Lunezia

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Bandiera ufficiale dell'associazione onlus Regione Lunezia. Il giallo simboleggia i campi di grano delle pianure, il verde la centralità dell'Appennino e il blu il mare con i porti e le spiagge dell'alto Tirreno. Il cuore verde simboleggia la centralità strategica

Il termine Lunezia (dall'unione di "Luni" e "Spezia") vuole indicare una regione geografica italiana fra le province di La Spezia, Massa-Carrara, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Mantova, nonché di una parte di quelle di Cremona e di Lucca, per la quale è in atto un dibattito sull'eventuale costituzione di un unico ente territoriale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1815 al 1946[modifica | modifica wikitesto]

L'assetto politico dell'area in oggetto dopo il Congresso di Vienna del 1815.

Durante il trattato di Fontainebleau del 1814 vi fu il progetto di unire i territori di Parma e Piacenza con la Val di Magra e La Spezia, considerata il naturale sbocco al mare degli stati parmensi[1]. A questo progetto però si oppose Talleyrand il quale temeva che la vicinanza della Spezia all'Isola d'Elba, luogo di detenzione di Napoleone Bonaparte, avrebbe favorito un eventuale tentativo della moglie, Maria Luigia duchessa di Parma Piacenza e Guastalla, per liberare il marito.

Con il Congresso di Vienna del 1815, che riprese i termini di pace già stipulati con il precedente trattato, l'alta val di Magra, comprensiva del circondario di Pontremoli e di Bagnone, con tre comuni della val di Taro, passò sotto il dominio degli stati parmensi con la denominazione di Lunigiana parmense, mentre la media valle e le città di Carrara e Massa formarono una nuova provincia del Ducato di Modena e Reggio. Al ramo dei Borbone di Parma, ai quali spettava legittimamente il Ducato di Parma e Piacenza, venne affidato il piccolo ducato di Lucca con la clausola che, alla morte di Carlo Ludovico di Borbone, il ducato sarebbe stato assegnato al Granducato di Toscana. La nuova duchessa di Parma realizzerà in seguito la strada Parma-La Spezia, asse strategico di collegamento fra i porti dell'alto Tirreno e l'entroterra padano e più generalmente tra nord e sud d'Italia.

Dopo la seconda guerra d'indipendenza italiana, con l'annessione al regno di Sardegna venne creata la regione "Emilia" (prendendo il nome dal termine accademico storico che definiva l'antica regione augustea Regio VIII). Nel 1859 il governatore di Modena e presidente dell'Emilia Luigi Carlo Farini (che aveva avuto l'incarico di gestirne l'annessione al Piemonte) suddivise il territorio della Lunigiana storica, con la creazione della provincia di Massa e Carrara comprendente la val di Magra e la Garfagnana, mentre La Spezia e la val di Vara, da secoli parte della Repubblica di Genova e dal 1814 del Regno di Sardegna, furono integrate alla provincia di Genova.

Successivamente negli anni 1861, 1888 e 1892, Pontremoli in passato parte del Ducato di Parma, chiese l'annessione a Parma, mentre Massa fin dal 1863 richiese una revisione dei confini. In effetti, la provincia di Massa-Carrara, nata dalla fusione dei territori della Lunigiana e dell'Alta Garfagnana, che avevano fatto parte del Ducato di Parma e Piacenza e del Ducato di Modena e Reggio, era stata in un primo tempo attribuita all'Emilia e solo a partire dal censimento del 1871 venne considerata come provincia toscana e non più emiliana. Nel 1923 quest'ultima provincia subì un drastico ridimensionamento territoriale, cedendo i comuni di Calice al Cornoviglio e Rocchetta di Vara alla provincia della Spezia in Liguria, mentre passò alla provincia di Lucca la Garfagnana (comprendente i comuni di Camporgiano, Careggine, Castelnuovo di Garfagnana, Castiglione di Garfagnana, Fosciandora, Gallicano, Giuncugnano, Minucciano, Molazzana, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana, Sillano, Trassilico, Vagli Sotto, Vergemoli e Villa Collemandina).

Sempre sul finire dell'Ottocento, anche La Spezia chiese una revisione dei propri confini territoriali proponendo, senza successo, di unire il proprio territorio a quello di Massa Carrara. Ma nel 1923 quando fu creata la provincia della Spezia, venne esclusa da questa la val di Magra.

Il progetto presentato all'Assemblea Costituente[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Micheli fu tra i primi propositori della creazione di una regione emiliano-lunense

Alla vigilia della Costituente, il senatore Giuseppe Micheli propose sul suo giornale La Giovane Montagna, una regione emiliano-lunense comprendente le province della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il circondario di Pontremoli. Questa idea, durante l'Assemblea Costituente, ebbe l'appoggio di Carlo Sforza che chiese che nella istituenda regione venisse inclusa tutta la provincia di Massa Carrara sino a Montignoso, alla proposta si unirono altri nove deputati con il sostegno di tre Deputazioni provinciali. La stessa provincia della Spezia inviò ai deputati quattro opuscoli per sostenere questo progetto amministrativo.

Lettera di Carlo Sforza indirizzata il 19/12/1946 a Formentini
Non è solo come lunigianese ma come italiano ch'io mi accuoro di vedere lo strazio di cui è minacciata la nostra piccola Lunigiana; anche dal punto di vista nazionale sarebbe segno di ottusità storica di cominciare una grande riforma negando l'essenza profonda delle piccole patrie. Ieri Micheli mi diceva che aveva cercato di persuadere Starnuti ma che questi gli aveva opposto che il movimento pontremolese era fittizio, che tutto il progetto parmense-lunense era inattuabile, ecc. A me sembra che i ragionamenti e le pressioni che i Suoi autorevoli amici spezzini useranno verso gli amici di Carrara e di Massa dovrebbero piuttosto lumeggiare i punti pratici seguenti (ché l'amore dell'unità lunigianese o si sente o non si sente):

a) - vi furono terre nostre che furono "sassi annessi" pei Ducati: fu più un'ironia che altro, perché i Ducati fecero molto per la Lunigiana; ma certo per la ricca Toscana noi non diverremmo che dei "sassi annessi" senza valore economico e senza prestigio morale;

b) - che Parma può trovare interessi nelle nostre spiagge, non certo Lucca che ha Viareggio e il Forte dei Marmi e Camaiore;

c) - che il porto di Carrara ha molto più da temere da un porto a larghe vedute espansive come Livorno che non dalla Spezia che colla Parma-Spezia ha ben altro retroterra che Carrara;

d) - che un avvenire non tanto lontano può, quando sorga un futuro possibile periodo di prosperità, associare La Spezia e il porto di Carrara per sviluppi concordati, mentre ciò sarebbe impossibile da concepirsi per Livorno;

e) - che l'unione dei lavoratori del marmo della Versilia e quelli di Carrara creerebbe acuti problemi di dislivello economico che è savio evitare. Taluni obietteranno in cuor loro il rischio dei cambiati equilibri elettorali; queste sono cose difficili a discutersi; ma i più rispettabili interessi elettorali non saran certo salvati in una regione immiserita, lasciata in un angolo (come inutile e morta) da una ricca e vivida Toscana, che forte dei suoi centri non ha alcun interesse a espandersi

Nel luglio del 1946 la Commissione dei 75 propose l'istituzione delle Regioni ad autonomia ordinaria (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emiliana Lunense, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi, Molise, Campania, Puglia, Salento, Lucania, Calabria) (art. 123 del progetto di Costituzione), demandando la decisione sulla definitiva individuazione di queste ultime al Plenum costituente. Il 17 dicembre 1946 ci fu un intervento favorevole alla creazione della regione emiliana-lunense di Pietro Bulloni.

Nell'ambito della Seconda Sottocommissione la proposta venne approvata il 18 dicembre 1946, indicando le seguenti 22 regioni:

« «Le Regioni sono: Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli, Liguria, Emilia-Appenninica, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi, Molise, Campania, Puglia, Salento, Lucania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta». »

Ma nel febbraio del 1947 la questione venne riaperta dalla “Commissione dei 75” e su proposta di Nilde Iotti, che riferiva il parere del segretario del PCI Palmiro Togliatti, venne chiesta la sospensione di ogni decisione in merito, riservandosi di riprendere in esame il problema non appena in possesso degli ulteriori necessari elementi di giudizio. Dopo la crisi di governo del maggio 1947, si giunse al compromesso del 29 ottobre con l'ordine del giorno Targetti-Cevolotto-Grieco, che ritenne per il momento di non avere elementi sufficienti per procedere ad una seria determinazione delle circoscrizioni regionali secondo nuovi criteri, senza precludere «la possibilità di giungere ad un diverso assetto delle circoscrizioni regionali». Micheli, che nel luglio 1946 fu nominato ministro della marina nel governo De Gasperi, fu obbligato ad aderire all'ordine del giorno e all'articolo aggiuntivo di Costantino Mortati del 4 dicembre 1947, che consentiva entro cinque anni le modificazione delle circoscrizioni regionali e alla fine si decise di mantenere la vecchia regione Emilia-Romagna.

Il Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947 recitava:

« «Art. 131. Sono costituite le seguenti Regioni:

Piemonte; Valle d'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi-Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna». »

Nascita del termine Lunezia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "Lunezia" fu coniato nel 1989 dal giudice Alberto Grassi durante una riunione dell'allora comitato promotore della nuova regione svoltasi al Passo del Lagastrello[2] allo scopo di ripristinare l'identità amministrativa di alcune storiche regioni che attualmente ne sono prive: la Lunigiana, attualmente divisa tra Liguria e Toscana, e i territori che facevano parte dei ducati di Parma e Piacenza e di Modena e Reggio, ossia Emilia, Apuania e Garfagnana.

Chi ne è favorevole evidenzia i legami culturali, linguistici e storici del territorio emiliano-lunense-apuano come il fatto che i territori di Massa e Carrara, già abitate dai Liguri Apuani e appartenuti per molti secoli ai ducati emiliani di Modena e Reggio e di Parma e Piacenza non appartengono culturalmente e linguisticamente alla Toscana.

Coloro che si oppongono sottolineano che le radici di questa presunta unità territoriale si perderebbero in un tempo ormai remoto o sarebbero addirittura un artefatto storico. Ad esempio, una buona parte della Provincia della Spezia, rappresentata dalla riviera con Levanto, le Cinque Terre e Portovenere, nonché la stessa Val di Vara, difficilmente potrebbe entrare a far parte della nuova regione a causa dei suoi inequivocabili caratteri liguri e dei profondi legami che da sempre, sul piano storico, linguistico e culturale legano queste terre a Genova più che al giovane capoluogo provinciale.

Ripresa del progetto[modifica | modifica wikitesto]

I sostenitori del progetto ipotizzano la nuova regione Lunezia, composta dalle attuali province di Parma, La Spezia, Piacenza, Mantova, Reggio Emilia e Massa Carrara, la zona sud-est della provincia di Cremona comprensiva del capoluogo e la Garfagnana, con l'aggiunta di alcuni comuni della provincia di Cremona e della Garfagnana, attualmente in provincia di Lucca, escludendo la provincia di Modena che era inclusa nella mai nata Emilia-Lunense

L'ipotesi dell'Italia centrosettentrionale con la Lunezia

Dal 2005 le province di Massa Carrara, Parma e La Spezia, hanno dato vita alla manifestazione annuale il "Triangolo del gusto" per valorizzare le tradizioni enogastronomiche delle tre province coinvolte[3]. Il Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, cuore della produzione di prodotti come il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma[4] è una vasta area protetta e include le amministrazioni provinciali di Lucca, Massa Carrara, Parma e Reggio Emilia e le comunità montane di Garfagnana, Lunigiana, Parma est e Appennino Reggiano). Numerosi sono i tracciati presenti nel Parco da secoli uniscono le valli montane toscane ed emiliane (i passi delle Radici, di Pradarena, del Cerreto, del Lagastrello), luoghi di passaggio per i pellegrini diretti a Roma e per i pastori e gli abitanti di entrambi i versanti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Benelli, Lunezia, Luna Editore, 1999
  2. ^ Dal libro "Lunezia" - Benelli- Ediz.Luna
  3. ^ [1], Fonte Provincia di Parma
  4. ^ [2], Fonte Provincia di Lucca

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Benelli, Lunezia, Luna Editore, 1999.
  • Myrna Bongini, Lunezia, terra d'angeli viaggiatori .
  • Alessandra Angelucci, L'autonomia lunense e romagnola, in La Costituzione "vivente" nel 50º anniversario della sua formazione, a cura di Giovanni Giorgini, Luca Mezzetti e Angelo Scavone, Milano, Franco Angeli, 1999, pp. 68-88.
  • Lorenzo Marcuccetti, Saltus Marcius (la sconfitta di Roma contro la Nazione Ligure Apuana) – Petrartedizioni; Lucca
  • Giuseppe Micheli nella storia d'Italia e nella storia di Parma. Editore Carocci
  • Giuseppe Micheli - Un cattolico in politica tra "vecchia" e "nuova" Italia. Monica Vanin - Collana "Protagonisti del nostro tempo" (vol. 14)
  • Carlo Sforza. Discorsi parlamentari. Editore Il Mulino, 2006. A cura dell'Archivio storico.
  • La Costituente. Un problema storico-politico Editore Il Mulino
  • Le regioni alla ricerca della loro identità culturale e storica, Sergio Bartole. Ediz. A. Giuffrè 1999
  • Costituzione della repubblica italiana: Progetto della Commissione dei "75. Edizione Libreria Politica Moderna 1949
  • La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori della Assemblea. Camera dei deputati, Segretariato generale 1976

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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