Luciano Manara (sommergibile)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Luciano Manara
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo Sommergibile di media crociera
Classe Bandiera
Proprietà Regia Marina
Cantiere CRDA, Monfalcone
Impostazione 18 febbraio 1928
Varo 5 ottobre 1929
Entrata in servizio 6 giugno 1930
Radiazione 1º febbraio 1948
Destino finale demolito
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione 1146,87 t
Dislocamento in emersione 936,65 t
Lunghezza fuori tutto 69,8 m
Larghezza 7,18 m
Pescaggio 4,4 m
Profondità operativa 100 m
Propulsione 2 motori diesel FIAT da 3000 CV totali
2 motori elettrici Savigliano da 1300 CV totali
Velocità in immersione  8,2 nodi
Velocità in emersione  15,1 nodi
Autonomia in superficie 4740 mn a 8,5 nodi
in immersione: 8,2 mn alla velocita di 8,2 nodi
Equipaggio 5 ufficiali, 47 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento alla costruzione:

informazioni prese da [1] e [1]

voci di sommergibili presenti su Wikipedia

Il Luciano Manara è stato un sommergibile della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il completamento, fu destinato (insieme ai tre gemelli) alla VI Squadriglia Sommergibili di Media Crociera, con base a Taranto[2].

Il 26 aprile 1931 si tenne la cerimonia di consegna della bandiera di combattimento, offerta dall'Associazione Bersaglieri in congedo[2].

Nel 1932 la VI squadriglia divenne VII Squadriglia e nel 1934 ritornò ad essere VI, subendo tuttavia lo spostamento della sede a Napoli[2].

A partire dal dicembre 1936[3] partecipò clandestinamente alla guerra di Spagna con quattro infruttuose missioni, trascorrendo in mare in tutto 60 giorni senza cogliere alcun risultato[2].

Il 5 ottobre 1938 fu assegnato alla Flottiglia Scuola Comando[2].

Nel 1940 si trovava basato a Trapani, in seno al VIII Gruppo Sommergibili[4]. Dopo l'entrata dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, svolse la sua prima missione tra l'isolotto di Gaudo (Grecia) e Ras el Tin (Libia), al comando del capitano di corvetta Salvatore Todaro[4][2]. Il 20 od il 29 giugno 1940, mentre stava facendo ritorno alla base, fu mitragliato e bersagliato con bombe – nei pressi di Capo Spartivento Calabro – da un idrovolante Short Sunderland; il sommergibile reagì con le mitragliere, colpendo l'aereo ed obbligandolo a ritirarsi[2][4].

Fra il 21 ed il 22 luglio 1941 fu inviato tra Pantelleria e Malta assieme ad altri tre sommergibili, per opporsi all'operazione inglese «Substance» (consistente nell'invio di un convoglio di rifornimenti a Malta); avvistò il convoglio britannico e la Forza H e lanciò il segnale di scoperta, ma non ebbe modo di passare all'attacco[5].

Tra la fine di luglio e l'inizio di agosto fu nuovamente inviato tra Pantelleria e Malta a contrastare un'altra operazione di rifornimento di Malta, la «Style», ma non avvistò le unità inglesi[5].

In tutto il sommergibile svolse 11 missioni offensivo-esplorative ed 8 di trasferimento, navigando in tutto per 10.193 miglia in superficie e 1381 in immersione[2][4].

Il 16 marzo 1942 fu destinato alla Scuola Sommergibili di Pola, per la quale svolse 203 missioni di addestramento sino al 15 luglio 1943[2][4].

Fu poi messo in cantiere a Brindisi per essere rimodernato, ed in tale stato si trovava al momento dell'armistizio[2][4].

Nel 1944, ultimati i lavori, fu adibito all'addestramento di navi scorta degli Alleati, spostando più volte la propria base (dapprima Brindisi, poi Taranto ed infine Palermo)[2].

Svolse anche una missione di trasporto incursori in territori occupati dai tedeschi, al comando del tenente di vascello Gaspare Cavallina[6].

Accantonato con la fine della guerra, fu radiato il 1º febbraio 1948 e quindi demolito[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da Navypedia.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l Museo della Cantieristica.
  3. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 191.
  4. ^ a b c d e f Sommergibile Luciano Manara.
  5. ^ a b Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 296-297.
  6. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 379.
Marina Portale Marina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Marina