Luciano Scarabelli

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Doppio ritratto fotografico di Luciano Scarabelli, eseguito nel giugno 1863[1]

Luciano Scarabelli (Piacenza, 22 marzo 1806Piacenza, 5 gennaio 1878) è stato uno scrittore, storico e politico italiano.

Professore all'Accademia di belle arti di Bologna, è ricordato per le sue edizioni di codici danteschi. Al suo nome è intitolata la Biblioteca comunale di Caltanissetta, alla quale donò in vita i propri libri per favorirne l'istituzione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio terzogenito di Pietro e di Anna Maria Teresa Morandi, alla morte del padre nel 1823 dovette abbandonare gli studi per contribuire al bilancio familiare.[2] Nel 1826 sposò Maria Maddalena De Magistris Pisone e nel 1828 ebbe il suo primo incarico di maestro elementare.[2]

Nel frattempo conobbe Pietro Giordani, suo illustre concittadino, di cui divenne allievo e amico, coadiuvandolo nella pubblicazione di alcune opere, mentre, per un periodo di tredici anni, continuò a svolgere l'attività di insegnante, resa saltuaria dal suo spirito polemico. Nel 1846 si recò a Firenze, dove entrò in relazione con Gino Capponi e soprattutto con Giovan Pietro Vieusseux, per il quale collaborò all'Archivio storico italiano, dove curò l'edizione di vari documenti storici e redasse i Paralipomeni di storia piemontese dall'anno 1285 al 1617, che occupano l'intero tomo XIII del 1847. Nella prima parte del volume, intitolata nell'occhiello Di alcuni documenti raccolti dal marchese Felice Carrone di San Tommaso per servire alla storia degli Amedei VI, VII e VIII di Savoia. Dichiarazione di Luciano Scarabelli (pp. 9-333), fu pubblicata postuma un'opera che nel 1843 la marchesa Enrichetta Guasco di Bisio, madre del defunto Felice Carrone[3], aveva commissionato al Giordani e da questi era stata affidata allo Scarabelli.[4] Nell'ottobre 1848 ottenne una cattedra di storia e geografia a Genova presso il Collegio nazionale.[2] Alla morte del suo mentore, sopraggiunta il 2 settembre, ne scrisse la necrologia.[5]

Segretario della commissione per l'Accademia di belle arti di Milano, nel 1861 fu eletto deputato dell'VIII legislatura del Regno d'Italia.[6] Alla fine del suo mandato parlamentare si trasferì a Bologna, dove fu nominato professore di storia applicata all'Accademia di belle arti e nel 1872 fu incaricato dal ministro Cesare Correnti di condurre un'ispezione generale degli archivi comunali bolognesi, che portò poi all'istituzione dell'Archivio di Stato di Bologna.[2]

Esperto filologo e studioso di Dante, in occasione del sesto centenario della nascita del poeta curò una magnifica edizione di soli 200 esemplari in-folio della Divina Commedia col commento di Jacopo della Lana; quindi nel 1870-1873 pubblicò l'edizione in 3 volumi del codice del poema dantesco, risalente alla seconda metà del XIV secolo, donato da papa Benedetto XIV con il motu proprio del 6 settembre 1754 alla Biblioteca dell'Istituto delle scienze di Bologna (il cosiddetto codice Lambertino, attuale cod. 589 della Biblioteca universitaria).[7] Egli fu tra i primi ad applicare un rigoroso metodo ecdotico all'opera più importante della letteratura italiana, la Divina Commedia, ricercandone la vera lezione attraverso la collazione di un gran numero di testimoni.[8]

Egli fu in contatto epistolare con i maggiori studiosi e cultori danteschi dell'epoca, tra i quali i tedeschi Karl Witte, Emil Ruth[9] e Johann Karl Bähr,[10] l'inglese Henry Clark Barlow, al quale fu legato da amicizia,[11][12] e lo svizzero Giovanni Andrea Scartazzini.[8]

Nel 1875, ormai stanco e malfermo di salute, tornò a Piacenza,[13] dove scrisse le ultime opere e dove morì il 5 gennaio 1878. Nello stesso anno uscì postuma a Milano la sua revisione del Vocabolario universale della lingua italiana, il voluminoso lessico edito per la prima volta a Napoli dalla Società tipografica Tramater (1829-1840) e poi a Mantova dai fratelli Negretti (1845-1856).

Donazioni di volumi alla biblioteca di Caltanissetta[modifica | modifica wikitesto]

Nota di spedizione di libri per la biblioteca di Caltanissetta in data 13 dicembre 1870[14]

Nei primi mesi del 1862 l'avvocato bollenghese Domenico Marco, primo illuminato prefetto postunitario di Caltanissetta, convinto che l'istituzione di una biblioteca pubblica in una città capoluogo di provincia fosse un'esigenza improcrastinabile, lanciò un appello alla nazione, rivolgendosi a tutti gli ordini religiosi, enti pubblici, famiglie patrizie e professionisti, affinché donassero volumi per la costituenda Biblioteca comunale di Caltanissetta.[15]

Luciano Scarabelli rispose all'appello, seguendo l'insegnamento del suo maestro Pietro Giordani, che lo aveva beneficato e plasmato come studioso donandogli i propri libri, a patto che egli, dopo averli letti e studiati, li avesse a sua volta donati a chi ne avesse avuto bisogno.

«E io ho mantenuta la parola seminando a pubblico e a privato dovunque me trovavo quello che avevo e di mio, e di altrui venutomi da altri.
In questi ultimi anni, circa il 1862, lessi che Caltanissetta votato aveva di comporre ed aprire al pubblico una biblioteca, rivolgeva agli amorosi degli studii perché volessero, donando libri, aiutare l'attuazione di quello concetto. Io feci una còlta di quello che avevo innanzi e spedii.»

(Luciano Scarabelli, Per un fondamento di studii in una città di Sicilia, p. 3)

Nel periodo compreso tra il 1862 e il 1875 egli donò, con vari invii, oltre 2 500 volumi alla biblioteca nissena.[16] Il 24 ottobre 1862, in attestato di benemerenza per la prima cospicua donazione di libri («dono di N. 5 colli de' più scelti libri nel numero di 500 volumi circa») per la erigenda biblioteca pubblica, gli venne offerta la cittadinanza onoraria di Caltanissetta con atto del Consiglio comunale presieduto dal sindaco Salvatore Scarlata. Il 18 dicembre 1863, dopo che con lettera del 22 novembre l'offerta fu accettata, con delibera della Giunta municipale presieduta dallo stesso sindaco gli venne conferita ufficialmente la cittadinanza.[17][18]

La biblioteca civica di Caltanissetta fu intitolata a Luciano Scarabelli per decisione del Consiglio comunale del 12 maggio 1882,[19] in segno ulteriore di riconoscenza postuma per le ripetute e pregevoli donazioni da lui fatte con spirito liberale e di grande generosità verso la comunità cittadina. Tra i libri donati da Scarabelli a Caltanissetta vanno segnalati i testi, circa 300, già appartenuti al suo illustre maestro.[20] Le opere furono sistematicamente catalogate da Calogero Manasia, primo vero bibliotecario nisseno.[21]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Un elenco tendenzialmente completo degli scritti del biografato si trova in Vitellaro, Luciano Scarabelli. L'avventura di un intellettuale laico dell'Ottocento, pp. 223-233.

Curatele dantesche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cerri, p. 66.
  2. ^ a b c d Garavelli.
  3. ^ Carla Bernardi Varvello, Felice Carrone marchese di San Tommaso, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 20, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1977.
  4. ^ La redazione era già terminata alla fine del 1844, quando nacque una lunga e incresciosa controversia anche economica tra lo Scarabelli, il Giordani e la Guasco, che dal settembre 1843 al novembre 1844 aveva corrisposto allo Scarabelli un modesto salario proprio per la stesura. La delicata questione, che fin dall'inizio costò allo Scarabelli l'allontanamento dal Giordani, è ricostruita nell'articolo: Carlo Frati, Luciano Scarabelli, Pietro Giordani e i «Paralipomeni di storia piemontese», in Archivio Storico Italiano, vol. 1, Firenze, Deputazione di storia patria, 1919, pp. 70-124. L'equilibrato saggio del Frati rende pubblico il memoriale apologetico Un po' di storia del lavoro piemontese di Luciano Scarabelli, insieme con alcune lettere di Luigi Cibrario, consigliere della marchesa risentito con lo Scarabelli per una sua precedente recensione, e altre del Vieusseux, che appaiono dirimenti.
  5. ^ Fu pubblicata, con la data «Firenze, 21 ottobre 1848», nell'articolo: Luciano Scarabelli, Necrologia [di] Pietro Giordani, in Archivio Storico Italiano, Appendice, vol. 6, Firenze, Gio. Pietro Vieusseux, 1848, pp. 435-448; poi in opuscolo, col titolo Alcuni cenni della vita di Pietro Giordani.
  6. ^ Luciano Scarabelli, su storia.camera.it.
  7. ^ Carlo Frati, I codici danteschi della Biblioteca universitaria di Bologna, Firenze, Leo S. Olschki, 1923, pp. 3-13.
  8. ^ a b Luciano Scarabelli (1806-1878) studioso di Dante, su storiapatriacaltanissetta.it, 14 novembre 2015.
  9. ^ Emil Ruth, in Enciclopedia dantesca, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970.
  10. ^ Con una lettera del 6 agosto 1865 (Carte Scarabelli, p. 74, n. 15) il Bähr invitò lo Scarabelli alla seduta inaugurale — il 14 settembre 1865 — della prima Società Dantesca: la Deutsche Dante-Gesellschaft, fondata dal Witte a Dresda, mentre solo nel 1888 fu fondata quella italiana a Firenze (Vitellaro, Luciano Scarabelli. L'avventura di un intellettuale laico dell'Ottocento, pp. 147-148).
  11. ^ Il dantista inglese, a cui nel 1870 lo Scarabelli aveva dedicato il primo volume dell'edizione del codice Lambertino, ricambiò il collega italiano offrendogli la sua collazione di un incunabolo dantesco napoletano, pubblicata in Enrico C. Barlow, Sei cento lezioni della Divina Commedia tratte dall'edizione di Napoli del M.CCCC.LXXVII confrontate colle corrispondenti lezioni delle prime quattro edizioni, Londra, Williams e Norgate, 1875, con la seguente epigrafe a stampa: «Al più dotto e il più divoto dantofilo italiano il commendatore Luciano Scarabelli in segno di profondo rispetto e di somma stima questa opera dedica l'autore».
  12. ^ Sono una trentina circa — il numero più cospicuo dopo quelle di Giordani — le lettere di Barlow conservate nelle Carte Scarabelli.
  13. ^ Il 17 febbraio 1875 comunicò in una lettera a Calogero Manasia: «Da Bologna vado a Piacenza mio luogo natale e ultimo alloggio» (Vitellaro, Breve storia della Biblioteca comunale "Luciano Scarabelli" di Caltanissetta, p. 48).
  14. ^ Vitellaro, Breve storia della Biblioteca comunale "Luciano Scarabelli" di Caltanissetta, p. 47.
  15. ^ Vitellaro, Breve storia della Biblioteca comunale "Luciano Scarabelli" di Caltanissetta, pp. 7-24.
  16. ^ Vitellaro, Breve storia della Biblioteca comunale "Luciano Scarabelli" di Caltanissetta, p. 48 e pp. 63-65.
  17. ^ La vicenda è raccontata e documentata dal suo stesso protagonista nell'opuscolo: Luciano Scarabelli, Per un fondamento di studii in una città di Sicilia, Milano, stabilimento Giuseppe Civelli, 1865, pp. 3-8, nel quale è dipanato il «filo rosso che unisce il piacentino Luciano Scarabelli ad una città siciliana sperduta nel centro dell'isola, Caltanissetta» (Vitellaro, Breve storia della Biblioteca comunale "Luciano Scarabelli" di Caltanissetta, p. 45).
  18. ^ Sul frontespizio dell'opuscolo: Luciano Scarabelli, Dei Piacentini illustri e di varie cose nella patria loro. Ragione critica, Milano, stabilimento Giuseppe Civelli, 1863, per la prima volta egli si pregia di dichiararsi «cittadino di Piacenza e di Caltanisetta» (Vitellaro, Luciano Scarabelli allievo di Pietro Giordani, p. 124 e p. 126).
  19. ^ Vitellaro, Breve storia della Biblioteca comunale "Luciano Scarabelli" di Caltanissetta, p. 59.
  20. ^ Rizzo, pp. 133-135.
  21. ^ La pubblicazione del suo catalogo, avvenuta nel 1872-73, s'interruppe al sesto fascicolo (Vitellaro, Breve storia della Biblioteca comunale "Luciano Scarabelli" di Caltanissetta, p. 52).
  22. ^ L'opera fu stampata a Lugano nel 1846, ma rimase pignorata presso il tipografo per mancato pagamento delle spese di stampa e venne riscattata e pubblicata solo nel 1858, limitatamente ai primi due volumi, che arrivano sino alla fine del XV secolo (Cerri, p. 39).
  23. ^ Contiene: Luciano Scarabelli, Di Scipione Ammirato e delle sue opere. Memoria, vol. 1, pp. 7-42.
  24. ^ Nella Biblioteca di Casa Carducci è conservato l'esemplare (6.a.291) che l'autore donò a Giosuè Carducci, il quale lo ringraziò in una lettera del 25 aprile 1874, con le seguenti parole: «Le opere di misericordia sono scritte benissimo; e sono lieto di rilevare un altro pregio, che non parrebbe del vostro stile, la sveltezza e naturale andatura del dialogo. Caro e bravo Scarabelli, voi siete di quelle tempre che sono pur troppo rare nel nostro paese e nelle nostre generazioni: utilmente irrequieto e infaticabile, aperto desto pronto a tutto, sempre sveglio, sempre all'erta. Combattitore robusto e anche rude, ma sempre schietto e leale e disinteressato» (Carte Scarabelli, p. 80).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Anelli (a cura di), Erudito e polemista infaticato e infaticabile: Luciano Scarabelli tra studi umanistici e impegno civile, Atti del convegno di Piacenza, Palazzo Galli, 23-24 maggio 2008, Piacenza, Tip.Le.Co., Tipografia Legatoria Commerciale, 2009, ISBN 978-88-86806-25-1.
  • Leopoldo Cerri, Luciano Scarabelli (cenno biografico), in Bollettino Storico Piacentino, anno 11, n. 1-2, Piacenza, Tip. edit. A. Del Maino, 1916, pp. 34-43 e pp. 63-67, ISSN 0006-6591 (WC · ACNP).
  • Enrico Garavelli, Luciano Scarabelli, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 91, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2018.
  • Santo Rizzo, Alla riscoperta di Luciano Scarabelli. Gli echi della stampa (PDF), in Archivio Nisseno, vol. 1, Caltanissetta, Paruzzo Printer editore, luglio-dicembre 2007, pp. 133-140, ISSN 1974-3416 (WC · ACNP).
  • Antonio Vitellaro, I testi di italianistica del fondo antico della Biblioteca comunale Luciano Scarabelli di Caltanissetta in gran parte provenienti dalle donazioni Giordani-Scarabelli. Catalogo ragionato, Caltanissetta, Paruzzo Printer editore, 2006, ISBN 88-901410-0-X.
  • Antonio Vitellaro, Luciano Scarabelli allievo di Pietro Giordani (PDF), in Archivio Nisseno, vol. 1, Caltanissetta, Paruzzo Printer editore, luglio-dicembre 2007, pp. 113-132, ISSN 1974-3416 (WC · ACNP).
  • Antonio Vitellaro, Padre Girolamo Guadagno e la biblioteca cappuccina di Caltanissetta, in Carolina Miceli (a cura di), Francescanesimo e cultura nelle province di Caltanissetta ed Enna, Atti del convegno di studio Caltanissetta-Enna 27-29 ottobre 2005, Palermo, Officina di studi medievali, 2008, pp. 357-368, ISBN 88-88615-73-3.
  • Per un fondamento di studii in una città di Sicilia (Milano, Civelli, 1865) cit. in: Anastatica della Paruzzo Printer di Caltanissetta, 2008, a cura del ‘Rotary Club Piacenza’. In appendice (pp. 19-40) il saggio di A. Vitellaro, Luciano Scarabelli ‘ai suoi amici’. I primi anni della Biblioteca Comunale di Caltanissetta.
  • Antonio Vitellaro, Luciano Scarabelli. L'avventura di un intellettuale laico dell'Ottocento, Caltanissetta, Paruzzo Printer, 2008, ISBN 978-88-901410-6-2.
  • Antonio Vitellaro, Breve storia della Biblioteca comunale "Luciano Scarabelli" di Caltanissetta (PDF), in Archivio Nisseno, vol. 4, Caltanissetta, Paruzzo Printer editore, gennaio-giugno 2009, pp. 3-72 e tavv. I-VIII, ISSN 1974-3416 (WC · ACNP).

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