Lullubi

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I Lullubi o Lulubi erano un gruppo di tribù pre-iraniche durante il III millennio a.C., di una regione nota come Lulubum, ora la pianura di Sharazor dei Monti Zagros del moderno Kurdistan iracheno. Frayne (1990) identificò la loro città Lulubuna o Luluban con la moderna città curda di Halabja.

La lingua dei Lullubi è considerata come una lingua non classificata[1] a causa della completa assenza di qualunque letteratura o alfabeto scritto, che significa che essa non può essere legata alle lingue conosciute parlate al tempo nella regione, come l'elamitico, l'hurrita, il sumerico, l'accadico, l'hattico e l'amorita, e il lullubi precede di molti secoli l'arrivo dei parlanti iranici. Il termine lullubi, tuttavia, sembra essere di origine hurrita.[2]

Riferimenti storici[modifica | modifica wikitesto]

L'antica leggenda sumera Lugalbanda e l'uccello Anzud, ambientata nel regno di Enmerkar di Uruk, allude alle "montagne di Lulubi" come se fossero dove il personaggio di Lugalbanda incontra il gigantesco uccello Anzud mentre cerca il resto dell'esercito di Enmerkar in viaggio per assediare Aratta.

Foto della stele di Naram-Sin, che commemora la sua vittoria su Lullubum (Museo del Louvre).

Lullubum appare in tempi storici come una delle terre che Sargon il Grande sottomise all'interno del suo Impero accadico, insieme alla vicina provincia di Gutium, che era probabilmente della stessa origine di Lullubi. Il nipote di Sargon Naram Sin sconfisse i Lullubiani e il loro re Satuni, e fece fare in commemorazione la famosa stele. Dopo che l'Impero accadico cadde per mano dei Gutei, i Lullubiani si ribellarono contro il re guteo Erridupizir, secondo le iscrizioni di quest'ultimo.

Successivamente al periodo guteo, si dice che il sovrano Shulgi dell'Impero neo-sumero (Ur-III) abbia razziato Lullubi almeno 9 volte; al tempo di Amar-Sin, i Lullubiani formavano un contingente nell'esercito di Ur, suggerendo che la regione era allora sotto il controllo neo-sumerico.

Disegno di Pascal Coste, ca. 1840, di una scultura nella roccia della vittoria del re Anubanini e della dea Ištar, Sar-I Pul (Iran).

Un'altra famosa scultura nella roccia, raffigurante il re lullubiano Anubanini con la dea assiro-babilonese Ištar e i loro prigionieri al seguito, si pensa ora che risalga al periodo di Ur-III; tuttavia, una successiva versione leggendaria babilonese delle gesta di Sargon il Grande menziona Anubanini come uno dei suoi avversari.

Nel seguente II millennio a.C., il termine "Lullubi" o "Lullu" sembra essere divenuto un termine generico babilonese-assiro per "montanaro", mentre la regione originaria di Lullubi era conosciuta anche come Zamua. Tuttavia, la "terra di Lullubi" fa una riapparizione alla fine del XII secolo a.C., quando sia Nabucodonosor I di Babilonia (nel 1120 a.C. ca.) e Tiglatpileser I di Assiria (nel 1113 a.C.) asseriscono di averla sottomessa. Anche i re neo-assiri dei secoli seguenti registrano campagne e conquiste nell'area di Lullubum / Zamua. Soprattutto , Assurnasirpal II dovette sopprimere una rivolta tra i capi Lullubiani / Zamuani nell'881 a.C., durante la quale questi costruirono un muro nel passo di Bazian (tra le moderne Kirkuk e Sulaymaniyah) in un tentativo fallito di tenere fuori gli Assiri. Si diceva che avessero avuto 19 città fortificate con mura nel loro territorio, nonché una grande scorta di cavalli, bsetiame, metalli, tessuti e vino, che furono portati via da Assurnasirpal. I capi o i governatori locali della regione di Zamua continuarono ad essere menzionati fino alla fine del regno di Esarhaddon (669 a.C.).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Languages of the Ancient Near East (in A Companion to the Ancient Near East, 2nd ed., 2007), su academia.edu. URL consultato il 13 febbraio 2018.
  2. ^ Tischler (1977–2001): vol. 5/6: 70–71. Sui Lullubeani in generale, vedi Klengel (1987–1990); Eidem (1992): 50–4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I. E. S. Edwards, C. J. Gadd, N. G. L. Hammond (a cura di), The Cambridge Ancient History. Volume 1, Part 2, Early History of the Middle East, 3rd edition, Cambridge, Cambridge University Press, 1971.
  • J. Eidem, "The Shemshāra Archives 2", Hist.Filos.Skr.Dan.Vid.Selsk. 15, Copenhagen, 1992.
  • D. Frayne, The Royal Inscriptions of Mesopotamia. Early Periods/Volume 4. OldBabylonian Period 2003 - 1595 BC) (RIME 4), Toronto-Buffalo-London, 1990.
  • H. Klengel, "Lullu(bum)", Reallexikon der Assyriologie 7, 1987-1990, 165-168.
  • J. Tischler, Hethitisches Etymologisches Glossar, 1-12, Innsbruck, Universität Innsbruck, 1977-2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]