Maclura pomifera

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Maclura
Maclura pomifera2.jpg
Maclura pomifera: fogliame e frutto
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Rosales
Famiglia Moraceae
Genere Maclura
Specie M. pomifera
Nomenclatura binomiale
Maclura pomifera
(Raf.) C.K. Schneid.

Maclura pomifera (Raf.) C.K. Schneid. è una pianta arborea appartenente alla famiglia delle Moraceae. La pianta è conosciuta anche come gelso del Texas, oppure arancio degli Osagi, o ancora melo da siepi, melo dei cavalli, moro degli Osagi e legno d'arco[1].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La Maclura pomifera è originaria del Nord America dove è conosciuta come Osage orange (arancia degli Osagi) dal nome della tribù di nativi nordamericani che risiedeva nella zona di crescita di questo albero.

La zona di origine è individuata in un'area degli Stati Uniti centrali. La Maclura fu descritta per la prima volta da Thomas Nuttall nel 1811 il quale le attribuì il nome dell'amico geologo William Maclure.

Nel 1818 venne introdotta in Europa e nel 1827 fece la sua prima apparizione in Italia, dove, soprattutto in Toscana e nel Lazio ebbe una certa diffusione.

Grazie alla caratteristica spinosità della pianta in passato fu spesso utilizzata per la costruzione di siepi invalicabili, mentre il legno particolarmente duro ed elastico era ben noto agli Indiani d'America, in particolare agli Osagi, che lo utilizzavano per la costruzione degli archi, oltre a ricavare un pigmento giallastro dalle radici. Era molto usata anche dai Comanche e dai Kiowa. In effetti il nome dato dai primi coloni francofoni alla pianta fu bodarc, ovvero la contrazione di "boise d'arc".

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Maclura pomifera

La pianta è un piccolo albero che può raggiungere i 7-15 metri di altezza con una chioma folta ma irregolare.

Tronco e corteccia[modifica | modifica wikitesto]

Il tronco è irregolare e tormentato, la corteccia contiene tannino ed è bruna e disseminata di dure e acuminatissime spine. Dalle radici si estrae un eccellente pigmento giallo detto morina. Il legno è pesante, particolarmente duro e resistente agli attrezzi da taglio, al tempo e alle intemperie.

Fogliame[modifica | modifica wikitesto]

È una pianta a foglie caduche. Le foglie sono molto simili a quelle dell'albero dell'arancio. Alterne, coriacee e acuminate, furono anche impiegate nell'alimentazione del baco da seta.

Fiori e frutti[modifica | modifica wikitesto]

La specie è dioica, cioè con fiori maschili e femminili su piante differenti. Le infiorescenze, sia maschili che femminili, sono sferiche del diametro di 2-3 cm. La caratteristica più curiosa della pianta è il frutto che è più propriamente una infruttescenza (sorosio) formata da un insieme di acheni ognuno derivante da un diverso ovario. È un ammasso sferico dal diametro variabile dai 7 ai 15 cm di colore variabile dal giallo al verde, di consistenza legnosa e con la superficie profondamente corrugata. Il frutto aperto rivela una polpa biancastra da cui cola un succo lattiginoso, ed è una infruttescenza derivata dalla trasformazione di un'intera infiorescenza.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Un piatto contenente alcuni frutti di maclura

Nella sua regione d'origine, il Nord America, il legno della Maclura era utilizzato dai nativi del luogo come legno per la costruzione di archi, come rimedio per congiuntiviti e infiammazioni degli occhi ed anche per tingere i tessuti. Il colorante era usato per i rituali degli Osage per tingere il volto con un colore giallo limone, infatti il colorante estratto (giallo Osage) prende il nome della tribù Osage che utilizzava in tal modo il colorante ricavato dalle cortecce. Il frutto è molto apprezzato dagli scoiattoli, mentre, pur se non velenoso, non è commestibile e causa il vomito se ingerito dagli esseri umani. Si suppone che fino alla fine del pleistocene fosse consumato dalle megafaune americane (ignota ancora la specie esatta) che, così, provvedevano alla distribuzione della pianta. Infatti, come pollini fossili, è noto che la pianta ra un tempo molto più diffusa nel continente, così come oggi è coltivabile con molto successo in quasi tutti gli stati uniti continentali e buona parte del Canada meridionale, mentre nel '700 era limitata ad una fascia di Texas nordorientale (con una piccola popolazione relitta a Chisos nel Texas sud-occidentale), Oklahoma e Arkansas, con popolazioni isolate del Kansas centro-meridionale (probabilmente importata in epoca precolobiana dagli indiani per costruire archi). La pianta in natura fa fatica a riprodursi con successo e a diffondersi, visto che in mancanza di un animale che ne mangi e disperda il voluminoso frutto, questo cade vicino alle radici della pianta madre.

Negli Stati Uniti ha conoscuto sin dal primo Ottocento una certa diffusione, sia perché se potata e tenuta a livello arbustivo forma ottime siepi, capaci di tenere a bada il bestiame, e di fungere da frangivento, sia perché ha una natura ornamentale, sia, infine, perché il suo legno molto pregiato e resistente, con una grande capacità di non marcire anche in ambienti saturi d'acqua, era prediletto per la costruzione di pontili, ponti ferroviari e altri manufatti durevoli che dovevano reistere all'acqua. Fu anche impiegata per la costruzione di piccole imbarcazioni a metà Ottocento, soprattutto in Texas. Durante la crisi del '29, che fu accompagnata negli stati del West da un processo di erosione e desertificazioe, fu prescelta da Roosevelt, come principale pianta per costruire ampie siepi e boschetti frangivento.

In Italia, a partire dalla metà dell'Ottocento, in seguito alla comparsa di una grave forma di infezione che colpiva le radici dei gelsi bianchi utilizzati in bachicoltura, si tentò di utilizzarne le foglie nell'alimentazione del baco da seta, ma con scarso successo vista la scarsità di nutrienti rispetto alla foglia del gelso.

Oggi è utilizzata come pianta ornamentale e per realizzare siepi dall'aspetto invalicabile. Raggiungendo dimensioni ragguardevoli come esemplare isolato, l'albero adulto perde in gran parte la spinosità. Il suo legno, durissimo, ma dal gradevole colore ocra e dotato di bellissime venature più scure, può essere utilizzato per creazioni artigianali pregiate o per la realizzazione di attrezzi durevoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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