MP 18

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MP 18
MP18VWM.jpg
Tipo mitra
Origine Impero tedesco
Impiego
Utilizzatori Germania
Conflitti Prima guerra mondiale, Guerra del Chaco, Guerra civile spagnola, Seconda guerra sino-giapponese
Produzione
Progettista Louis Schmeisser, Theodor Bergmann
Date di produzione 1918-1920
Numero prodotto 35.000
Varianti MP 28, MP 34, MP 35
Descrizione
Peso 4,18 kg
Lunghezza 832 mm
Lunghezza canna 197 mm
Calibro 9 mm Parabellum
Tipo munizioni 9 x 19 mm
Azionamento massa battente e otturatore aperto
Cadenza di tiro ~550 colpi/min
Velocità alla volata ~380 m/s
Tiro utile ~200 m
Alimentazione caricatore circolare da 32 colpi TM08 o caricatore a scatola da 20 colpi.
Organi di mira mire metalliche tipo fucile

World Guns.ru [1]

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L'MP 18.I è un mitra tedesco della prima guerra mondiale.

Fu adottata nel 1918 dall'esercito tedesco durante la prima guerra mondiale come arma primaria delle Stoßtruppen, gruppi di assalto specializzati nella guerra di trincea. Sebbene la produzione di MP 18 sia finita negli anni venti, il progetto costituì la base della maggior parte delle pistole mitragliatrici ideate tra il 1920 ed il 1960. Viene spesso considerato il primo mitra della storia, anche se in realtà il primato andrebbe all'italiana Villar Perosa OVP mod. 1915 e alla sua successiva evoluzione nella Beretta mod. 1918 cal. 9x19mm (derivata dal disassemblaggio e dalla riconfigurazione dell'OVP 1915) simile e coeva alla MP 18.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1915, l'Esercito Tedesco soffriva la gravissima situazione di "stallo" che si era venuta a creare nel Fronte Occidentale: la "guerra di posizione" stava conducendo tutti gli eserciti ad un interminabile massacro, senza previsioni certe di vittoria per alcuno. Con le normali carabine dell'epoca era impossibile ottenere successi lanciandosi all'assalto dei nidi di mitragliatrice posti ad appena 100 metri dalle proprie linee. Gli assalti alla baionetta e il fuoco dell'artiglieria infliggevano perdite tremende su entrambi i lati del fronte, senza che alcun Esercito, però, riuscisse a conseguire avanzate decisive. Per vincere la guerra ad ovest, pertanto, l'Esercito Tedesco confidava nella ricerca tecnologica su nuove generazioni di armi; che magari avrebbero potuto "fare la differenza" in battaglia.

Tra le richieste dell'Esercito Tedesco all'industria bellica nazionale, spiccava la necessità di nuove armi automatiche da fanteria, particolarmente leggere e maneggevoli, per conferire ai Battaglioni d'Assalto (Stosstruppen) un maggior potere offensivo; specie nei combattimenti ravvicinati e nelle fasi finali di assalto alle trincee nemiche. Inizialmente, le industrie "Luger" e "Mauser" tentarono di realizzare alcuni tipi di "pistole automatiche", capaci di un'elevatissima cadenza di fuoco (anche 1200 colpi al minuto): queste armi si rivelarono, però, scarsamente affidabili e assai poco controllabili; principalmente a causa dell'eccessiva leggerezza delle pistole, rispetto al volume di fuoco generato. A seguito di questi esperimenti fallìti, l'industria "Bergmann" iniziò a lavorare ad un progetto completamente diverso e molto innovativo: una specie di fucile automatico che impiegava munizioni da pistola. Negli anni 1916 e 1917, gli ingegneri Hugo Schmeisser e Theodor Bergmann, lavorando a questo progetto, giunsero incidentalmente alla creazione di una nuova categoria di armi: i mitra.

La nuova arma ideata da Schmeisser e Bergmann camerava le valide munizioni da pistola 9 mm Parabellum, con la capacità di fuoco automatico su un raggio effettivo di 200 metri, ed un comodo calcio da fucile, per favorire la precisione del tiro. L'Esercito Tedesco la adottò frettolosamente all'inizio del 1918 denominandola pistola mitragliatrice[2] MP 18.I (Maschinenpistole 18.I) e ne pretese subito la produzione su vasta scala. Conseguentemente, l'impresa Bergmann di Suhl produsse 35.000 MP 18, la maggior parte dei quali forniti "a tempo di record" all'Esercito Tedesco durante l'ultimo anno di Guerra.

In Azione[modifica | modifica sorgente]

Lo MP 18 armò molte migliaia di soldati delle Stosstruppen, le squadre di fanteria d'assalto che nel marzo 1918 spezzarono il fronte nemico durante l'offensiva "Michael". Le Stosstruppen impiegavano già il lanciafiamme e la mitragliatrice leggera MG 08/15, armi molto efficaci ma troppo pesanti (oltre 20 kg) ed ingombranti, per garantire una vera mobilità tattica al soldato. Grazie ai nuovi MP 18, invece, le truppe tedesche riuscivano dapprima ad avanzare furtivamente fra gli ostacoli sul terreno, per coprirsi ed avvicinarsi al nemico; quindi muovevano attacchi feroci, anche calandosi direttamente dentro le trincee nemiche, senza curarsi della copertura sui fianchi e sul retro, con "effetti sorpresa" devastanti per gli avversari. Un singolo soldato tedesco armato di MP 18 e granate, se molto abile nel combattimento, poteva riuscire a mettere "in scacco" diversi soldati nemici, se armati soltanto di comuni fucili bolt-action; troppo lenti nella carica e nella ripetizione dei colpi, per poter reagire efficacemente a distanza ravvicinata. Questa nuova tattica nel campo della fanteria ottenne un'efficacia paragonabile a quella che poi sarebbe stata la futura tattica della Blitzkrieg, nella successiva Seconda guerra mondiale: enfatizzava l'imboscata, l'aggressione a fuoco ravvicinato, e più in generale la "sorpresa" e la "rapidità di azione", grazie appunto alle nuove armi automatiche leggere che offrivano un notevole potenziale d'assalto; al contrario delle classiche tattiche di fanteria impiegate fino a quel momento, che erano basate su movimenti allo scoperto di grandi masse di soldati, armati con fucili bolt-action e baionetta, che tentavano dapprima il fuoco di precisione, quindi lo scontro fisico.

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Sin dalla sua comparsa in battaglia, lo MP 18.I si rivelò un mitra di elevata qualità, tra l'altro evidente anche dalle finiture estetiche. La valida munizione 9 mm Parabellum consentiva di colpire efficacemente bersagli fino a 200 metri con discreta precisione; e ciò rientrava nelle necessità delle Truppe d'Assalto, dato che la maggior parte degli scontri di fanteria si verificavano nel raggio di 350 metri, fra il tiro di precisione e lo scontro "corpo a corpo"; con gli scontri più violenti entro i 50 metri. Il comodo e raffinato calcio in legno della MP 18 consentiva al soldato di imbracciarla come un fucile, e di prendere la mira sul bersaglio con la stessa comodità di un fucile (sebbene il raggio di azione della MP 18 fosse comunque di soli 200 metri). Inoltre, il calcio in legno e il buon bilanciamento complessivo dell'arma assorbivano piuttosto bene il rinculo, durante il fuoco automatico: ciò aumentava la controllabilità dell'arma e diminuiva la dispersione dei colpi intorno al bersaglio. La struttura dell'arma era robusta, teoricamente idonea anche per il combattimento corpo a corpo (sebbene non previsto nell'uso normale); ma con il pregio di un peso decisamente contenuto (4,18 kg).

Il principio di funzionamento era a massa battente con otturatore aperto. Se si premeva il grilletto si liberava l'otturatore, che spinto in avanti dalla molla chiudeva la culatta contro la canna, l'arresto improvviso dell'otturatore azionava il percussore che colpiva la cartuccia facendo partire il colpo, la forza dei gas faceva arretrare l'otturatore che espelleva il bossolo e comprimendo la molla, arrivava alla posizione iniziale dove riceveva dal caricatore un nuovo proiettile e ricominciava il ciclo. Rimanendo la culatta chiusa dalla sola forza della molla la tenuta dei gas era garantita dal solo bossolo (tenuta labile) la conseguenza era la scarsa potenza della carica esplosiva impiegata che comportava una bassa velocità alla volata e quindi, una limitata gittata utile, compensata dalla saturazione del bersaglio a breve distanza e dal ridotto rinculo.

La posizione di fuoco tipica, per il soldato che usava lo MP 18, era quella del normale fucile. Il curioso caricatore a chiocciola venne infatti ideato per consentire un maggior munizionamento (32 colpi), rispetto al caricatore a scatola da 20 colpi, senza sbilanciare troppo l'arma sul lato sinistro (il bilanciamento dell'arma era considerato molto importante per garantire una buona mira). L'impiego dello MP 18 come arma da fianco per fuoco "a ventaglio", invece, fu sottovalutato; e in questa posizione l'MP 18 risultava un po' scomodo, poiché bisognava mantenere la mano sinistra comunque sotto la prevista impugnatura di legno; possibilmente evitando di impugnare direttamente il caricatore: l'innesto sul serbatoio non era stato concepito sufficientemente stabile per tale uso, e l'eventuale (o accidentale) impugnamento diretto del caricatore, durante il fuoco da fianco, poteva provocare occasionali inceppamenti dell'arma. Questo problema fu poi risolto nell'MP 34.

Il difetto principale dello MP18 consisteva nell'elevato costo di produzione industriale: era un'arma forse troppo finemente progettata, che montava molti pezzi lavorati al tornio; e che richiedeva quindi molte ore di manodopera specializzata, tra l'altro con impiego di materiali costosi. Il fatto che l'Esercito Tedesco decise di affrontare comunque le spese di produzione di massa, fa presupporre che all'epoca si aspettasse notevoli risultati dall'impiego degli MP18.

MP 28 "Haenel" e MP 34 "Bergmann"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi MP 34.
MP 34
1673 - Salzburg - Festung Hohensalzburg - Österreichisch Maschinenpistole M34.JPG
Tipo mitra
Origine Germania
Impiego
Utilizzatori Germania
Conflitti Guerra civile spagnola, Seconda guerra mondiale
Produzione
Progettista Louis Stange
Date di produzione 1929-1940
Descrizione
Peso 4,36 kg
Lunghezza 851 mm
Lunghezza canna 200 mm
Calibro 9 mm Parabellum
Tipo munizioni 9 x 19 mm
Azionamento massa battente e otturatore aperto
Cadenza di tiro ~500 colpi/min
Velocità alla volata ~414 m/s
Tiro utile ~200 m
Alimentazione caricatore a scatola da 20 o da 32 colpi.
Organi di mira mire metalliche tipo fucile

World Guns.ru [3]

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L'efficacia dello MP 18, come arma da fanteria d'assalto, fece tale impressione sui vincitori della prima guerra mondiale che il Trattato di Versailles, fra le numerose clausole, proibì ai tedeschi l'ulteriore studio e produzione di armi da fuoco automatiche leggere. Come conseguenza, la produzione dello MP18 cessò nel 1920. Tuttavia, le industrie di armi tedesche continuarono le loro ricerche tecnologiche "in clandestinità".

MP 34: esteticamente quasi identico all'MP 18, sebbene prodotto dalla ditta "Steyr-Solothurn", finì per essere comunemente chiamato "Bergmann" come l'MP 18.

Nel 1924, sotto la supervisione di Hugo Schmeisser, la produzione dell'MP 18 fu ripresa dalla Haenel, ma venne ridisegnato come MP 28 (o genericamente MP 18/28, nomenclatura che include entrambe i modelli pressoché identici) e continuò ad essere chiamato familiarmente "MP 18" o "Bergmann", sebbene prodotto dalla Haenel. Le uniche differenze fra i due modelli erano la capacità dei caricatori, che venne ottimizzata, e l'aggiunta di un selettore di fuoco.

Nel 1933, a seguito dell'ascesa al potere di Hitler e del Nazismo, la produzione di armi in Germania trovò nuova enfasi, in aperta disobbedienza al Trattato di Versailles. Tra le prime fabbriche di armamenti che contribuirono al riarmo dell'Esercito Tedesco, si propose la "Rheinmetall", che aveva già sviluppato "in clandestinità", sin dal 1929, una versione decisamente migliorata dello MP 18 della Bergmann: il nuovo prototipo venne prodotto in Austria dalla Steyr-Solothurn. L'Esercito Tedesco la valutò con interesse e, in seguito all'annessione dell'Austria la adottò nel 1934 con la denominazione MP 34.

Lo MP 34, che esteticamente e meccanicamente sembrava quasi identico allo MP 18 e 28, si differenziava per alcune importanti caratteristiche funzionali che rendevano l'arma un po' più vicina alla tipologia del fucile, pur mantenendo l'essenza del mitra; in particolare:

  • Presenza di un meccanismo selettore di fuoco, presente nell'MP 28 ma non nell'MP 18, per offrire al soldato la possibilità di scegliere se sparare a colpo singolo (tipo fucile) o a raffica (tipo mitra), a seconda della situazione tattica.
  • Possibilità di innestare, sotto la canna, una baionetta del tipo "a spadino", per l'eventuale combattimento "corpo a corpo".
  • Impiego di un caricatore "a scatola" da 32 colpi, tra l'altro con imbocco del serbatoio più stabile rispetto allo MP 18/28; in modo tale che il soldato potesse impugnare il caricatore con la mano sinistra per effettuare, più comodamente, il fuoco automatico dal fianco.
  • Qualità del tiro leggermente superiore allo MP 18/28.

Queste caratteristiche funzionali aggiuntive, rispetto allo MP 18/28, aumentavano le possibilità di impiego tattico; cosa particolarmente importante per un'arma individuale. Per le sue qualità, l'MP 34 fu adottato da un po' tutti i reparti delle Forze Armate tedesche, nonché da molti reparti di Polizia. Curiosamente, fra i soldati che ricevettero in dotazione il nuovo MP 34, l'arma fu comunemente soprannominata Bergmann, molto probabilmente a causa della forte somiglianza con l'MP 18. In realtà, lo MP 34 fu prodotto dall'industria austriaco - svizzera Steyr - Solothurn (controllata dalla tedesca Rheinmetall), su progetto dell'ingegner Louis Stange della Rheinmetall. Ma, evidentemente, la popolarità degli MP 18 della Bergmann aveva lasciato il segno.

Sebbene robusti ed affidabili, costruiti con materiali di ottima qualità e dotati di eccellenti rifiniture, gli MP 28 e MP 34 vennero comunque sostituiti, entro la metà della Seconda guerra mondiale, dal ben più economico MP 38 (meglio noto in seguito come MP 40 o MP 38/40); che offriva le stesse prestazioni balistiche dello MP 34, ma con minor tempo di produzione industriale e spesa decisamente più contenuta.

Tuttavia, alcuni MP 28, assieme al loro "cugino" austriaco, l'MP 34, furono visti impegnati durante gli anni della seconda guerra mondiale. Nonostante il predominio dell' MP 38/40, gli MP 28 e 34 vennero utilizzati in maniera importante dall'esercito nazista, soprattutto dalle Waffen-SS, che li utilizzarono largamente nelle prima fasi della guerra in Polonia e Francia. Inoltre furono impiegati dai reparti di comunicazione, unità di riserva, polizia militare e feldgendarmerie. MP 28 e 34 furono visti anche fra i ranghi delle Allgemeine-SS («SS generali» o «SS generiche»), tra cui i tristemente noti Servizi Segreti, il Sicherheitsdienst, e, nella seconda metà del conflitto, dalle truppe delle divisioni straniere Waffen-SS, che verso la fine della guerra costituivano un grande numero delle divisioni Waffen-SS, e che non avevano in dotazione l'arsenale più moderno riservato alle truppe puramente tedesche.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bergmann / Schmeisser MP-18/I submachine gun (Germany). URL consultato il 05 febbraio 2013.
  2. ^ Nella terminologia militare tedesca, si definiscono "pistole mitragliatrici" tutte le armi automatiche che impiegano munizioni da pistola. Nella terminologia militare italiana, invece, si tende a fare differenza fra "pistola mitragliatrice" e "mitra". Dal punto di vista della terminologia italiana, lo MP 18 sarebbe classificabile come mitra; ma essendo un'arma tedesca, si preferisce mantenere la denominazione tedesca originale.
  3. ^ Bergmann MP-35 submachine gun (Germany). URL consultato il 05 febbraio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Bruce, Armi Automatiche Tedesche della Seconda guerra mondiale, Parma, Ermanno Albertelli Editore, 1996

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