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Macheronte

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Macheronte
Muqāwir
Machaerus Panorama.jpg
Vista panoramica del Macheronte con il Mar Morto sullo sfondo.
CiviltàEbraica
UtilizzoPalazzo-fortezza
StileEllenistico-Impero romano
EpocaI secolo a.C. - I secolo d.C.
Localizzazione
StatoGiordania Giordania
GovernatoratoMadaba
Scavi
Data scoperta1807
Date scavi1968 - in corso
ArcheologoJerry Vardaman
Virgilio Corbo
Michele Piccirillo
Győző Vörös
Amministrazione
Visitabile
Mappa di localizzazione

Coordinate: 31°34′00.98″N 35°38′01″E / 31.56694°N 35.63361°E31.56694; 35.63361

Macheronte (dal greco: μάχαιρα, «spada»; in arabo: ِقلعة مكاورQal'atu Mkawer) è una collina fortificata situata in Giordania a 24 km (15 miglia) a sud-est della foce del fiume Giordano, sulla riva est del Mar Morto, località nota per essere stata, secondo Giuseppe Flavio, il luogo di prigionia e morte di Giovanni Battista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La collina di Macheronte fu occupata in tre fasi.

La prima fase è asmonea: il re Alessandro Ianneo (104-78 a.C.) fece costruire qui una fortezza intorno al 90 a.C.[1] come base militare per controllare i territori a est del Giordano. Questa fortezza fu distrutta da Aulo Gabinio, generale di Pompeo, nel 57 a.C.[2]

La seconda fase è erodiana: Erode I il Grande nel 30 a.C. fece costruire un palazzo fortificato, che fungeva da elemento principale del sistema di difesa contro i Nabatei. Alla morte di Erode, il palazzo passò con tutta la Perea al figlio Erode Antipa (4 a.C.-39 d.C.), che ne fece la sua residenza preferita; fu durante questo periodo che Giovanni Battista fu imprigionato e messo a morte qui.[3] La fortezza fu distrutta dopo la sconfitta subita dall'esercito di Antipa contro Areta IV, avvenuta nell'inverno del 36/37, e da Flavio Giuseppe sappiamo che la popolazione ebraica interpretò tale sconfitta come una punizione divina per la decapitazione del Battista.

La terza fase è romana: Macheronte fu ricostruita come guarnigione romana attorno al 44. I ribelli zeloti la conquistarono dopo il 66, durante la Prima guerra giudaica.[4] Poco dopo la capitolazione dell'Herodium, il legato Sesto Lucilio Basso assediò Macheronte con le sue truppe nel 71; i ribelli furono fatti evacuare e la fortezza rasa al suolo.

Dopo questa terza distruzione, il sito non venne più occupato nelle epoche successive e se ne perse completamente la memoria.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Flavio ci fornisce una completa descrizione del Macheronte nella Guerra Giudaica 7.6.1 ss. La collina, a circa 1,100 metri dal livello del Mar Morto, era circondata da profondi crepacci; la valle ad ovest si estendeva per 60 stadi dal Mare; dal lato opposto, sprofondava per un centinaio di cubiti.

Erode il Grande, secondo cui il luogo necessitava di una forte struttura difensiva (soprattutto a causa della vicinanza dell'Arabia), costruì sulla cima un muro lungo 100 metri e largo 60, dotato di tre torri ciascuna alta 60 cubiti, con al centro il palazzo; numerose cisterne provvedevano alla raccolta d'acqua.

Scavi[modifica | modifica wikitesto]

Il villaggio sul pianoro ad est della montagna è noto come Muqāwir (in arabo: مقاور‎). Il sito fu ispezionato nel 1807 dall'esploratore frisone Ulrich Jasper Seetzen, ma lo scavo archeologico iniziò soltanto nel 1968 ad opera di Jerry Vardaman, del Southern Baptist Theological Seminary, poi direttore del Cobb Institute of Archaeology presso la Mississippi State University. Nel 1973 in un'ispezione il tedesco August Strobel identificò il vallo di Sesto Lucilio Basso. Gli scavi furono intrapresi in modo sistematico solo cinque anni più tardi, grazie allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, che vi si dedicò per due periodi: dal 1978 al 1981 sotto la direzione di Virgilio Corbo con l'aiuto di Stanislao Loffreda, e tra il 1992 e il 1993 sotto la direzione di Michele Piccirillo. Le operazioni rimasero poi in una situazione di stallo fino al 2009, quando gli scavi furono affidati a Győző Vörös, della Hungarian Academy of Arts; dal 2017 la missione archeologica è congiunta tra quest'ultima e lo Studium Biblicum Franciscanum.

All'interno dell'area fortificata sussistono le rovine del palazzo erodiano, con un ampio cortile e ricchi bagni con mosaici. Verso il dirupo nord-est si trovano resti di mura e torri, ultime rimanenze della "città bassa" di cui parlerebbe lo storico giudeo, che non è stata ancora scavata.[5] Visibile è, da est, l'acquedotto. Il vasellame scoperto nei paraggi conferma i tre periodi d'occupazione, asmoneo, erodiano e romano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Corbo, V. (1978), La fortezza di Macheronte: Rapporto preliminare della prima campagna di scavo: 8 settembre - 28 ottobre 1978. Liber Annuus 28: 217-238.
  • Vörös, Győző. “Machaerus: Where Salome Danced and John the Baptist Was Beheaded.Biblical Archaeology Review, Sep/Oct 2012, 30–41, 68.
  • Vörös, Győző. “Anastylosis at Machaerus.Biblical Archaeology Review, Jan/Feb 2015, 52-61.
  • Vörös, Győző (2013) Machaerus I: History, Archaeology and Architecture of the Fortified Herodian Royal Palace and City Overlooking the Dead Sea in Transjordan. Final Report of the Excavations and Surveys 1807-2012, Milano: Edizioni Terra Santa.
  • Vörös, Győző (2015) Machaerus II: The Hungarian Archaeological Mission in the Light of the American-Baptist and Italian-Franciscan Excavations and Surveys. Final Report 1968-2015, Milano: Edizioni Terra Santa.

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