Ludovico Acerbi

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Ludovico Acerbi (Milano, seconda metà del XVI secolo ... – 24 aprile 1622) è stato un magistrato e politico italiano a servizio della Spagna.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Acerbi

Di famiglia nobile con il titolo di marchese di Cisterna, ricevette l'incarico di curare gli interessi della corona spagnola presso la Santa Sede. Nel 1595 fu nominato dal viceré di Napoli conte di Olivares reggente delle Gran Corte della Vicaria[1] dove rimase fino al 1598. Nel 1600 tornò nella sua città natale, dove fu nominato senatore. Nel 1619 divenne Presidente del Magistrato ordinario e l'anno seguente membro del Consiglio segreto. Comprò un palazzo, che poi prese il suo nome, all'inizio del Corso di Porta Romana dove conduceva una vita di grande dispendio, con feste sontuose, in una città sempre più immiserita.

La tradizione popolare[modifica | modifica wikitesto]

Il ricordo di un personaggio così controverso accese la fantasia popolare che, deformando fatti e date, attribuì a Ludovico Acerbi il nomignolo di Diavolo di Porta Romana. Il marchese avrebbe compiuto grandi nefandezze durante la peste del 1630, la stessa descritta dal Manzoni nei Promessi sposi. Nonostante il fatto che allo scoppio dell'epidemia il marchese fosse già morto da anni, venne ugualmente accusato di continuare la sua vita dissoluta ed ostentata, percorrendo a folle velocità le vie cittadine su una carrozza trainata da cavalli neri. Nel 2011 il marchese Ludovico Acerbi è tornato alla ribalta perché protagonista del romanzo "Gli Angeli di Lucifero", di Fabrizio Carcano. Nel libro, un giallo di taglio esoterico ambientato a Milano, si racconta, appunto, della leggenda del Diavolo di Porta Romana e dell'interesse che la sua figura ha suscitato negli ambienti esoterici e satanisti.[2][3] Nel 2013 Veronica Crippa pubblica "Il diavolo di porta romana", anche questo libro ambientato a Milano nel 1630, racconta le vicende di Ludovico Acerbi e la peste che imperversava a quel tempo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arch. di Stato di Milano, Uffici e tribunali regi, parte antica, Consiglio segreto, n. 39;
  • A. Summonte, Tribunali della fedelissima città di Napoli, in Historia della città e Regno di Napoli,VI, Napoli 1750,p. 42;
  • Bulferetti, Documenti di storia lombarda nei secc. XVI e XVII,in Arch. stor. lombardo,LXXXI - LXXXII (1954-1955), pp. 345, 352.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN170964309 · ISNI (EN0000 0001 1994 7999 · CERL cnp01287396 · WorldCat Identities (ENviaf-170964309
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