Macintosh 128K

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Macintosh 128K
Macintosh 128k transparency.png
Classe di computer Personal computer
Paese d'origine Stati Uniti
Produttore Apple Computer
Inizio commercializzazione 24 gennaio 1984
Fine commercializzazione 1º ottobre 1985
Prezzo di lancio $ 2.495
CPU Motorola 68000
Frequenza 7,83 MHz
RAM di serie 128 KB
Display incorporato CRT da 9"
Drive incorporati 1 FDD da 3,5" e 400 KB
Risoluzioni video 512×342
Disco rigido non presente
Porte 2 seriali (modem e stampante), 1 porta mouse, 1 porta tastiera, 1 porta FDD, 1 uscita audio
SO di serie Mac OS
Peso 7,5 kg

Il Macintosh, spesso abbreviato in Mac, è un personal computer commercializzato da Apple Computer (oggi Apple Inc.) dal 24 gennaio 1984 al 1º ottobre 1985. Dopo l'introduzione del Macintosh 512K (essenzialmente lo stesso computer ma con la memoria RAM portata a 512 KB), per distinguerlo da quest'ultimo è stato ribattezzato Macintosh 128K.[1][2] Dal Macintosh sono derivati in seguito diversi personal computer comunemente indicati come Macintosh classici. Il Macintosh è il capostipite dell'omonima famiglia di computer tuttora commercializzata ed all'epoca è stato considerato un prodotto rivoluzionario, che ha cambiato il mondo dei computer rendendo il loro uso facile ed intuitivo grazie alla sua innovativa interfaccia grafica che ha ispirato altri sistemi a finestre come Windows.[3][4]

La scelta del nome "Macintosh" è di Jef Raskin, l'esperto di interfacce di computer che ne sviluppò il progetto, che ha chiamato così il computer per via della sua marca di mele preferite, le McIntosh.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita del Mac[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto vide la luce nel 1979, quando Jef Raskin riuscì ad ottenere la direzione di Annie (poi rinominata Macintosh), una piccola divisione di sviluppo interna alla Apple parallela a quella del Lisa. Raskin voleva creare un computer piccolo ed economico, da vendere a meno di 1000 dollari, con un display da 5": per contenere i costi decise perciò di usare il poco costoso microprocessore Motorola 6809.[6] Nel 1980 Steve Jobs, che era da poco stato cacciato dal Lisa, iniziò ad interessarsi al Macintosh. Fu lui a costringere il team a passare al Motorola 68000, microprocessore più potente rispetto a quello precedentemente usato, necessario per poter supportare l'interfaccia grafica vista allo Xerox PARC. Lo scontro tra Raskin, che voleva un prodotto economico, e Jobs, che non voleva che la qualità fosse subordinata al prezzo, era inevitabile. Nel 1981 l'allora CEO di Apple Michael Scott decise di risolvere la questione affidando la divisione Macintosh a Jobs.[7] Una delle prime cose che egli fece fu quella di ampliare il team (provò anche a convincere, senza successo, Steve Wozniak, impiegato nella divisione Apple II, a far parte del gruppo), che in breve si trasferì in una nuova sede all'interno di un edificio che fu ribattezzato "Texaco Towers", sia perché locato vicino ad un distributore Texaco sia perché in precedenza il gruppo di sviluppo del Lisa si era trasferito in un edificio denominato "Taco Towers".[8][9] Durante la progettazione del Mac Jobs lavorò molto per migliorarne il design, impegnandosi anche nei dettagli che in pochi avrebbero notato, come i componenti interni.

Secondo il progetto iniziale di Raskin il computer avrebbe dovuto avere uno sviluppo orizzontale, con la tastiera che doveva chiudersi a sportello sul fianco anteriore, in stile Osborne 1, per favorire la trasportabilità del sistema. A Jobs però quel tipo di soluzione non piaceva e così agli inizi del 1981 reclutò Jerry Manock, un designer industriale, con il quale sviluppò la soluzione della scocca verticale con il video integrato. Il processo di sviluppo fu però lungo ed articolato, con Jobs che faceva modificare spesso ciò che lo studio di design proponeva, con il risultato che solo agli inizi del 1982 fu realizzato il primo prototipo reale basato sul design definitivo.[10]

A livello grafico una grossa differenza con il cugino maggiore Lisa fu l'adozione dei cosiddetti "punti quadrati" (in inglese "square dots"). Il Lisa aveva una risoluzione dello schermo di 720×360 pixel: l'immagine larga il doppio di quanto fosse alta comportava il fatto che, per mantenere le dovute proporzioni, i pixel dell'immagine erano alti il doppio rispetto a quanto fossero larghi, risultando rettangolari. Se questo non rappresentava un problema per le applicazioni basate sul testo, lo era invece nel caso dei programmi grafici. Per il Macintosh fu scelta una risoluzione più convenzionale di 512×342 pixel, permettendo così di adattare meglio l'immagine al formato dei monitor di allora e di ottenere dei pixel quadrati. Grazie ad essi i progettisti poterono lavorare all'interfaccia grafica senza avere i problemi di rapporto delle dimensioni dei pixel presenti sul Lisa.[11]

Per l'interfaccia grafica Jobs insistette affinché essa fosse in grado di generare rettangoli con gli angoli arrotondati. Bill Atkinson lavorò al software apportando le modifiche necessarie affinché le librerie grafiche QuickDraw fossero in grado di disegnare quanto richiesto. I rettangoli con gli angoli arrotondati furono poi così largamente utilizzati da caratterizzare l'interfaccia del Macintosh.[12]

Il computer doveva essere commercializzato nel 1983 ma per i numerosi problemi hardware e software la scadenza saltò. Inoltre, durante lo sviluppo, fu chiaro a Jobs ed alla sua squadra che il concorrente diretto del Macintosh non sarebbe più stato il Lisa ma il PC IBM, che si stava affermando sul mercato in maniera forte. Per contrastare questo computer, il progetto del Macintosh fu rivisto in corso d'opera: fu deciso di dotare il computer di 128 KB di RAM e di sostituire il floppy da 5"¼ con le nuove e più capienti unità da 3"½ prodotte da Sony. Il computer fu terminato solo a metà del 1983 e fu deciso di presentarlo nel mese di gennaio del 1984.

Approssimandosi la commercializzazione, iniziò anche il dibattito sul prezzo di vendita. Il computer, nei piani originali di Raskin, sarebbe dovuto costare intorno ai 500 dollari ma un più plausibile prezzo di vendita era stato fissato, nei primi tempi, intorno ai 1.000 dollari. La scelta di basare il sistema su un'interfaccia grafica obbligò non solo ad adottare una CPU più potente ma anche ad aumentare la memoria del computer per poter gestire il buffer video, raddoppiando la RAM e portandola da 64 a 128 KB, mentre per alloggiare il firmware finale fu scelto di incrementare la ROM da 8 a ben 64 KB. Anche l'adozione dell'unità floppy da 3,5" della Sony comportò un aggravio di costi perché inizialmente era stato previsto un diverso tipo di unità, sviluppata direttamente dalla Apple. Tutte le modifiche apportate avevano fatto lievitare i costi di sviluppo, ed il gruppo del Macintosh stimò un prezzo di vendita di circa 1.995 dollari. L'allora amministratore delegato di Apple, John Sculley, impose invece, nonostante le resistenze dello stesso Jobs, un prezzo di vendita del Macintosh di 2.495 dollari[13] sia per discostarsi dal prezzo dell'Apple II sia perché con i 500 dollari aggiuntivi decise di finanziare una grossa campagna promozionale del computer.[14]

Promozione e commercializzazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: 1984 (spot).

Nella primavera del 1983 Jobs cominciò a pensare alla campagna di marketing per il lancio del Mac. Il progetto fu affidato all'agenzia Chiat/Day, che sviluppò uno spot di 60 secondi basato sullo slogan "Perché il 1984 non sarà come 1984"[15], un chiaro riferimento al romanzo di George Orwell. Il filmato, girato da Ridley Scott e diretto da Lee Clow, era incentrato sulla figura di una ragazza con la sagoma di un Macintosh disegnata sulla maglietta nell'intento di liberare l'umanità dal controllo del Grande Fratello: nell'immaginario di Jobs ciò doveva rappresentare la Apple come l'unica forza rimasta in grado di contrastare il predominio di IBM nel mondo dei computer.[16] Nonostante l'iniziale ostilità del consiglio di amministrazione Jobs, aiutato da Mike Murray, responsabile marketing di Apple, riuscì ad ottenere l'approvazione per trasmettere lo spot, che fu mandato in onda prima dell'inizio del terzo quarto del XVIII Superbowl. Il successo fu enorme, tanto che venne definito sia da Advertising Age che da TV Guide, come il miglior filmato pubblicitario di tutti i tempi.[17]

Il lancio ufficiale del Macintosh venne fissato per il 24 gennaio 1984, lo stesso giorno dell'assemblea degli azionisti dell'azienda, all'auditorium Flint del De Anza Community College. L'evento fu un successo.[13] Fu deciso che Jobs avrebbe sfilato da una valigetta il computer appoggiato sopra ad una colonna posta al centro del palco e che sul Macintosh sarebbe stato eseguito un programma appositamente scritto che avrebbe mostrato le potenzialità grafiche e sonore del computer. Per facilitare la visione al pubblico le immagini generate dal computer vennero replicate anche su uno schermo di proiezione posto dietro a Jobs, mentre in sottofondo fu riprodotta "Chariots of Fire", la colonna sonora del film Momenti di Gloria. Fu lo stesso Mac, ad inizio presentazione, a salutare direttamente il pubblico grazie all'uso di una voce sintetizzata:

« Hello, I am Macintosh. It sure is great to get out of that bag!

Unaccustomed as I am to public speaking, I'd like to share with you a maxim I thought of the first time I met an IBM mainframe: Never trust a computer that you can't lift!
Obviously, I can talk, but right now I'd like to sit back and listen. So it is with considerable pride that I introduce a man who has been like a father to me... Steve Jobs! »

(Testo riprodotto dal Macintosh durante la presentazione del 1984[18])

La presentazione creata per l'evento era però troppo grande in termini di dimensioni e non poteva essere caricata nella memoria del computer. Per questo motivo fu utilizzato il prototipo del Macintosh 512K, dotato appunto di 512 KB di RAM, mascherandolo nella scocca del Mac presente sul palco.[18]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un primo periodo non esaltante, il computer raccolse un buon successo. Nonostante non offrisse possibilità di espansione, non avesse un disco rigido, avesse poca memoria e gestisse solo floppy a singola faccia, la sua interfaccia grafica era un passo in avanti rispetto ai PC ed alle interfacce testuali dei programmi DOS.[19] Le vendite del Mac crollarono però nella seconda metà del 1984, principalmente a causa della scarsa disponibilità di programmi pubblicati per il computer e della dotazione di soli 128 KB di memoria, per la maggior parte occupata dal sistema operativo. Il problema dei pochi programmi fece lentamente orientare molti dei possibili acquirenti verso il PC IBM: nonostante fosse meno facile da usare del Mac e meno accattivante, offriva un parco software molto più ricco, con fogli elettronici, programmi di videoscrittura e gestione database mentre il Mac poteva offrire solo MacPaint e MacWrite.[20] La poca memoria non permetteva al Mac di eseguire compiti complessi,[21] e molti sviluppatori non realizzarono applicazioni importanti per il Mac proprio per questo motivo. Entrambi i problemi furono risolti con l'introduzione del Macintosh 512K, detto "Fat Mac" per la memoria quadruplicata rispetto al modello originale, e le vendite si risollevarono.[22]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Interno
  • CPU: Motorola 68000 a 7,83 MHz
  • Memoria:
  • Video:
    • monitor monicromatico integrato da 9"
    • risoluzione grafica di 512×342 pixel
  • Audio: 4 voci con 12 ottave a 22 KHz
  • Unità floppy da 3,5" e 400 KB
  • Porte di espansione:
    • interne: nessuna
    • esterne: 2 porte seriali per mouse e modem, 1 porta per stampante, 1 porta per un'unità floppy esterna, 1 uscita uscita audio
  • Tastiera: separata, 59 tasti
  • Sistema operativo: System 1.0
  • Misure:
    • peso: 7,5 kg
    • dimensioni: 34,5×24,4×27,7 cm

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Vista posteriore con connettori

Distribuito in un case di colore beige, era fornito anche di una rientranza nella parte superiore del case, che poteva essere utilizzata come maniglia per il trasporto del computer.

Il primo modello di Macintosh non era espandibile. Era stato progettato come un dispositivo autosufficiente e completo, alla stregua di un qualsiasi elettrodomestico, come un aspirapolvere o un televisore. Era fornito di 128 KB di memoria RAM, quando lo standard erano 64 KB, aveva quindi una memoria doppia rispetto agli altri computer. Era dotato di connettori solo per collegare la tastiera, il mouse, la stampante (inizialmente la ImageWriter, in seguito si aggiunse anche la LaserWriter), il modem, il floppy disk esterno e un altoparlante monofonico. Tutte le periferiche utilizzavano connettori proprietari e diversi, il che impediva all'utente di inserire uno spinotto in una presa errata, ma nello stesso tempo lo legava ai prodotti Apple, almeno nella fase iniziale (accenni di questa strategia commerciale sono ritrovabili anche in molti prodotti successivi).

Il computer comprendeva un alloggiamento (drive) per un floppy disk da 3,5" e 400 KB e non supportava nessun disco rigido. All'epoca un singolo floppy disk era ritenuto più che sufficiente per contenere l'intero sistema operativo, le applicazioni più comuni (all'inizio erano disponibili solo MacWrite e MacPaint, inclusi nell'acquisto) e i file creati dall'utente: il floppy veniva quindi usato come oggi si usa l'hard disk principale dei PC. Il floppy disk da 400 KB era considerato molto capiente se paragonato ai 128 KB che offrivano i floppy disk della concorrenza. Molti utenti preferivano comunque bloccare la scrittura sul floppy del sistema operativo e utilizzarne un secondo per i programmi e i dati; per evitare i continui cambi di dischetto, molti acquistavano il drive esterno per floppy disk prodotto da Apple (al costo di 495 dollari), in modo da avere a disposizione due drive, uno per il floppy del sistema operativo e uno per scrivere i dati utente.

L'unità "computer + monitor" originale comprendeva un monitor monocromatico da 9 pollici in grado di mostrare immagini con una definizione di 72 punti per pollice; questo tipo di monitor verrà utilizzato in molti modelli futuri. La tastiera non era dotata di tastierino numerico separato e non aveva i tasti freccia (trucco adottato da Steve Jobs per "obbligare" gli utenti a usare il mouse) e il mouse aveva un solo tasto. Il Macintosh non era dotato di alcuna ventola di raffreddamento ed era quindi un computer molto silenzioso: Steve Jobs era il principale sostenitore del computer senza ventola. La mancanza della ventola di raffreddamento però provocò danni a numerosi computer e quando Jobs venne estromesso da Apple gli ingegneri finalmente poterono inserire la ventola nei case in modo da ridurre i danneggiamenti ai computer per surriscaldamento.

Il primo Macintosh risultò molto più venduto del Lisa ma non ebbe un enorme successo commerciale: il prodotto era ben riuscito ma il mercato chiedeva ad Apple qualcosa in più. La dirigenza di Apple Computer ne era conscia e infatti proseguì sulla strada dei Macintosh, commercializzando in seguito il Macintosh 512K, che ebbe un'accoglienza decisamente migliore da parte del pubblico.[22]

Firme degli sviluppatori[modifica | modifica wikitesto]

Steve Jobs si reputava un artista e chiedeva a tutto il gruppo di sviluppo del Macintosh di considerarsi artisti essi stessi. Dato che gli artisti firmano le proprie opere, a Jobs venne l'idea di far firmare il Macintosh dalle persone che avevano contribuito a crearlo. Dopo che la forma finale del computer fu definita, Jobs riunì il 10 febbraio 1982 tutti gli sviluppatori e fece apporre ad ognuno di essi la propria firma su un grosso foglio. Steve Jobs firmò per ultimo. Dal foglio le firme furono poi riportate in rilievo sulla faccia interna del pannello posteriore del computer. Le firme sono rimaste anche sui modelli successivi, venendo poi tolte a partire dal Macintosh Classic.[23]

Stolen from Apple[modifica | modifica wikitesto]

Vista l'affermazione commerciale dell'Apple II molte aziende avevano clonato il computer di Apple, rivendendolo con nomi diversi. Tra queste aziende, la Franklin Computer aveva addirittura copiato l'intera ROM per garantire una compatibilità al 100% con la macchina originale. Apple denunciò la Franklin Computer ma riuscì a vincere la causa solo in seconda udienza, quando la Apple riuscì a convincere il giudice che il codice contenuto nella ROM poteva essere protetto da copyright (all'epoca la legislazione americana sul brevetto software non era ancora ben chiara).[24][25]

Pensando che il successo del Macintosh avrebbe potuto invogliare qualche produttore a clonarlo, Steve Jobs decise di inserire nel firmware del computer una porzione di codice capace di far apparire sul monitor del computer il messaggio "Stolen From Apple" ("rubato alla Apple"), così da poter dimostrare immediatamente, in un eventuale dibattimento, la provenienza del firmware. Fu perciò disegnata un'icona con la suddetta scritta che fu poi mascherata con un algoritmo di compressione affinché non fosse facilmente rintracciabile ad un esame diretto della memoria. Infine fu scritto un piccolo programma per far visualizzare sullo schermo l'icona decompressa. Tale programma era totalmente scollegato dal resto del software del sistema e poteva essere eseguito solo richiamandolo direttamente, con il comando G 40E118 inserito dal terminale. L'icona ed il relativo programma furono inseriti anche nei successivi modelli di Macintosh.[24][25]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Cinema e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Il Macintosh è comparso in numerosi film e telefilm degli anni ottanta e anni novanta:[26]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Nella serie a fumetti Martin Mystère il protagonista utilizza un Macintosh 128K per conservare i suoi appunti delle avventure vissute nei primi anni di investigazione. Nei primi albi datati 1982 il computer era un modello generico non specificato e, con molta ingenuità dovuta al fatto che all'epoca il computer era un oggetto praticamente sconosciuto al grande pubblico, veniva mostrato come funzionante con una sorta di compact disc (molto al di là dal venire commercializzati). Negli albi successivi l'autore Alfredo Castelli trasformò quel computer generico nel Macintosh 128K dopo che egli ne ebbe personalmente acquistato uno[27] e così venne mostrato per tutti gli anni ottanta e parte degli anni novanta, tanto da divenire una caratteristica fissa del personaggio. Nelle ristampe dei primi albi TuttoMystère il computer generico viene ridisegnato sin dalla prima avventura come un Macintosh 128K e viene fatto dire al protagonista (nel 1982) che la casa produttrice - non specificata - gliene aveva mandato uno in omaggio per testarlo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Macintosh 128K, LowEndMac.com. URL consultato il 13/09/2015.
    (EN)

    « Early 128Ks simply said Macintosh on the back, while later ones were marked "Macintosh 128K" to distinguish them from the later Macintosh 512K. »

    (IT)

    « I primi 128K riportavano sul retro semplicemente Macintosh, mentre i modelli successivi erano marchiati "Macintosh 128K" per distinguerli dal successivo Macintosh 512K. »

    (LowEndMac)
  2. ^ (EN) Gabriel Torres, Inside the Macintosh 512K, Hardwaresecrets.com, 19712/2012. URL consultato il 13/09/2015.
    (lingua)

    « The original Macintosh had 128 kB and started to be called the 128K after plans to release the 512K were revealed. »

    (IT)

    « Il Macintosh originale aveva 128 KB e si iniziò a chiamarlo 128K dopo che erano stati resi noti i piani di rilascio del 512K. »

    (Gabriel Torres)
  3. ^ (EN) Macintosh 128K, LowEndMac.com. URL consultato il 13/09/2015.
    (EN)

    « (...) the Macintosh was destined to change the face of computing forever – it not only created the Mac look and feel, it also inspired forthcoming versions of Microsoft Windows and several other windowing interfaces. »

    (IT)

    « (...) il Macintosh fu destinato a cambiare per sempre la faccia dell'informatica - non solo creò l'aspetto e l'interattività tipica dei Mac ma ispirò anche le future versioni di Microsoft Windows e di altre interfacce a finestre. »

    (LowEndMac)
  4. ^ (EN) The Macintosh – The many facets of a slightly flawed gem, nº 8, Byte, 1984, pp. 238-251. URL consultato il 13/09/2015.
  5. ^ (EN) Intervista a Jef Raskin, Ubiquity, 31/07/2003. URL consultato il 12/09/2015.
    (EN)

    « I called it "Macintosh" because the McIntosh is my favorite kind of apple to eat »

    (IT)

    « Lo chiamai "Macintosh" perché le McIntosh sono la mia varietà preferita di mele. »

    (Jef Raskin)
  6. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 124, ISBN 978-88-04-61632-0
  7. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 126-128, ISBN 978-88-04-61632-0
  8. ^ Andy Hertzfeld, Texaco Towers, Folklore.org. URL consultato il 30/08/2015.
  9. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 130-131, ISBN 978-88-04-61632-0
  10. ^ Andy Hertfeld, More like a Porsche, Folklore.org. URL consultato il 30/08/2015.
  11. ^ Andy Hertzfeld, Square Dots, Folklore.org. URL consultato il 30/08/2015.
  12. ^ Andy Hertfeld, Round rects are everywhere, Folklore.org. URL consultato il 30/08/2015.
  13. ^ a b Stefano Donadio, Recensione: Apple Macintosh 128K (1984), il primo Mac, Spider-Mac, 28/05/2014. URL consultato il 30/08/2015.
  14. ^ Price Fight (TXT), Folklore.org. URL consultato il 12/09/2015.
    (EN)

    « (...) so we grudgingly accepted that the Macintosh would have to debut for $1995. (...) In October 1983, as plans for the Macintosh launch were being finalized, and we were frantically trying to finish the software, Steve Jobs strode into the software area one evening, looking angry. "You're not going to like this," he told us, "but Sculley is insisting that we charge $2495 for the Mac instead of $1995, and use the extra money for a bigger marketing budget. He figures that the early adopters will buy it no matter what the price. He also wants more of a cushion to protect Apple II sales. But don't worry, I'm not going to let him get away with it!" (...) But finally, much to our surprise and dismay, after a week or so of wrangling, Steve was the one who gave in, and the Mac was priced at $2495 at launch. »

    (IT)

    « Così accettammo a malincuore che il Macintosh debuttasse a $ 1.995. (...) Nel mese di ottobre del 1983, quando i piani per il lancio del Macintosh stavano venendo definiti e noi stavamo lavorando freneticamente per terminare il software, Steve Jobs entrò una sera nell'area software, apparendo infuriato. "Non vi piacerà questo", ci disse, "ma Sculley sta insistendo per chiedere $ 2.495 per il Mac invece di $ 1.995, ed utilizzare il denaro extra per creare un budget per una grossa campagna di mercato. Egli pensa che i primi clienti lo compreranno a prescindere dal prezzo. Vuole anche un bel cuscino per proteggere le vendite dell'Apple II. Ma non disperate, non glielo lascerò fare. (...) Ma alla fine, con nostra grande sorpresa e sgomento, Steve si dovette arrendere, ed il Mac fu prezzato a $ 2.495. »

    (Andy Hertzfeld)
  15. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 179, ISBN 978-88-04-61632-0
  16. ^ Andy Hertzfeld, 1984 (TXT), Folklore.org. URL consultato il 30/08/2015.
  17. ^ Walter Isaacson, Steve Jobs, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2011, p. 179-180-181-182, ISBN 978-88-04-61632-0
  18. ^ a b Andy Hertzfeld, It Sure Is Great To Get Out Of That Bag!, Folklore.org. URL consultato il 30/08/2015.
  19. ^ Dettagli dell'Apple Macintosh 128K, Old-Computers.com. URL consultato il 03/09/2015.
    (EN)

    « It was launched a while after the Lisa and was a very attractive alternative to PC compatibles and their old MS-DOS, and text-based applications. After uncertain beginnings, it met with great success despite having no hard disk, single-sided floppy disks, no expansion slot and very little memory! »

    (IT)

    « Fu presentato un po' dopo il Lisa ed era un'attraente alternativa sia ai PC compatibili ed al loro MS-DOS sia alle applicazione testuali. Dopo un inizio incerto, riscosse un grande successo nonostante non avesse un disco rigido, floppy disk a singola faccia, nessun slot di espansione e veramente poca memoria! »

    (Old-computers.com)
  20. ^ (EN) The history of the Apple macintosh, Mac-History.net. URL consultato il 25/08/2015.
    (EN)

    « It didn't do very much. We had Mac Paint and Mac Write were our only applications and the market started to figure this out, by the end of the year people said well maybe the IBM PC isn't as easy to use or is not as attractive as the Macintosh but it actually does something which we want to be able to do – spreadsheets, word processing and database and so we started to see the sales of the Mac tail off towards the end of 1984, and that became a problem the following year. »

    (IT)

    « Non faceva molto [il Mac]. Avevamo Mac Paint e Mac Write che erano le nostre sole applicazioni ed il mercato iniziò a capire questo, alla fine dell'anno la gente dice giustamente che forse il PC IBM non è così facile da usare o non accattivante come il Macintosh ma di sicuro fa quello che vogliamo faccia - fogli elettronici, videoscrittura e database e così abbiamo iniziato a vedere le vendite del Mac precipitare alla fine del 1984, e ciò divenne un problema l'anno seguente. »

    (John Sculley)
  21. ^ Apple Macintosh, Apple Museum. URL consultato il 25/08/2015.
  22. ^ a b The history of the Apple Macintosh, Mac-History.net. URL consultato il 25/08/2015.
  23. ^ (EN) Andy Hertzfeld, Signing Party (TXT), Folklore.org. URL consultato il 13/09/2015.
  24. ^ a b (EN) Andy Hertzfeld, Stolen from Apple (TXT), Folklore.org. URL consultato l'11/09/2015.
  25. ^ a b (EN) Stolen From Apple Computer, AppleFritter.com. URL consultato l'11/09/2015.
  26. ^ Film e telefilm in cui compare il Macintosh, Starring The Computer. URL consultato il 30/08/2015.
  27. ^ Alfredo Castelli, Io, papà di Martin Mystère affascinato dalla sua magia, Corriere della Sera, 7 gennaio 2004. (archiviato dall'url originale il ).
    « quando il Mac fu lanciato sul mercato lo presi subito, approfittando anche di uno sconto a cui avevo diritto come giornalista. Ero uno dei primi a possedere un computer in casa, e a poco a poco il Mac finì nelle storie di Martin perché era altamente riconoscibile come design. Una forma inconfondibile »
    (Alfredo Castelli)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia Macintosh Classici

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