Luce stanca

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La luce stanca (o effetto luce stanca) è una teoria cosmologica e astrofisica proposta da Fritz Zwicky sulla base delle teorie di Albert Einstein, per riconciliare l'ipotesi di un universo statico con l'osservazione dell'espansione dell'universo. Quest'ultima ipotesi venne dedotta, per le galassie, dall'osservazione dello spostamento verso il rosso cosmologico proporzionalmente alla distanza (legge di Hubble), e venne proposta nel 1929 come possibile spiegazione alternativa al Big Bang, accanto all'effetto Doppler.

Il termine luce stanca è stato inventato da Richard Tolman, un'interpretazione alternativa a Georges Lemaître e Edwin Hubble dello spostamento verso il rosso cosmologico. Lemaître e Hubble credettero che lo spostamento fosse provocato dall'aumento della lunghezza d'onda durante il viaggio della luce nello spazio in espansione. Fritz Zwicky riteneva che lo spostamento verso il rosso cosmologico era causato da fotoni che perdono gradatamente energia con l'aumentare della distanza, probabilmente a causa della resistenza ai campi gravitazionali presenti tra la sorgente ed il rilevatore.

Einstein aveva formulato l'ipotesi che la luce potesse, per una ragione non precisata, perdere dell'energia proporzionalmente alla distanza percorsa, da cui deriva il termine luce stanca. Se per un singolo fotone la luce stanca è indistinguibile dall'ipotesi di espansione dell'universo, la teoria fa previsioni differenti in determinati contesti. In particolare, una distribuzione di fotoni che presentano uno spettro di corpo nero conserva, anche se non è all'equilibrio termico, uno spettro di corpo nero a seguito dell'espansione dell'universo, con una temperatura che decresce nel tempo. Nel caso della luce stanca tradizionale, lo spettro di corpo nero si distorce nel corso del tempo.

Uno dei sostenitori della luce stanca e della teoria dello stato stazionario, Halton Arp, spiegò che il redshift era dovuto anche all'età dell'oggetto, non all'espansione.[1]

Critici[modifica | modifica wikitesto]

La radiazione cosmica di fondo rappresenta l'insieme dei fotoni generati della fase densa e calda che ha conosciuto l'universo primordiale. Essi non interagiscono con la materia, a causa della sua densità estremamente bassa[2]. L'intervallo di tempo tra due incontri successivi è superiore all'età dell'universo. Da questo fatto, questi fotoni possono essere considerati come non aventi alcuna interazione col resto dell'universo. La radiazione cosmica di fondo possedeva uno spettro di corpo nero in passato per il fatto che era, mentre l'universo era molto denso e molto caldo, in interazione con la materia. Successivamente, queste interazioni sono cessate, circa 380 000 anni dopo il Big Bang (epoca detta della ricombinazione). Le osservazioni odierne ci dicono che la radiazione cosmica di fondo possiede ancora uno spettro di corpo nero (si tratta del corpo nero noto più vicino a quello ideale). Questa osservazione sperimentale, stabilita all'inizio degli anni novanta mediante il satellite COBE[3], è valsa il Premio Nobel per la fisica 2006 ai responsabili dello strumento FIRAS[4], John Cromwell Mather e George Fitzgerald Smoot, avendo permesso di stabilire questo risultato, e prova l'infondatezza del modello tradizionale della luce stanca.

L'Astrofisico Ned Wright ha pubblicato (2005) un articolo on-line sugli errori nel modello tradizionale della luce stanca, i.a. per non produrre la dilatazione del tempo nei dati supernova curva di luce[non chiaro].[5]

Modelli più recenti[modifica | modifica wikitesto]

"Scale Expanding Cosmos", SEC (noto anche come Expanding Spacetime Theory, EST), è un modello di cosmologia non standard sviluppato dal fisico svedese-americano Johan Masreliez. Il fattore di scala del modello SEC dà un meccanismo spostamento verso il rosso luce stanca con dilatazione del tempo.[6][7][8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enrico Biava, Introduzione a Seeing red di Halton Arp
  2. ^ Il loro cammino libero medio, vale a dire la distanza che percorrono tra due interazioni successive con atomi o elettroni liberi, è molto superiore alla dimensione dell'universo osservabile.
  3. ^ COsmic Background Explorer.
  4. ^ Far InfraRed Absolute Spectrometer.
  5. ^ Errori nella cosmologia della luce stanca, accesso=11-06-2009.
  6. ^ Masreliez C. J.; Scale Expanding Cosmos Theory I – An Introduction
  7. ^ Masreliez C. Johan (1999), "The Scale Expanding Cosmos", Astrophysics and Space Science 266 (3): 399-447. http://www.estfound.org/planets2.htm
  8. ^ Masreliez C. J.; preprint [1] The Pioneer Anomaly, Astrophysics & Space Science (2005), v. 299, no. 1, pp. 83-108.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Zwicky, F. 1929. On the Red Shift of Spectral Lines through Interstellar Space. PNAS 15:773-779. Abstrakt (ADS) Hela artikeln (PDF)
  • LaViolette P. A., 1986. Is the universe really expanding? Astrophysical Journal, Part 1, Vol. 301, s. 544-553. [2]
  • Accardi, L. et al, Physics Letters A 209, A third hypothesis on the origin of the redshift: application to the Pioneer 6 data, p.277-284 (1995)
  • Goldhaber, G., et al. 2001. (Supernova Cosmology Project). Timescale Stretch Parameterization of Type Ia Supernova B-band Light Curves. Article de “Arkiv X”
  • Lubin, Lori M.; Sandage, Allan, 2001. The Tolman Surface Brightness Test for the Reality of the Expansion. IV. A Measurement of the Tolman Signal and the Luminosity Evolution of Early-Type Galaxies, The Astronomical Journal, Vol. 122, s. 1084-1103. [3]. Prouve que les prévisions de la hypothèse de la lumière-fatiguée traditionnelle se trouve au moins 10 écarts type des résultats données du télescope spatial Hubble.
  • Goldhaber, G. et al. (The Supernova Cosmology Project), 2001. Timescale Stretch Parameterization of Type Ia Supernova B-Band Light Curves. The Astrophysical Journal, Vol. 558, p. 359-368. [4]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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