Lucy (australopiteco)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Replica dello scheletro di "Lucy"

Lucy è il nome con cui viene comunemente identificato il reperto A.L. 288-1, scoperto nel 1974 in Etiopia, consistente in centinaia di frammenti di ossa fossili che rappresentano il 40% dello scheletro di un esemplare femmina, il primo scoperto, di Australopithecus afarensis.

Il nome deriva dalla canzone Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles, le cui note risuonavano nel campo di spedizione. Al tempo del ritrovamento Lucy attirò moltissimo l'interesse del pubblico, divenendo un nome quasi familiare. Dal 2007 lo scheletro fossile e i reperti a esso associati furono esposti negli Stati Uniti in una mostra itinerante protrattasi per 6 anni intitolata L'eredità di Lucy: i tesori nascosti dell'Etiopia. Lucy divenne famosa in tutto il mondo e fu riportata in Etiopia nel 2013.

In Etiopia il reperto è anche conosciuto come Dinqinesh, che in lingua amarica significa "sei meravigliosa".

Scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Veduta laterale di una riproduzione di Lucy

Lucy fu scoperta nel 1974 nei pressi del villaggio di Hadar nella valle dell'Auasc del Triangolo di Afar in Etiopia dal paleoantropologo Donald Johanson.[1][2]

Il geologo e paleoantropologo francese Maurice Taieb scoprì la Formazione Hadar per la paleoantropologia nel 1972 nell'Afar Triangle in Ethiopia; riconobbe il suo potenziale come probabile deposito di fossili e manufatti di origine umana. Taieb formò l'International Afar Research Expedition (IARE) e invitò tre eminenti scienziati internazionali a condurre spedizioni di ricerca nella regione. Si trattava di: Donald Johanson, un paleoantropologo americano e curatore al Cleveland Museum of Natural History, che successivamente fondò l'Institute of Human Origins, ora parte dell'Arizona State University; Mary Leakey, la famosa paleoantropologa britannica; e Yves Coppens, un paleoantropologo francese ora al Collège de France. In breve fu organizzata una spedizione con la partecipazione di quattro americani e sette francesi; nell'autunno del 1973 il gruppo cominciò a esplorare i siti attorno a Hadar alla ricerca di tracce collegate alle origini degli uomini.[3]

Nel novembre 1973, all'approssimarsi della fine della stagione del primo campo, Johanson notò un fossile della parte superiore di una tibia, che era stata leggermente intaccata nella parte davanti. Vicino a questa fu ritrovata la parte inferiore di un femore, e quando li fece combaciare, l'angolo dell'articolazione del ginocchio dimostrò chiaramente che questo fossile, etichettato come AL 129-1, era un ominide dalla postura eretta. Questo fossile fu successivamente datato a più di tre milioni di anni fa — molto più vecchio di altri fossili di ominidi noti a quel tempo. Il sito si trova a circa 2,5 km dal sito dove "Lucy" fu trovata in seguito, in uno strato di roccia 60 m più profondo di quello in cui furono trovati i frammenti di Lucy .[4][5]

Il gruppo di lavoro ritornò per la stagione del secondo campo l'anno successivo e trovò mandibole di ominidi. Successivamente, la mattina del 24 novembre 1974, vicino al fiume Auasc, Johanson abbandonò il progetto di aggiornare i propri rilevamenti e raggiunse lo studente Tom Gray allo scopo di dedicarsi alla ricerca di ossa fossili.[6]

Il fossile originario di Lucy è conservato al Museo Nazionale d'Etiopia, ad Addis-Abeba, dove se ne può vedere una replica. Altre repliche sono esposte in altri musei, come quella al primo piano della Galleria di Paleontologia e di Anatomia Comparata, al Jardin des Plantes a Parigi.

Nel 2015 si scoprì che una delle vertebre che compone lo scheletro di Lucy apparterrebbe in realtà a un babbuino gelada (Theropithecus gelada). Resta il mistero, perché non risulta che nel 1974 sul luogo del ritrovamento avvenuto nella regione di Hadar fossero state trovate anche ossa di babbuino. Ulteriori accertamenti sono in corso.[7]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'esemplare Lucy è datato a circa 3,2 milioni di anni fa. Lo scheletro presenta un cranio di piccole dimensioni simile a quello delle scimmie non ominidi, più tracce di una postura bipede ed eretta, simile a quella degli umani e di altri ominidi. Questa combinazione ha fornito argomenti alla teoria dell'evoluzione umana secondo cui la postura bipede precedette l'aumento delle dimensioni del cervello.[8][9]

Ricostruzione

I resti comprendono circa il 40% dello scheletro (52 ossa). Particolarmente importanti l'osso pelvico, il femore e la tibia, perché la loro forma lascia pensare che questa specie fosse già bipede.[10]

Lucy era alta circa 1,07 metri, piuttosto piccola per la sua specie, e pesava probabilmente tra i 29 e i 45 kg. Aveva denti simili a quelli umani, ma il cranio era ancora scimmiesco, con una capacità tra i 375 e i 500 cm³. Morì sulle rive di una palude, probabilmente di sfinimento, e fortunatamente nessun predatore ne sbranò i resti disperdendone le membra, così che il corpo, sommerso dal fango, si fossilizzò nel corso dei millenni fino a diventare roccia. Dopo milioni di anni il suo scheletro è ritornato alla luce quasi intatto e ci offre oggi una preziosa testimonianza sulla costituzione fisica degli ominidi di quel periodo.

Pur essendo perfettamente adatta alla locomozione bipede, conduceva ancora una vita in parte arboricola. Si pensa che salisse sugli alberi per sfuggire ai predatori e per trascorrere la notte. Era più piccola del maschio. Si pensa che vivesse in un gruppo formato da adulti e giovani.[11] I suoi denti erano adatti a un'alimentazione onnivora, basata sulla raccolta di vegetali e la cattura di insetti e lucertole[12]. Secondo altre fonti, mentre in passato si riteneva che la dieta degli Australopitecini gracili consistesse in parte di carne, anche sulla base dei ritrovamenti di accumuli di ossa, più di recente tali accumuli sono stati attribuiti all'attività di Homo habilis[13]. I loro grandi molari indicano che mangiassero cibi abbastanza duri, probabilmente erba o semi di cereali. Lo spessore dello smalto indica anch'esso che mangiassero cibi duri.[14][15][16][17][18][19][20]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucy appare nel film Lucy di Luc Besson con protagonista Scarlett Johansson, in una scena in cui l'ominide è ricostruita in CGI.
  • Lucy è la protagonista del fumetto Lucy - L'espoir scritto da Patrick Norbert e disegnato da Tanino Liberatore con la consulenza scientifica del paleoantropologo francese Yves Coppens il quale ha anche curato per il volume una nota storica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Donald C. Johanson e Kate Wong, Lucy's Legacy: The Quest for Human Origins, Crown Publishing Group, 2010, pp. 8-9, ISBN 978-0-307-39640-2.
  2. ^ (EN) Institute of Human Origins: Lucy's Story, su iho.asu.edu. URL consultato il 15 febbraio 2014.
  3. ^ (EN) Johanson,  pp. 154–158
  4. ^ (EN) "Letter from Donald Johanson, August 8, 1989", Lucy's Knee Joint, Talk Origins
  5. ^ (EN) Johanson,  pp. 159–163
  6. ^ (EN) Dr. Donald Johanson e Kate Wong, Lucy's Legacy: The Quest for Human Origins, Crown/Archetype, 3 marzo 2009, pp. 4–9, ISBN 978-0-307-45168-2.
  7. ^ (IT) Paolo Virtuani, La nostra antenata Lucy: una delle sue ossa è di un babbuino, in Corriere della Sera, 15 aprile 2015. URL consultato il 22 ottobre 2018.
  8. ^ (EN) Hadar entry in Encyclopædia (2008).
  9. ^ (EN) Stephen Tomkins, The Origins of Humankind, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-521-46676-8.
  10. ^ Lovejoy, C.O., Evolution of Human walking, in Scientific American., vol. 259, nº 5, 1988, pp. 82–89.
  11. ^ Wood, B.A.(1994) p.239
  12. ^ Alberto Salza, Evoluzione dell'Uomo, Giunti Editore, 1986, ISBN 88-09-21336-X., pagina 26.
  13. ^ BUNN H. T. & J. A. EZZO 1993. Hunting and scavenging by Plio-Pleistocene Hominids: Nutritional constraints, archaeological patterns, and behavioural implications. J. Archaeol. Sci. 20 (4): 365-398.
  14. ^ VRBA E. S. 1975. Some evidence of chronology and palaeoecology of Sterkfontein, Swartkrans and Kromdraai from the fossil Bovidae. Nature 254 (5498): 301-304.
  15. ^ VRBA E. S. 1985. Ecological and adaptive changes associated with early hominid evolution. Pp. 63-71 in: F. Delson (ed.), Ancestors: the hard evidence, Proceedings of the Symposium held at the American Museum of Natural History, April 6-10, 1984, to mark the opening of the exhibition "Ancestors: Four million years of humanity", Alan R. Liss, New York, xii+366 pp.
  16. ^ GRINE F. E. 1981. Trophic differences between 'gracile' and 'robust' australopithecines: a scanning electron microscope analysis of occlusal events. South Afr. J. Sci. 77 (5): 203-230
  17. ^ LUCAS P. W., R. T. CORLETT & D. A. LUKE 1985. Plio-Pleistocene Hominid diets: an approach combining masticatory and ecological analysis. J. Human Evolution 14 (2): 187-202.
  18. ^ LUCAS P. W., R. T. CORLETT & D. A. LUKE 1986b. A new approach to postcanine tooth size applied to Plio-Pleistocene hominids. Pp. 191-201 in: J. G. Else & P. C. Lee (eds.), Primate ecology and conservation, Vol. 1, Cambridge University Press, Cambridge, xiii+393 pp.
  19. ^ PILBEAM D. & S. J. GOULD 1974. Size and scaling in human evolution. Science 186 (4167): 892-901
  20. ^ PICQ P. 1990. Le régime alimentaire d'Australopithecus afarensis: un essai de réconstitution. C. R. Acad. Sci. Paris (2) 311 (6): 725-730.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucy su Testi&Trattati