Ludwig (serial killer)

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Marco Furlan e Wolfgang Abel
Furlan Abel.jpg
Foto segnaletiche di Wolfgang Abel e Marco Furlan
Soprannomi Ludwig
Nascita Padova, 16 gennaio 1960 - Düsseldorf 25 marzo 1959
Vittime accertate 28
Periodo omicidi agosto 1977-marzo 1984
Luoghi colpiti nord-est d'Italia, Paesi Bassi, Germania
Metodi uccisione coltellate, martellate, accettate, carbonizzazione
Arresto 4 marzo 1984
Provvedimenti 27 anni di carcere

Marco Furlan (Padova, 16 gennaio 1960) e Wolfgang Abel (Düsseldorf, 25 marzo 1959) sono due serial killer italiani, autori di vari omicidi perpetrati nell'Italia nord-orientale, in Germania e nei Paesi Bassi tra il 25 agosto 1977 e l'8 gennaio 1984, rivendicati con volantini d'argomento neonazista e firmati con lo pseudonimo Ludwig.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

I due membri del gruppo Ludwig erano ambedue figli dell'alta borghesia della città e dell'hinterland di Verona: Marco Furlan, residente nel prestigioso quartiere di Borgo Trento, era figlio del primario del centro ustionati dell'Ospedale Civile Maggiore di Verona a tal riguardo è emblematico il fatto che molte delle vittime di "Ludwig" furono arse vive) ed al momento dell'arresto risultava in procinto di laurearsi in fisica presso l'Università di Padova; Wolfgang Abel viveva invece a Negrar (VR), dove la sua famiglia si era trasferita dopo un periodo a Monaco di Baviera. Figlio di un consigliere delegato di una compagnia assicurativa tedesca, era laureato in matematica a pieni voti e lavorava nella medesima compagnia assicurativa del padre.

Furlan e Abel si conobbero alla scuola superiore, trovandosi presto concordi sull'idea della necessità di ripulire il mondo da tutto ciò che a loro avviso risultava "deviato": prostitute, barboni, omosessuali, tossicodipendenti, preti "peccaminosi", discoteche e sale cinematografiche a luci rosse. Il loro rapporto proseguì anche oltre la scuola e si consolidò in virtù del fatto che ambedue frequentavano un gruppo di giovani dell'epoca, i quali usavano incontrarsi in piazza Vittorio Veneto a Borgo Trento.

Gli omicidi[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 agosto 1977 a Verona essi commisero il loro primo crimine, rinchiudendo il senzatetto zingaro Guerrino Spinelli nella sua Fiat 126 e incendiandola. Seguì, il 17 dicembre 1978, l'assassinio del cameriere omosessuale Luciano Stefanato, bersagliato da 30 coltellate a Padova e il cui cadavere fu ritrovato con ancora le due lame conficcate nella schiena. Quasi un anno dopo, il 12 dicembre 1979, Furlan e Abel uccisero a coltellate il tossicodipendente ventiduenne Claudio Costa, in quel di Venezia. La striscia omicida proseguì nel 1980 a Vicenza con l'uccisione a colpi di ascia e di martello della prostituta cinquantaduenne Alice Maria Baretta. Il 25 novembre dello stesso anno i due rivendicarono per la prima volta questi delitti, inviando una lettera firmata col nome Ludwig (sovrapposto allo stemma della Germania nazionalsocialista) alla redazione di Mestre del quotidiano Il Gazzettino.

Furono anche accusati di avere dato alle fiamme, il 25 maggio 1981, la torretta di Porta San Giorgio a Verona, una piccola struttura abbandonata facente parte delle vecchie fortificazioni austriache e divenuta ricovero per sbandati, tossicodipendenti e senza casa: nel rogo morì il diciassettenne Luca Martinotti, che stava trascorrendo la notte lì con un altro amico, rimasto gravemente ferito. Per questo delitto furono tuttavia assolti, sebbene una lettera di rivendicazione a firma Ludwig fosse pervenuta alla redazione de La Repubblica:

« LUDWIG
LA NOSTRA FEDE È NAZISMO
LA NOSTRA GIUSTIZIA È MORTE
LA NOSTRA DEMOCRAZIA È STERMINIO
RENDIAMO NOTO CHE ABBIAMO PUNTUAL
MENTE RIVENDICATO IL ROGO DI SAN G
IORGIO A VERONA CON IL MESSAGGIO
INVIATO A 'LA REPUBBLICA'.
ALLEGHIAMO UN DISCHETTO METALLICO
IDENTICO A QUELLO APPLICATO SULLA
PIÙ GRANDE DELLE TRE TORCE USATE.
GOTT MIT UNS »
Volantino di rivendicazione di Ludwig.

Il 20 luglio 1982 Ludwig colpì padre Gabriele Pigato e padre Giuseppe Lovato, entrambi frati settantenni del Santuario della Madonna di Monte Berico a Vicenza, aggrediti mentre stavano passeggiando in via Cialdini (una strada che costeggia le mura della casa generalizia) e bersagliati a colpi di martello dai due giovani: padre Gabriele morì subito, mentre padre Giuseppe venne trasportato in gravissime condizioni all'Ospedale San Bortolo, ove spirò di lì a poco. Il 26 febbraio 1983 uccisero a Trento il sacerdote don Armando Bison, che venne trovato con un punteruolo piantato nel cranio con attaccato un crocifisso.

Il 14 maggio 1983 diedero fuoco al cinema a luci rosse "Eros" di Milano, uccidendo sei persone (ivi compreso il medico 46enne Livio Ceresoli, entrato nella sala per prestare soccorso, il quale fu successivamente insignito della medaglia d'oro al valor civile) e ferendone trentadue. Il 17 dicembre dello stesso anno colpirono al di fuori del territorio italiano incendiando il sexy club "Casa rossa" di Amsterdam e causando 13 morti. Seguì, l'8 gennaio 1984, l'incendio appiccato alla discoteca "Liverpool" di Monaco di Baviera, in cui morì una cameriera di origine italiana che lavorava nel locale e sette persone rimasero ferite; quest'ultimo atto venne rivendicato in un volantino inviato ad alcune testate giornalistiche, intitolato Al Liverpool non si scopa più!.

L'ultimo attacco e la cattura[modifica | modifica wikitesto]

La sera del 4 marzo 1984 i due criminali si recarono alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova, ove in quel momento si trovavano quattrocento ragazzi, la maggior parte dei quali mascherati per la festa di carnevale. In un momento di confusione uno dei due killer (travestito da Pierrot) aprì un'uscita di sicurezza e fece entrare il suo complice, che recava con sé due borse contenenti altrettante taniche di benzina.

Seminascosti in un angolo buio, Abel e Furlan cominciarono a versare benzina sulla moquette e la incendiarono. I due tuttavia non avevano tenuto conto del fatto che i locali pubblici italiani avevano dovuto dotarsi di rivestimenti in materiali ignifughi a seguito dei provvedimenti promulgati dopo il rogo del cinema Statuto, avvenuto a Torino nel febbraio 1983. La moquette della discoteca era quindi resistente alla fiamma e rallentò la propagazione del fuoco, dando il tempo ad un addetto alla sicurezza di intervenire ad estinguerlo.

Vistisi scoperti, i due assassini tentarono di aggredire il buttafuori per potersi dare alla fuga, ma vennero bloccati, accerchiati dalla folla e infine tratti in arresto dalla polizia, che li salvò dal linciaggio da parte degli avventori del locale. Il bilancio delle azioni omicide di Ludwig si concluse così con 28 morti e 39 feriti.

Lo strascico giudiziario[modifica | modifica wikitesto]

Abel venne sottoposto a perizia psichiatrica, richiesta anche dai difensori di Furlan, Tiburzio De Zuani e Piero Longo: l'imputato rifiutava di sottoporsi ai colloqui. Gli specialisti Balloni e Reggiani affermarono che Abel aveva una ridotta capacità di intendere e di volere durante gli omicidi, inoltre affermarono che egli era cresciuto senza le attenzioni affettive che permettono di costruire una personalità sana. La perizia fu molto contestata. Il 10 febbraio 1987 vennero entrambi condannati a trent'anni di carcere, mentre il pubblico ministero aveva chiesto per tutti e due l'ergastolo; a entrambi inoltre venne riconosciuto un vizio parziale di mente.

Il 15 giugno 1988 la Corte d'assise d'Appello di Venezia rimise in libertà entrambi per decorrenza dei tempi di carcerazione e ordinò a Furlan il soggiorno obbligato a Casale di Scodosia, un paese in provincia di Padova, da dove Furlan fuggì nel febbraio del 1991, poco prima della definitiva condanna in Cassazione. Fu catturato nel maggio del 1995 a Creta, dove viveva sotto falso nome, e venne riportato in Italia; intanto il 10 aprile del 1990 la Corte d'appello di Venezia, presieduta da Nicola Lercario, lo aveva condannato in contumacia a 27 anni di carcere, condanna confermata l'11 febbraio 1991 dalla Corte di Cassazione; nella medesima occasione anche Abel fu condannato a 27 anni. Poco dopo l'arresto, avvenuto come detto a Creta[1], Furlan tentò il suicidio in carcere, provando a impiccarsi alle sbarre con un lenzuolo, uscendone però illeso.

I tentativi di emulazione[modifica | modifica wikitesto]

La sigla Ludwig venne però ripresa da altri fanatici dell'estrema destra italiana, che non avevano mai avuto contatti con Abel e Furlan, ma attraverso i giornali erano attratti dalle loro idee razziste e gerarchiche, e che quindi decisero di organizzare nella città di Firenze, il 27 febbraio 1990, un massiccio pestaggio ai danni dei venditori ambulanti e spacciatori immigrati presenti nelle varie zone della città, lasciando ai giornali italiani alcuni volantini in cui rivendicavano l'aggressione firmandosi come Ludwig. In seguito passarono ad attacchi bomba contro i campi nomadi presenti in Toscana, facendo numerosi feriti tra i rom (particolarmente cruento fu un attacco bomba fatto al campo nomadi nella Provincia di Pisa, dove una bambina perse un occhio ed una mano).

Queste azioni violente suscitarono molto clamore poiché alcune vittime degli attacchi bomba erano bambini e fecero sì che la Polizia Italiana ed i Carabinieri intervenissero, arrestando i giovani che commisero gli attentati, i quali erano più giovani di Abel e Furlan, provenivano da città diverse e, quando furono interrogati, dissero di non averli mai conosciuti di persona ma di essere da loro attratti fino ad avere un desiderio di emulazione.

Scarcerazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 aprile 2008 viene diffusa la notizia della decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano di affidare Marco Furlan in prova ai servizi sociali[2]. Furlan, attraverso il suo legale, l'avvocato milanese Corrado Limentani, aveva chiesto di poter lasciare il carcere di giorno per tornarvi la notte e nei fine settimana. L'organismo giudiziario ha però deciso di non concedere la semilibertà, ma piuttosto l'affidamento ai servizi sociali, tenendo conto della buona condotta del serial killer e dell'ormai imminente fine pena, prevista per l'inizio del 2009. Tale notizia non ha mancato di suscitare polemiche nell'opinione pubblica: proteste al riguardo sono pervenute alle redazioni di quotidiani e settimanali. Il 24 aprile 2008 Furlan ha preso la seconda laurea con lode in ingegneria informatica, mentre il 12 novembre 2010 è stato rimesso in libertà in seguito al suo comportamento positivo tenuto durante il periodo in libertà vigilata[3].

Nel 2009 la misura detentiva residua a carico di Wolfgang Abel viene commutata dal carcere agli arresti domiciliari, che egli sconta nella casa di famiglia in Valpolicella. Scaduto il termine di pena, dopo un ulteriore periodo di libertà vigilata e obbligo di firma a Negrar, il 24 novembre 2016 il magistrato di sorveglianza competente deposita il provvedimento di revoca di quest'ultimo provvedimento, sancendo il ritorno in libertà di Abel. A margine di tale circostanza, in un'intervista resa al Corriere del Veneto, egli asserisce di essere pronto a rendere ulteriori dichiarazioni e testimonianze inedite in merito alla propria esperienza criminale[4].

Entrambi hanno asserito di non essersi più né frequentati, né sentiti.

Vittime di Ludwig[modifica | modifica wikitesto]

  • 25 agosto 1977, Guerrino Spinelli, Verona
  • 17 dicembre 1978, Luciano Stefanato, Padova
  • 12 dicembre 1979, Claudio Costa, Venezia
  • 20 dicembre 1980, Alice Maria Beretta, Vicenza
  • 25 maggio 1981, Luca Martinotti, Verona
  • 20 luglio 1982, padre Gabriele Pigato e padre Giuseppe Lovato, Vicenza
  • 26 febbraio 1983, don Armando Bison, Trento
  • 14 maggio 1983, 6 morti (Livio Ceresoli, Giorgio Fronza, Ernesto Mauri, Pasquale Esposito, Elio Molteni, Domenico La Sala) e 32 feriti, Milano
  • 17 dicembre 1983, 13 morti, Amsterdam
  • 8 gennaio 1984, un morto (Corinne Tartarotti) e 7 feriti, Monaco di Baviera

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]