Lussorio Cau

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Lussorio Cau (Borore, 11 luglio 1867Castelbuono, 10 settembre 1961) è stato un ufficiale dei carabinieri e membro del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, insignito di medaglia d'oro al valor militare.

Il periodo più intenso della sua attività nei carabinieri culminò nella cosiddetta "battaglia di Morgogliai" (1899) uno scontro che coinvolse da una parte 201 tra carabinieri e soldati, e cinque banditi dall'altra.

Lussorio Cau era il figlio secondogenito di Francesco, contadino, e di Maria Francesca Porcu, casalinga. Dopo gli studi elementari e qualche anno di lavoro con il padre, a 20 anni, nel 1887, si arruolò volontario come allievo carabiniere a cavallo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizio della carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Cau cominciò il suo servizio nei carabinieri nella Compagnia di Ozieri, dimostrando capacità e coraggio (catturò e disarmò da solo un pericoloso latitante, Biganu).

Nel 1893 fu promosso vicebrigadiere e assegnato alla Tenenza di Tricase, in prossimità di Gallipoli (Lecce). Promosso brigadiere nel 1897, fece ritorno in Sardegna, presso la Stazione dei carabinieri di Orgosolo, capoluogo del Supramonte e allora centro dell'attività di molti latitanti e banditi. Nel luglio del 1898 diventò comandante di quella Stazione[1].

Il 3 settembre 1898 partecipò ad una concitata azione contro un latitante, tale Giovan Battista Salis, detto "Corbeddu"; l'azione terminò con l'uccisione, con un colpo alla schiena, del pregiudicato e quella di un ragazzino di sedici anni, Francesco Dore, casualmente presente. L'uccisore, Aventino Moretti, il brigadiere Cau e altri militari ricevettero per questa azione la medaglia d'argento al valor militare, anche se il capitano Mauro, che aveva diretto l'azione, dovette essere trasferito nel continente per sfuggire all'ira dei compaesani dei due morti[2].

L'operazione «Notte di san Bartolomeo»[modifica | modifica wikitesto]

Il brigadiere Cau collaborò all'operazione "Notte di san Bartolomeo" (14-15 maggio 1899) durante la quale furono arrestati oltre 600 parenti e amici di ricercati, sulla base di «mandati di cattura in bianco» affidati dall'autorità giudiziaria personalmente al sottufficiale. Oltre la metà degli arrestati fu poi prosciolta in istruttoria[3].

La "battaglia di Morgogliai"[modifica | modifica wikitesto]

Immediatamente dopo questa vicenda, Cau iniziò a circolare, travestito con il caratteristico costume del pastore del Supramonte, nelle campagne intorno ad Orgosolo, spacciandosi per pregiudicato e latitante. In questo modo poté entrare in contatto con il rifugio della "banda Serra-Sanna", chiamata dai locali Sos Zigantes (I Giganti)[4]. Quel gruppo di banditi e latitanti era composto da cinque pregiudicati: Giuseppe Lovicu, Giacomo Serra-Sanna, Elias Sera-Sanna, Giuseppe Pau e Tommaso Virdis. Il brigadiere Cau aveva peraltro un conto in sospeso con Pau, Lovicu e i due fratellii Serra-Sanna: il 18 febbraio 1897 avevano ucciso il cugino del brigadiere, l'appuntato Piero Sini[5].

Tornato ad Orgosolo, riferì ai suoi superiori e venne organizzata una vasta operazione, denominata «Caccia Grossa», per la quale furono mobilitati 148 carabinieri e 53 fanti dei distaccamenti di fanteria di Nuoro e Oliena, al comando del capitano dei RR.CC Giuseppe Petella. Cau condusse quindi i militari alla località di Morgogliai (Murgaliai nel dialetto orgolese), in realtà la battaglia non si svolse veramente.

Dal romanzo «Caccia Grossa» ...I latitanti furono circondati e due squadre si avvicinarono al loro accampamento; all'alba diedero l'assalto e Cau, sfiorato da un proiettile, sparò un colpo che ferì Lovicu alla spalla. Virdis e Giacomo Serra-Sanna furono colpiti a morte dal fuoco dei militari.

Lovicu riuscì a dileguarsi[6]; Elias Serra-Sanna e Pau fuggirono ma furono di nuovo circondati alle otto del mattino. Nello scontro che seguì caddero Aventino Moretti, l'uccisore di "Corbeddu" e di Francesco Dore, il fante Rosario Amato e i due banditi; venne gravemente ferito anche il vicebrigadiere Lorenzo Gasco.

La battaglia non si svolse realmente, ma fù invitata la banda "Serra-Sanna" ad un pranzo organizzato da qualche autorità che non si sà per certo, e fù organizzata una sorta di imboscata infatti il pranzo venne avvelenato, tutti mangiarono e discussero, l'unico che non si fidó fù il Lovicu che non mangió, e rimase scalzo per due giorni e due notti nascosto sopra un albero. Infatti rimase l'unico superstite (da notare il Virdis nelle foto si nota legato a mani e piedi, a che servirebbe dopo ammazzato sennò)...da memorie di anziani di Oliena ed Orgosolo la quale, vennero raccontate le storie a loro volta dai padri.

Per il suo comportamento nel corso dell'operazione «Caccia Grossa» Lussorio Cau fu insignito di medaglia d'oro al valor militare.

Trasferimento in Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1899, in seguito alla "Battaglia di Morgogliai", fu promosso maresciallo ordinario. Trasferito temporaneamente a Roma, viene poi promosso sottotenente (nel 1903) e trasferito a Palermo, dove si dedicò alla lotta contro il banditismo.

Fu poi assegnato alla Tenenza di Castelbuono nelle Madonie, dove contribuì alla cattura della banda guidata da Melchiorre Candino.

A Castelbuono sposò la nobildonna Ada Levante (1881-1956), da cui ebbe due figli.

Nel 1907 fu promosso tenente e trasferito a dirigere la Tenenza di Misilmeri, poi quella di Termini Imerese.

Nel 1914 fu inviato in missione in Sardegna, di nuovo a Orgosolo. Qui contribuì a sgominare una banda, della quale furono uccisi due uomini, Giovanni Corraine e Salvatore Rana.

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Ritornato in Sicilia, allo scoppio della guerra gli fu assegnata la 59ª Sezione mobilitata, assegnata alla 28ª divisione di fanteria di stanza a Zugliano di Pozzuolo, in Friuli. I compiti che svolse furono quelli tipici della Polizia militare sul fronte della Grande guerra: impedire sbandamenti e diserzioni, reprimere disfattismo e propaganda pacifista, ricercare spie e informatori del nemico. Si distinse tanto in queste attività che fu promosso capitano il 14 luglio del 1915 e maggiore l'11 ottobre 1917. Durante la guerra fu decorato con medaglia d'argento e medaglia di bronzo al valor militare.

Nell'ottobre del 1918 lasciò il fronte, poche settimane prima dello sfondamento di Vittorio Veneto e della fine del conflitto.

Nel Tribunale Speciale[modifica | modifica wikitesto]

Venne congedato nel 1920 (a 53 anni), ma nello stesso anno fu richiamato per dirigere un servizio di controspionaggio e d'informazione nel Sud Italia. Mentre ricopriva questo incarico fu promosso tenente colonnello (2 ottobre 1922).

Fu definitivamente congedato il 30 luglio del 1923.

Nel 1927 fu richiamato dal congedo e nominato giudice del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, il famigerato tribunale incaricato di "giudicare"[7] oppositori, democratici, antifascisti.

Cau era stato immesso come ufficiale (Console) nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (M.V.S.N.) e a questo titolo fu chiamato a far parte del Tribunale speciale. Ottenne, a richiesta e in deroga alle disposizioni di legge, di poter risiedere a Palermo e di recarsi a Roma solo per le udienze e le sedute del Tribunale. Cumulava d'altra parte la carica di giudice con l'incarico di economo dell'ospedale psichiatrico di Palermo.

Il tenente colonnello Cau fece parte del collegio giudicante del cosiddetto "Processone", il più importante processo politico inscenato dal fascismo. In questo processo, tenutosi tra il 28 maggio e il 4 giugno 1928, furono giudicati ventidue membri del comitato centrale del Partito Comunista d'Italia, tra cui Antonio Gramsci, Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro e Giovanni Roveda. Ovviamente, furono tutti condannati[8].

Nel 1929 Cau fece parte del collegio che giudicò Alessandro Pertini e, naturalmente, lo condannò a 10 anni e nove mesi di carcere, oltre a varie pene accessorie.

Cau, servitore fedele dello Stato, fu promosso in seguito colonnello, nel 1930.

Il processo con condanna capitale in cui fu giudice fu a carico di Michele Schirru, anarchico sardo che aveva in animo di attentare alla vita di Mussolini. L'attentato non c'è mai stato, forse Schirru l'aveva addirittura accantonato, ma il processo si doveva fare comunque, la condanna era inevitabile: «Tutto sembra già scritto, il presidente del Tribunale Speciale è come l'attore di un copione voluto da altri»[9]. La sentenza capitale è pronunciata il 2 maggio 1931 e Schirru è fucilato a Forte Braschi (Roma) il 31 maggio[10].

Il 30 giugno 1933 il colonnello Cau, ormai sessantaseienne, lasciò l'incarico di giudice, restando economo dell'ospedale psichiatrico palermitano.

Epurazione e dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Le condanne comminate dal Tribunale speciale, e soprattutto quelle alla pena capitale, non sembravano poter restare impunite, nei primi concitati mesi dopo la caduta del fascismo. Il 20 dicembre 1944 l'Alto commissario per le sanzioni contro il fascismo emise un mandato di cattura contro i giudici, tra cui il colonnello Lussorio Cau. Per motivi di salute gli furono concessi gli arresti domiciliari. Già in precedenza, il 3 agosto 1944, gli era stata revocata la pensione.

Il colonnello beneficiò in seguito dell'"Amnistia Togliatti" del 23 giugno 1946, con la quale si volle agevolare la "pacificazione nazionale", e poi, nel 1948, ebbe nuovamente diritto alla pensione, grazie all'interessamento del segretario particolare del ministro della Difesa, Bernardino (Dino) Roberto, che lo stesso Cau aveva condannato a dieci anni di reclusione nel 1931.

L'anziano colonnello visse ancora molti anni tra la casa di Palermo e la fattoria acquistata a Castelbuono, dove morì il 10 settembre 1961.

Attestati, decorazioni e onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Valor militare silver medal BAR.svg 1898 Medaglia d'Argento al Valor Militare (decreto 31/12/1898)

  • 1899 Attestato di Pubblica Benemerenza (27/05/1899)
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Con gravissimo e continuo rischio della propria vita, si recò da solo per due volte a riconoscere i rifugi di alcuni famigerati banditi,che avevano sparso la costernazione ed il terrore nel circondario di Nuoro,giungendo tra le balze ed i cespugli di una località quasi inaccessibile fino a poca distanza da essi. Quindi prese parte all'azione diretta a catturare i banditi e si distinse fra gli altri per coraggio e sangue freddo, esponendo più volte la vita. Ebbe forato l'abito da una palla avversaria e nell'inseguimento dei malfattori uccise il più pericoloso di essi.[11]
— Orgosolo (Sassari), 10 luglio 1899
  • 1899 Conferimento della cittadinanza onoraria di Nuoro (1/8/1899)

Cavaliere OCI BAR.svg 1904 Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia

25anzianitàservizio-RegnoItalia.png 1912 Croce d'Oro per Anzianità di Servizio

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Non curante di qualsiasi pericolo, su terreno completamente scoperto ed esposto a vivo fuoco nemico, visto qualche reparto privo di Ufficiali ripiegare in disordine a causa di un violentissimo fuoco di artiglieria e fucileria avversaria, riusciva con il suo energico contegno a riportarli in avanti fino a che altro Ufficiale poté assumerne il comando.[12]
— Bosco Cappuccio, Vallone San Martino del Carso, 23 ottobre 1915
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Durante un combattimento dimostrò eccezionale energia e sprezzo del pericoloo, raccogliendo, riordinando e riaccompagnando al loro reparto, sotto il violento tiro dell'artiglieria avversaria, buon numero di soldati che, rimasti senza Ufficiali, e scossi dal fuoco nemico, avevano momentanmeamente abbandonato il loro posto.[12]
— Altopiano di Asiago, 27 giugno 1916
  • 1918 Distintivo per Ferite di Guerra

MeritoMilitare+.png 1918 Croce al Merito di Guerra

  • 1918 Citazione all'Ordine dell'Armata

Ufficiale OCI Kingdom BAR.svg 1920 Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia

Cavaliere SSML BAR.svg 1922 Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Commendatore OCI Kingdom BAR.svg 1925 Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia

  • 1928 Nastro Azzurro

Commendatore SSML Regno BAR.svg 1931 Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Grande ufficiale OCI Kingdom BAR.svg 1933 Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia

Grande ufficiale SSML Regno BAR.svg 1933 Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito 20 BAR.svg 1937 Medaglia Militare di Bronzo al Merito di Lungo Comando

La memoria[modifica | modifica wikitesto]

A Lussorio Cau sono state dedicate due strade, curiosamente ambedue con errori ortografici:

  • Via Cau Lussorio (sic), 90128 Palermo
  • Via Lussurio Cou (sic), 08016 Borore NU[13]

Anche la sezione di Castelbuono dell'Associazione nazionale carabinieri è intitolata a Cau.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai, Sassari, 2009, p. 61
  2. ^ Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai, Sassari, 2009, p. 47
  3. ^ Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai, Sassari, 2009, p. 58
  4. ^ Salvatore Cambosu, Il Supramonte di Orgosolo, Firenze 1988, p. 98
  5. ^ Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai, Sassari, 2009, p. 76
  6. ^ Fu ucciso due anni dopo in un conflitto a fuoco con i carabinieri. Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai, Sassari, 2009, p. 68
  7. ^ Essere deferito al Tribunale equivaleva, in pratica, a essere condannato: su 5.619 imputati ci furono 4.596 condannati.
  8. ^ Domenico Zucàro, Il processone. Gramsci e i dirigenti comunisti dinanzi al Tribunale Speciale, Roma 1961.
  9. ^ Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai, Sassari, 2009, p. 95
  10. ^ Così in Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai, Sassari, 2009, p. 99. La voce Michele Schirru di Wikipedia riporta invece rispettivamente le date 30 e 31 maggio, e il luogo "Casale Braschi".
  11. ^ Medaglia d'oro al valor militare, su quirinale.it. URL consultato il 6 novembre 2011.
  12. ^ a b Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai, Sassari, 2009, p. 84
  13. ^ Citata polemicamente da Michele Di Martino, Lussorio Cau. L'eroe di Morgogliai. Sassari 2009, p. 115 e da Giuseppe Fiori, Vita e morte di Michele Schirru, Bari 1992, p. 200
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