Lui è mio

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Lui è mio
Lui è mio (Partners).jpg
Logo inglese del film
Titolo originalePartners
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1982
Durata93 min
Generecommedia, poliziesco
RegiaJames Burrows
SceneggiaturaFrancis Veber
ProduttoreAaron Russo, Francis Veber
Casa di produzione
Distribuzione in italianoParamount Pictures
FotografiaVictor J. Kemper
MontaggioDanford B. Greene, Stephen Lovejoy
MusicheGeorges Delerue
ScenografiaRichard Sylbert
CostumiWayne a. Finkelman
Interpreti e personaggi

Lui è mio (Partners) è un film statunitense a tematica gay del 1982 diretto da James Burrows.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un omicidio avvenuto nella comunità gay di Los Angeles un poliziotto eterosessuale, il sergente Benson, viene assegnato al caso sottocopertura in una finta coppia omosessuale con l'ufficiale Kerwin, un archivista. Kerwin crede, ingenuamente, che alla centrale di polizia nessuno sappia che è omosessuale, sebbene l'intero dipartimento sia a conoscenza del suo orientamento sessuale.

Durante le indagini la coppia di agenti scopre l'esistenza di un precedente omicidio e apprende che entrambe le vittime sono apparse nella stessa rivista gay.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

I ruoli principali furono originariamente offerti a Clint Eastwood e Woody Allen. Eastwood espresse interesse per il film a condizione che ci fosse anche Allen, ma Allen rifiutò.[1]

Budget[modifica | modifica wikitesto]

Lui è mio era uno dei sei film a low budget messi in produzione dalla Paramount Pictures nel 1981 prima di un imminente sciopero dei registi, con un budget medio che si aggirava tra i 4 e gli 8 milioni di dollari americani (Lui è mio ha goduto di un budget di 6 milioni di dollari americani).[1][2] La Paramount in quel periodo era interessata a vedere i risultati di un processo di pre-produzione abbreviato. Gli altri film erano: State uniti in America, Scuola di sesso, I'm Dancing as Fast as I Can, Cane bianco e Ufficiale e gentiluomo. Un settimo film, Young Lust, fu ceduto a un'altra casa di produzione.[2]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha incassato complessivamente 6.062.898 dollari americani.[3] Fu definito un fallimento finanziario e l'allora capo della Paramount, Barry Diller, in seguito dichiarò: "Partners è stata l'essenza di un film mal fatto, in parte perché si è affrettata l'uscita nelle sale".[2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Rex Reed scrivendo per il New York Post disse: "L'ultimo crimine di Hollywood contro l'umanità in generale e gli omosessuali in particolare è uno stupido creepshow chiamato Partners - stupido, insipido e omofobico, questo film squallido e superficiale implica che dei poliziotti gay non ci si può fidare e che essi non dovrebbero lavorare a contatto con i poliziotti eterosessuali perché potrebbero innamorarsi di loro ".[4] Anche Gene Siskel si ritenne offeso dall'opera e in seguito lo definì: "uno dei peggiori film del 1982".

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne incluso nei Razzie Awards del 1989 per la nomination di Ryan O'Neal come peggior attore del decennio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lee, Grant (8 July 1981). "RUSSO ON LIFE AFTER MIDLER". Los Angeles Times. p. g1.
  2. ^ a b c (EN) Aljean Harmetz e Special To the New York Times, How Paramount 'Seven' Fared at the Box Office, in The New York Times, 23 maggio 1983. URL consultato il 29 dicembre 2018.
  3. ^ Partners (1982) - Box Office Mojo, su www.boxofficemojo.com. URL consultato il 29 dicembre 2018.
  4. ^ Russo, Vitto. "The Celluloid Closet: Homosexuality in the Movies". Harper & Roe, Publishers Inc. 1987 (Revised Edition). P282.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]