Lusignano (Albenga)

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Lusignano
frazione
Lusignano – Veduta
Panorama antico di Lusignano con la fornace Perseghini
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Liguria.svg Liguria
ProvinciaProvincia di Savona-Stemma.png Savona
ComuneAlbenga-Stemma.png Albenga
Territorio
Coordinate44°02′49″N 8°10′19″E / 44.046944°N 8.171944°E44.046944; 8.171944 (Lusignano)Coordinate: 44°02′49″N 8°10′19″E / 44.046944°N 8.171944°E44.046944; 8.171944 (Lusignano)
Altitudine20 m s.l.m.
Abitanti1 000[1]
Altre informazioni
Cod. postale17031
Prefisso0182
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantiLusignanesi
PatronoSanta Margherita d'Antiochia
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lusignano
Lusignano

Lusignano (Lüxignan in ligure) è una frazione di circa 1.000 abitanti del comune di Albenga, in provincia di Savona.

La località è situata a 20 m s.l.m. e a circa 4 km dal centro abitato, in un lembo di pianura stretto tra il fiume Centa e le propaggini delle ripide colline che delimitano la piana a meridione. I monti vengono chiamati ancora con termini dialettali, quali a rocca du pistulè o il monte piscia vin. Il toponimo deriva dai fondi rustici, come Antognano, Aregliano, Velirano, Verano, tutti di vaste proporzioni e che sfruttavano la fertile piana ingauna.

Il paese è attraversato da un torrente dal nome rio Carpaneto. L'abitato si sviluppa lungo la dorsale collinare con un impianto piuttosto articolato, probabile testimonianza di una origine più antica rispetto alle altre ville della piana.

Durante gli scavi per la costruzione di un nuovo complesso residenziale, nella regione di Rusineo, sono emerse delle rovine di una villa romana di notevoli dimensioni, che segnalano una presenza nella zona sicuramente di epoca romana.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Lusignano si trova nel primo entroterra del territorio comunale di Albenga, nella Riviera di Ponente. La sua parte storica si trova nella prima parte collinare, comprese le parti di espansione, ostenta ad allargare l'abitato nella pianura circostante, anche se dagli anni novanta del XX secolo è in atto un'espansione di villette nella zona circostante.

Tuttavia la parte significativa coincide con quella storica, che si sviluppa con una via principale, via Enrico Riva, che partendo dalla parte bassa attraversa tutto il paese rastremandosi; durante il suo percorso sono presente diverse piazze, anche di dimensione limitata. La parte alta di tale via è stata soggetta di riqualificazione nel 2011 con un progetto e fondi da parte della Regione Liguria.

Il carattere è di un borgo edificato su un terreno scosceso, nella zona di fondovalle del rio Carpaneto. Il punto di riferimento del paese è sicuramente il campanile, anche se viene sovrastato dalla presenza del vicino monte Pisciavino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Giochi a San Bartumelin (San Bartolomeo)

I primi insediamenti trovati sono di epoca romana, ma alcuni storici locali presumono che Lusignano fosse una delle zone in cui i primi abitanti della pianura si fossero stanziati: il terreno leggermente rialzato permette un riparo sicuro dalle piene del fiume Centa che attraversa la piana di Albenga; tutto questo fa presumere che addirittura in epoca preromana la zona fosse già abitata o per lo meno frequentata.

Con la fine dell'epoca romana, se pur senza testimonianze, è alquanto probabile che anche la zona di Lusignano si sviluppò essendo la piana di Albenga una delle zone più ricche della Liguria. Si è sicuri che la chiesa è antecedente al XIII secolo, poiché la chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Margherita d'Antiochia, ha al suo interno una fonte battesimale e il presbiterio di tale periodo storico. Nel libro dei confratelli della locale Confraternita di San Bartolomeo Apostolo, i primi iscritti risalgono al XV secolo, anche se viene scritto che non sono presenti tutti i confratelli. Negli Statuti di Albenga del 1288 ci sono vari riferimenti al paese, che viene chiamato Luxignanum.

Verso la metà del XIV secolo si hanno notizie certe che Lusignano, assieme a San Fedele, Villanova, Ligo, Marta e Bossoleto erano amministrativamente sotto il controllo del quartiere di San Siro della città di Albenga, delle sue leggi e dei suoi magistrati[2]. Nel periodo che va dal XV secolo al XIX secolo si ha il sorgere di alcune ville come quella "del Vescovo".

Quando nel 1796 Napoleone Bonaparte soggiornò ad Albenga, depredò tutte le comunità, tra queste anche quella di Lusignano che vide sparire molti dei suoi tesori: si salvarono alcuni oggetti sacri e la statua di San Bartolomeo. Le casse e le relative statue processionali sono della metà dell'Ottocento, inoltre la statua del Cristo sopra l'altare della parrocchia è stata attribuita ad Anton Maria Maragliano.

Quando tutta la comunità di Albenga passò nel 1797 sotto il nuovo governo della Repubblica Ligure formò una municipalità separata da Albenga assieme a San Fedele, che ritorneranno sotto l'ente amministrativo albenganese solo con l'annessione al Primo Impero francese nel 1804.

Testimonianza ottocentesca[modifica | modifica wikitesto]

Il piccolo paese ha la fortuna di ospitare nel corso del XIX secolo la contessa di Genlis, scrittrice e pedagogista, dotata di un'educazione liberale, espose la sua teoria pedagogica nel trattato Adéle e Theodore, romanzo scritto proprio a Lusignano. Prende l'aspetto delle giornate che vive tra qua e la vicina Albenga, descrive che le pastorelle erano solite ornarsi i capelli con i fiori colti dal campo e anche se umili sono molto eleganti nel loro portamento.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Dalla metà dell'Ottocento in avanti non si sono registrati grandi eventi; il paese fu risparmiato dal grande terremoto del 1887 che distrusse alcune delle torri ingaune e per questo per alcuni decenni il 23 febbraio, anniversario del terremoto, il paese faceva una grande festa. Durante la prima guerra mondiale diede il suo grande contributo alla vittoria dell'Italia, e durante la seconda fu un paese le cui colline diedero rifugio ai partigiani, che secondo leggende e ritrovamenti depositarono nelle abbondanti grotte molti del loro armamento. Durante la guerra nella piazza principale i nazisti eseguirono delle condanne a morte di alcuni partigiani e civili: il 6 dicembre 1944 di fronte alla fornace Perseghini vennero fucilati Giovanni Gitotta e Francesco De Paoli. Il 31 gennaio 1945 Luciano Luberti, assieme all'ex partigiano Luciano Ghio[3] ed al tenente tedesco Willy Angel, saccheggiò l'abitazione e la stalla di Andreino Bruno che poi venne ucciso per mano del Luberti con la pistola di Angel.

La struttura e l'urbanistica del paese rimase invariata, o tutt'al più con poche modifiche per molti secoli, conservando nei suoi abitanti uno spirito che risale all'epoca medievale, legata alla terra e ai valori morali. Dagli anni sessanta del XX secolo, la fornace Perseghini venne chiusa ed abbandonata, diventando per un periodo rifugio di senzatetto. Solo dagli anni novanta il paese inizia ad ampliarsi.

Gli eventi del 13 dicembre 1944[modifica | modifica wikitesto]

Quando il sole non era ancora sorto, la mattina del 13 dicembre 1944 venne eseguita una perlustrazione di tutte le case del paese da parte dei soldati tedeschi, che non trovando nulla obbligarono tutta la popolazione a radunarsi nella piazza centrale, comprese donne e bambini. Qui separarono gli uomini da donne e bambini, lasciando per un periodo di tempo tutta la popolazione sotto il tiro dei mitra, urlando contro chi si spostava troppo. Era presente Luciano Luberti, che comandava le truppe assieme al tenente comandante tedesco, ed interrogavano. Vista la pioggia che ne era uscita, il prete, don Remoino, aprì le porte della chiesa parrocchiale ed i militari permisero alle donne ed ai bambini di mettersi al riparo.

Verso la fine della mattinata venne permesso ai bambini ed alle donne di tornare a casa, mentre gli uomini furono costretti a rimanere in piazza fino al termine dei rastrellamenti. Tuttavia poco dopo, due uomini tentarono la fuga, uno venne inseguito per le vie del paese, catturato e dopo pochi metri fucilato sul posto, l'altro provò a scappare attraverso la fornace Perseghini, ma si trovò di fronte ad un muro troppo alto per essere scavalcato, ed anche lui venne fucilato sul posto. Queste due persone aiutavano i partigiani, ma non ne facevano parte.

Ben peggio sarebbe potuto andare: in quella mattinata era previsto il trasferimento di alcuni fucili che erano nascosti tra la legna delle campagne per essere portati sui monti, questa operazione sarebbe dovuta essere compiuta da due partigiani, Tullio detto "Volpe" e Manfro detto "Cornacchia". Tuttavia il ritardo dello stesso Tullio permise a Manfro di essere avvisato della presenza dei nazisti in paese, e rinviare l'operazione; alcuni periodi dopo Manfro venne arrestato e torturato dal "boia" Luciano Luberti[4].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa di Santa Margherita d'Antiochia

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale del borgo è dedicata a santa Margherita d'Antiochia. Nel 1402, papa Bonifacio IV delega ad Antonio Sismondi, detto "de Ponte" il beneficio di Santa Margherita di Lusignano. Il 9 febbraio 1430 la chiesa ricevette un nuovo prete per la cura d'anime, fu l'ultimo atto dei due vicari del governo provvisorio della diocesi, il giorno dopo si insediò ad Albenga il nuovo vescovo Matteo Del Carretto. Il battistero arrivò sotto la cura vescovile di Napoleone Fieschi il 14 ottobre 1460, con l'obbligo di 10 soldi da versare all'arciprete; tale permesso verrà in seguito ritirato senza spiegazioni.

Raggiunge la nomina al titolo parrocchiale grazie a monsignor Giacomo Gambarana, che concede la fonte battesimale al rettore il 1º giugno 1523, sempre con l'obbligo di pagare 10 soldi all'anno all'arciprete della cattedrale ingauna, con l'obbligo di servire in cattedrale il Sabato Santo, alla vigilia della pentecoste, e nella ricorrenza del patrono san Michele Arcangelo. Nel 1629-1630 gli abitanti decidono di ampliare la chiesa parrocchiale con un "maestoso choro a mezzogiorno". La bassa facciata venne tripartita verticalmente e venne conservato il campanile del XVI secolo. Ampliata nei successivi secoli, con un grande modifica in età barocca, il soffitto è decorato con un bassorilievo che sarebbe dovuto terminare con grani d'oro nella parte vicina all'altare, simbolo che per una guerra o per una carestia non si riuscì a terminare l'opera.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio innevato di Lusignano

Villa del Vescovo[modifica | modifica wikitesto]

Nel borgo è presente una villa del vescovo di Albenga Pier Francesco Costa, che dal 1647 passò in loco molto del suo tempo, decidendo di lasciare al seminario questa villa e di trascorrervi i suoi ultimi giorni. Venne rifatta da monsignor Carlo Maria Giuseppe de Fornari negli anni 1726-1727, con una spesa di 400 lire, ingrandita dal vescovo Stefano Giustiniani negli anni 1786-1789, vi morì il vescovo Angelo Vincenzo Andrea Maria Dania il 9 settembre 1818. Durante la campagna d'Italia Napoleone Bonaparte si impossessò della villa, ma grazie ad una conoscenza personale con il vescovo Dania, che era stato compagno di scuola del giovane generale, si riuscì ad ottenere una protezione.

Durante la guerra di successione il seminario di Albenga veniva occupato dai 1200 soldati sotto la guida del commissario cittadino Emanuele Ricci; il seminario venne trasferito per breve periodo nella villa di Lusignano. Nel 1820 il nuovo vescovo di Albenga - Carmelo Cordiviola - con la scusa della malsana aria (forse dovuta alla recente costruzione della fornace Perseghini, molto vicina alla villa) che si era insediata a Lusignano, chiese ed ottenne dal governo di poter accedere ad un ampio e dismesso convento in Alassio dove aprì poi un altro seminario, capace di ospitare tutti i chierici anche nei mesi autunnali.

Con l'Unità d'Italia la Chiesa si vede togliere molti dei suoi beni e anche la villa di Lusignano, durante l'amministrazione vescovile di Pietro Anacleto Siboni, rischiò un cambiamento di proprietà che fu scongiurato nel 1867 grazie all'aiuto dell'avvocato Giuseppe Leone Mantica. Nel 1921 fu venduta dal vescovo Angelo Cambiaso che con il ricavato acquistò la cartiera di Verzi-Loano; tuttavia durante la seconda guerra mondiale ha funzionato per qualche periodo come seminario anche nel periodo invernale.

Villa Prospera[modifica | modifica wikitesto]

Portale di villa Prospera

Lungo la strada per la città, la più singolare delle ville della piana è la villa Prospera, con un interessante portale a grottesca in bugnato rustico cavalcato dall'Omu Grossu, una grande figura antropomorfa che ancora riesce a destare tutto lo stupore dell'arte barocca.

La leggenda popolare narra che un bandito stava scappando dai carabinieri, e mentre si trovava sul muro, fu ucciso. Il muro segnava il confine tra i territori appartenenti al vescovo e quelli appartenenti al marchese. Fu eretto il monumento di forma antropomorfa per ricordare tale evento alle future generazioni. Il simbolo è stato ripreso come immagine dalla locale Unione sportiva mutuo soccorso lusignanese.

La fornace Perseghini[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Perseghini costruì due fornaci per la produzione di mattoni a Lusignano ed Albenga, acquistando una fabbrica di calce a Finalmarina. Alla morte di Gaspare Perseghini, nel 1925, lasciò l'impresa in mano ai figli Eugenio e Giuseppe. Da allora cominciò la scalata ai vertici dell'economia locale. La fornace di Lusignano fu aperta ufficialmente nel 1810 facendo della fornace, con funzionamento del metodo del forno Hoffmann, uno dei primi esempi in Italia.

Nel secondo dopoguerra arrivò la nuova fornace a Villanova d'Albenga e l'attività fiorì grazie alla ricostruzione. Nel 1958 muore Eugenio. A metà degli anni settanta, iniziò il rapido declino: le produzioni a ciclo continuo, i materiali plastici e il ferro sostituiscono il mattone.

Nel 1997, la Fornace inizia una nuova vita grazie ad un intervento di recupero edilizio che la trasforma in un complesso residenziale, dalle forme molto simili a quelle di un tempo. Alcune associazioni criticano il progetto, sostenendo che non si sia trattato di un vero e proprio recupero, ma della distruzione delle forme che aveva un tempo la fornace. Si sono tuttavia conservati i forni e una parte della ciminiera che costituiscono un vero e proprio "monumento industriale" di un'epoca ormai passata. Il cantiere della fornace risulta ancora aperto, sono stati segnalati una serie di abusi e difformità fatte dai responsabili del cantiere tra i quali aumento delle cubature di alcune migliaia di metri cubi e la costruzione abusiva nell'adiacente rio Carpaneto[5][6].

I registri delle attività economiche sono ancora conservati, a testimonianza della forte attività della fabbrica.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Confraternita di "San Bartolomeo apostolo" risalente al milleduecento;
  • Unione Sportiva Mutuo Soccorso Lusignanese fondata negli anni settanta, promotrice delle feste del paese.
  • Il comitato territoriale che periodicamente analizza la situazione del paese e porta le nuove proposte davanti alle autorità competenti.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Processione di inizio secolo con l'artistico crocifisso della confraternita

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

A Lusignano le feste religiose e le sagre si alternano.

  • Le feste religiose sono:
    • Santa Margherita: è la santa protettrice del paese, e si festeggia il 20 luglio. La festa comprende la processione per le vie del paese vecchio;
    • San Bartolomeo: è la festa della confraternita del paese, si festeggia il 24 agosto. In occasione di questa festa viene organizzato "U Festun" che si verifica all'incirca ogni 5 anni, in cui la confraternita invita le confraternite e le associazione dei paesi vicini.
  • Le feste sono:
    • La "Sagra della Bruschetta", arrivata alla sua 23ª edizione, viene festeggiata nel campo sportivo, solitamente di 3 o 5 giorni durante la terza settimana di luglio;
    • La festa storica è "la mostra in tu recantu", dove tutti i cittadini del paese aprono le cantine e le case, e girando per le strade medievali del paese si possono assaporare tutti quei gusti e sapori tipici di un tempo;
    • La "festa degli antichi sapori" in cui gli abitanti del paese si uniscono aprendo le cantine e dando la possibilità di assaggiare tutti i piatti della cucina ligure, ormai conosciuti a pochi.
  • Altri avvenimenti ricorrenti degni di nota:
    • All'incirca ogni decina d'anni si fa una festa in onore dei vecchi del paese, donando a loro e alle loro famiglie una targa.
    • Il falò della vigilia di Natale derivante dalla tradizione del confuoco con la quale la chiesa rendeva omaggio ai rappresentanti del popolo e con l'occasioni gli ricordava i problemi più gravi che avrebbe dovuto risolvere l'anno successivo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Approssimativamente
  2. ^ Notizie storiche qua e là..., su lusignanoalbenga.blogspot.it. URL consultato l'11 giugno 2013.
  3. ^ Rivello, p. 63
  4. ^ Testo di Sebastiano Gandolfo con notizia aggiunte di Beppe Merlo
  5. ^ Videodocumentario
  6. ^ Proseguono i disagi, su lusignanoalbenga.blogspot.it. URL consultato il 2 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lamboglia Nino, Albenga romana e medioevale, Ist. Inter. Studi Liguri, Bordighera, 1966
  • Costa Restagno Josepha, Albenga, Sagep Editrice,1985
  • Romano Strizioli, Sebastiano Gandolfo, Erica Marzo, Albenga: un secolo di storia (1900-2000), F.lli Stalla di Albenga, Albenga, 2007, ISBN 978-88-901943-7-5

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierpaolo Rivello, Le stragi nell'albenganese del 1944 e 1945, Torino, Sottosopra edizioni, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Lusignano, su radiuk.blogspot.it. URL consultato il 1º settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2013).
  • Lusignano d'Albenga, su lusignanoalbenga.blogspot.it.
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