Madonna di Alzano

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Madonna col Bambino
Madonna col Bambino
Autore Giovanni Bellini
Data 1485
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 83×66 cm
Ubicazione Accademia Carrara, Bergamo

La Madonna col Bambino, detta anche di Alzano[1], è un dipinto olio su tavola (83x66 cm) di Giovanni Bellini, databile al 1485 circa e conservato nell'Accademia Carrara di Bergamo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La tavola si trova a Bergamo almeno dal XVI secolo, dove arrivò probabilmente tramite la dote della carmelitana Lucrezia Agliardi, che fu badessa del monastero di Sant'Anna ad Albino. In seguito finì nella chiesa di Santa Maria della Pace di Alzano Lombardo, da cui il nome.

Il proprietario inizialmente era il conte Vertova sposato a Anna Lucrezia. La donna, rimasta vedova del conte, si fece monaca e fondò il monastero di Sant'Anna in Albino divenendo badessa. Essa portò con sé il dipinto collocandolo nella chiesa del monastero. Come sia arrivato nella chiesa di Alzano dei frati riformati Santa Maria della Pace non è molto chiaro: un personaggio alzanese, Pietro Gherardi detto "Camosso", eresse una sua cappella in detta chiesa e la collocò al centro dell'altare. Quando il Camosso morì nel 1579, il dipinto fu lasciato in eredità alla chiesa e rimase nella sua collocazione fino all'anno 1808, quando due sacerdoti alzanesi, don Eustacchio Terzi e don Domenico Giovanetti, lo acquistarono. Poco tempo dopo e precisamente il 19 maggio 1809 lo cedettero a Lorenzo Martino Zanchi, che nel frattempo aveva acquistato la chiesa e ed il terreno circostante erigendovi l'ospizio per anziani soli "La Casa degli Incurabili". Tre giorni dopo il Giudice di pace di Alzano Maggiore, certo Soardi, ordinò il sequestro del dipinto e lo affidò in custodia proprio allo Zanchi. Nel giugno dell'anno 1809 lo Zanchi chiamò un esperto, tale Pietro Roncalli del Regio Liceo del Serio, per una perizia, il quale diede un gidizio lusinghiero dell'opera, lodandone la bellezza e l'ottimo stato di conservazione.

Il 20 settembre 1809 il Giudice di Pace tolse l'ordinanza del sequestro ed il dipinto fu ricollocato al suo posto originale, dove rimase fino al 15 aprile 1810, data della definitiva soppressione del monastero. Lo Zanchi con i sacerdoti Terzi e Giovanetti, temendo che venisse sequestrato dalle autorità, di nascosto asportarono l'opera e la affidarono alle monache salesiane di clausura di Alzana. Queste, presentendo che anche il loro monastero venisse soppresso lo affidarono al sacerdote don Giambattista Noli. Il quadro rimase al Noli fino al 1869, anno in cui fu ceduto ad un certo Meli di Bergamo. Dal Meli passò in eredità al senatore Morelli, ricco collezionista ed estimatore d'arte. Il Morelli, nell'anno 1891, donò all'Accademia Carrara tutta la sua collezione, la quale comprendeva anche il dipinto di Giovanni Bellini.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo sacro di Maria e Gesù Bambino è rappresentato come un busto in primo piano, sullo sfondo di un tessuto che pende verticalmente e che ricorda gli alti troni con baldacchino allora in voga nelle sacre conversazioni. Ai lati si apre un dolce paesaggio che si perde in lontananza, punteggiato da segni della presenza umana, con torri, castelli e figurette, tipici della produzione belliniana. Lo stacco rende più grandioso il gruppo sacro, grazie anche ai contrasti di campiture della ricca gamma cromatica.

Madre e figlio sono avvolti, più ancora che dai gesti, dal dolce e partecipato sguardo di Maria verso il bambino, che varia la tradizionale distanza di sguardi delle opere precedenti. Il Bambino è sulle ginocchia della madre, come verrà ripreso in altri dipinti. Estremamente dolci sono i volti e i gesti, con particolare virtuosismo nel disegno della mani di Maria. La luce tersa e dorata, che esalta il vibrante impasto cromatico, deriva dalla lezione di Antonello da Messina e fece da apristrada al colorismo tipicamente veneziano.

In primo piano si trova un parapetto in marmo rosso dove, come di consueto, sta appeso un cartiglio con la firma dell'artista. Vi è appoggiato anche una pera, che può riferirsi al peccato originale, che viene pagato dal sacrificio di Gesù, o a un emblema della Vergine, derivato da testi sacri o inni.

Questa Madonna è in genere ritenuta il prototipo di altre opere successive, come la Madonna dai Cherubini rossi o la Madonna degli Alberetti, entrambe alle Gallerie dell'Accademia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Talvolta indicata come Madonna Morelli dal nome dell'ultimo proprietario oppure Madonna della Pera

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anchise Tempestini, Giovanni Bellini, Fabbri Editori, Milano, 1997, pp. 128-129, ISBN 8845069737
  • Mariolina Olivari, Giovanni Bellini, in AA.VV., Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2007. ISBN 888117099X