentativo di accorpamento dei due uffici da parte del marchese del Vasto nel 1542.

Questa magistratura era composta da sei questori e un presidente. I questori avevano diverse estrazioni: tre di essi erano membri della nobiltà di toga, incaricati delle questioni specificamente giuridiche, i rimanenti erano espressione della nobiltà di spada, con funzioni di controllo dell'ordinaria amministrazione. La carica di presidente della magistratura consentiva l'accesso al Senato.

Le competenze di questo organo si estendevano su un vasto ambito economico e finanziario. La loro mansione più importante era il controllo della regolarità delle leggi di bilancio proposte dal governatore o dal consiglio supremo. In aggiunta si occupavano della riscossione delle imposte, della vigilanza sull'emissione di monete, dell'organizzazione del servizio postale e del controllo della distribuzione di beni voluttuari quali il tabacco e gli alcolici.

La magistratura ordinaria era affiancata, nell'esercizio delle sue funzioni da funzionari di grado inferiore da essa nominati e revocabili. Nei capoluoghi di provincia era rappresentata dai cosiddetti referendari; inoltre da essa dipendevano una serie di istituti quali la banca del notariato della camera, la banca del sale, la banca delle imprese, la banca delle tasse, la banca del mensuale, il tesoriere del tribunale, i ragionati della camera, l'ufficio delle munizioni e lavoreri dello Stato di Milano, i tesorieri generali.

Le riforme teresiane portarono all'accorpamento della magistratura ordinaria e straordinaria nella figura unica del magistrato camerale.

Magistrato straordinario (1541-1749)[modifica | modifica wikitesto]

Il Magistrato straordinario fu una carica che, sebbene fondata dopo l'epoca ducale, contemplava tra le proprie funzioni fondamentali ancora la gestione dei beni patrimoniali del principe e dei cespiti di reddito straordinari come ad esempio i feudi, le regalie, le confische, le condanne pecuniarie oltre alle eredità vacanti (che spettavano di diritto allo stato), la pulizia di fiumi e laghi di dipendenza dello Stato di Milano e il controllo sulle esportazioni di generi di prima necessità. Sin dalla sua costituzione, l'organismo era composto da un presidente che aveva propriamente il nome di magistrato, che amministrava l'ufficio con sei questori (tre dottori e tre maestri di cappa corta) data l'ampiezza di aree che copriva la sua area giurisdizionale, oltre ad una serie di funzionari minori. Nel 1563 al magistrato straordinario venne aggregato anche l'Ufficio delle biade, che aveva il compito di gestire l'annona.

L'ufficio terminò le proprie funzioni pubbliche il 30 aprile 1749 quando l'imperatrice Maria Teresa d'Austria, con un editto apposito, unì il magistrato ordinario a quello straordinario, rinominando l'organismo Magistrato camerale.

Collegio fiscale (1541-1786)[modifica | modifica wikitesto]

Il Collegio fiscale era un organo amministrativo composto da tre avvocati e tre sindaci necessariamente milanesi che aveva il compito di presentare al Senato le questioni di materia fiscale, debiti, concessioni, prestiti e nuove imposte. Tale collegio aveva inoltre il compito di intervenire nelle cause penali che si svolgevano nel ducato dal momento che queste potevano rappresentare un motivo di interesse per l'erario pubblico in quanto alle spese corporali o detentive, spesso si accompagnavano anche somme di denaro o la confisca di beni che quindi venivano incamerati dallo stato.

Originariamente il collegio aveva un compito esclusivamente consultivo, mentre a partire dal regno di Carlo VI nella prima metà del XVIII secolo divenne pratica comune che due rappresentanti di questo collegio prendessero stabilmente parte alle riunioni del Senato cittadino così da essere costantemente informati sull'attività governativa svolta. In ogni città capoluogo delle province dello Stato, il Collegio fiscale era “rappresentato” da due fiscali, un avvocato (estraneo alla città di destinazione) ed un sindaco (anche del luogo), ai quali era delegata la difesa degli interessi dell’erario.

Il collegio venne abolito dalle riforme giuseppine del 1786.

Tesoreria generale (1541-1786)[modifica | modifica wikitesto]

La Tesoreria generale del ducato di Milano era divisa in due settori distinti tra loro:

  • Entrate e spese civili
  • Gestione delle spese militari (Pagadorìa o Cassa dell'Esercito)

Ebbe un ruolo fondamentale in tutto il XVII secolo quando l'amministrazione spagnola, sovente gravata dai debiti e dalle spese militari per le continue guerre, rese impossibile per anni la chiusura dei bilanci statali oltre che quelli di previsione per gli anni a venire. Il suo potere venne fortemente compromesso quando, per esigenze finanziarie, il mantenimento dell'esercito venne basato su privati che costituivano armate al servizio del ducato, venendo così privata completamente della gestione della cassa militare che praticamente non aveva più ragione di esistere.

Nel 1706, tornò ad amministrare la totalità delle imposte militari e ad occuparsi delle spese sostenute dai reggimenti privati, almeno sino al 1716 quando la Pagadorìa venne soppressa con la creazione della Cassa Imperiale di Guerra che si occupò di queste specifiche funzioni. Sopravvisse solo per la parte civile sino ad essere definitivamente soppressa dalle riforme giuseppine del 1786.

Giudice delle monete (1541–1774)[modifica | modifica wikitesto]

Il Giudice delle monete, subordinato al Magistrato ordinario, aveva il compito di tutela sulla circolazione di monete autentiche e del giusto peso (era prassi frequente infatti limare e contraffare le monete d'oro e d'argento). Egli poteva a tale scopo promulgare gride, valide per tutto lo Stato di Milano, in materia monetaria: il Giudice mediante consulta doveva riferire al Governatore la necessità di emanare alcuni provvedimenti; e quest'ultimo “inherendo” alla consulta del Magistrato ordinario emanava la grida ed investiva il Giudice delle monete del potere esecutivo. Dopo un lungo periodo nel quale chiunque poteva essere investito della carica di Giudice delle monete, a partire dai primi decenni del XVII secolo le autorità governative decisero che la carica fosse affidata a persone competenti e soprattutto togate, vale a dire essere tassativamente scelte tra i membri del Collegio dei giurisperiti di Milano. Elevato così di rango, si stabilì che la carica avesse durata biennale e che al termine dell'incarico il Giudice dovesse, come le altre magistrature, essere sindacato da un dottore collegiato “separatamente e non con alcuni altri giudici”. Poiché la natura stessa dell'incarico costringeva il Giudice delle monete e i suoi funzionari ed effettuare ispezioni e controlli presso le botteghe al fine di controllare che non venissero utilizzate monete false o calanti, spesso si verificarono contro questi pubblici ufficiali episodi di violenza e minacce. Per porre rimedio a tale clima di violenza innescato dalla categoria dei mercanti, le autorità centrali autorizzarono i funzionari a muoversi armati per la città (e cioè dotati di “giacca di maglia con maniche e armi di offesa e difesa”). Essendo la sua competenza estesa a tutto lo Stato, il Giudice (che operava concretamente solo nella città di Milano) si avvaleva di luogotenenti per quanto riguardava i controlli nelle altre città, borghi e terre dello Stato. Purtroppo questi luogotenenti svolsero sempre un pessimo lavoro (abusi, negligenze, incapacità), nonostante i controlli in loco effettuati dai podestà territoriali. Nel 1774 Maria Teresa ne dispose l'abolizione, lasciando la funzione di vigilanza sulle monete al Supremo consiglio di economia e la giurisdizione al Giudice dei dazi in Milano e al Regio podestà nelle altre città.

Giudici delle Monete:

  • Pietro Trivulzio, figlio di Giangiacomo Trivulzio e Antonia Fagnani. Ricoprì la carica nel 1467.
  • Cesare Sessa, figlio di Francesco Sessa e Laura Caterina Biumi. Ricoprì la carica negli anni 1604-1606.
  • Branda Castiglione, figlio di Paolo Girolamo Castiglioni e Vittoria Bossi di Azzate. Ricoprì la carica negli anni 1656-1668.

Giudice dei dazi (1541–1786)[modifica | modifica wikitesto]

Il Giudice dei dazi era nominato dal Sovrano e potevano accedervi unicamente coloro i quali avessero già ricoperto altre cariche di rilievo nel governo della città o dello stato di Milano. Questa carica, presente nel comune di Milano già dal XIII secolo, fu solo nel Cinquecento che ottenne sotto l'amministrazione spagnola un vero e proprio status giuridico.

Il compito di questo ufficio era quello di regolamentare tutti i dazi dello stato sulla base degli ordini emanati dal Governatore del ducato o dal magistrato straordinario, o in generale da quanto previsto dalle leggi.

La carica aveva durata biennale e sulla base del proprio operato, il giudice in carica poteva vedersi riconfermato per uno o più mandati. La carica venne ufficiosamente abolita nel 1771 quando le sue funzioni vennero assorbite dal Senato e fu abolito definitivamente dalle riforme giuseppine del 1786.

Podestà (XVI secolo–1786)[modifica | modifica wikitesto]

L'ufficio del podestà di Milano nacque già in epoca medievale, con funzioni che col tempo si erano estese sino al contado milanese sino allo spazio di 10 miglia attorno alle mura della città. Questa carica era stata ricoperta nel corso dei secoli da esponenti provenienti dalle principali famiglie nobili del ducato; i podestà inoltre rivestivano anche il ruolo di giudice penale per la sola città di Milano, solitamente in campo civile e solo eccezionalmente anche in campo criminale.

Il podestà durava in carica un anno e venne soppressa dalle riforme giuseppine solo nel 1786.

Capitano di giustizia (XVI secolo-XVIII secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Magistrato di sanità (1534–1786)[modifica | modifica wikitesto]

Giunta dei cinque giudici delegati (1599-XVIII secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Congregazione dello Stato (1561-1786)[modifica | modifica wikitesto]

Congregazione degli interessati milanesi (1549-XVIII secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Congregazione generale dei 65 anziani (1595–1758)[modifica | modifica wikitesto]

Congregazione dei 18 (1595-1758)[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci generali (1560–1758)[modifica | modifica wikitesto]

Gli organi comunali[modifica | modifica wikitesto]

Consiglio generale dei 60 decurioni (XVI secolo-1796)[modifica | modifica wikitesto]

Il consiglio generale dei 60 decurioni affonda le proprie radici ad inizio Cinquecento quando il giovane duca Massimiliano Sforza dovette chiedere al comune di Milano ulteriori fondi per sostenere il pagamento dei mercenari svizzeri da lui assoldati per le difese del ducato in cambio della concessione della navigabilità dei navigli e del diritto di eleggere le principali cariche amministrative della città. Venne così avanzata la proposta di eleggere 150 deputati per questo scopo che dovevano avere il compito di formare un parlamentino, incaricato di eleggere le principali cariche del comune.

La scelta di questi rappresentanti venne lasciata dal duca ai cittadini, ma dal 1518 un decreto del governatore francese di Milano, Odet de Foix, stabilì che l'elezione riguardasse unicamente persone provenienti dal ceto nobile cittadino e che i rappresentanti dovessero essere solo 60 (10 per ogni "porta" della città), provvedimenti mantenuti anche dal breve governo di Francesco II Sforza che nel 1524 provvide ad eleggere 60 nobili perché votassero la nomina del vicario e dei dodici di provvisione. Col tempo la carica di decurione divenne a vita e trasmissibile di padre in figlio.

Durante il governo degli spagnoli a Milano vennero riformati i requisiti di accesso alla carica: appartenere al patriziato milanese, non avere debiti o cause pendenti con la città di Milano, avere un'età non inferiore ai 35 anni. Nel 1652 venne stabilito inoltre che potessero esservi ammessi solo i nobili di nascita (quindi non i nobilitati) e che la famiglia dell'eletto dovesse essere originaria o risiedere a Milano da almeno cento anni.

Gli scopi di questo consiglio erano molto disparati e spaziavano dall'ordinaria amministrazione della città a questioni di interesse generale come ad esempio la concessione di terreni comunali a privati o enti, le alienazioni di beni comunali, il controllo dei bilanci della città di Milano, l'approvazione delle spese straordinarie del governo, la gestione delle acque e dei canali, l'ordine pubblico, i rifornimenti per la città, la rappresentazione della città nelle cerimonie religiose e civili più importanti; aveva inoltre il permesso di nominare propri ambasciatori e di dibattere con altre autorità comunali o amministrative italiane e straniere.

Il Consiglio dei 60 decurioni fu l'unico organo amministrativo a non essere soppresso da Giuseppe II nel 1786, ma venne soppresso dieci anni dopo dalla calata di Napoleone in Italia.

Tribunale di provvisione (XIII secolo-1786)[modifica | modifica wikitesto]

Giudice delle strade (1541-1786)[modifica | modifica wikitesto]

Giudice della legna (1547-1786)[modifica | modifica wikitesto]

Giudice delle vettovaglie (1541-1786)[modifica | modifica wikitesto]

Congregazione del patrimonio (1599-1758)[modifica | modifica wikitesto]

La Congregazione del patrimonio era un organo straordinario istituito nel 1599 ad opera del Consiglio dei sessanta decurioni. Tale organo, composto da otto membri, provvedeva al disbrigo degli affari di natura economica non relativi all'anno in corso. In breve, tale azione si esplicava nella riscossione dei crediti e del pagamento dei debiti contratti dal comune negli anni precedenti, dei cambi e dei prestiti, delle liti in cui la città di Milano era parte in causa e che si protraevano da anni. In un secondo momento alla Congregazione venne in seguito affidata anche la gestione delle finanze e delle imposte, in un graduale processo di svuotamento di potere dell'organo in origine ad essa designato, ovvero il Tribunale di provvisione. Ciò nonostante quanto statuito nelle Nuove Costituzioni, che attribuivano al Tribunale l'esame dei conti e la gestione delle spese del comune. De facto tali mansioni venivano esercitate congiuntamente dal Consiglio dei sessanta, dalla Giunta urbana e alla Congregazione del patrimonio. La sottrazione delle mansioni inerenti al controllo del sistema tributario all'ufficio di provvisione e la sua attribuzione alle commissioni decurionali divenne così una consuetudine, tanto che alla Congregazione del patrimonio venne gradatamente affidata la compilazione dei bilanci della città, che dovevano essere presentati al Consiglio generale, e la possibilità di suggerire strategie di razionalizzazione ed implementazione delle entrate.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arese F., Le supreme cariche del Ducato di Milano. Da Francesco II Sforza a Filippo V, "ASL", 1970.
  • Donati C., Il patriziato e le sue istituzioni, in Storia illustrata di Milano (Milano Moderna, vol. 4), 1993.
  • Invernizzi C., Riforme amministrative ed economiche nello Stato di Milano al tempo di Maria Teresa, 1910.
  • Petronio U., Il Senato di Milano. Istituzioni giuridiche ed esercizio del potere nel Ducato di Milano da Carlo V a Giuseppe II, 1972.
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  • Signorotto G., Milano spagnola. Guerra, istituzioni, uomini di governo (1635-1660), 1996.
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  • Vigo G., Il governo della città, in Storia illustrata di Milano (Milano Moderna, vol. 4), 1993.
  • Visconti A., La pubblica amministrazione nello stato milanese durante il predominio straniero (1541-1796), 1913.
  • Vismara G., Le istituzioni del patriziato in Storia di Milano, vol. XI, 1958.