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Luciano Ricchetti

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Luciano Ricchetti (Piacenza, 27 aprile 1897Piacenza, 30 novembre 1977) è stato un pittore e scultore italiano.

Depliant della mostra "Omaggio a Luciano Ricchetti"

Figlio di Cesare e di Balduzzi Elvira, nasce a Piacenza in corso Garibaldi n.5, centro città, dove i suoi genitori gestivano un negozio di abbigliamento. Nel 1909, a 12 anni frequenta l’Istituto d’Arte Gazzola dove insegnava Francesco Ghittoni, verso il quale mostra una certa insofferenza.[1] Nell’agosto di quell’anno presenta alla “Mostra Artistica” due quadretti a matita: “il ritratto del nonno” e “Madonna” ottenendo la medaglia di Bronzo e il diploma di I° grado.[2]

Epigrafe sulla casa natale del pittore scultore Luciano Ricchetti

A 15 anni si fa notare per aver esposto in una pasticceria un bozzetto rappresentante Bacco; il quotidiano “Libertà” riporta l’evento sottolineando che “la somiglianza perfetta e il tocco sicuro denotano come l’autore ancora giovinetto e non istruito , è destinato a diventare un artista nel vero senso della parola.”[3] Dopo un anno di servizio militare dal novembre 1917 al novembre 1918 presso il Reggimento Fanteria di Piacenza, sfruttando la sua abilità nel disegnare si dedica all’attività di illustratore di novelle e racconti di vari autori come Alfredo Panzini, Marino Moretti, Ada Negri pubblicati dal ‘21 al ’29 sulla rivista “La Lettura” .[4][5] Lavora inoltre per Romanzo Mensile 1928-29, Fantasie d’Italia 1925, Il Falco 1921-22 , Corriere dei piccoli, Corriere della Sera 1921-29 e la Domenica del Corriere, dove sostituirà Achille Beltrame per le illustrazioni di copertina nel periodo 1928- 1929[6]

Nel 1920 alla “I Mostra d’Arte” organizzata dagli Amici dell’Arte di Piacenza , Ricchetti presenta 80 pezzi di pittura e scultura.[7] Nel 1921, in occasione della ”II Mostra d’Arte” di Piacenza, C. Rosa Brighenti , presentando la sala riservata ai lavori di Ricchetti, scrive “Il più audace dei giovani. Quale progresso ha compiuto costui!..”[8] Nel 1922 Ricchetti si trasferisce nel Castello di Montechiaro per dipingere la sala degli stemmi e prepara le opere per la III Mosttra d’Arte.[9] Nel 1923 vince la borsa di studio artistico Remo Biaggi[10] (sei mila lire annue per 3 anni) per frequentare l’Accademia di Brera dove assiste alle lezioni di Ambrogio Alciati che in una lettera del 1926 gli scrive “…continui a lavorare e studiare come fa, e come oggi lei è uno dei migliori allievi della mia scuola di pittura ….”.[11]

Al Brera nel 1924 si aggiudica il premio Bozzi-Caimi con “testa di giovane donna”. A Piacenza stringe amicizia con il pittore Mario Cavaglieri che aveva sposato Giulia Catellini, di cui il Ricchetti esegue il “Ritratto di donna Giulia”.[12] Nella IV Mostra degli Amici dell’Arte del 1926 espone due capolavori “Il garofano rosso” e Vejo Matador”,[13] inoltre espone il ritratto di Mons. V. Pancotti alla “Mostra d’Arte Città di Busseto” nel XXV anniversario della morte di Giuseppe Verdi.[14] Nel 1927 esce dall’Accademia, dipinge a tempera l’abside, la volta e il retro facciata della chiesa piacentina della Pace[15] e nel 1928 i pannelli decorativi per lo scalone della Federazione dei Consorzi Agrari di via Santa Franca.

Nel 1930 partecipa al “XIV Concorso del Premio Artistico Perpetuo di Parma” con il dipinto ”Gente tranquilla” ottenendo però solo una menzione onorevole.[16] Nel 1931 alla VI mostra d’arte di artisti picentini aveva presentato diciotto dipinti fra i quali due piccoli ritratti della madre e della signora Cappelletti.[17] Nel 1932 esegue la decorazione della chiesa di San Lazzaro a Piacenza che gli viene assegnata tramite concorso nella ricorrenza del secondo centenario della fondazione del Collegio Alberoni,[18] Nella delibera del pagamento dei lavori si esprime piena soddisfazione dei lavori eseguiti assegnandogli un premio, oltre al pattuito di 1.500 lire. [19] Sempre nel ’32 partecipa alla Biennale di Venezia con il “Ritratto dell’On. Steiner” e vince ex aequo il premio per il miglior ritratto.[20][21] In quegli anni si dedica anche ai lavori di plastica: maschere, ritratti ecc.[22] Sempre nel 1932 partecipa alla”Mostra Regionale dell’Emilia” di Forlì con “Anime Serene” acquistato dalla Pinacoteca di Forlì.[23] Tra il 1932 – 33 gli viene affidato il completamento della decorazione della chiesa di Santa Teresa in Piacenza.[24] Nel 1933 partecipa al concorso per la decorazione del salone della Prefettura di Bologna; si qualifica al secondo posto ottenendo un premio e l’acquisto dei bozzetti.

Degli anni ’30 sono le decorazioni della Casa del Littorio con Mussolini a cavallo, scialbate nel 1945[25] e quelle del Liceo Classico Melchiorre Gioia, cancellate nel 1950, che rappresentavano con quattro figure femminili: Piacenza romana, medioevale, primogenita e fascista.[26] Nel 1934 al “XV Premio Artistico Perpetuo di Parma” con il dipinto “Gitana” ottiene di nuovo una menzione onorevole ma anche le lodi dell’allora sconosciuto Giovannino Guareschi sul Corriere Emiliano del 7 maggio. Il dipinto è ora presso la Camera di Commercio di Piacenza.[27] Sempre nel ‘34 alla “Mostra interprovinciale sindacale emiliana” presenta “Modelle in riposo”[28] che gli ottiene il primo premio. Il dipinto viene acquistato dal Comune di Piacenza per la Galleria Ricci Oddi consacrando Ricchetti tra gli artisti degni di una Galleria D’arte.[29] Nel 1935 alla “IV Mostra Piacentina” vince ex aequo con Ottorino Romagnosi il premio speciale dell’Istituo Gazzola con il dipinto “paesaggio in Val Perino”;[30] [31] esegue la decorazione della Sala del Cosiglio del collegio Alberoni nel palazzo Chiappini in via X giugno a Piacenza.[32] Nel 1936 partecipa alla “5.a Mostra Piacentina” e nel 1937 con la morte di Giuseppe Ricci Oddi viene incaricato dal Consiglio di Amministrazione della Galleria di modellarne un busto.[33][34] In quell’anno aveva realizzato anche un bronzo per il conservatorio Nicolini raffigurante la testa del maestro Amilcare Zanella.

Nel 1939 Ricchetti vince la prima edizione del “Premio Cremona” con il dipinto “In ascolto del discorso de Duce”[35][36] che lo consacra a livello nazionale e gli procura un premio sostanzioso di quarantamila lire. L’opera che rappresenta una famiglia contadina che ascolta alla radio un discorso del duce, fu destinata al Museo Civico Ala Ponzone di Cremona ma dopo il conflitto mondiale fu smembrata: il frammento centrale “Madre e figlio”[37] si trova alla Galleria Ricci Oddi, altri tre: “il balilla” è di proprietà della Banca di Piacenza; la “natura morte” e il “contadino” sono in collezioni private. Nello stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia, progetta una lunetta per la galleria XXIII Marzo di Cremona realizzata nel 1940 e cancellata insieme alle altre nell’immediato dopoguerra, e un bozzetto per un arazzo da destinare alla nuova sede del Senato del quale venne realizzato solo il cartone.[38] Partecipa nel 1940 alla seconda edizione del “Premio Cremona” con un dipinto intitolato “Più profondo è il solco più alto è il destino”,[39] che non vinse ma venne presentato all’Esposizione di arte italiana di Hannover, dove venne acquistata dal generale Lutze.[40] Partecipa anche alla XXII Biennale di Venezia con tre dipinti tra cui “le due mammine” ora presso la Banca d'Italia di Ferrara[41] Nel 1941 partecipa alla III Mostra del Sindacato Fascista Belle Arti di Milano con tre opere: “violoncellista”[42]), “Abside di S. Francesco” e “nel mio studio” .[43]) Il Consorzio Agrario Provinciale di Piacenza gli commissiona un quadro sull’aratura dal titolo “Fronte interno 1941”[44]. Partecipa alla terza edizione del Premio Cremona, vincendo ex aequo con Gian Giacomo Dal Forno e Cesare Maggi, con il dipinto che rappresenta un mutilato di guerra nell’atto di consegnare il moschetto al figlio in partenza per il fronte.[45]

Nel 1942 alla XXIII Biennale di Venezia partecipa con un grande quadro (3x4 m.) dal titolo “Il Ferreo Duca” che esaltava l’eroismo del Duca D’Aosta; gli valse un premio di 10.000 lire e fu riprodotto in cartoline quale immagine di un eroe italiano.[46][47] Nel 1943 manda alla Quadriennale di Roma alcuni dipinti tra cui “La mia Francesca” riprodotto sul quotidiano “Il Tevere” del 4-5 giugno; in agosto, su invito, partecipa al Secondo Premio Verona; fra i dipinti ce n’era uno intitolato “Pasqualina” realizzato a Bettola dove era sfollato con la famiglia.[48] Nel 1943 esegue affreschi nella chiesa di Rottofreno PC. Dell’anno 1944 bisogna ricordare un autoritratto realizzato in un momento di esaurimento nervoso,”da lasciare ai suoi come testimonianza di affetto”.[49] Nel 1945 partecipa con 25 dipinti ad una mostra allestita nei locali della Galleria Ricci Oddi.

Dopo la guerra Ricchetti si dedica con maggiore intensità all’arte sacra. È del 1947 una via crucis realizzata per la chiesa di S. Giovanni in Canale, rifiutata perché troppo “moderna”, è ora esposta nella chiesa di San Luigi a Tor dè Cenci, alla periferia di Roma.[50] Nel 1948 decora la Cappella della villa del collegio Alberoni a Veano, residenza estiva degli alunni del collegio.[51][52] In questo anno presenta all’esposizione di Torino un quadro rappresentante un bue squartato.[53] Partecipa alla “Mostra nazionale di Pittura” di San Remo e continua a dipingere ritratti, dieci dei quali esposti nella “Bottega d’arte” a Piacenza.[54] Espone poi “ Madonnina antica ” all’Angelicum di Milano[55]

Nel 1950 espone alla XXV Biennale di Venezia il dipinto “Dopo il carnevale “ una natura morta con fisarmonica e maschera,[56] poi inizia a modellare il monumento a Mons. Torta, dopo che la commissione ha giudicato il busto da lui presentato come il più rispondente “alla somiglianza e al carattere morale e spirituale dell’effigiato”[57] Il monumento verrà realizzato in bronzo e collocato nella fondazione “Opera pia Madonna della Bomba” nel 1951.[58] Nel 1952 presenta 13 tele presso la galleria Gussoni di Milano[59] ed è presente insieme a Bruno Cassinari al premio di pittura di Noceto con un dipinto però non in tema con il concorso.[60] Sempre nel ‘52 realizza un grande affresco “Sintesi Storica” nella sala del Consiglio della Banca di Piacenza[61] ed esegue lavori nella chiesa di Soriasco (PV).

A Pasqua del 1954 sostituisce in viale Beverora un affresco ammalorato della Deposizione realizzato da Pacifico Sidoli nel 1906 e, alla fine di agosto, presenta in una vetrina della Galleria della Borsa il gesso del gruppo scultoreo della “Madonna del Popolo”[62] Che, fuso in bronzo, verrà collocato alla base del monumento all’Immacolata in piazza del Duomo, in ricordo del bombardamento di quella piazza nel 1944.[63] Sempre nel ’54 vince ex aequo con Giacomo Bertucci la prima estemporanea piacentina “Compito in piazza” bandita dagli Amici dell’Arte.[8] Nel 1955 affresca le “Nozze di Cana “ nella cappella della Madonna di Caravaggio vicino alla basilica di San Savino a Piacenza[64] e partecipa alla seconda mostra biennale di arte sacra per la casa all’Angelicum di Milano con tre quadri “composizione della Madonna”, “Tobiolo” e “Fuga in Egitto”.[65]. Inoltre presenta due dipinti relativi ai porticcioli di Nervi[66] e Camogli alla Biennale della Permanente di Milano[67]

Nel dicembre del 55 gli viene assegnata la medaglia d’oro di piacentino benemerito da parte dell’associazione “Famiglia Piasinteina”.

Nel 1961 realizza il busto in bronzo del poeta dialettale piacentino Egidio Carella, collocato nei giardini di fronte alla stazione[68] e nel 1965 il monumento ai caduti di Bettola.[69] È del periodo 61/64 l’affresco “Allegorie delle Tecniche” nel salone dell’Istituto di Istruzione Industriale G. Marconi di Piacenza.[70] Tra il 1961 e il 1963, con il pittore Angelo Capelli, realizza un ciclo pittorico sulla volta della Chiesa di San Paolo a Piacenza.[71]

Per quanto riguarda i soggetti sacri, esegue lavori in oltre trenta chiese; oltre che a Piacenza, in provincia : Altoè di Podenzano, Bettola, Borgonovo Val Tidone, Calendasco[72] , Castelnuovo Val Tidone, Cortemaggiore, Farini[73] , Ferriere, Le Pianazze di Farini, Pianello, Podenzano[74] , Quadrelli di Travo, Rottofreno[75] , Recesio di Bettola, S. Nicolò, Veano di Vigolzone, Verano di Podenzano. e fuori provincia a : Castagnole delle Lanze – Asti, Cossano Belbo – Cuneo, Mulazzano – Milano, San Barbaziano di Tribiano – Milano, Soriasco di S. Maria della Versa – Pavia, Tarsogno di Tormolo – Parma[76], Viareggio.[77]

L’attività frenetica del Ricchetti comprende anche le opere di restauro, riguardanti gli affreschi quattrocenteschi della cappella del Castello di Gossolengo e alcuni dipinti di G.E.Draghi del Museo civico di Piacenza, e l’insegnamento presso gli Istituti piacentini “Coppellotti”[25] e “Gazzola”. Ricchetti non smise mai di lavorare fino alla sua morte il 30.11.1977. La sua salma riposa nel cimitero urbano di Piacenza accanto alla moglie; sulla tomba c’è il volto della moglie modellato dal Ricchetti stesso, e il suo realizzato dallo scultore Paolo Perotti.

  1. Arisi, p.1
  2. Libertà 19.8.1909, p.2
  3. Libertà 1.1.1912, p.3
  4. Arisi, pp.329-334
  5. Libertà 3.12.1924, p.2
  6. Arisi, pp.315-337
  7. Arisi, p.3
  8. 1 2 Libertà 14.9.1921, p.2
  9. Arisi, p.4
  10. Libertà 30.11.23, p.2
  11. Arisi, p.8
  12. Arisi, p.61-sch40 e 41tav 14
  13. Arisi, p.67-sch.63 e 64 tav 23 e 24
  14. Arisi, p.67-sch.65
  15. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800155140. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  16. Arisi, p.11
  17. Arisi, p.87 sch144
  18. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800164926. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  19. https://www.piacenzadiario.it/omaggio-a-ricchetti-alla-galleria-alberoni-visita-guidata-itinerante/. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  20. https://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3a010-0003262/. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  21. Arisi, p.91- sch159
  22. Arisi, pp.259-282
  23. Arisi, p.13
  24. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800151946. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  25. 1 2 Arisi, p.15
  26. Arisi, p.1 8
  27. Arisi, p.88 sch149tav 55
  28. https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=49620. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  29. Arisi, p.95 – sch170 tav 59
  30. Arisi, p.104 sch209
  31. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800154248. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  32. https://www.piacenzadiario.it/omaggio-a-ricchetti-alla-galleria-alberoni-visita-guidata-itinerante/. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  33. Arisi, p.266 – sch12
  34. https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=49510&force=1. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  35. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800260394. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  36. Arisi, p.113 – sch241-244 tav. 72-75
  37. https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=49621&force=1. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  38. Arisi, p.22
  39. https://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-LOM60-0034032/. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  40. Arisi, p.115 – sch250-252 tav76
  41. Arisi, p.23, p122 sch273
  42. Arisi, p.129 sch298
  43. Arisi, p.24
  44. Arisi, p.127 sch293
  45. https://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-LOM60-0034140/. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  46. Arisi, p.132 sch310
  47. https://www.amicidellartepc.it/index/mostre/show/ritrovamenti-il-ferreo-duca-di-luciano-ricchetti/23/22.html. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  48. Arisi, p.139 sch338-39
  49. Arisi, p.143 sch351 tav92
  50. Arisi, p.154 sch388-397
  51. Libertà 13.5.1948, p.3
  52. https://www.piacenzadiario.it/omaggio-a-ricchetti-alla-galleria-alberoni-visita-guidata-itinerante/. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  53. Arisi, p.169 sch441
  54. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800144210. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  55. Arisi, p.166 sch451 tav98
  56. Arisi, p.176 sch464
  57. Libertà 16.12.1950, p.2
  58. Arisi, p.271 sch27
  59. Libertà 20.1.1952, p.3
  60. Libertà 13.5.1952, p.4
  61. Arisi, p.297 sch14tav133
  62. Libertà 27.8.1954, p.2
  63. Arisi, p.272 sch31
  64. Arisi, p.298 sch18 tav134
  65. Libertà del 26.4.1955, p.2
  66. Arisi, p.202 sch552
  67. Libertà 11.11.1955, p.2
  68. Arisi, p.277 sch40
  69. Arisi, p.279 sch49
  70. https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=122876. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  71. https://piacenzapace.it/davedere/chiesa-di-san-paolo/. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  72. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800132511. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  73. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800164123. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  74. https://www.comune.podenzano.pc.it/home/vivere/Territorio/parrocchie/parrocchia-di-san-germano-e-san-giovanni.html. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  75. https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800133828. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  76. https://piacenzapace.it/davedere/santuario-della-beata-vergine-del-carmelo-2/. URL consultato il 1º ottobre 2025.
  77. Arisi, pp.292-313
  78. Santuario della Madonna del Carmelo (1833), su prolocotarsogno.it. URL consultato il 22 novembre 2017.
  79. Salvatore Guerrieri, La banda musicale nella storia di Girifalco, saggio storico - antropologico, 2011.

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