Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Mòfǎ

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Mòfǎ (末法, giapponese: Mappō, sanscrito: saddharma-vipralopa (qui inteso come "scomparsa del vero Dharma", in tibetano: dam pa’i chos rab tu rnam par ’jig pa) è un termine buddhista cinese che indica gli ultimi giorni della Legge secondo alcune dottrine che dividono la diffusione del Dharma in "Tre periodi del Dharma" (三時, pinyin: sānshí, giapponese: sanji, sanscrito: trikāla).

  1. Periodo del vero Dharma (正法, pinyin: zhèngfǎ, giapponese: shōbō, sanscrito: sad-dharma): quando sono presenti gli insegnamenti del Buddha che vengono messi in pratica consentendo di realizzare l'"illuminazione".
  2. Periodo del Dharma contraffatto (像法, pinyin: xiàngfǎ, giapponese: zōhō, sanscrito: saddharma-pratikṣepa): quando gli insegnamenti del Buddha sono presenti, alcuni li mettono in pratica ma nessuno riesce a realizzare l'"illuminazione".
  3. Periodo del Dharma finale (末法, pinyin: mòfǎ, giapponese: mappō, sanscrito: saddharma-vipralopa): quando gli insegnamenti del Buddha sono presenti, ma nessuno li mette in pratica e nessuno realizza l'"illuminazione".

Questa concezione del Dharma diffuso in modo diverso in tre periodi risale, nella Cina del VI secolo all'opera del patriarca Tiāntái (天台宗), Huìsī (慧思, 515-577) il Nányuè Sī dà chánshī lìshì yuànwén (南嶽思大禪師立誓願文, "Voto di [Hui]Sī grande maestro di dhyāna di Nányuè", al T.D. 1933) composta nel 558.

Pressoché contemporaneamente giunsero in Cina due opere indiane, il Mahāsamnipatasūtra [1] tradotto, per quanto attiene la sezione pertinente i Tre periodi del Dharma, da Narêndrayaśas, a cui probabilmente l'opera di Huìsī faceva riferimento, cfr. nota più sotto.

Queste due opere[2] affermano l'idea di tre periodi per il Dharma buddhista citando le molte cause del progressivo declino del Buddhismo tra cui indicavano: la violazione dei precetti, le discussioni sul ruolo delle monache, la rivalità tra le scuole, il dare importanza più alle parole che agli insegnamenti in esse contenuti, la corruzione nei monasteri e le devastazioni provocate nei monasteri del Gandhāra da parte delle invasioni degli Unni bianchi nel corso del VI secolo.

I monaci profughi indiani erano sinceramente convinti della fine del Dharma buddhista. Già prima del VI secolo erano comparsi sutra indiani che affermavano un progressivo declino del Dharma buddhista (vi sono dei riferimenti in merito anche negli Āgama-Nikāya) ma nessuno era impregnato del pessimismo dei sutra a cui si riferì Huìsī.

Il fatto che quasi contemporaneamente in Cina si scatenò una dura persecuzione anti-buddhista da parte della dinastia degli Zhou Settentrionali (574-77) sembrò confermare l'esistenza del periodo di mòfǎ.

Ciò provocò la diffusione di due scuole buddhiste che fecero della dottrina del mòfǎ uno dei temi cruciali del proprio insegnamento: la scuola Sānjiē (三階教, Sānjiē jiào) fondata da Xìnxíng (信行, 540-593) e la scuola Jìngtǔ (淨土宗, Jìngtǔ zōng, Terra Pura) fondata da Tánluán (曇鸞, 476-572).

In Cina si diffusero presto anche quattro cronologie sull'interpretazione dei "Tre periodi del Dharma" le quali partivano tutte dalla data del 949 a.C., considerata la data (errata) della morte del Buddha Śākyamuni secondo le credenze cinesi. La prevalente tra queste cronologie voleva che il periodo di mòfǎ durasse diecimila anni dopo 500 anni di vero Dharma e 1.000 anni di "Dharma contraffatto", quindi la data di inizio del mofa, secondo questa cronologia, è il 552 d.C.

Da notare che in Giappone si diffuse invece la credenza secondo la quale anche se il mappō doveva durare diecimila anni, l'era del vero Dharma durava 1.000 anni esattamente quanto quella del "Dharma contraffatto", così che l'era mappō si avviava a partire dal 1052.

Una seconda differenza tra Cina e Giappone sul concetto del mòfǎ-mappō è che mentre le scuole buddhiste cinesi consideravano tale credenza senza attribuirgli un ruolo preminente ai fini dell'insegnamento e della pratica, in Giappone tale concezione finì per avere un sapore "millenaristico" che coinvolse insegnamenti e pratiche diffusi pressoché in tutte le scuole, con particolare riguardo alle scuole Tendai, Jōdo (vedi Terra Pura), del Buddhismo Nichiren e del Buddhismo Zen[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Conservato nel Canone buddhista cinese nello Dàjíbù (vol.13) con il titolo di Dàjí jīng (大集經, giapp. Daijikkyō), in 60 fascicoli (al T.D. 397). I primi 26 fascicoli e i fascicoli 31, 32 e 33 furono tradotti da Dharmakṣema. I fascicoli dal 27 al 30 furono tradotti da Zhìyán (智嚴) e Bǎoyún (寶雲). I fascicoli dal 34 al 58 furono tradotti da Narendrayaśas (那連提黎耶舍). I fascicoli 59 e 60 furono tradotti da Ān Shìgāo (安世高). Una ulteriore versione cinese fu tradotta da Jñānagupta nel 594 con il titolo 大方等大集賢護經. Secondo la tradizione, fu predicato dal Buddha Śākyamuni tra i suoi 45 e 49 anni di età ad un'assemblea di Buddha e Bodhisattva giunti da ogni direzione. Possiede toni apocalittici ed è uno dei primi sutra che introduce elementi del Buddhismo Vajrayāna ricco come è di mantra e dhāraṇī.
  2. ^ Per quanto attiene al Mahāsaṃnipatasūtra il riferimento testuale è nel Candragarbhasūtra ovvero in quella parte del Mahāsaṃnipatasūtra tradotta da Narêndrayaśas in dieci rotoli, T.D. 397.13.233–380, che va sotto il nome di 大集月藏經 Dàjí yuèzàng jīng, giapp. Daishū getsuzō kyō. È conosciuto anche come Candragarbhaparipṛcchā 月藏分 in tibetano Zla ba’i snying pos zhus pa’i mdo.
  3. ^
    « Recognition of the advent of mappō was thus a decisive factor in the formation of the major schools of Japanese Buddhism in the thirteenth century—Jōdo, Jōdo Shin, Nichiren, and Zen—and even affected the earlier schools founded during the Nara (710–784) and Heian (794–1185) periods. »
    (Taitetsu Unno. Encyclopedia of Religion. 2ed. NY, MacMillan, 2005 pag.5686)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Taitetsu Unno. Mappō in Encyclopedia of Religion, Vol.8. 2ed. NY, MacMillan, 2005.
  • Yamada Ryujo. Daijo bukkyo seiritusuron josetsu. Kyoto, 1959, pagg. 567–592.
  • Jamie Hubbard. Mo Fa, the Three Levels Movement, and the Theory of Three Periods. Journal of the International Association of Buddhist Studies 19, n° 1, 1996, 1–17.
  • Jackie Stone. Seeking Enlightenment in the Last Age: Mappo Thought in Kamakura Buddhism. Eastern Buddhist 18, n°1, 1985, 28–56.
  • Michele Marra. The development of mappō thought in Japan (I), Japanese Journal of Religious Studies 15 (1), 25-54, 1988
  • Michele Marra. development of mappō thought in Japan (II), Japanese Journal of Religious Studies 15 (4), 287-305, 1988
  • Eric Zürcher, Eschatology and Messianism in Early Chinese Buddhism, Leiden: Leyden Studies in Sinology 1981

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Buddhismo Portale Buddhismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Buddhismo