Lucio Vibullio Rufo

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Lucio Vibullio Rufo (in latino: Lucius Vibullius Rufus; ... – ...) fu prefetto dei genieri di Pompeo durante la guerra civile romana che si combatte tra la fazione degli ottimati e quella dei popolari.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Guerra Civile[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra civile, troviamo una prima volta Lucio Vibullio Rufo ad Ausculum, l'odierna Ascoli Piceno, impegnato a reclutare soldati per conto di Pompeo;[1] si è nel febbraio del 49 a.C., circa un mese dopo che Cesare aveva varcato il Rubicone, dando inizio alla guerra civile.[2]

All'arrivo di Cesare alle porte della città con la legio XII e XIII questa si arrende senza combattere; i soldati pompeiani, in parte si uniscono alle legioni di Cesare, in parte fuggono da Ascoli con a capo Publio Cornelio Lentulo Spintere, riparando a Corfinio dove si riorganizzano, sotto il comando di Lucio Vibullio Rufo e di Lucio Domizio Enobarbo.[1]

Un messaggero di Rufo fu spedito a Brindisi per chiedere aiuto a Pompeo, che invece preferì imbarcarsi verso e partire per Durazzo. Abbandonati da Pompeo e dal loro comandante Lucio Domizio Enobarbo, che avevano imprigionato dopo che aveva tentato di fuggire nascostamente, assediati dalla legio VIII, che ormai aveva terminato di costruire un vallo intorno a Corfino, i soldati posti a difesa della città, si arresero senza combattere.

Come suo costume Cesare fu generoso con i vinti; evitò il saccheggiò della città, incluse i soldati nelle sue legioni e lasciò liberi tutti i nobili romani presenti in città, arrivando anche a restituire i sei milioni di sesterzi che L.D. Enobarbo aveva in città.

Lasciato libero da Cesare, Lucio Vibullio Rufo rimane però legato alla fazione degli ottimati, ed è mandato in Spagna, per raggiungere i soldati pompeiani là stanziati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cesare, De Bello civili, I, 15.
  2. ^ Svetonio, Vite dei CesariCesare, I, 32; PlutarcoCesare, 32 ,4-8; Velleio Patercolo, II, 49.4; AppianoLe guerre civili, II, 35; Cassio Dione, XLI, 4.1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti storiografiche moderne