Lucio Aurelio Avianio Simmaco

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Lucio Aurelio Avianio Simmaco Fosforio (latino: Lucius Aurelius Avianius Symmachus signo Phosphorius; ... – 376) fu un politico dell'Impero romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Aurelio Valerio Tulliano Simmaco, console del 330, Simmaco era il padre di Quinto Aurelio Simmaco, importante personaggio della fine del IV secolo; ebbe anche una figlia e altri tre figli, tra cui Celsino Tiziano.[1] Era un senatore pagano,[2] e fu membro di diversi collegi sacerdotali, come i Pontefices Vestae e i Quindecemviri sacris faciundi (dal 351 al 375).[3]

Prima del gennaio 350 era stato prefetto dell'annona, successivamente fu vicarius urbis Romae. Fu inviato (361) dall'imperatore Costanzo II ad Antiochia di Siria (qui forse conobbe l'oratore Libanio): probabilmente il Senato romano aveva voluto assicurare all'imperatore la propria fedeltà dopo aver ricevuto la lettera del cugino, cesare e auto-proclamato imperatore Giuliano; ad ogni modo, Simmaco e il collega Valerio Massimo ritornarono dalla missione passando per Nassus, dove Giuliano li accolse con tutti gli onori.[4][5]

Nel 364-365 esercitò la carica di praefectus urbi di Roma, sotto l'imperatore romano Valentiniano I. Da prefetto restaurò l'antico pons Agrippae sul Tevere (costruito sul luogo del moderno ponte Sisto), che prese il nome di pons Valentiniani; Simmaco finanziò anche una sontuosa festa pubblica per l'inaugurazione del ponte. Una iscrizione che celebra il restauro è ancora presente sul ponte. Ammiano Marcellino dà un giudizio lusinghiero del suo mandato.[6]

La sua casa si trovava sulla riva destra del Tevere, a Trastevere, e venne bruciata dalla plebe durante una sommossa nel 377.[7] Ammiano Marcellino racconta che la causa della rivolta fu la diceria, messa in giro da un plebeo, che Simmaco avesse affermato, durante il proprio mandato di prefetto, che avrebbe preferito piuttosto «estinguere col suo vino le fornaci di calce, anziché venderlo al prezzo che la plebe sperava»; la folla inferocita, dimenticando la prosperità avuta sotto la prefettura di Simmaco, gli mise a fuoco la casa trasteverina.[6][8] Avianio abbandonò la città a seguito di questa offesa causata dall'«invidia»,[9] che cercò di sanare componendo un'opera letteraria.[10] In seguito, però, i plebei cambiarono idea e si misero a sostenerlo, chiedendo la punizione dei facinorosi;[11] Simmaco tornò a Roma dietro insistenza del Senato romano,[12] che ringraziò il 1º gennaio 376; i senatori, anche quelli cristiani, lo proposero al nuovo imperatore Graziano come console e prefetto del pretorio per il 377.[2][13]

Aviano Simmaco morì nel 376, da console designato;[14] l'anno successivo venne onorato di una statua dorata, eretta per decreto imperiale dietro richiesta del Senato, il 29 aprile.[5]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Aviano Simmaco viene descritto dal figlio come un avido lettore di ogni genere di letteratura. Compose anche un numero limitato di epigrammi di modesta qualità stilistica e letteraria su membri dell'epoca di Costantino I, tra i quali quelli dedicati ad Amnio Anicio Giuliano e Lucio Aradio Valerio Proculo.[15]

Tra i suoi corrispondenti vi fu Vettio Agorio Pretestato, come Simmaco esponente dell'aristocrazia senatoriale pagana.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jones, Arnold Hugh Martin, John Robert Martindale, John Morris, The Prosopography of the Later Roman Empire, volume 1, Cambridge University Press, 1992, ISBN 0-521-07233-6, p. 869.
  2. ^ a b Mazzarino, p. 412.
  3. ^ Rüpke, Jörg, Fasti Sacerdotum, Franz Steiner Verlag, 2005, ISBN 3-515-07456-2, pp. 512-529
  4. ^ Ammiano Marcellino, xxi.12.24; CIL VI, 1698
  5. ^ a b Sogno, pp. 3-4.
  6. ^ a b Ammiano Marcellino, xxvii.3.3-4.
  7. ^ Kahlos, capitolo 12 "A senatorial life"; Lawrence Richardson, Jr., A New Topographical Dictionary of Ancient Rome, JHU Press, 1992, ISBN 0-8018-4300-6, p. 135.
  8. ^ È stato proposto che tale sommossa fosse stata, in realtà, una manovra politica, uno strumento di pressione contro Simmaco (Lizzi Testa).
  9. ^ Simmaco, Orazioni, 5.1.
  10. ^ Simmaco, Lettere, I.2.2.
  11. ^ Mazzarino, p. 411.
  12. ^ Simmaco, Lettere, i.44.2.
  13. ^ Wace.
  14. ^ Sogno, p. 77.
  15. ^ Salzman, Michele Renee, The Making of a Christian Aristocracy, Harvard University Press, 2002, ISBN 0-674-00641-0, pp. 58-59.
  16. ^ Kahlos, capitolo 3 "Cultural pursuits".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Kahlos, Maijastina, Vettius Agorius Praetextatus - Senatorial Life in Between, Acta Instituti Romani Finlandiae n. 26, Roma 2002.
  • Lizzi Testa, Rita, Senatori, popolo, papi: il governo di Roma al tempo dei Valentiniani, Bari, Edipuglia, 2004, ISBN 88-7228-392-2, pp. 327–333.
  • Mazzarino, Santo, Il basso impero. Antico, tardoantico ed era costantiniana, II vol., Bari, Edizioni Dedalo, 1980, ISBN 88-220-0513-9, pp. 410–414.
  • Sogno, Cristiana, Q. Aurelius Symmachus: A Political Biography, University of Michigan Press, 2006, ISBN 0-472-11529-4
  • Wace, Henry, "Symmachus (3) Q. Aurelius", Dictionary of Christian Biography and Literature to the End of the Sixth Century A.D., with an Account of the Principal Sects and Heresies, Hendrickson Publishers, Inc., 1999 [1911], ISBN 1-56563-460-8

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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