Lu curaggio de nu pumpiero napulitano
| Lu curaggio de nu pumpiero napulitano | |
|---|---|
| Commedia in un prologo e tre atti | |
| Autore | Eduardo Scarpetta |
| Lingua originale | napoletano |
| Genere | Commedia |
| Ambientazione | L'azione ha luogo nella ricca casa del barone Andrea verso la seconda metà dell'Ottocento in Napoli |
| Prima assoluta | 1877 Teatro Metastasio di Roma |
| Versioni successive | |
| versione teleteatrale andata in onda sulla Rai nel 1975, diretta da Eduardo De Filippo e tra gli interpreti Tommaso Bianco, Gennarino Palumbo, Luca De Filippo e Lina Sastri[1]. | |
| Personaggi | |
per ordine di entrata in scena
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Lu curaggio de nu pumpiero napulitano (Il coraggio di un pompiere napoletano) è una commedia scritta da Eduardo Scarpetta nel 1877.
Storia
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Eduardo Scarpetta, quando aveva appena ventiquattro anni, fu costretto a lasciare il Teatro San Carlino che, dopo la morte dell'impresario Giuseppe Luzi, stava attraversando un periodo critico. Scarpetta entrò allora a far parte della compagnia di Raffaele Vitale che lo vide debuttare con grande successo al Teatro Metastasio di Roma.
Risale a quest'epoca la composizione di molte commedie tra cui Felice maestro di calligrafia (in seguito rinominata Lu curaggio de nu pompiere napulitano) dove il personaggio di Pulcinella, allora principale in molte farse, qui diventa secondario nel ruolo di servitore, mentre compare un nuovo protagonista, generato dalla fertile vena comica di Scarpetta: Felice Sciosciammocca, povero giovane angariato dai suoi padroni.
Questa commedia fu poi completamente riscritta da Eduardo nella sua struttura e nella lingua, aggiungendo delle scene che allora non venivano scritte ma affidate all'estro degli attori che spesso recitavano a soggetto.
Nel 1975 ne viene realizzata la messa in scena televisiva curata da Eduardo De Filippo, figlio di Scarpetta, per il venticinquesimo ciclo de Il Teatro di Eduardo in onda sulla Rai[2].
Trama
[modifica | modifica wikitesto]Il barone Andrea quand'era un povero guardaporta (portiere), che tirava a campare esercitando anche il mestiere di solachianiello (ciabattino), ha avuto la ventura di salvare coraggiosamente dai ladri entrati in casa un milord inglese che per riconoscenza lo aveva portato con lui in Inghilterra e che lo aveva lasciato erede universale dopo la sua morte.
Con il denaro ereditato Andrea ha comprato il titolo di barone e ora vive, dandosi arie di nobiltà, in un lussuoso palazzo napoletano. Nonostante egli cerchi di parlare un colto italiano, inframmezzato da parole inglesi,[3] è rimasto quello che era ma vuole apparire quello che non è circondandosi di nobili e tenendo lontani dalla sua casa i parenti plebei della moglie Ceccia, una ex lavannara (lavandaia).
Il barone può permettersi anche di avere dei servi al suo servizio tra cui il pestifero Pulcinella[4] che una ne fa e cento ne pensa: la commedia è infatti punteggiata da forti rumori, fuori scena, di bicchieri, tazze e altri oggetti che si rompono: questo accade perché:
PULCINELLA: Sissignore, vostra Eccellenza Illustrisima, non lo nego, ma l'ho scassato perché, se vi ricordate, vostra Eccellenza mi stava chiamando di fretta e io, per correre da vostra Eccellenza Illustrissima, menaie tutte cose 'nterra.
ANDREA: E chi ha detto che le tazze le devi pacare tu?
PULCINELLA: U' maggiordomo, don Achille.
ANDREA: U' maggiordomo... Don Achille è una bestia! Quando un servitore rompe una qualcosa per servire me, non la deve pacare. Bravo Pulcinella, ti sei comportato benissimo. Le tazze le deve pacare don Achille»
Felice Sciosciammocca, povero maestro di calligrafia innamorato e ricambiato a sua volta da Virginia, figliastra del barone, entra in scena all'inizio del secondo atto, abbigliato e truccato secondo la sua maschera, divenendo subito oggetto della derisione di Pulcinella.
Il barone vuole imparentarsi con nobili di alto lignaggio e quindi ha deciso di fare sposare Virginia al marchesino Alberto figlio della marchesa Zoccola. Felice viene a sapere da Pulcinella del matrimonio tra i due ragazzi, quindi decide di affrontare Virginia e gli ospiti e lo fa con giri di parole allusive ed enigmatiche. Nel frattempo la marchesa, invaghitasi di Felice, convince il barone ad ospitarlo a palazzo. Dopo alcune chiacchiere tra le due famiglie la situazione si complica quando scoppia un incendio, causato dal solito Pulcinella che fa di tutto per rovinare il suo padrone.
L'incendio viene domato da Michele, coraggioso pompiere, in visita alla sorella Ceccia, moglie di Andrea.
Nel terzo atto il barone Andrea casualmente scoprirà che Felice è il figlio della sua prima moglie che morì lasciandolo con un figlio di due anni, Peppeniello (Felice) e che i nobili della famiglia Zoccola in realtà sono dei poveri saltimbanchi.
Felice ora potrà sposare Virginia e il barone organizzerà per l'occasione grandi festeggiamenti che si concluderanno «con una grande lotteria a premio sicuro e in denaro per tutti i solachianelli di Napoli!»
Analisi
[modifica | modifica wikitesto]Eduardo De Filippo, nel testo intitolato Eduardo De Filippo presenta Quattro commedie di Eduardo e Vincenzo Scarpetta (edizioni Einaudi, Collana Gli struzzi, Torino 1974), di cui curò la redazione, affermò di voler presentare la carriera drammaturgica di Eduardo Scarpetta attraverso le sue commedie più significative, delle quali Lu curaggio de nu pompiere napulitano rappresenta l'esordio e Li nepute de lu sinneco il momento di maturità artistica, culminata poi con Na santarella. Dopo il ritiro dalle scene di Eduardo Scarpetta, la sua opera fu ben proseguita dal figlio Vincenzo Scarpetta, che con la quarta commedia 'O tuono 'e marzo ben s'inserì nell'eredità scarpettiana.
Ciò che più caratterizzò l'arte di Eduardo Scarpetta, e che si riflette in queste quattro opere, fu – a detta di De Filippo – la sua continua capacità di rinnovamento, non solo nelle tecniche compositive delle sue commedie, ma in tutti gli aspetti dell'arte scenica: dalla recitazione, al trucco alle scene.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Lu curaggio de nu pumpiero napulitano, su RaiPlay. URL consultato il 10 settembre 2025.
- ↑ Il Teatro di Eduardo, su RaiPlay. URL consultato il 10 settembre 2025.
- ↑ Nell'ondata del revival che imperversa nello spettacolo e continua a soffiare sul teatro la polvere delle vecchie farse, dei modi popolari, dei lazzi napoletani, ecco un esempio di ritorno al passato che non obbedisce alle mode, ma che anzi riesuma un lavoro tardo ottocentesco per darcene un'interpretazione autentica. [...] Al centro dell'azione, nei panni di un vecchio stolido barone parvenu, Eduardo dà una delle sue alte lezioni di stile; e schiacciando sul pedale dell'ignoranza saccente di questa macchietta, che biascica parole inglesi e inciampa nell'italiano, ne crea un gran carattere, una figura emblematica della sua città alla deriva.(Franco Quadri, Panorama, Milano, 7 gennaio 1975).
- ↑ Pulcinella vuole la mesata, don Achille il maggiordomo gliela nega. Otto lire e mezza, servizio e tasse incluse. Non tasse, poi si chiarisce, ma tazze incluse, perché ha rotto un servizio giapponese. L'ha fatto per accorrere con la massima rapidità a un comando del padrone. Il quale entra infastidito dalle grida. Baffoni, favoriti, zazzerone con ciuffo spavaldo e ribelle, vestaglia a righe fino ai piedi con collettone verde e piastrone rosso, un foulard in mano, un altro rosso con stemma che gli esce dalla saccoccia sinistra. Per tre lunghi secondi nessuno riconosce che è lui, Eduardo. Applauso di sortita ritardato (Gerardo Guerrieri, "Il Giorno", Milano, 27 dicembre 1974).
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Eduardo De Filippo presenta Quattro commedie di Eduardo e Vincenzo Scarpetta; edizioni Einaudi, Collana Gli struzzi, Torino 1974
Collegamenti esterni
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Eduardo, Lu curaggio de nu pumpiero napulitano (1975), su RaiPlay. URL consultato il 1º agosto 2022.
