Angelico Aprosio

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Angelico Aprosio

Angelico Aprosio (Ventimiglia, 29 ottobre 160723 febbraio 1681) è stato un letterato, scrittore erudito italiano. Nato Lodovico Aprosio mutò il nome in Angelico al momento della sua entrata nell'Ordine Agostiniano. Visse a Genova, Venezia e Treviso.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fondo antico della Biblioteca Aprosiana

A quindici anni vestì l'abito di S. Agostino e fece a Genova il noviziato; indi fu per sei anni a Siena, e di questa dimora, al pari di quella in Venezia che durò sette anni, si ricordò poi sempre come di uno dei periodi più riposati e felici della sua vita di studioso, mentre a Monte San Savino, a Pisa, a Treviso, a Feltre, a Lesina in Dalmazia, a Milano, a Chioggia, a Bologna, non si fermò che poco, assillato com'era da una specie di malessere, d'irrequietezza, d'incontentabilità, che gli faceva venir presto in uggia paesi ed uomini.

Di questo suo moto perpetuo fu anche cagione il dover andare a predicar qua e là. Né ciò gli impedì d'attendere con ardore ai suoi studi, di appagare la sua passione o mania di bibliofilo e di raccoglitore, e di pubblicare molte curiose opere, erudite e capricciose a un tempo, come quelle in difesa dell'Adone contro Tommaso Stigliani; il Vaglio critico di Masoto Galistoni di Teramo, 1637; il Buratto di Carlo Galistoni, 1642; la Sferza poetica, 1643 e il Veratro di Sapricio Saprici, 1645; le Bellezze della Beliza 1644; le Vigilie del Capricorno, 1667; la Grillaia, 1668; la Biblioteca Aprosiana, 1673; la Visiera alzata, 1679.

Aprosio partecipò attivamente alla vita culturale dei vari stati italiani. A Genova instaurò cordiali rapporti col futuro doge Alessandro Spinola e frequentò l’Accademia degli Addormentati, a Venezia fu membro dell'Accademia degli Incogniti, riunita attorno a Giovan Francesco Loredan.[1][2] Per tutta la vita costruì e mantenne in essere un reticolato fittissimo di conoscenze alimentato dallo scambio epistolare di cui è rimasta testimonianza nei quarantasei volumi di lettere pervenutegli e che, da buon bibliotecario, conservò gelosamente.[3] La sua partecipazione a numerose Accademie favorì le più ampie conoscenze in ambito culturale; i suoi soggiorni in molte città italiane gli avevano dato la possibilità di conoscere personalmente prima, di mantenersi in contatto epistolare poi, con eruditi delle varie culture regionali.[4]

Dopo aver peregrinato nei principali centri culturali italiani, ottenne licenza di sistemare la sua biblioteca nella città natale, nel Convento Agostiniano di Ventimiglia (oggi parte bassa della città), e fondò, nel 1648, la Biblioteca Aprosiana, prima biblioteca pubblica della Liguria ed una delle prime in Italia.

Alla sua morte, la raccolta comprendeva circa 10 000 volumi (incunaboli, codici manoscritti), ancora oggi accessibili a studiosi e amanti della cultura nella sala del Fondo antico. Originariamente situato nei locali del convento degli agostiniani, nella città bassa, attualmente esso (la "Libraria") è collocato nell'ex Teatro civico in via Garibaldi nella città alta; gli uffici amministrativi e il fondo moderno della biblioteca civica sono invece di recente tornati presso il restaurato chiostro degli agostiniani, in via Cavour, n. 61.

Opere maggiori[modifica | modifica wikitesto]

Incisione con il ritratto di Angelico Aprosio da Le glorie de gl'Incogniti, data alle stampe a Venezia nel 1647

Gli scritti più celebrati dell'Aprosio sono la Biblioteca Aprosiana e la Visiera alzata. Nella prima, oltre a molte e minute notizie sull'Autore, sono registrati in ordine alfabetico i nomi di tutti coloro che gli donarono libri, col titolo delle opere donate e notizie degli scrittori. L'opera fu molto ricercata dai bibliofili di tutta Europa; il teologo ed orientalista tedesco Johann Christoph Wolf (1683-1739) la ripubblicò in latino con alcune modifiche ad Amburgo (Adam Vandenhoeck, 1734).[5][6] L'originale italiano, edito a Bologna nel 1673 con un'antiporta di soggetto bibliotecario disegnata da Domenico Piola e incisa da Gio. Mattia Striglioni, fu pubblicato con lo pseudonimo Cornelio Aspasio Antivigilmi.[7] Il volume abbraccia solo le prime tre lettere dell'alfabeto, ma sappiamo dal Dispaccio istorico curioso ed erudito del p. Bastiano Gandolfi che l'autore era arrivato fino alla lettera N. La Biblioteca «preannuncia la critica letteraria moderna. Senonchè l'Aprosio è figlio del secol suo e riguardiamo l'opera o sotto la veste accademica, vanamente erudita o sotto quella allegorico-satirica, noi ci troveremo sempre innanzi un'erudizione formidabile, ma soffocante, sproporzionata, affastellata, sovente e più spesso alla brava, senza un metodo certo».[8] Nella Visiera alzata e nell'appendice (Pentecoste d'altri scrittori) si svelano i veri nomi di 150 autori che scrissero opere anonime o sotto pseudonimo. L'Aprosio la inviò all'amico Antonio Magliabechi, che ne curò la stampa a Parma nel 1689, facendone tirare un numero limitato di copie, per cui è più rara della Biblioteca. Vincenzo Placcio la tradusse in latino nel suo Theatrum anonymorum et pseudonymorum.[9][10]

Corrispondenza[modifica | modifica wikitesto]

Per cinquant’anni, tra il 1630 e l’anno della morte, intrattennero rapporti epistolari col Ventimiglia oltre cinquecento personaggi italiani e stranieri. Aprosio fu in contatto con molti dei principali intellettuali dell'età barocca, come Gabriel Naudé, Peter Lambeck, Francesco Redi, Carlo Roberto Dati e Scipione Errico. « La fama e le lettere dell’Aprosio varcarono i confini nazionali e fra i suoi corrispondenti troviamo spagnoli come Nicolás Antonio, Juan Caramuel, Perez de Castro, francesi come il Bacoué e il Godeau e numerosi tedeschi, olandesi e danesi quali il Gronow, lo Stenon, il Vesling, lo Schoppe e l’erudito e scienziato Thomas Bartholin con i suoi figli. »[11] Dalla lettura della Sferza poetica del 1643 si apprende che Aprosio entrò in contatto anche con l’erudito danese Ole Worm, grazie ai servigi del medico-letterato danese Thomas Bartholin, giovane studente di anatomia all'Università di Padova. Alla Biblioteca universitaria di Genova si conservano tredici lettere di Bartholin ad Aprosio, datate a partire dal 1642.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Angelico Aprosio ha scritto sotto pseudonimo:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ B. Durante, A. Massara, La Biblioteca Aprosiana - Ventimiglia, Cavallermaggiore, Gribaudo Editore, 1994, p. 35
  2. ^ Le Glorie de gli Incogniti, Appresso Francesco Valuasense stampator dell'Accademia, 1647, pp. 38–41.
  3. ^ I volumi sono attualmente conservati presso la Biblioteca Universitaria di Genova a seguito della soppressione degli ordini religiosi avvenuta nel 1801.
  4. ^ Luca Tosin, La formazione della Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia attraverso la corrispondenza di eruditi e bibliofili. «Studi secenteschi», LV (2014), p. 164.
  5. ^ Maria Grazia Ceccarelli, Vocis et animarum pinacothecae: cataloghi di biblioteche private dei secoli XVII-XVIII nei fondi dell'Angelica, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1990, p. 124, ISBN 978-8824004459.
    «Nella prefazione il traduttore, il teologo ed orientalista Johann Christoph Wolf (1683-1739), sottolinea la rarità di quel libro, tanto ricercato dai bibliofili e da taluni addirittura considerato inedito, e fornisce tutti i riferimenti bibliografici ad esso relativi (Polyhistor literarius di Johann Daniel Morhof; Bibliotheca promissa et latens, di Theodorus Janssonius van Almeloveen; Bibliotheca vetus et nova, di Georg Matthias König; Theatrum Anonymorum et Pseudonimorum, di Vincent Placcius; Catalogus historico-criticus librorum rariorum, di Johannes Vogt.»
  6. ^ Enzo Bottasso, Storia della biblioteca in Italia, Torino, Lampi di stampa, 1999, p. 87. URL consultato l'11 giugno 2019.
  7. ^ Alberto Petrucciani, Le biblioteche, in Dino Puncuh (a cura di), Storia della cultura ligure, vol. 3, Società ligure di storia patria, 2005, p. 263.
  8. ^ Noberasco (1935), p. 224.
  9. ^ Noberasco (1935), p. 225.
    «Il Placcio, divisa in parti, incorporò l'operetta nel suo: «Theatrum Anonymorum et Pseudonymorum»»
    .
  10. ^ Spotorno (1858), p. 11.
    «Il Placcio rifuse latinamente questa utilissima compilazione nell'opera sua degli Anonimi e Pseudonimi»
    .
  11. ^ Antonia Ida Fontana, Rapporti epistolari italiani ed europei di Angelico Aprosio, in Il gran secolo di Angelico Aprosio, Sanremo, Casino Municipale, 1981, pp. 81-94: 92.
  12. ^ Lettere ad Angelico Aprosio, 1665-1675, p. 21.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Antonio Gandolfo, Fiori poetici dell'eremo agostiniano, Genova 1682, cc. 46 p. 221;
  • Lorenzo Crasso, Elogi d'uomini letterati, II, Venezia 1666, pp. 238 ss.;
  • Giammaria Mazzuchelli, Gli Scrittori d'Italia, I, 2, Brescia 1753, pp. 887-896;
  • Giovanni Battista Spotorno, Storia letteraria della Liguria, vol. 5, Genova, tipografia di G. Schenone, 1858, pp. 5-12.
  • Girolamo Rossi, Storia della città di Ventimiglia, Torino 1859, pp. 227-231.
  • Ciro Micellone, P. Angelico Aprosio, in Annuario del R. Liceo-Ginnasio G. D. Cassini di San Remo, San Remo 1927.
  • Filippo Noberasco, P. Angelico Aprosio, in Atti della Regia Deputazione di Storia Patria per la Liguria. Sezione di Savona, XVII, 1935, pp. 215-232.
  • Giuseppe Grossi, Il P. Angelico Aprosio da Ventimiglia e la sua biblioteca, in Rivista ligure di scienze e lettere, Oneglia 1869;
  • Achille Neri, Alcune librerie in Firenze nel Seicento, in La Rassegna nazionale, V, vol. XII (1883), pp. 527-536;
  • Achille Neri, Intorno a due libri curiosi del sec. XVII. Note bibliografiche. I; Il vero autore dell'Alcibiade fanciullo a scola; II. La prima edizione de «La Grillaia», in Giornale storico della letteratura italiana, XII (1888), pp. 227-232;
  • Felice Corcos, Appunti sulle polemiche suscitate dall'Adone, Cagliari, tipografia G. Dessì, 1893, pp. 13-16.
  • Felice Corcos, Il lusso donnesco e una contesa letteraria nel '600, in Il Pensiero italiano, XIV (1895), fasc. 54, pp. 141-155;
  • Antonio Belloni, Il seicento, Milano s. d.[ma 1899], pp. 426-429 e passim;
  • Umberto Tria, D. Antonio Muscettola duca di Spezzano e il P. Angelico Aprosio da Ventimiglia, Napoli s. d. [ma 1898];
  • Giuseppe Manacorda, Dai carteggi Allacciani. Note bibliografiche, in La Bibliofilia, III (1901-1902), pp. 213-231, 298-300, 382-387; IV (1902-1903), pp. 37-42, 157-167, 242-249;
  • Eugenio Mele, Opere del Gracián e d'altri autori spagnuoli fra le mani del P. Casalicchio, in Giornale storico della letteratura italiana, LXXXII (1923), p. 74.
  • Mario Damonte, Padre Angelico Aprosio e la Spagna, in Tra Spagna e Liguria, Genova, Accademia ligure di scienze e lettere, 1996, pp. 242-257.
  • Quinto Marini, Frati barocchi: studi su A.G. Brignole Sale, G.A. De Marini, A. Aprosio, F. F. Frugoni, e P. Segneri, Modena, Mucchi, 2000.
  • Giovanni Nicolò Cavana, Lettere ad Angelico Aprosio, 1665-1675, a cura di Luca Tosin, Firenze University Press, 2013, ISBN 9788866552352.

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